Viaggio verso l’ultima destinazione: il trasporto funebre internazionale

A tutti è capitato di vedere o semplicemente sentire di qualche persona che ha abbandonato questa vita, mentre si trovava all’estero. Naturalmente, e come è giusto che sia, non ci facciamo mai grandi domande tecniche, ma comunque è un tema importante che può verificarsi. Oggi affrontiamo una problematica delicata e spesso trascurata: il trasporto funebre internazionale, un argomento complesso che richiede attenzione, pianificazione e la massima professionalità.

Cosa fare quando un caro viene a mancare all’estero?

La perdita di una persona cara è un evento doloroso che sconvolge la vita di chi rimane. Se questo evento luttuoso avviene all’estero, il dolore si amplifica a causa delle difficoltà burocratiche e organizzative legate al rimpatrio della salma.

Infatti ci potremmo trovare di fronte a un labirinto legale difficile da capire e districare. I documenti e le normative non mancano naturalmente, ma bisogna prestare estrema attenzione a produrli, in modo che non ci siano problemi una volta rientrati in patria.  

Per far fronte a questa situazione delicata, è fondamentale affidarsi a un’impresa funebre specializzata nel trasporto internazionale. Questi professionisti saranno in grado di guidarvi attraverso il labirinto di documenti e normative necessari, sia in Italia che nel paese di destinazione.

I documenti che bisogna produrre per non avere nessuna sorpresa all’arrivo in patria del nostro caro sono diversi e sono indispensabili per poter trasportare la salma. Vediamoli nel dettaglio:

  • certificato di morte: rilasciato dal comune di decesso.
  • passaporto o carta d’identità del defunto: valido e in buono stato.
  • autorizzazione al trasporto funebre internazionale: rilasciata dall’autorità sanitaria locale del comune di decesso.
  • dichiarazione di imbalsamazione: se il defunto è stato imbalsamato.
  • certificato di non contagiosità: rilasciato da un medico necroscopo, se il decesso è avvenuto per malattia infettiva.
  • visto d’ingresso: se il trasporto avviene verso un paese che richiede il visto.

Oltreconfine, tra leggi e regolamenti

Oltre ai documenti necessari, è fondamentale conoscere le leggi che regolano il trasporto funebre internazionale. In Italia questa fattispecie è normata dalla convenzione di Berlino, essendo l’Italia un paese aderente dal 2018, che fu sottoscritta nel 1937 nella capitale tedesca, e individua alcune disposizioni come il Passaporto Mortuario, rilasciato dall’autorità competente del luogo di decesso o esumazione, come deve essere imballata la salma e con quali mezzi può essere trasportata. Naturalmente questo vale solo nei Paesi aderenti a questa convenzione.

Le normative per il trasporto funebre internazionale, al di fuori di particolari convenzioni come visto appena sopra, variano notevolmente da Paese a Paese. Per questo motivo, in caso si verifichino questi episodi, è fondamentale contattare immediatamente l’ambasciata o il consolato del Paese di destinazione per ottenere informazioni precise e aggiornate, e in molti casi essere seguiti durante le procedure. Infatti le controversie e criticità sono sempre presenti, soprattutto in questi casi.  

Il trasporto funebre internazionale può essere un processo complesso e costoso, che può generare diverse controversie, come problemi di successione o di rispetto delle volontà del defunto e, in particolare se si proviene da Paesi che non aderiscono alla convenzione di Berlino, potrebbero esserci problemi legali, magari legati allo stabilire le cause del decesso o alle condizioni di trasporto. In ogni caso, 

per affrontare al meglio questa delicata situazione, i nostri consigli sono quelli di affidarsi a un’impresa funebre specializzata nel trasporto internazionale, pianificare il trasporto in anticipo, informarsi sulle normative vigenti nel paese di destinazione e stipulare un’assicurazione per il trasporto funebre.

Il trasporto funebre internazionale è un tema delicato che richiede attenzione, sensibilità e la massima professionalità. Affidandosi a esperti del settore, come le Onoranze funebri Emidio e Alfredo de Florentiis, e seguendo i consigli che ti daremo, è possibile affrontare questo difficile momento con serenità e rispetto per il defunto. E ricordate che non siete soli.

Il pensiero di Dante sulla morte

Il 25 marzo è passato da un po’, ma in questi giorni le cronache ci hanno messo ancora davanti a Dante. Naturalmente non siamo qui per parlare di questi fatti, né a disquisire del perché sia corretto studiare l’autore toscano a scuola, ma questo ci ha dato la possibilità di raccontare ancora una volta, e con un altro punto di vista, il pensiero di Dante sulla morte. infatti, la morte, è un tema centrale nella vita e nell’opera del poeta, che viene rappresentata come un passaggio obbligato per ogni individuo, un momento di giudizio divino e l’inizio di un nuovo viaggio nell’aldilà.

Nell’Inferno, il libro che tutti ricordiamo maggiormente della Divina Commedia, la morte è vista come una punizione per i peccati commessi in vita. I dannati sono condannati a supplizi eterni, proporzionati alla gravità delle loro colpe. Dante descrive con dovizia di particolari le atroci sofferenze dei dannati, creando un’atmosfera di terrore e disperazione, ma anche di avvertimento, come a dire che è la condotta terrena e il nostro libero arbitrio a condizionare il nostro posto nell’aldilà. Nel Purgatorio, la morte assume un significato diverso. Qui le anime si purificano dai loro peccati attraverso pene temporanee, in attesa di accedere al Paradiso. La morte è vista come un processo di purificazione necessario per raggiungere la beatitudine eterna. Nel Paradiso, la morte non esiste più. Le anime beate godono di una felicità perfetta e perenne, in contemplazione della luce divina. La morte è stata sconfitta e l’uomo ha raggiunto la sua piena realizzazione.

Oltre a queste tre visioni principali, la morte è presente in tutta la Commedia come simbolo di: trasformazione che rappresenta la fine della vita terrena, ma anche l’inizio di una nuova esistenza nell’aldilà; di giudizio cioè il momento in cui Dio giudica le azioni dell’uomo e stabilisce il suo destino eterno; di libertà dell’anima dal corpo che permette di raggiungere la vera dimensione spirituale.

Dante affronta il tema della morte anche in altre opere oltre alla Divina Commedia, seppur con sfumature diverse, ma che potremmo trovare familiari.

Ne la Vita Nuova la morte prematura della sua amata Beatrice rappresenta un evento centrale nel racconto e Dante descrive il suo dolore e il suo processo di elaborazione del lutto, intrecciando elementi autobiografici con riflessioni filosofiche e teologiche sulla morte. La figura di Beatrice idealizzata e spiritualizzata assume un ruolo fondamentale nel percorso di Dante verso la salvezza eterna. La sua morte diviene l’occasione per riflettere sul senso della vita e sulla possibilità di ricongiungersi con l’amata nell’aldilà.

Nel Convivio, Dante affronta il tema della morte in modo più razionale e filosofico. La morte è vista come un passaggio obbligato e naturale nell’esistenza umana, necessario per raggiungere la perfezione e la beatitudine eterna. Dante sostiene l’immortalità dell’anima, che sopravvive al corpo e continua ad esistere dopo la morte. La vera felicità non si trova nella vita terrena, ma nella vita ultraterrena, dove l’anima si libera dalle limitazioni del corpo e si unisce a Dio.

Nella sua opera politica, De Monarchia, Dante riconduce la morte alla disgregazione dell’ordine universale causata dal peccato originale. Un imperatore universale, giusto e saggio, potrebbe ristabilire l’ordine e la pace nel mondo, ritardando la morte e avvicinando l’uomo alla felicità eterna.

Il pensiero di Dante sulla morte è complesso, sfaccettato ma ancora molto contemporaneo. Riflette la sua profonda fede cristiana, la sua visione del mondo medievale e la sua esperienza personale di esilio e dolore. La morte è per lui un evento terribile, ma anche un’occasione di purificazione e di redenzione.

L’influenza del pensiero di Dante sulla cultura occidentale è stata profonda. La sua rappresentazione dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso ha ispirato artisti, scrittori e pensatori per secoli. La Commedia rimane un’opera monumentale che continua a interrogare l’uomo sul senso della vita e della morte. Oltre alle opere citate, Dante fa riferimento alla morte anche in altri scritti minori, come le Rime e le Egloghe. In queste opere, la morte è spesso associata al dolore, alla perdita e alla caducità della vita terrena. Tuttavia, Dante non cede mai alla disperazione e offre sempre una prospettiva di speranza, basata sulla fede e sulla possibilità di una vita ultraterrena.

Luoghi aconfessionali: spazi di riflessione universale

Nella società contemporanea, caratterizzata da un crescente pluralismo culturale e religioso, emerge sempre più la necessità di creare spazi che rispondano alle esigenze di tutti, indipendentemente dalle loro convinzioni personali o dal loro credo. I luoghi aconfessionali vogliono rappresentare proprio questo: spazi neutri, dove le persone possono riflettere, commemorare e celebrare eventi, sia allegri che tristi o di intima riflessione, senza riferimenti a specifiche tradizioni religiose.

La prima domanda che ci facciamo, quando pensiamo a questi luoghi, sicuramente riguarda la loro funzione, il loro concetto. I luoghi aconfessionali sono pensati per essere inclusivi, offrendo un ambiente accogliente a chiunque, a prescindere dal proprio background culturale o religioso. Questi spazi sono particolarmente rilevanti in contesti come ospedali, università, aeroporti e cimiteri, dove la diversità della popolazione richiede un approccio più universale alla spiritualità e al culto, ma possono anche essere costruiti, e lasciati ai posteri, come luoghi di riflessione verso un argomento profondo, ma comune in tutte le culture, come la morte.

La seconda domanda che probabilmente vi state ponendo riguarda il dove possiamo trovare questi luoghi e, soprattutto, se ne conosciamo qualcuno. La risposta è sì, anche se, nonostante l’importanza di questi spazi, la legislazione italiana non abbia ancora pienamente colto le necessità espresse dalla popolazione riguardo alla creazione di luoghi aconfessionali. Tuttavia, dal 2004, la normativa vigente, sia statale che regionale, ha iniziato a recepire l’esigenza di realizzare luoghi preposti ad ospitare il defunto, implementando il plesso delle attività necroscopiche e funebri. In Italia, alcuni esempi di luoghi aconfessionali includono sale del commiato e case funerarie, dotate dei requisiti stabiliti dalla legge e adatte per qualunque esigenza del defunto, indipendentemente dalla fede religiosa. 

Il futuro sarà sempre più inclusivo. Infatti la crescente domanda di luoghi aconfessionali riflette un cambiamento negli usi e nei costumi locali, sottolineando l’importanza di spazi che possano accogliere la diversità in un momento tanto delicato come quello del trapasso. È auspicabile che il legislatore possa presto fornire risposte concrete a questa esigenza, promuovendo la realizzazione di ulteriori spazi aconfessionali che rispettino la dignità e le convinzioni di ogni individuo.

Ma non dobbiamo incorrere nell’errore di considerare questi luoghi come dedicati meramente al commiato. Infatti abbiamo degli esempi di posti costruiti per dare a chiunque un posto equidistante da ogni sensibilità, per poter pensare, ragionare e lasciarsi ispirare. Il luogo sicuramente più iconico al mondo, e che incarna la neutralità più totale è sicuramente la Rothko Chapel. 

Situata a Houston, in Texas, la Rothko Chapel è un’opera d’arte a sé stante, oltre che un luogo di culto aconfessionale. Progettata da Philip Johnson, Howard Barnstone ed Eugene Aubry su commissione di John e Dominique de Menil, la cappella fu inaugurata nel 1971, un anno dopo la morte di Mark Rothko, il cui genio creativo permea ogni aspetto di questo spazio suggestivo.

L’elemento centrale della Cappella sono i 14 dipinti di grandi dimensioni realizzati da Rothko tra il 1964 e il 1970, caratterizzati da sfumature profonde di nero e rettangoli di colore vibrante, che avvolgono i visitatori in un’atmosfera meditativa e invitano alla contemplazione. La luce naturale, che filtra attraverso le aperture del tetto, gioca un ruolo fondamentale nell’esaltare le sfumature dei dipinti e creare un’atmosfera di quiete e raccoglimento. La  Rothko Chapel è un luogo aperto a persone di tutte le fedi e culture, visto la voluta assenza di simboli religiosi specifici, e favorisce un’esperienza spirituale personale e profonda, che può assumere diverse forme a seconda delle inclinazioni individuali. La cappella è un rifugio dal caos del mondo esterno, un luogo dove ritrovare pace interiore e connessione con qualcosa di più grande.

Noi delle Onoranze funebri Emidio e Alfredo de Florentiis siamo sempre consapevoli del bisogno di luoghi sempre più neutri per poter onorare il nostro caro nella miglior maniera possibile, e nel rispetto di ogni fede religiosa, o meno, e vediamo che questi stanno iniziando a nascere, magari solo per iniziativa privata, ma è già un passo avanti. Il futuro sempre più cosmopolita e pluralista della nostra società impone di ragionare verso la creazione di luoghi sempre più neutri dove corpo, spirito e ricordo possano convivere in un ambiente neutro, libero e inclusivo.

Il rock è morto

Il rock, come lo conosciamo, è stato segnato da una serie di addii che hanno lasciato un vuoto incolmabile nel mondo della musica. Da Jimi Hendrix  a Freddie Mercury,  da Kurt Cobain a Amy Winehouse, la lista di icone che hanno lasciato il palco terreno è lunga e dolorosa. Ogni volta che una di queste stelle si spegne, si sente nell’aria un brivido, come se un pezzo di storia venisse strappato via, lasciando dietro di sé solo il ricordo di note indimenticabili.

Lo sappiamo, il rock, come tutta la musica in generale, non muore mai veramente, ma vive nei vinili consumati, nelle chitarre impolverate negli angoli delle stanze, e nelle voci di chi, ancora oggi, ne canta le gesta. È un genere che si rifiuta di rimanere confinato nel passato, perché ogni accordo suonato è un tributo a chi non c’è più. Il rock è un’entità che si rigenera continuamente attraverso nuove band, nuovi fan, e nuove storie che costruiscono la colonna sonora della nostra vita.

Ma cosa significa quando diciamo il rock è morto? Forse, è un’espressione del nostro dolore collettivo, un modo per elaborare la perdita di quegli artisti che hanno dato un’anima a un genere che è più di una semplice successione di note. È la consapevolezza che, nonostante la loro assenza fisica, l’eredità lasciata da queste leggende continua a influenzare generazioni di musicisti e appassionati. E parliamo di rock perché i più grandi addii al mondo terreno, spesso in maniera tragica, sono avvenuti tra cantanti e artisti di questo genere.

Il rock non è morto; si è trasformato. È diventato un mosaico di ricordi, un collage di emozioni che si rinnova ogni volta che qualcuno preme il tasto play. E in questo senso, gli artisti che ci hanno lasciato sono immortali, perché finché ci sarà qualcuno a ricordarli, la loro musica continuerà a vivere.

La perdita di un cantante amato è un evento che scuote profondamente il pubblico. La reazione dei fan può essere vista come un processo collettivo di lutto, che si manifesta in diverse forme. Quando un cantante che ha toccato le nostre vite con la sua musica muore tragicamente, il mondo sembra fermarsi per un attimo. Il pubblico, unito dal dolore, si ritrova a condividere un lutto che va oltre i confini personali, diventando un’esperienza comune. I fan si raccolgono in vigilie, concerti tributo e sui social media, condividendo ricordi, canzoni e storie che testimoniano l’impatto dell’artista sulla loro vita.

Il processo di lutto pubblico si svolge spesso attraverso la musica stessa dell’artista scomparso. Ascoltare le sue canzoni diventa un modo per elaborare la perdita, per sentire ancora vicina la sua presenza. E infatti in questi momenti, come anche nelle date commemorative, le radio e le playlist ci propongono sia i suoni che le parole dell’artista. È come se, attraverso la sua arte, il cantante continuasse a comunicare con il suo pubblico, offrendo conforto anche dopo la sua scomparsa.

Inoltre, il lutto può portare a una rivalutazione dell’eredità dell’artista. La sua musica, le sue parole e il suo stile vengono esaminati con nuova attenzione, spesso portando a una riscoperta e a un apprezzamento più profondo del suo lavoro. Questo può anche tradursi in un rinnovato successo commerciale, con un aumento delle vendite di album e un rinnovato interesse nei suoi contributi al mondo della musica.

La morte di un cantante può anche ispirare nuove creazioni artistiche. Altri musicisti possono scrivere canzoni in suo onore, o reinterpretare le sue opere, come un modo per elaborare il proprio lutto e per mantenere viva la sua memoria. Queste opere diventano parte del processo di guarigione collettiva, aiutando il pubblico a trovare un senso di chiusura e a celebrare la vita dell’artista.

Ed è in questa chiave che noi delle Onoranze funebri Emidio e Alfredo De Florentiis vogliamo ricordarvi che, come per i grandi artisti che scompaiono, anche gli insegnamenti, i ricordi, gli oggetti dei nostri cari che sono passati a un altra vita, possono essere un tabernacolo di ricordi e una grandissima fonte di ispirazione. Non importa chi sei stato, cosa hai fatto o quanto successo hai avuto nella vita, l’ispirazione arriva dalle piccole cose, dai gesti personali e, come nel caso delle canzoni, anche da una sola frase che ci ricorda il nostro amato. 

Nuove frontiere. La cremazione criogenica

La sepoltura in ghiaccio, o sepoltura glaciale, è un metodo di conservazione dei corpi che si basa sull’esposizione dei defunti al freddo intenso, spesso in ambienti naturali come le regioni polari o le montagne innevate. Questo processo può avvenire naturalmente o essere intenzionale, come nel caso dei ritrovamenti di corpi antichi conservati nel ghiaccio. La bassa temperatura impedisce la decomposizione del corpo, consentendo la sua conservazione per lunghi periodi di tempo. Questo fenomeno è stato sfruttato per studiare la vita e le condizioni ambientali del passato attraverso l’analisi dei resti conservati nel ghiaccio.

Ma il ghiaccio rappresenta anche una nuova frontiera per la gestione dei corpi dei defunti. Abbiamo conosciuto bene la cremazione, abbiamo visto come questo metodo è sempre più usato e richiesto e abbiamo visto anche che può essere una soluzione al problema degli spazi sempre più ristretti nei cimiteri. Ma, al fianco della cremazione tradizionale, si sta iniziando a parlare anche di una nuova tecnica, non più col fuoco ma col ghiaccio. 

La cremazione criogenica, infatti, rappresenta un’alternativa innovativa e ecologica alla cremazione tradizionale. Questo processo, noto anche come crio-cremazione, utilizza l’azoto liquido per congelare il corpo a -196 gradi Celsius, rendendolo estremamente fragile. Successivamente, attraverso una serie di passaggi di aria, i resti vengono liofilizzati, rimuovendo l’umidità e lasciando una polvere fine e sterile.

La cremazione criogenica è un metodo che si distingue per la sua bassa impronta ecologica. A differenza della cremazione tradizionale, che può rilasciare sostanze nocive come mercurio e diossine nell’atmosfera, la crio-cremazione ha emissioni zero, non producendo né CO2 né altri gas tossici.

Come abbiamo accennato sopra, il processo inizia con il congelamento del corpo con azoto liquido. Una volta che il corpo è diventato sufficientemente fragile, viene sottoposto a vibrazioni meccaniche che lo riducono in piccoli frammenti. Questi frammenti vengono poi essiccati e liofilizzati, rimuovendo tutta l’umidità e lasciando solo la polvere fine, simile alla cenere della cremazione tradizionale, perciò facilmente conservabile in urne o facilmente disperdibile.

Uno dei principali vantaggi della cremazione criogenica è il suo impatto ambientale ridotto. Non solo evita le emissioni nocive, ma, dipende dalla scelta, consente anche di restituire al suolo una sostanza organica che può essere utilizzata come fertilizzante, contribuendo al ciclo naturale della vita, un aspetto simbolico molto forte. Infatti i resti si possono sotterrare vicino a un albero o a un arbusto, che può ricordare il nostro caro negli anni a venire.

Nonostante i suoi vantaggi, la cremazione criogenica è ancora una pratica poco diffusa e può incontrare ostacoli tecnici, culturali e legali. In molti paesi, le leggi sulla disposizione dei corpi sono rigide e non contemplano ancora metodi alternativi come la crio-cremazione. Anche in Italia questa pratica non è ancora consentita. Ma il problema maggiore, al momento, è il fatto che il processo attuale non permette di ridurre abbastanza il peso del corpo. Infatti, le tecniche più evolute, riducono il corpo a un 20% del suo peso prima del trattamento, un peso troppo alto se confrontato al 5% lasciato dalla cremazione tradizionale. Per questo la tecnica non ha ancora nessuna possibilità di essere proposta come metodo alternativo, ma non escludiamo che col perfezionamento delle procedure e con un protocollo corretto, questa tecnica potrebbe affiancare i metodi tradizionali.

La cremazione criogenica offre una soluzione promettente per coloro che cercano un’alternativa ecologica alla cremazione tradizionale. Con il crescente interesse per la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente, è possibile che questa tecnica guadagni popolarità e diventi una pratica comune nel futuro, fatto salvo sempre la risoluzione dei problemi tecnici e di gestione di un eventuale centro. Naturalmente le resistenze culturali saranno centrali nel accettare questa, o altre, tecniche. Noi delle onoranze funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, qualunque sia la tecnica a disposizione, saremo sempre dalla parte del cliente nel soddisfare ogni richiesta nella maniera più discreta e puntuale.

L’importanza del pianto ai funerali

Il pianto ai funerali è una pratica antica e universale, che ha radici profonde nella storia dell’umanità. Nelle culture antiche, il pianto era spesso considerato un’espressione essenziale del lutto e del rispetto per il defunto, mentre, in molte altre società, le donne erano tradizionalmente incaricate di piangere ai funerali, non solo come espressione personale di dolore, ma anche come parte di un rituale collettivo di addio.

Il pianto durante i funerali è da sempre associato ad un modo per esprimere il dolore della perdita. Nell’antico Egitto, per esempio, le donne professioniste del pianto, spesso impersonavano le dee Isis e Nephthys, piangendo e lamentandosi per mostrare il loro dolore e invocare protezione per l’anima del defunto. Questa pratica era vista come un tributo essenziale e un rito di passaggio per l’anima che lasciava il mondo dei vivi.

Nella storia, il ruolo delle donne nei funerali era perciò spesso quello di piangere per il defunto, a volte anche quando non avevano legami diretti con la persona scomparsa. In alcune culture, come quella dell’antica Grecia e di parti dell’India, esistevano addirittura donne che venivano assunte per piangere ai funerali, conosciute come rudaali in India, o nelle nostre culture prefiche.  Queste donne avevano il compito di esprimere il lutto in modo visibile e udibile, contribuendo all’atmosfera di rispetto e onore per il defunto.

Anche se la pratica del pianto professionale è molto meno comune oggi, il pianto rimane un elemento fondamentale dei funerali in molte culture. È un modo per i partecipanti di condividere il loro dolore, di supportarsi a vicenda e di iniziare il processo di guarigione dal lutto. Dal punto di vista psicologico è considerato un aspetto importante del processo di elaborazione del lutto. È un modo per le persone di esprimere apertamente i propri sentimenti e emozioni, che può essere terapeutico e aiutare nel processo di guarigione. I funerali, in particolare, sono visti più come eventi per i vivi che per i defunti, incoraggiando i partecipanti a piangere e a esprimere il loro dolore liberamente senza paura di giudizi o critiche. 

Infatti, la psicologia moderna, riconosce che il lutto è un’esperienza individuale e che non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di affrontarlo. Alcune persone possono piangere apertamente, mentre altre possono non piangere affatto, il che non riflette necessariamente la profondità del loro rapporto con il defunto o la mancanza di dolore. Inoltre la ricerca suggerisce che il cervello in lutto non mostra differenze significative in termini di razza, età o religione, indicando che il dolore è un’emozione universale, anche se espressa in modi diversi a seconda del contesto culturale e sociale di appartenenza. 

In conclusione, il pianto ai funerali è una pratica che ha attraversato secoli e culture, mantenendo la sua importanza come espressione di lutto e come rituale collettivo di addio. Le donne, in particolare, hanno avuto un ruolo centrale in questa tradizione, sia come parenti in lutto che come professioniste del pianto, riflettendo le norme sociali e le aspettative di genere della loro epoca. La società contemporanea riconosce nel pianto una fase importante dell’elaborazione del lutto, che deve essere sempre rispettata e accompagnata da tutto ciò che può aiutare a superare questo momento della vita.

Il valore della scrittura. La lettera ai defunti

Il lutto per le persone scomparse è un dolore senza nome, un abisso di emozioni che sfugge alle parole. Quando qualcosa o qualcuno ci manca improvvisamente, possiamo percepire un immenso vuoto. La morte è una vita vissuta, e la vita è una morte che sta arrivando, disse Jorge Luis Borges.

In questa situazione, l’elaborazione del lutto diventa particolarmente complessa. La scomparsa improvvisa di qualcuno che amiamo lascia un’incertezza profonda e, nei primi momenti, non percepiamo veramente la sua dipartita. Questo dolore in sospeso, come una pausa che mettiamo ogni volta che recuperiamo la speranza di ritrovarla, oscilla tra l’intensità e la leggerezza, provocando sentimenti contrastanti.

In un mondo sempre più digitalizzato, dove i social ormai sono diventati il nostro album dei ricordi e il diario dei nostri pensieri, l’atto di scrivere una lettera può sembrare antiquato o superfluo. Tuttavia, quando si tratta di esprimere i nostri sentimenti più profondi, specialmente verso coloro che non sono più con noi, scrivere una lettera può avere un valore inestimabile, sia in termini di espressione, sia nella vera libertà di pensiero, sia per quanto riguarda il processo di elaborazione del lutto. La parte romantica dell’inchiostro che scorre sulla carta, la nostra attenzione a non commettere errori e all’ortografia, renderà unico e estremamente personale questo processo.

Scrivere una lettera a un caro che non c’è più è solo un altro modo per continuare a mantenere viva la connessione con quella persona. È un ponte simbolico che collega il mondo dei vivi con quello dei ricordi che il nostro caro scomparso ci ha lasciato in vita. Questo atto ci permette di esprimere i nostri sentimenti, i nostri rimpianti, le nostre speranze e i nostri sogni in un modo che poche altre forme di comunicazione possono eguagliare.

Il processo di mettere su carta i nostri pensieri e sentimenti può avere, come già visto, un effetto terapeutico. Infatti, il gesto intimo di scrivere i nostri pensieri liberamente, può aiutarci a elaborare il dolore, a trovare una chiusura e ad iniziare il processo di guarigione. È un modo per dire addio, per esprimere il nostro amore eterno e per onorare la memoria del nostro caro e per consegnare la totalità dei nostri pensieri che magari non siamo riusciti a dire.

Una lettera scritta perciò diventa un tributo perenne alla persona amata. Questa può essere conservata, riletta e condivisa, ma anche messa in un posto o addirittura bruciata simbolicamente come ad affidare il nostro pensiero al vento, mantenendo viva la memoria del nostro caro. È un modo tangibile per onorare la loro vita e il loro impatto sul nostro mondo e ci costringe a confrontarci con la realtà della perdita. È un passo verso l’accettazione e la consapevolezza che quella persona non tornerà più.

In conclusione, inviare simbolicamente una lettera a un nostro caro che non c’è più è un atto di amore profondo, un modo per mantenere viva la memoria, per elaborare il nostro dolore e per esprimere i nostri sentimenti più intimi. E’ una parte di un viaggio iniziato con il rendere omaggio, anche attraverso il supporto delle Onoranze funebri Emidio e Alfredo de Florentiis, e proseguito attraverso la parte più intima e personale dell’elaborazione del lutto. In un mondo che cambia rapidamente, dove le nuove tecnologie fanno da padrona, la lettera è un promemoria del potere duraturo della scrittura.

Funerali laici. A che punto siamo?

Qualche tempo fa, in un altro articolo, abbiamo avuto modo di analizzare il funerale laico, le sue prerogative e come questo tipo di rito si stia diffondendo in Italia. Ora, a distanza di qualche tempo, e visto anche i recenti sondaggi e l’aggiornamento di qualche normativa, oltre alla scelta di cerimonie laiche da parte di ex capi di stato (come Giorgio Napolitano) e personaggi del mondo della cultura e spettacolo, il dibattito su questo tipo di cerimonia si è riaperto, e circa un quarto degli italiani desidererebbe questo rito al posto di quello tradizionale a cui siamo abituati.

Secondo un sondaggio del 2023, il 25% degli italiani vorrebbe che i propri funerali fossero celebrati in forma laica. Questa tendenza è in linea con un generale declino della pratica religiosa in Italia, che sappiamo vive sia una crisi di vocazione, che una crisi di credibilità, soprattutto tra i più giovani. Inoltre, il ricorrere sempre più alla cremazione, evitando spesso le sepolture tradizionali e optando per la dispersione delle ceneri in natura, ha sicuramente contribuito alla diffusione di altri riti, considerati magari più in linea con le volontà del defunto e meno impersonali. 

Facciamo un breve riassunto. I funerali laici sono una cerimonia funebre che non si basa su alcun credo religioso. Possono essere celebrati in qualsiasi luogo, da un cimitero a un teatro, e possono essere personalizzati in base alle volontà del defunto e dei suoi familiari.

La cerimonia può includere una serie di elementi, come un intervento di un celebrante laico, che può essere un amico, un familiare o un professionista del settore, la lettura di brani di poesia, letteratura o musica, momenti di raccoglimento e riflessione o altro anche in base alle eventuali volontà del caro scomparso.

I funerali laici possono essere comunque una scelta appropriata per persone di qualsiasi fede, o per chi non ha una fede specifica. Possono essere un modo per celebrare la vita del defunto in un modo che sia significativo per lui e per i suoi cari e tutto ciò non vieta comunque una benedizione religiosa della salma.

Nel 2024, la situazione dei funerali laici in Italia sarà in continua evoluzione. Il numero di funerali laici celebrati ogni anno è in costante aumento, e la sensibilità del pubblico nei confronti di questa scelta è sempre più diffusa. Alcuni cimiteri italiani stanno iniziando a offrire spazi dedicati ai funerali laici, sempre più comuni offrono una sala del commiato, e sono sempre più numerose le associazioni che offrono servizi di consulenza e supporto per la pianificazione di questo tipo di rito.

La legge italiana non prevede alcuna norma specifica sui funerali laici. Tuttavia, la Costituzione italiana garantisce la libertà di culto, che include anche la libertà di non professare alcuna fede religiosa. E’ importante sempre specificare che, in base alla legge, i funerali laici possono essere celebrati in qualsiasi luogo, purché non siano offensivi per la sensibilità pubblica. I familiari del defunto possono scegliere liberamente il celebrante e il rito da celebrare.

In base a quello che possiamo osservare nella società, i funerali laici sono una scelta sempre più diffusa in Italia, non solo per una questione di credo, o non credo, religioso, ma anche perchè sono una cerimonia funebre che può essere totalmente personalizzata in base alle volontà del defunto e dei suoi familiari. Naturalmente un agenzia come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, deve essere preparata anche a gestire questo tipo di rito, fondendosi completamente con lo stile che si vuole dare all’ultimo saluto.

Gai Jatra: dalle origini alla tradizione moderna

Il Nepal ha da sempre esercitato grande fascino nell’immaginario comune, tanto da rappresentare il sogno nel cassetto di molti viaggiatori. Disteso ai piedi delle vette dell’Himalaya, offre infatti paesaggi mozzafiato che si aprono su sentieri spettacolari, considerati tra i più belli del mondo. Ma il Nepal è anche un Paese ricco di storia e di cultura, pervaso da una profonda spiritualità e i numerosi templi, sia i più antichi che i più recenti, ne sono la testimonianza. Il retaggio culturale e spirituale risulta essere assai complesso, e si esprime attraverso tradizioni che si tramandano e si perpetuano da secoli. 

Una delle più incredibili e pittoresche è il festival denominato Gai Jatra , letteralmente processione delle mucche, dedicato ai parenti prossimi deceduti nell’arco degli ultimi dodici mesi. È una ricorrenza propria del popolo Newar, celebrata nella valle di Kathmandu. La data di svolgimento è fissata secondo il calendario lunare induista e generalmente cade nel mese di Bhadra (tra agosto e settembre). Questo festival ha radici antiche e si è evoluto nel corso dei secoli per diventare quello che autoctoni e viaggiatori possono vedere oggi.

Origini del Gai Jatra

Le origini del Gai Jatra risalgono all’epoca antica, quando si venerava Yamaraj, il dio della morte.Tuttavia, la tradizione moderna di celebrare il Gai Jatra, ha avuto inizio con la morte di un principe durante l’era Malla. Il re Pratap Malla, durante il suo regno dal 1641 al 1671, perse prematuramente un figlio adolescente. La regina cadde in uno stato di profonda depressione e il re cercò inutilmente di farla sorridere. Decise quindi di organizzare un corteo in cui ogni famiglia colpita da lutto partecipasse, ma in modo non lugubre, bensì ricco di colori e momenti divertenti. Tutti dovevano portare una mucca o travestirsi da tali e organizzare scherzi e burle. Questo fece finalmente sorridere la regina, che comprese di non essere sola nel dolore. Da allora, il Gai Jatra divenne una festa annuale. 

La Tradizione Moderna

La forma attuale del Gai Jatra, che include atti umoristici, parodie e commedie, è stata avviata, come già visto, dal re di Kathmandu, Pratap Malla, e nel corso dei secoli non ha subito molti cambiamenti. Secondo la tradizione qualsiasi famiglia che ha perso un parente durante l’anno appena trascorso può partecipare a una coloratissima processione lungo le strade di Kathmandu con una vacca al guinzaglio. Detta così a noi può sembrare un po’ strano ma teniamo presente quanto sia sacro questo animale per la cultura indù. Chi non riesce ad avere una vacca può sostituirla con un giovane che sia però travestito da vacca. La vacca è appunto l’animale domestico più venerato nel mondo induista e si crede che questo animale aiuti i parenti defunti ad arrivare in paradiso. Le famiglie portano inoltre in processione un palanchino costruito con canne di bamboo, opportunamente decorato e vestito con oggetti e abiti appartenuti al defunto, la cui foto viene posta sulla sua sommità. 

Il Gai Jatra è un festival che celebra la vita, la morte e il rinnovamento e, oltre a essere un’occasione per commemorare il passaggio di un familiare durante l’anno, è un modo per superare il dolore. 

Forse non è il modo più comune che conosciamo per celebrare la morte e i nostri cari defunti, ma è una curiosità simpatica e colorata che noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis abbiamo voluto farvi conoscere, anche per iniziare l’anno con positività e ispirare un sorriso verso chi non c’è più e verso chi sta vivendo questo dolore.

Ricordare i cari scomparsi a Natale

Il Natale è un periodo dell’anno che porta con sé tanta gioia e leggerezza. La frenesia dei regali, i canti natalizi, le giostre in piazza e i mercatini tradizionali riempiono l’aria di un profumo inebriante e gioioso, che si mischia a quello dei bastoncini di zucchero, dei panettoni e delle castagne. Tuttavia, per coloro che hanno perso dei cari, soprattutto se è successo in questo periodo, può essere un momento difficile. Il ricordo, infatti, diventa sicuramente più intenso durante le festività, ma è importante ricordare che non si è soli in questo viaggio, e che metabolizzare il dolore passa anche attraverso questi momenti.

Incorporare il ricordo dei cari scomparsi nelle celebrazioni natalizie può essere un modo per onorare la loro memoria e aiutarci ad elaborare il lutto. Questo può essere fatto attraverso vari modi, come le tradizioni familiari, o attraverso dei simboli e rituali come, ad esempio, accendere una candela in loro onore, magari fuori dalla finestra, o appendendo un ornamento speciale sull’albero di Natale.

Affrontare il dolore durante le festività può essere una sfida ed è importante prendersi cura di sé durante questo periodo. Questo potrebbe significare cercare sostegno da amici e familiari, o, nel caso risultasse difficile elaborare il lutto, rivolgendosi a un professionista del settore. 

Ma è anche importante permettersi di provare tristezza. Il Natale può essere un momento di gioia, ma è anche normale provare tristezza quando si ricordano i cari scomparsi.

Anche se il Natale può essere un momento difficile, è anche un momento di rinnovamento e di nuovi inizi. Non importa quanto sia grande il dolore, non si è mai realmente soli, ci sono sempre persone che possono aiutare e, a volte, è proprio durante le festività che si riscoprono gli amici e gli affetti veri.

Ed è in queste occasioni conviviali, magari dopo un pranzo o una cena, ma anche durante un pomeriggio al caldo del camino, o davanti a una vallata innevata, che il ricordo della persona cara ritorna, rivive nei racconti e viene condiviso. Non dobbiamo mai scordarci della memoria dei nostri cari, è anche grazie a loro che ci siamo plasmati nella società che abitiamo. 

E’ vero, durante le feste la frenesia può prenderci, la corsa agli ultimi regali, le cene aziendali, il pranzo di natale o la cena della vigilia, la fatidica scelta su come passare l’ultimo dell’anno, sono solo alcune delle incombenze di questo periodo. Però, a volte, ci può sembrare di trascurare il ricordo del nostro caro e quel senso di vuoto e malinconia che ci perseguita può diventare insostenibile. Per questo dobbiamo cercare di trovare il giusto tempo da dedicare a chi non c’è più, magari accendendo una candela in cimitero, portando un fiore, brindando alla memoria. Vero, non farà tornare il nostro caro indietro, ma ci darà più serenità e leggerezza.

Ricordare i cari scomparsi a Natale non è facile, ma è sicuramente possibile. Con il sostegno e la cura, si può trovare un modo per onorare la loro memoria e affrontare il dolore in modo sano. Noi delle Onoranze funebri Emidio e Alfredo de Florentiis conosciamo bene il dolore e la malinconia di questo periodo, e il nostro lavoro non è solo darvi la miglior sepoltura possibile, ma ricordarvi che siamo solo un tramite che porta a un nuovo viaggio, fatto di memorie, ricordi, emozioni che si amplificano, e sorrisi con gli occhi verso il cielo. 

Di cuore, Buon Natale.

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