Ridurre le distanze: i funerali in streaming

Il momento della scomparsa di un caro è sempre un momento triste, ma inevitabile. La nostra società e la nostra cultura vogliono che ci si riunisca per poter dare l’ultimo saluto al defunto. Ma, purtroppo, non sempre questo è possibile. 

Che sia per la distanza, che sia per altre impossibilità, non sempre riusciamo a presenziare al funerale di un nostro caro e, in questo periodo, segnato dalla pandemia di covid19, le difficoltà sono aumentate.  

Fortunatamente le nuove tecnologie possono venirci in aiuto: infatti, grazie al web, e all’uso di diverse applicazioni, possiamo seguire i riti funebri in streaming, anche a grandi distanze. Vero, può sembrare un modo impersonale, che mai dovrebbe sostituirsi alla presenza, ma pensiamo a chi per diversi motivi non può recarsi nei luoghi del funerale, pensiamo ai più anziani, a chi abita lontano o a chi è impossibilitato per una malattia. 

 

“Condividere il lutto con i propri cari, con i propri amici, è un modo per attenuare l’esperienza dolorosa provocata dalla scomparsa di una persona”

 

Ormai, vista la difficile situazione sanitaria, e la conseguente paura di contagiarsi alle funzioni funebri, unita alle rigide regole di distanziamento, i funerali in streaming, cioè trasmessi a distanza, stanno diventando sempre più frequenti nel mondo occidentale e non solo. Infatti, ovunque sia presente una tecnologia che permetta la diffusione della funzione, questa viene trasmessa, in modo che chi non può accedervi, possa comunque, anche se solo virtualmente, essere vicino al proprio caro , aiutando a superare la tristezza e il senso di smarrimento causato dalla perdita e, al contempo, accettarne la scomparsa.

 

Già da tempo la tecnologia è entrata a far parte del mondo delle onoranze funebri. 

Grazie al web e ai siti, possiamo informare i nostri clienti sulle novità che il settore offre, avere un contatto più diretto con le persone che hanno bisogno di una consulenza o dei servizi che offriamo e, attraverso pagine dedicate sui social, pubblicare i necrologi, in modo da informare più persone possibili, togliendo questa incombenza alla famiglia che ha subito la perdita. La trasmissione di un funerale in streaming è la nuova frontiera. Questi, sia chiaro, non andranno a sostituire le funzioni classiche e in presenza, ma, attraverso un servizio serio, professionale e attento, danno la possibilità di dare un ultimo saluto a tutte le persone che per un qualunque motivo non possono recarsi alle esequie. 

 

L’organizzazione della funzione in streaming è gestita dalla stessa agenzia di pompe funebri che, in maniera discreta, riprende la funzione attraverso uno smartphone o un dispositivo collegato a internet e la trasmette in diretta su una piattaforma dedicata, come zoom, google meet o un canale dedicato dell’agenzia. Per vedere la funzione perciò si deve essere in possesso di un dispositivo collegato a una rete internet come un pc o uno smartphone.  

 

Lo ripetiamo, non è un modo di sostituire le cerimonie tradizionali, il bisogno di vicinanza e di calore umano non potrà mai mancare in questi momenti delicati. Le dirette streaming delle funzioni però diventano un metodo per avvicinare tutte le persone che sono impossibilitate a partecipare. La tecnologia diventa, perciò, ancora uno strumento importante che, se sfruttato bene, può aiutare le persone anche in queste situazioni.

 

La morte fa parte di noi, prima o poi tutti dobbiamo affrontare il dolore dato da questo evento. La nostra agenzia vuole sempre offrire un servizio completo, in modo da rendere il più sereno possibile questo momento.

Tanatofobia, tafofobia e altre

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha pensato al momento della sua morte. È un pensiero intimo che, sicuramente, ci ha fatto un poco di paura. La paura della morte è una fobia che non è innata negli individui, infatti non nasciamo con questa paura ma, solo con la crescita e l’apprendimento, ci rendiamo conto che esiste una cosa chiamata morte. La parola esatta che indica questa paura è Tanatofobia e (dal greco thanatos che significa morte, e phobos che significa paura) e indica, appunto, la morbosa paura della morte e delle manifestazioni ad essa collegate. Tale fobia può sorgere in seguito a traumi subiti per motivi emozionali o nevrotici. Nelle persone tanatofobiche tutto ciò che riporta anche remotamente alla morte è causa di attacchi di panico e profonda angoscia.

 

Anche se spesso vengono usate con lo stesso significato, non dobbiamo confondere la tanafobia con la necrofobia, cioè la paura dei cadaveri o dei corpi senza vita. Quest’ultima fobia è legata soprattutto al timore di svenire, impressionarsi, sentirsi poco bene o addirittura morire per l’emozione. 

 

Anche se di giorno sono luoghi frequentati, soprattutto, dalle persone più anziane, passare vicino a un cimitero di notte incute a quasi tutti una certa paura. Il termine usato per indicare questa paura è coimetrofobia. Questa parola non descrive una mera paura dei cimiteri, ma un insieme di reazioni psichiche che si verificano se ci si avvicina a uno di questi. Questa paura è considerata molto irrazionale, anche se gli effetti possono essere fastidiosi e vanno dalla paura estrema a stati d’ansia persistenti. Visto che questa paura si presenta soprattutto alla sera o alla notte, un consiglio che danno molti esperti è quello di visitare i cimiteri di giorno, ne esistono di monumentali e molto belli, per capire che non sono luoghi di cui aver paura, ma di pace e quiete. 

 

Nei vecchi cimiteri, quando le salme non venivano sigillati all’interno di bare zincate,  soprattutto nelle sere estive, si poteva vedere il fenomeno del fuoco fatuo. Questo è una fiammella prodotta dai gas emessi dalle materie organiche che si decompongono. Questi gas rimangono imprigionati dal terreno e, quando si liberano, formano un bagliore di colore blu o verde. Inutile dire che vedere un fenomeno del genere provoca un grande spavento.

 

Un altra fobia legata alla morte è la tafofobia. Questa paura sembra essere abbastanza rara ma, negli anni, ha generato interessanti spunti di riflessione e, anche, invenzioni curiose. La tafofobia è la paura di essere sepolti vivi a causa di una errata constatazione della morte. Come detto è abbastanza rara e appare più come una forma estrema di claustrofobia. 

Prima dell’avvento della medicina moderna, la paura di essere sepolti vivi non era del tutto irrazionale. Nella storia vi sono stati numerosi casi di persone accidentalmente sepolte vive e la letteratura e, più recentemente il cinema, ci hanno dato descrizioni romanzate di questa paura. Allo scopo di evitare questo macabro evento, alla fine del Settecento, l’anatomista danese Jacques-Bénigne Winslow, aveva enunciato una serie di possibili riscontri da attuare sul presunto cadavere affinché la diagnosi di morte fosse certa. Fra questi ve n’erano alcuni molto curiosi, come ad esempio: “versare aceto e sale o urina calda nella bocca”, “mettere insetti nelle orecchie” o “tagliare le piante dei piedi con delle lamette”.

 

Edgar Allan Poe era affetto da tafofobia ed ha spesso usato questa sua paura nei classici della letteratura del terrore

 

Un altro aspetto curioso legato alla tafofobia è l’invenzione delle bare di sicurezza. Queste avevano ad esempio coperchi in vetro, corde con campanelli e tubi collegati all’esterno per poter respirare fino al salvataggio. In particolare, il creatore della bara con il tubo, il tedesco Herr Gutsmuth, si fece seppellire due volte nella sua creazione, per dimostrarne la funzionalità.

 

Oggi, grazie all’evoluzione delle scienze mediche e i rigidi parametri che si devono seguire per la tumulazione dei corpi è impossibile non riconoscere una morte apparente, almeno nei paesi più sviluppati. 

 

Queste sono solo un esempio delle fobie collegate alla morte o ai luoghi della morte. È importante rimarcare che sono paure che in apparenza non hanno nulla di razionale ma, che meritano di essere rispettate e trattate. Il nostro compito, come impresari funebri, è anche quello di rassicurare, chi si affida a noi, su questi aspetti. 

Le norme cimiteriali

Una parte molto importante del nostro lavoro di impresari funebri riguarda la burocrazia.
In Italia, come in tutto il mondo, le sepolture sono normate da specifiche leggi e regolamenti, che possono variare nelle diverse regioni o territori del nostro Paese.

La normativa nazionale in materia cimiteriale è trattata per la prima volta, attraverso un regio decreto, nel 1934 e si arricchisce negli anni con leggi, circolari e norme delle singole regioni.

Normativa nazionale in materia cimiteriale:

  • 1934: Regio Decreto del 27 luglio 1934, n. 1265 (T.U.LL.SS. titolo VI.).
  • 1942: art. 224 Codice civile (articolo abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151)
  • 1978: Circolare Ministero della Sanità 19 giugno 1978, n. 62.
  • 1987: Legge 29 ottobre 1987 nº 440.
  • 1990: Regolamento di Polizia Mortuaria D.P.R. 10.09.1990 N.285.
  • 1993: Circolare Ministero della Sanità 24 giugno 1993 nº 24
  • 1998: Circolare Ministero della Sanità 31 luglio 1998 nº 10
  • 2002: Legge 1º agosto 2002 N° 166.

Come possiamo vedere la materia è stata normata nei vari anni e si è adattata al mutare dello stile di vita e delle necessità dei singoli territori. A questo proposito, il D.P.R. nº 616 del 1977, in materia di trasferimento di potere dallo Stato centrale alle Regioni, permette a queste di individuare delle norme specifiche per i singoli territori.

Il consiglio comunale, poi, è l’unico organismo deputato a modificare il Regolamento di Polizia Mortuaria.

L’insieme di queste norme e regolamenti serve a disciplinare l’intero comparto funerario, dalla burocrazia da produrre al momento della morte, ai materiali e dimensione del baule, agli spazi cimiteriali, al trasporto del feretro. Ogni territorio ha esigenze diverse, ed è indispensabile avere regolamenti certi e precisi che disciplinino ogni aspetto.

Col passare degli anni, infatti, sono cambiate molte disposizioni e molte procedure si sono adeguate al tempo che viviamo. Pensiamo, ad esempio, alla pratica della cremazione che, negli ultimi anni, ha visto un aumento delle richieste. Tutte le pratiche di tumulazione sono disciplinate minuziosamente dal Regolamento di Polizia Mortuaria, dove troviamo tutte le regole e procedure da seguire per la tumulazione.

In particolare, il regolamento, disciplina ogni aspetto del trattamento del cadavere, dalla denuncia della morte alle autorità competenti, al periodo di tempo minimo che deve intercorrere tra il decesso e la tumulazione, allo spessore del legno dei bauli, al tipo di tumulazione (sepoltura, utilizzo di loculi, cremazione, ecc.), ai piani cimiteriali. Come abbiamo visto, oltre a questo, ci sono altre norme e regole che possono essere adottate a livello locale, in base alla specificità dei territori.

Tutte queste regole sono articolate e complesse. Il nostro lavoro, quello dell’impresario funebre, prevede il completo rispetto di tutte le procedure individuate tramite legge e conciliarle con le esigenze della famiglia del defunto o delle sue ultime volontà.

Come sappiamo la morte è un momento triste e concitato della vita di ogni persona. Dover ragionare sulle questioni legali e burocratiche, in un arco di tempo così breve, sarebbe troppo complicato. Per questo le agenzie come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, una volta delegate, potranno svolgere l’insieme delle pratiche burocratiche e legislative nella maniera più discreta e con tutta l’attenzione e la serietà necessaria. Il nostro lavoro è anche trovare tutte le soluzioni migliori, conciliarle con le ultime volontà del defunto o con le richieste della famiglia, senza che queste vadano contro la legge o i regolamenti.

Questa è la parte più nascosta del nostro lavoro. L’insieme di documenti, autorizzazioni e comunicazioni da fare è consistente, e il tempo per farle molto ridotto.

Lo abbiamo sempre detto, i funerali, tutti i riti funebri, sono momenti difficili e di forte impatto emotivo nella vita di ognuno di noi. Chi subisce un lutto deve pensare a tante cose e, di sicuro, non alla burocrazia o alle questioni legali. Per questo ci siamo noi.

Per altre curiosità e per altri aspetti del nostro lavoro, continua a seguire il nostro blog.

Non solo sepolture

Noi siamo un’impresa funebre. Curiamo con minuziosità ogni particolare del funerale, dalla scelta del rito, al luogo di sepoltura, alla burocrazia.
Negli anni abbiamo vissuto tanti cambiamenti riguardanti il nostro lavoro; sono cambiati i mezzi di trasporto, è cambiata la scelta dei fiori, abbiamo una vasta gamma di bauli tra i quali scegliere affianco a quelli tradizionali, abbiamo vissuto l’aumento della richiesta delle cremazioni e ci siamo attrezzati per soddisfare qualunque ultimo desiderio.
I tempi corrono e anche il nostro mestiere muta e, noi, dobbiamo essere sempre pronti a soddisfare le richieste in un momento così delicato della vita di ognuno di noi.

Uno dei nostri compiti è quello di guardare avanti e informarci su tutte le nuove possibilità per ricordare, nella maniera più unica e personale, i nostri cari che non sono più con noi. Il futuro cambierà le nostre vite e, insieme a queste, anche il nostro rapporto con la morte. La sepoltura non sarà più l’unica alternativa. Abbiamo già affrontato il discorso della cremazione e della dispersione delle ceneri, ora vedremo qualche altra curiosa alternativa che il futuro potrebbe riservarci.

Tutte queste possibilità descritte in seguito, sono un esempio di ciò che potremmo avere in un futuro. Dobbiamo ricordare che sono possibilità esistenti in varie parti del mondo, ma che la legge italiana non permette.

Victor Tangermann su futurism ci fa conoscere 7 curiose alternative:

  • Dispersi nella stratosfera: per un appassionato di fisica o astronomia potrebbe essere una alternativa molto allietante. L’azienda statunitense mesoloft, grazie ai suoi palloni aerostatici offre già questo servizio. Le ceneri vengono portate a un altezza di circa 23000 metri e disperse nella stratosfera e successivamente “torneranno sulla terra e si adageranno sulla cima delle montagne, nelle dune del deserto, negli oceani, i fiumi e i laghi”. Il costo varia dai 6000$ del servizio base ai 12500$ del servizio più esclusivo (foto e video non inclusi).
  • Riposo buddista: Il Koukokuji Buddhist Temple, a Tokyo, offre la possibilità di conservare le ceneri dei defunti all’interno di una futuristica urna di vetro a forma di Buddha, illuminata da luci a led. I posti disponibili non sono tanti, circa 2000 e, al prezzo di 6.000 euro più 80 euro l’anno per le spese, permettono di avere un luogo di sepoltura tra i più suggestivi.
  • Farsi diamante: un autentico diamante creato dalle ceneri dei propri affetti defunti. Lifigem è un azienda statunitense che attraverso un processo di estrazione del carbonio dalle ceneri e macchinari in gradi di riprodurre la pressione terreste necessaria alla formazione delle gemme, vi permetterà di avere un ricordo durevole del vostro affetto. La scelta delle gemme è ampia e i prezzi variano dai 2000$ ai 24000$, in base alla caratura della gemma finale.
  • La sepoltura silvestre: Si tratta di tumulare la salma in boschi o di foreste destinate appositamente a questo scopo. Questi cimiteri silvestri si trovano spesso immersi in paesaggi molto belli, lontani dai centri abitati e privi della tetra sensazione che spesso provocano i soliti cimiteri. Non ci sono lapidi nel senso tradizionale anche se possono esserci delle targhette con il solo nome e le date di nascita e morte. Talvolta la presenza della fossa è indicata da un albero, talvolta invece le sepolture sono assolutamente non contrassegnate. Diventa quindi sempre più diffuso l’utilizzo di bare biodegradabili e di altri materiali ecologici. È consigliabile pianificare la sepoltura con largo anticipo; in tal modo sarà forse possibile scegliere addirittura il punto della propria sepoltura (ritolaico.com).
  • Diventare corallo: le ceneri vengono mischiate con una speciale miscela di cemento. Successivamente viene calata in mare, vicino a una barriera corallina, dove viene colonizzata dai microrganismi e creature varie, tra cui anche i coralli. Il progetto si chiama Eternal Reefs e, oltre a offrire una alternativa alla sepoltura tradizionale, vuole anche preservare l’ambiente marino per le generazioni future. I servizi offerti sono diversi e i costi variano da circa 4000$ per la struttura più piccola ai 7500$ per quella più grande.

Queste che abbiamo descritto sono alcune tra le più curiose e particolari alternative alle sepolture tradizionali. Come già detto, la legge italiana non consente queste possibilità. Inoltre, la nostra cultura, ci porta verso un culto dei morti meno futurista. Ma una cosa è certa: qualunque novità ci riservi il futuro, il nostro desiderio è dare l’ultimo saluto ai nostri cari nella maniera più personale e solenne possibile. Il nostro compito, come agenzia funebre, non muterà comunque. Saremo sempre a disposizione per organizzare al meglio l’ultimo saluto, con discrezione e serietà.

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Il 2 novembre, tra riti e tradizioni

“Una fornaia […] alzatasi assai di buon’ora, andava ad accendere il forno. Nel passare davanti a una chiesa, che vide illuminata, credette che vi uffiziassero, ed entrò. La chiesa era illuminata e piena di popolo. Inginocchiatasi, una sua comare, già morta, le si avvicina e dice: Comare, qui non stai bene; va’ via. Siamo tutti morti e questa è la messa che si dice per noi. Spenti i lumi, moriresti dalla paura a trovarti in mezzo a tanti morti. La comare ringraziò, e andò via via subito; ma per lo spavento perdette la voce.”

(Vocabolario dell’uso Abruzzese Finamore)

 

Come ogni anno, il 2 novembre, è il giorno dedicato a commemorare i nostri cari che non ci sono più. Questa commemorazione ha origini antiche ed è comune in quasi tutti i popoli o le religioni. Il rito della commemorazione dei defunti sopravvive alle epoche e ai culti: dall’antica Roma, alle civiltà celtiche, fino al Messico e alla Cina, è un proliferare di riti, dove il comune denominatore è consolare le anime dei defunti, perché siano propizie per i vivi.

 

La tradizione celtica fu quella che ebbe maggiore eco. La celebrazione più importante calendario celtico era la “notte di Samhain”, la notte di tutti i morti e di tutte le anime, che si festeggiava tra il 31 ottobre e il 1° novembre.

 

All’epoca dei primi cristiani, queste tradizioni erano ancora molto presenti: la Chiesa cattolica faticava a sradicare i culti pagani. Così, nel 835, Papa Gregorio II spostò la festa di “Tutti i Santi” dal 13 maggio al 1° novembre, pensando, in questo modo, di dare un nuovo significato ai culti pagani. Nel 998 Odilo, abate di Cluny, aggiungeva al calendario cristiano il 2 novembre, come data per commemorare i defunti. In memoria dei cari scomparsi, ci si mascherava da santi, da angeli e da diavoli; inoltre, si accendevano falò.

 

“Il 2 novembre, secondo il calendario liturgico romano è una festa solenne, e come tale ha precedenza sulla domenica. Se il 2 novembre cade di domenica, la commemorazione viene spostata al giorno successivo di lunedì 3 novembre”

 

La tradizione in Italia vuole che onoriamo la memoria dei nostri cari. Oltre alla messa in suffragio per tutti i defunti, è usanza recarsi al cimitero o nel luogo in cui riposa il nostro caro e, anche deponendo dei fiori autunnali, rendergli più confortevole il suo sepolcro. È un momento intimo e solenne nel quale stare vicino a un nostro affetto che purtroppo non c’è più.

 

Affianco alla commemorazione religiosa troviamo comunque, in tutte le zone d’Italia, altri riti che sono ancora legati alle tradizione pagane o alle credenze popolari. Passiamo dalle ricorrenze più intime, come accendere un lumino per ogni defunto in Abruzzo, preparare dei dolci e lasciare le ante della dispensa aperta, a riti più articolati come i sas animeddas in Sardegna, o la cerimonia di suffragio per i morti nel Tevere a Roma.

 

In qualunque caso, l’importante è rendere omaggio ai nostri cari in una giornata universalmente dedicata a loro. E non importa la tradizione, il rito o il simbolismo che usiamo. I nostri cari li omaggiamo ogni giorno, con il loro ricordo.

 

Oggi, lo sappiamo, c’è l’emergenza covid in corso, purtroppo gli ingressi nei luoghi di culto saranno limitati e i momenti di convivialità con i parenti comuni non ci potranno essere. Ma, oggi, con l’aiuto della tecnologia, possiamo metterci in contatto con le persone a noi care e, come fossimo tutti allo stesso tavolo a mangiare frutta secca e castagne, far rivivere ancora una volta il ricordo del nostro caro scomparso, raccontando aneddoti e ricordi e, per un momento, potremmo sentirlo ancora vicino a noi.

Funerale 2.0

Come già visto nell’ articolo sul funerale laico, l’approccio di molte persone alla morte e ai funerali sta iniziando a cambiare. I riti funebri tradizionali stanno iniziando a essere affiancati da riti più personalizzati e che rispecchino la volontà e le disposizioni che il defunto ha lasciato quando era ancora in vita.

“Le norme sociali stanno cambiando e la competizione e la tecnologia stanno scombussolando un business che non voleva cambiare e che approfittava della situazione. I familiari dei defunti sono più informati e non vogliono più pagare, senza fare domande, quello che viene detto loro di pagare” (The Economist).

Dopo la morte di un caro, i familiari agiscono comprensibilmente con fretta e nel dolore, ma anche con poca voglia di concordare dei servizi. In questo modo i riti funebri hanno subito una forma di omologazione e spersonalizzazione.

Come sta cambiando il rito funebre?

L’Economist individua essenzialmente tre fattori che stanno portando il rito funebre a cambiare:

  • l’apertura sempre maggiore a proposte meno convenzionali come il rito laico
  • la cremazione, sempre più frequente anche nei Paesi fortemente religiosi
  • il web, perché permette di confrontare offerte, ottenere informazioni e scoprire possibilità alternative

Del rito laico e della cremazione abbiamo già parlato nei precedenti articoli. Qui cercheremo di spiegare come il web, i social e la crescente informazione, stanno influenzando sempre più i riti e i servizi funebri.

Il ruolo del web e dei social

 È innegabile, oggigiorno il web influenza gran parte delle nostre decisioni. D’altronde è il luogo nel quale tutti noi ricerchiamo le informazioni che ci servono. Lo sappiamo, sul web si trova di tutto, informazioni, pubblicità, curiosità. La quantità di materiale che possiamo reperire è enorme e potenzialmente infinito.

Come l’internet ci ha cambiato la vita, può cambiare anche la morte. Basta dare un occhiata al nostro sito web per poter  trovare facilmente tante informazioni sui servizi che offriamo ma anche tanti approfondimenti su diverse tematiche riguardanti i riti funebri. Tutte queste informazioni aiutano a formare una coscienza e un’idea personale del rito e a scoprire nuove possibilità e alternative. Inoltre, potendo confrontare diverse offerte, ma anche opinioni e testimonianze dirette, possiamo rivolgerci a quelli che reputiamo i migliori professionisti del settore, in modo da avere una cerimonia personalizzata e empatica, che fugga dalla spersonalizzazione.

Sia chiaro, non è la fine del rito tradizionale, ma è una svolta, un cambiamento nel modo di gestire quella che forse è la più personale delle decisioni, la gestione dell’addio.

Gli attori del cambiamento

 Per quanto nella maggioranza dei casi si tratti di giovani e giovanissimi, la generazione 2.0 è essenzialmente l’attore che più sta influenzando il cambiamento del rito funebre. I ragazzi sono sempre più lontani dal mondo ecclesiastico, ma, soprattutto, sono alla ricerca di unicità. Unicità che ricercano in tutti gli aspetti della propria vita. E il lasciare le disposizioni da seguire nel momento del commiato è una pratica che si sta diffondendo sempre di più, coinvolgendo così anche le decisioni degli amministratori locali e le proposte degli impresari di pompe funebri.

La sfida è capire il cambiamento, venire incontro alle nuove esigenze e offrire un servizio sempre più capillare e flessibile in modo da poter soddisfare le richieste e le esigenze di ogni cliente che si rivolge alla nostra agenzia. Il nostro impegno è anche quello di offrire un servizio di consulenza e informazione serio e puntuale che possa rispondere a qualunque curiosità o dubbio.

Per altre curiosità, e per conoscere meglio il nostro lavoro, continuate a seguire il nostro blog.

Per ogni tua necessità ci trovi a Pescara, Via S. Spaventa 6/3 e siamo sempre disponibili ai numeri 085/66021 e 337664777.

 

Il funerale laico

La scomparsa di un caro è sempre un momento triste nella vita di ogni persona. Una cosa che accomuna tutti è la ricerca del miglior modo per salutarli l’ultima volta. Tutti noi conosciamo i riti funebri religiosi, e ci sembra ormai una prassi consolidata che qualunque defunto abbia questo rito. E anche i luoghi sono sempre legati all’aspetto religioso, dal posto nel quale si svolge il rito funebre, al cimitero comunque ricco di simbolismo religioso.

Tutti noi conosciamo il rito del matrimonio civile, ci siamo abituati e sappiamo come si svolge. Come per il matrimonio esiste anche il funerale civile o laico. In questo articolo parleremo di questo rito sempre più richiesto, anche attraverso le voci della celebrante laica Alessandra Rizzi e del responsabile della formazione dei celebranti laici, nonché coordinatore della sezione UAAR di Pordenone Loris Tissino.

Cosa si intende per funerale laico?

Ritolaico.com lo descrive come un’occasione per dare il commiato a una persona cara, senza riferimento alle religioni. Durante un funerale laico si celebrano la vita e gli affetti del dipartito e non si usano preghiere né riti religiosi.

Anche se non si crede in alcuna religione è importante dare un ultimo saluto ai nostri cari, è un momento sociale importante, dove parenti e amici possono condividere tra loro ricordi, aneddoti, storie e farsi forza in un momento triste e segnante. Il funerale, lo sappiamo, serve a chi resta, e l’elaborazione del lutto passa anche attraverso questo momento di cordoglio.

Dove si svolge un funerale laico?

Per celebrare un rito laico non ci vogliono permessi o requisiti particolari, perciò il rito si può celebrare ovunque. La legge stabilisce che ogni comune deve mettere a disposizione una “sala del commiato”. Molti comuni hanno creato una sala apposita per questa funzione, ma dove non fosse così le altre opzioni sono l’abitazione privata, un luogo caro al defunto o di particolare simbolismo, come nel caso della camera ardente di Dario Fo al teatro Piccolo di Milano, e, in alcuni casi, in presenza di parroci particolarmente sensibili, anche qualche chiesa o luogo consacrato. Come dice Loris Tissino della UAAR:

abbiamo condotto un’analisi in molti comuni cercando di capire se si fossero dotati di una sala apposita per questo tipo di funzioni. Ci sono sempre più comuni che si stanno adoperando in questa direzione, anche se a volte la resistenza culturale è ancora molto forte. Ma visto la costante richiesta di questo tipo di cerimonie confidiamo che sempre più comuni possano offrire questi spazi”.

Chi celebra un funerale laico?

A differenza dei matrimoni civili, un rito funebre laico può essere celebrato da chiunque senza bisogno di permessi o nullaosta, perciò può essere celebrato da un amico o un familiare. Esistono anche dei celebranti che hanno seguito una determinata formazione. Questi ultimi sono riuniti in un progetto supportato dalla UAAR dal nome “cerimonie uniche” (cerimonieuniche.it) e operano da circa una decina d’anni sull’intero territorio nazionale. Alessandra Rizzi, counselor e cerimoniere funebre, nonché coautrice del libro “Ritualità del silenzio. Guida per il cerimoniere funebre” (2018, Nuova Dimensione) fa parte di questa rete e ci ha spiegato che:

“è importante sottolineare che la cerimonia laico-umanista non significa atea, ma si tratta di una cerimonia personalizzata, poiché viene svolta nel rispetto delle volontà e delle scelte del defunto. Il compito del celebrante è anche quello di coordinare i vari passaggi della cerimonia, dalla chiusura del feretro alla tumulazione o alla dispersione delle ceneri. Tutti i celebranti accreditati sono formati da docenti nazionali e internazionali e sono in grado di offrire un aiuto empatico e professionale in un momento così difficile”.

Come si svolge la cerimonia funebre?

La cerimonia laica non ha nessun tipo di schema standard. Può essere totalmente personalizzata a patto che rispetti le volontà del defunto ma anche dei suoi cari che vogliono salutarlo. Quei momenti sono frenetici e molte volte un aiuto esterno è necessario. Il primo aiuto che si riceve è quello dell’impresario funebre, che si prende cura del feretro e si occupa anche della parte burocratica. Conosciamo tutti il rito religioso e la sua formula solenne fatta di preghiere e benedizioni. Le cerimonie laiche, come ci dice sempre Alessandra Rizzi devono essere uniche, personalizzate anche da musiche, racconti, epitaffi, poesie e tutto ciò che possa rendere onore al ricordo del defunto.

In un’intervista su oltremagazine.it la celebrante Liana Moca la descrive cosi:

“La cerimonia funebre laica è totalmente personalizzata, nessun testo preconfezionato: questa è la difficoltà maggiore che incontra il celebrante. Si tratta di un rito inclusivo, a priori non si escludono preghiere o momenti spirituali se questo è rispettoso della persona che è mancata. È prassi comune dedicare qualche minuto di silenzio o di raccolta in cui si invita, chi vuole, a recitare una preghiera in silenzio. Durante la cerimonia vengono in genere coinvolte altre persone. Può essere un amico, un parente o un collega che vuole contribuire al racconto della vita del defunto. A volte più semplicemente si può scegliere di leggere una poesia o un brano che amava particolarmente. Il celebrante deve essere sempre pronto ad intervenire, perché le persone coinvolte possono essere sopraffatte dall’emozione e non riuscire ad andare avanti. Il suo compito, in questi casi, sarà quello di rassicurarle e aiutarle a proseguire”.

Dove vengono seppellite le salme?

La sepoltura è disciplinata dalla legge. Tutte le salme hanno diritto a una degna sepoltura e i cimiteri sono il luogo preposto per questo. I cimiteri non sono un’esclusiva di nessun credo religioso e chiunque ha diritto a un posto. Un’altra possibilità in caso di cremazione è quella di chiedere di disperdere le ceneri in un luogo di particolare valenza per il defunto (per questa eventualità bisogna consultare i regolamenti del comune di appartenenza), si possono usare luoghi privati o, si può scegliere la sepoltura silvestre, cioè la tumulazione delle ceneri in aree boschive destinate appositamente a questo scopo (www.boschivivi.it).

La storia ci insegna che l’uomo ha sempre voluto rendere omaggio nel migliore dei modi ai suoi morti. Purtroppo, la società sempre più frenetica di oggi ha portato a una standardizzazione anche in queste occasioni. Per questo è importante offrire un insieme di servizi che possano rendere onore nel migliore dei modi al ricordo dei nostri defunti, dal trasporto alla tumulazione, passando per la cerimonia di saluto. La nostra esperienza e professionalità ci permettono di offrire servizi sempre più personalizzati e particolari in modo da aiutare a rispettare le ultime volontà dei vostri cari.

Il nostro lavoro è soddisfare tutte le richieste in un momento difficile e intenso come la morte e offrire il miglior servizio in questo particolare momento.

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La cremazione: aspetti tecnici

Elaborare un lutto, riuscire ad avere la consapevolezza che un nostro caro non c’è più, non è più con noi e non sarà più in nostra compagnia.

Un passaggio che può sembrare naturale ma non lo è soprattutto se come rito funebre si è scelta la cremazione, tema che abbiamo trattato tempo fa: “Lasciar andare una persona cara non è facile; accettare la fine della vita men che meno. Cremazione o cimitero sono riti per accompagnarlo/a nel suo ultimo viaggio ma la cosa più importante è che il loro ricordo resterà sempre vivo dentro noi.”

Abbiamo deciso di tornare sull’argomento nel nostro ultimo articolo per sottolinearne gli aspetti psichici: “Ecco perché celebrare un rito funebre anche quando si tratta di cremazione è un gesto di delicatezza e rispetto per chi rimane e deve accettare la morte, deve superare il lutto e vivere nel ricordo della persona cara.”

In questo articolo invece, cerchiamo di capire quali sono gli aspetti tecnici della cremazione: una scelta che con l’emergenza Coronavirus è stata accolta anche più frequentemente del solito.

Un rito che sembra crescere nel nostro paese come riporta il sito Federazione italiana cremazione (Fic):

“La pratica della cremazione è in Italia in costante crescita. Nel 2012 a fronte di 590.000 decessi sono state eseguite circa 91.500 cremazioni, con una incidenza percentuale che supera il 15%. Il Nord Italia è storicamente patria della pratica cremazionista ed infatti l’incidenza percentuale nelle regioni settentrionali si pone ai vertici nazionali. Nelle regioni del Centro Italia le percentuali indicano un significativo e progressivo incremento. Nelle regioni del Sud e nelle Isole si rilevano le percentuali più basse.”

Ma come avviene un corretto processo di cremazione?

In tal senso, un gruppo tecnico di esperti di Utilitalia SEFIT e della Federazione Cremazione Italiana ha elaborato le “Istruzioni per una corretta gestione dei crematori” al cui interno per esempio, si stabiliscono le caratteristiche dei feretri:

I feretri, da utilizzare per la cremazione, devono possedere i requisiti stabiliti dalla normativa statale vigente. Attualmente il regolamento di polizia mortuaria è stato approvato con D.P.R. 10/9/1990, n. 285, con le specifiche di cui alle circolari Ministero salute n. 24 del 24/6/1993 e n. 10 del 31/7/1998.

Inoltre prima dell’introduzione del feretro nel forno:

  • Deve essere verificato che la targhetta esterna riporti gli elementi di identificazione del defunto e che questi siano gli stessi riportati nell’autorizzazione al trasporto e alla cremazione;
  • Devono essere rimosse le parti metalliche del feretro non strettamente necessarie ad assicurarne la chiusura, quali le maniglie, i piedini, i simboli religiosi, la targhetta, etc…

Altro elemento caratteristico è la dimensione del feretro: se le dimensioni esterne superano in lunghezza i 205 cm., in larghezza i 70 cm. o in altezza i 60 cm., esso è definito OVERSIZE. L’impresa funebre è tenuta a segnalare tale evenienza all’ufficio comunale competente al rilascio delle autorizzazioni al trasporto e alla cremazione.

E all’interno? Ci sono regole da rispettare? Sì, ed è l’impresa funebre che è tenuta a conformarsi integralmente alle istruzioni contenute nel presente disciplinare, al tariffario e alla carta dei servizi vigente.

Per il confezionamento dei feretri destinati alla cremazione, inoltre, vanno impiegati materiali a bassa produzione di fumi e facilmente combustibili. È altresì consentito l’uso di controcassa interna in materiali, quali plastiche biodegradabili, rispondenti alle norme UNI EN 13432 o 14995 in materia di biodegradabilità e compostabilità, o altri prodotti flessibili rispondenti alle caratteristiche previste dalle norme EN 15017.

Si arriva poi a quello che è il contatto con i propri cari, ciò che rimane di tangibile: le ceneri. Anche in questo caso, prima della consegna, le Istruzioni stabiliscono delle regole.

  1. Le ceneri, le ossa calcinate e quant’altro risultante da ogni singola cremazione sono raccolti con cura dal personale addetto alla cremazione e devono essere avviati a separazione, curandone la tracciabilità. Alla procedura di separazione delle parti non corrispondenti alle ceneri del defunto si procede con specifici ausili (ad es. magnete) o con macchine che polverizzano i prodotti estratti dal forno, separandoli da residui (metallici e non metallici). Questi ultimi sono gestititi secondo quanto previsto dalla Nota del Ministero dell’Ambiente del 26 agosto 2009.
  2. Tutte le ceneri di ogni singola cremazione risultanti dalle procedure di cui al punto 7.1. sono raccolte in urna cineraria/contenitore standard avente le caratteristiche e con le modalità di cui ai punti che seguono.
  3. Ove l’avente titolo disponga per l’utilizzo di urna con particolari caratteristiche per foggia o anche in funzione del successivo destino (sepoltura, dispersione in acqua per immersione, dispersione in natura, affidamento personale), sarà cura di questi o dell’impresa funebre incaricata provvedere alla sua consegna al personale del crematorio, almeno 6 ore prima dell’orario previsto per la cremazione.
  4. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve avere una capacità minima di 4 litri.
  5. Per le ceneri di defunti minori di anni 10 o derivanti dalla cremazione di resti ossei, sono consentite anche urne/contenitori di capacità inferiori, a condizione che possa esservi contenuto l’intero quantitativo di ceneri.
  6. Ogni urna cineraria/contenitore standard, o se questi sia sostituito da altro scelto dalla famiglia o dall’avente titolo, deve riportare all’esterno etichettatura o targhetta con i dati identificativi del defunto previsti dalla normativa vigente. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve essere realizzata con materiale adeguatamente resistente e infrangibile. Il coperchio dell’urna/contenitore deve aderire saldamente agli altri elementi e il suo fissaggio deve essere condotto in modo da impedire che esso venga successivamente forzato senza che il fatto possa essere rilevato. La corretta chiusura e l’integrità dell’urna/contenitore sono attestati dal personale del crematorio apponendo apposito sigillo antieffrazione.
  7. All’atto della consegna ceneri viene compilato e sottoscritto da chi consegna e da chi riceve, nel numero di esemplari stabilito, il verbale di cui all’articolo 81 del regolamento di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.

Un processo importante che tiene conto di tanti aspetti nonché del rispetto del defunto e delle famiglie che scelgono questo rito per l’ultimo viaggio dei propri cari.

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La cremazione: aspetti psico-sociali

Nessuno vorrebbe dire addio…

Una parola che spezza, taglia i rapporti e chiude ogni porta. Addio è non vedersi più, mai più.

Salutarsi per sempre no, non piace a nessuno specie se si tratta di cari amici o cari parenti.

Eppure morire fa parte della vita la quale è un ciclo che ci vede nascere, crescere, vivere e appunto morire.

Lasciare andare… per sempre… È questo un passaggio chiave: lasciare andare e accettare la morte; un passaggio chiave ma difficile perché è più semplice negare che non vedremo più quella persona.

Ecco perché forse, la cremazione è una pratica che si sta diffondendo parecchio nel mondo: avere con sé un ricordo tangibile del proprio caro, un’urna dove pregare, volgere lo sguardo nei momenti di difficoltà o un sorriso di ringraziamento.

L’analisi dei dati statistici elaborati e pubblicati da Sefit (Servizi funerari italiani) dal 1995 al 2005 si passa da 31 crematori a 43 crematori (+12); mentre dal 2006 al 2018 da 44 a 83 crematori (+39).

Nel dettaglio: nel 1995 si sono registrate 15.436 cremazioni pari al 2,78% dei decessi; nel 2005 48.196 cremazioni pari al 8,50% dei decessi; nel 2018 si sono registrate n. 183.146 cremazioni pari al 28,93% dei decessi (sostanzialmente il 30%).

Al di là dei numeri, in un precedente articolo sulla cremazione dicevamo: “Lasciar andare una persona cara non è facile; accettare la fine della vita men che meno. Cremazione o cimitero sono riti per accompagnarlo/a nel suo ultimo viaggio ma la cosa più importante è che il loro ricordo resterà sempre vivo dentro noi.”

A tal proposito, interessante è un articolo sui riti pubblicato sul sito Si può dire morte a firma Marina Sozzi:

“[…] Che le modalità di sepoltura siano cambiate è un dato: nel 2016 (ultimi dati disponibili) è stata scelta la cremazione dal 23% delle persone, l’inumazione dal 33% e la tumulazione dal 44%. La scelta cremazionista cresce, per ragioni in parte culturali e in parte economiche. Non credo né ho mai creduto che l’aumento della cremazione, in Italia come in altri paesi, sia sintomo di una deritualizzazione. Al contrario, nei luoghi in cui è stato proposto un rito del commiato per accompagnare l’affidamento della salma al crematorio, si è fatta un’importante operazione culturale: far riflettere i familiari sull’esigenza di un addio che abbia una struttura rituale, ma che corrisponda anche al desiderio di personalizzazione molto diffuso in Occidente: una poesia, una musica, qualche parola in memoria del defunto pronunciata da chi lo ha amato. Nei crematori dove c’è stata l’offerta di un rito, la popolazione ha maturato anche la capacità di celebrarlo a immagine e somiglianza del morto.”

Ci viene da pensare a quelle salme trasportate da Bergamo in altri posti d’Italia su camion dell’Esercito, persone che non avuto nemmeno la possibilità di sorridere, parlare, accarezzare per l’ultima volta i propri cari perché morire ai tempi del Coronavirus non è affatto naturale e facile. Nemmeno per noi:

“Non facile per chi fa il nostro lavoro sentire parlare di cifre così, di vivere una situazione così pesante, di stare vicini a famiglie colpite da un tale dolore. Molti infatti non possono nemmeno salutare per l’ultima volta i loro cari perché il Coronavirus ti lascia solo magari in isolamento, più probabile in ospedale nel reparto di Terapia Intensiva. È questo il dolore più grande che ci portiamo dentro in queste ore drammatiche; ma è il nostro lavoro e noi non ci tiriamo indietro, siamo lì, anche di fronte alle difficoltà. Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare. Sicuramente un lavoro difficile, molte volte ci sentiamo ripetere che non tutti ne sarebbero capaci, ma lo amiamo.”

Ecco perché celebrare un rito funebre anche quando si tratta di cremazione è un gesto di delicatezza e rispetto per chi rimane che deve accettare la morte, deve superare il lutto e vivere nel ricordo della persona cara.

I riti funerari dunque, ne abbiamo già parlato in merito al Giappone e, facendo un salto nel tempo, ai Nativi d’America, dimostrano come essi siano un momento di passaggio che va celebrato e ricordato.

Eppure, quando si parla di morte c’è ancora un tabù: quello dei bambini. Come spiegare loro la fine della vita? Come spiegare la cremazione a un giovane che ha perso un caro?

Molto interessante l’intervista che Alice Spiga, direttrice SO.CREM Bologna, ha fatto sul tema al professor Francesco Campione, tanatologo, Presidente dell’Associazione Rivivere e autore del libro La domanda che vola – Educare i bambini alla morte e al lutto.

Ecco un estratto:

“La prima domanda che potremmo porci, nell’analizzare la scena cui lei ha casualmente assistito, – esordisce il prof. Campione – è per quale motivo la madre abbassi la voce nel nominare il crematorio. Dietro l’abbassamento del tono ci sono infatti tre tabù principali, molto diffusi nella società italiana contemporanea:

  1. Il tabù della morte, per cui evitiamo del tutto di parlare di morte con i bambini perché siamo convinti che la morte non debba avere nulla a che fare con loro, che debbano essere preservati e tenuti all’oscuro finché non riteniamo che possano sopportare l’esistenza della morte.
  2. Il tabù del funerale, per cui talvolta abbiamo talmente paura che la partecipazione a un funerale possa traumatizzarli che scegliamo per loro di tenerli a casa, senza coinvolgerli nella decisione se partecipare oppure no (anche perché spesso non sappiamo nemmeno come spiegargli che cosa sia un funerale).
  3. Il tabù del destino del corpo dopo la morte. È in questo tabù che risiede la cremazione, insieme al polo crematorio e alle altre forme di trattamento del cadavere: tumulazione e sepoltura.”

E se il bambino dovesse cominciare, per un motivo o per un altro, a porre delle domande sulla cremazione? Che cosa dovrebbe rispondere un genitore?

“Le risposte sulla cremazione dipendono da un primo fattore fondamentale: l’età del bambino. Secondo le tappe evolutive del concetto di morte (1) che la ricerca psicologica ha individuato allo stato attuale, i bambini:

  • Fino ai 3 anni sono convinti che la morte sia un evento reversibile e non universale del quale tende a non comprenderne le cause.
  • Tra i 4 e i 6 anni comprendono che la morte è irreversibile e universale, ma la causa può essere anche non naturale o biologica (ad esempio una magia o una volontà cattiva).
  • Tra i 6 e i 9 anni comprendono che la morte è una cessazione irreversibile delle funzioni vitali, che avviene per ragioni biologiche, che è universale e che riguarda anche loro.”

Oggi vogliamo lasciarvi con una riflessione e con l’invito a continuare a seguire il nostro blog nel quale vi faremo conoscere tutti gli aspetti del nostro lavoro.

Vita e morte non sono due estremi lontani l’uno dall’altro. Sono come due gambe che camminano insieme, ed entrambe ti appartengono. In questo stesso istante stai vivendo e morendo allo stesso tempo. Qualcosa in te muore a ogni istante. Nell’arco di settant’anni la morte arriverà a compimento. In ogni istante continui a morire, e alla fine morirai davvero.

(Osho)

Elaborazione del lutto durante la pandemia

Un percorso doloroso che richiede aiuto e tempo

Dire addio a una persona cara non è mai facile, sapere ed avere la consapevolezza di non vederla e non sentirla più è devastante. Spesso non si supera, a volte servono anni.

Questo periodo, che speriamo sia alle spalle, non ha sicuramente aiutato a combattere questi stati d’animo negativi: la pandemia da Coronavirus ha annullato le vicinanze, gli abbracci, i baci, gli ultimi saluti.

Soli. Tanti italiani sono morti soli. Senza un bacio sulla bara, un fiore al cimitero, un’ultima carezza…

È stato il periodo più buio e triste anche per noi, già. Non è facile lavorare con una pandemia in corso:

“Parenti che da lontano piangono e pregano per i loro cari, e sempre più sono le richieste di evitare fiori ed aumentano le richieste di fare donazioni affinchè il momento di dolore si trasformi in un gesto di solidarietà e speranza. Speranza e aiuto verso i nuovi eroi: i medici, gli infermieri e tutto il personale ospedaliero che ogni giorno, senza sosta, aiutano le persone aggredite da un virus vigliacco, che a volte può rivelarsi letale. Purtroppo non sempre l’eroe vince e qualcuno si spegne tra le loro mani. No, non è facile in un momento così subentrare perché stai lavorando. Abbiamo scelto sì un lavoro spesso deriso, offeso… del quale faremmo a meno in certe circostanze, se il momento non richiedesse la nostra presenza ancora di più.”

Ecco, a tale proposito è molto interessante la riflessione di una laureanda in Scienze e tecniche psicologiche, cattolica, pubblicata su Cremona oggi:

“Di fronte alla morte basta liquidare l’argomento con la benedizione della salma e della tomba, sospendendo i funerali? […]  Non celebrare affatto i funerali, neanche in forma privata alla presenza dei parenti stretti, introduce a mio parere un elemento di disumanità e crudeltà intollerabile, lede i diritti umani. […] Quanto può essere devastante psicologicamente e che ripercussioni può avere l’impossibilità di vivere un rito per il caro estinto se lo si desidera fortemente? Questa decisione tiene conto del dolore e dello smarrimento di chi perde un caro?”.

Ed ecco il punto centrale: cosa è successo ad amici e parenti di queste persone scomparse durante il lockdown?

Quali sono le dinamiche che si scatenano? Un bell’articolo di Nicola Ferrari su Si può dire morte, le descrive così:

  • un intenso senso di colpa (avrei potuto cercare di vederlo, potevo pensare di fargli avere un cellulare per comunicare, dovevo mandargli un messaggio tramite un infermiere o un dottore…);
  • sensazione di sconforto dovuta al pensiero di avere mancato, di avere fallito umanamente nei confronti di chi è morto (non sono stato in grado di dirti che sono qui con te, di proteggerti, di consolarti);
  • pensieri frequentissimi, a volte snervanti e molto acuti, fortemente deprimenti e carichi di angoscia perché riferiti in maniera continua a ricostruire o immaginare come la persona deceduta avrà vissuto gli ultimi giorni (cosa avrà pensato? Come si sarà sentito restando da solo?);
  • ira e rabbia per il senso di ingiustizia che si prova dovuto proprio alla causa della morte (non è giusto che mio padre sia morto così, non si può morire di qualcosa che non si vede, di un virus che arriva da lontano, non è possibile morire perché la scienza non trova un vaccino…).

Elaborare un lutto, come dicevamo all’inizio, non è una cosa semplice; basti pensare che bisogna attraversare 5 fasi:

  1. Negazione,
  2. Rabbia,
  3. Contrattazione e patteggiamento,
  4. Depressione,
  5. Accettazione.

Alcuni studiosi hanno stimato che, per non aver portato a compimento le azioni rituali necessarie, i sopravvissuti potrebbero rimanere imprigionati nella prima fase, quella della negazione e non evolvere verso lo stato di accettazione.

Tutto all’improvviso. Per tanti è stato così: quanti anziani genitori sono entrati ospedale per operazioni di routine e poi… non si rivedono più.

Come fare a superare la prima fase, quella della negazione?

Oltremagazine.com mette in risalto alcuni metodi:

  • Condividere l’esperienza dolosa con i propri conoscenti, anche tramite i social network;
  • Individuare un tempo preciso durante la giornata, anche breve, da dedicare a chi abbiamo perso;
  • Allestire lo spazio da dedicare al ricordo. Non c’è bisogno di nulla di complesso, può essere sufficiente una candela o una luce particolare;
  • Narrare quello che si prova. Si può farlo ad alta voce o in forma scritta con lettere e messaggi da condividere o da custodire per sé;
  • Mantenere viva la memoria ricordando l’intera vita del nostro caro;
  • Creare rituali, anche semplici, per salutare e ringraziare il defunto. Si può farlo con l’accensione di una candela, l’omaggio di un fiore;
  • Progettare il futuro. Tutto ciò rappresenta da un lato una modalità per ‘continuare’ la vita e dall’altro la testimonianza concreta dell’amore per chi abbiamo perso prendendoci cura di tutte le conseguenze.

Per fortuna la situazione si è placata, la Fase 3 ha riaperto spiragli di luce. E’ possibile tornare nei cimiteri e portare un fiore ai propri defunti, è possibile celebrare funerali.

Certo, per chi ha perso un caro amico o un genitore nel corso della pandemia da Covid-19, la strada del recupero è lunga e difficile.

Ma noi ci siamo, anche per loro: in collaborazione con Enkyklios – Associazione di Promozione Sociale e Culturale, infatti offriamo gratuitamente ai nostri clienti uno spazio di ascolto protetto e qualificato, finalizzato al sostegno e all’elaborazione del lutto.

Siamo sempre vicini alle famiglie in un momento così difficile come la morte di una persona cara, lo abbiamo sempre fatto e lo facciamo ora più che mai.