Le statistiche sulla mortalità

Come ogni inizio anno l’ISTAT ha rilasciato le statistiche sulla mortalità in Italia. Lo strumento utilizzato per descrivere questo fenomeno è la statistica e in particolare il calcolo  dell’indice di mortalità. Questo può essere spiegato come lo strumento statistico per misurare la quantità di morti in una popolazione in un dato periodo di tempo. Ci sono diversi modi per calcolare l’indice di mortalità, ma uno dei più comuni è quello di utilizzare il tasso di mortalità generale (o tasso di mortalità globale), che è il numero di decessi in un anno ogni 1.000 abitanti.

L’indice di mortalità può anche essere suddiviso in diverse categorie, come ad esempio tasso di mortalità infantile (per i bambini sotto i 5 anni) o tasso di mortalità per cause specifiche come malattie cardiovascolari o cancro. Infatti ci sono diverse fonti di dati che possono essere utilizzate per calcolare l’indice di mortalità, tra cui statistiche sanitarie nazionali e internazionali, censimenti e indagini di mortalità.

Esistono molteplici fattori che influiscono sulla mortalità in una popolazione: in generale si può dire che un alto tasso di mortalità indica una scarsa qualità della vita, connesso a fattori come povertà, scarsa istruzione, malnutrizione e accesso limitato a cure mediche di qualità, ma, soprattutto nel caso di società più complesse ed evolute, un indice di mortalità alto potrebbe essere sinonimo di una diffusione di una epidemia o pandemia. 

Per calcolare l’indice di mortalità si utilizzando diversi strumenti statistici:

  • Tasso di mortalità generale (o tasso di mortalità globale): è il numero di decessi in un anno per 1.000 abitanti. Viene calcolato dividendo il numero totale di decessi in un dato periodo di tempo per la popolazione totale e moltiplicando per 1.000.
  • Tasso di mortalità specifico: è il numero di decessi per causa specifica per 100.000 abitanti. Viene calcolato dividendo il numero di decessi per una determinata causa per la popolazione totale e moltiplicando per 100.000.
  • Tasso di mortalità infantile: è il numero di morti tra i bambini sotto i 5 anni per 1.000 nati vivi. Viene calcolato dividendo il numero di decessi tra i bambini sotto i 5 anni per il numero di nati vivi in un dato periodo di tempo e moltiplicando per 1.000.
  • Indice di mortalità perinatale: è il numero di morti perinatali (ovvero morte del feto o del neonato entro la prima settimana di vita) per 1.000 nati vivi. Viene calcolato dividendo il numero di morti perinatali per il numero di nati vivi in un dato periodo di tempo e moltiplicando per 1.000.
  • Tasso di mortalità proporzionale: è il numero di decessi per una determinata causa, diviso per il numero di decessi totali, moltiplicato per 100.

Questi sono solo alcuni esempi degli strumenti statistici utilizzati per calcolare l’indice di mortalità, ci sono molti altri metodi e statistiche correlate. Tuttavia, è importante notare che per ottenere dati precisi e affidabili, è necessario utilizzare fonti di dati di alta qualità e applicare metodi statistici appropriati. Inoltre, quando cerchiamo di spiegare i dati ottenuti, dobbiamo ricordarci sempre che le statistiche vanno contestualizzate e incrociate tra di loro, in modo da ottenere la spiegazione più coerente e completa della realtà.

In Italia il compito di raccogliere i dati sulla mortalità è affidato all’istituto nazionale di statistica, l’ISTAT, che ogni anno li raccoglie in tabelle, liberamente consultabili da tutti. Grazie a questi dati, i centri di ricerca indipendenti o universitari, oltre allo stesso istituto, possono analizzare le cause e cercare di spiegarne il significato. Se, ad esempio, prendiamo in considerazione il tasso di mortalità medio in Italia, possiamo vedere che è rimasto tra il 9,1 e 10,7 per mille dal 1948 e il 2019, ma è aumentato notevolmente dopo il diffondersi della pandemia di covid dall’inizio del 2020 salendo oltre il 12 per mille. 

Ora, questo dato è facilmente interpretabile, la mortalità è aumentata a causa della pandemia che abbiamo dovuto affrontare, ma, se vogliamo analizzare un dato meno conosciuto, possiamo vedere cercare quale siano le principali cause di morte in Italia, quali sono gli anni che presentano un eccesso di mortalità e vedere a cosa è legato questo fenomeno, guardare l’età media dei decessi, ecc.

Sapere esattamente i dati della mortalità in Italia, avere statistiche precise e complete, avere più punti di vista sull’interpretazione dei dati, è importantissimo perché permette al legislatore o all’amministratore locale di intervenire in caso ci sia necessità di normare qualche situazione, pensiamo agli incidenti stradali o alle morti bianche, ma, al contempo, permette anche di capire a chi con la morte ci lavora, come noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo de Florentiis, come dobbiamo organizzare il nostro servizio, in modo che sia sempre ai massimi livelli, seguendo le norme di legge e i regolamenti amministrativi. 

Le strutture per il fine vita

Le strutture per il fine vita, o case di cura per il fine vita, sono luoghi dove le persone con malattie terminali possono andare a ricevere cure specializzate e assistenza nella gestione del dolore e dei sintomi. Questi posti offrono un ambiente confortevole e sostenitivo per le persone che stanno vivendo questa ultima fase, e cercano di fornire una qualità di vita il più elevata possibile in queste circostanze. Spesso le case di cura per il fine vita forniscono servizi come cure mediche, assistenza spirituale e psicologica, supporto per i familiari e per gli amici, e servizi di assistenza alla vita quotidiana.

Non ci sono linee guida standard per la struttura delle case di cura per il fine vita, poiché possono variare in base alla località e alle preferenze dei pazienti e dei loro familiari. Tuttavia, sono progettate per fornire un ambiente confortevole e discreto per le persone che vi abitano. Questo può includere ad esempio camere private per i pazienti e aree comuni per incontrare amici e familiari. Inoltre hanno una equipe di personale altamente qualificato e attento alle esigenze dei pazienti e dei loro cari. 

I servizi più importanti offerti dalle case di cura per il fine vita sono le cure mediche specializzate per gestire il dolore e i sintomi dei pazienti, nonché l’assistenza nella gestione della loro vita quotidiana. Altri servizi comuni offerti dalle case di cura per il fine vita includono:

  • Assistenza spirituale e psicologica per aiutare i pazienti e i loro familiari a gestire le emozioni e le sfide legate alla malattia terminale
  • Supporto per i familiari e gli amici, per aiutarli a comprendere meglio la malattia del paziente e come supportarlo al meglio
  • Servizi di assistenza alla vita quotidiana, come la preparazione dei pasti, il trasporto, e l’assistenza nei compiti domestici
  • Attività ricreative e sociali per aiutare i pazienti a mantenere una buona qualità di vita
  • Consulenza sulla pianificazione delle cure e su come affrontare le decisioni difficili legate alla fine della vita.

Quando un paziente muore in una di queste strutture, il personale si occuperà di preparare il corpo per la sepoltura o la cremazione, a seconda delle preferenze del paziente o dei suoi familiari. Inoltre, il personale può offrire supporto e consulenza ai familiari in questo difficile momento, e può aiutarli a organizzare i funerali o altri servizi funebri. Dopo la morte del paziente, i suoi familiari possono scegliere di portare il corpo a casa per la veglia o di lasciarlo in obitorio sino al momento del funerale, a seconda delle loro preferenze.

Le agenzie di pompe funebri non hanno un ruolo diretto nelle case di cura per il fine vita, poiché queste strutture si concentrano principalmente sulla fornitura di cure mediche e assistenza per le persone con malattie terminali. Tuttavia, le agenzie di onoranze funebri possono essere coinvolte nei servizi per i pazienti, come la preparazione del corpo per la sepoltura o la cremazione, e l’organizzazione dei funerali. Inoltre, le agenzie funebri possono offrire consulenza sulla pianificazione del funerale e su come affrontare le decisioni legate alla fine della vita.

Questo particolare momento deve essere gestito con discrezione e professionalità; infatti, i pazienti ricoverati, sono quasi sempre malati terminali, e questa condizione permette ai familiari di poter richiedere in anticipo il servizio funebre. Il compito delle onoranze funebri come la Emidio e Alfredo De Florentiis, sarà quello di soddisfare le loro esigenze e mettersi in contatto con la struttura per coordinarsi perfettamente quando arriverà il momento. 

Tutelare le nostre volontà: il testamento

“Quando la morte mi chiamerà
Forse qualcuno protesterà
Dopo aver letto nel testamento
Quel che gli lascio in eredità
Non maleditemi non serve a niente
Tanto all’inferno ci sarò già”
(Il testamento)

Con questo testo iconico ed ironico, il grande Fabrizio De Andrè, raccontava il suo testamento.

Già, il testamento, il nostro ultimo lascito, che può essere scoperto solo dopo la morte. Ma, anche se ne sentiamo parlare ogni giorno, anche se ci appassionano le storie delle liti sui testamenti, solo il 12% degli italiani ne ha redatto uno. E questo, se raffrontato con gli altri paesi del mondo, è un dato  molto basso. Sembra che gli italiani siano poco sensibili al tema del testamento, che nell’immaginario comune è strettamente associato alla morte, e può anche darsi che per motivi scaramantici gli italiani decidano di evitarlo quanto possibile. Eppure, anche un testamento redatto in giovane età può evitare molti problemi.

Infatti questo strumento permette di evitare diversi problemi e, in alcuni casi, programmare una successione “ordinata” in caso di grandi patrimoni e possedimenti, ed è anche l’unico possibile per poter disporre dei propri beni dopo la morte. In Italia, il testamento, è regolamentato dall’art. 587 del codice civile, che lo definisce come:

“un atto revocabile con il quale taluno dispone, per tutto il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze, o di parti di esse”. 

Il testamento può contenere sia disposizioni patrimoniali che disposizioni morali. Le disposizioni patrimoniali si dividono in:

  • istituzioni di eredi, con cui il testatore attribuisce tutto o parte del proprio patrimonio ad uno o più beneficiari, pro quota;
  • legati, con cui il testatore attribuisce ad uno o più soggetti beni o diritti determinati.

Tralasciando forme particolari e molto rare di testamento, come il testamento segreto ed i testamenti speciali, il testamento può assumere due forme fondamentali: il testamento pubblico e il testamento olografo.

Il testamento pubblico è quello redatto con atto notarile: il testatore, alla presenza di due testimoni, dichiara le sue volontà al notaio, che le riduce in forma scritta, traducendo in corretta forma giuridica la volontà espressa dal testatore. L’originale del testamento pubblico viene conservato in luogo sicuro nello studio del notaio, una copia in busta chiusa viene dallo stesso trasmessa all’Archivio notarile, e contemporaneamente il notaio provvede a far inserire in un archivio informatico tenuto dal medesimo Archivio notarile (il cd. Registro Generale dei Testamenti) la notizia che presso il suo studio si trova il testamento pubblico di quella certa persona. Il tutto è coperto da un assoluto segreto fin quando il testatore è in vita; dopo la morte del testatore, chiunque può recarsi all’Archivio Notarile ed, esibendo un certificato di morte, chiedere ed apprendere se la tale persona ha fatto testamento pubblico e presso quale notaio del distretto il testamento è depositato.

Il testamento olografo è invece redatto direttamente dal testatore e conservato dal testatore medesimo, a meno che il testatore medesimo non ritenga di affidarlo ad altra persona. Chiunque sia in possesso di un testamento olografo, ha poi l’obbligo di portarlo da un notaio per la pubblicazione appena ha notizia della morte del testatore.

Elementi essenziali per la validità del testamento olografo sono:

  • l’olografia (da cui deriva il nome): esso deve essere scritto interamente di pugno dal testatore, non con mezzi meccanici (macchina da scrivere, computer ecc.), né da altri, sia pure sotto dettatura del testatore;
  • la data, che deve essere apposta parimenti di pugno dal testatore;
  • la firma del testatore.

Il testamento olografo, se ha i requisiti suindicati, è perfettamente valido, anche se non presenta i suddetti vantaggi del testamento pubblico.

Il testatore può anche depositare il testamento olografo presso un notaio, che in tal caso redige un verbale di deposito e lo conserva, allegato al verbale di deposito, insieme ai testamenti pubblici, nel fascicolo degli atti di ultima volontà, e comunica l’esistenza del testamento al Registro Generale dei Testamenti.

È importante ricordare che, ai fini della sua piena leggibilità, la persona che non sia in grado di scrivere di proprio pugno e sottoscrivere il testamento, ad esempio per malattia, età avanzata o analfabetismo, non potrà redigere un testamento olografo, mentre potrà fare un testamento pubblico, che dovrà però essere redatto dal notaio con particolari formalità.

 La leggi individua degli elementi essenziali che valgono per tutti i testamenti, che sono:

  • la revocabilità fino al momento della morte: il testatore può sempre, fino all’ultimo istante di vita, modificare o revocare il proprio testamento;
  • l’efficacia differita: il testamento non ha mai efficacia immediata, ma solo dopo la morte del testatore; fino a quel momento è coperto da un assoluto segreto e non produce nessun effetto: il testatore rimane padrone dei beni di cui ha disposto con testamento e può alienarli liberamente; l’alienazione di un bene assegnato a un erede o ad un legatario con testamento costituisce una revoca implicita della disposizione testamentaria.

Come abbiamo detto, all’interno del testamento possono esserci anche disposizioni morali e, non è raro trovare anche i desideri per l’ultimo saluto. Questi, devono essere rispettati per onorare appieno le volontà del nostro caro. Perciò, visto che i desideri possono essere variegati, è fondamentale rivolgersi a un’agenzia come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, che sarà sicuramente in grado di soddisfare le ultime volontà del vostro caro.

L’immobiliare dei defunti

Tutti noi sappiamo che il cimitero ha due funzioni essenziali e importanti: la prima è essere un luogo del ricordo dei nostri cari defunti, e la seconda è quella di essere il luogo nel quale si compiono i processi trasformativi del cadavere, in modo controllato, per tutelare la sanità e l’igiene pubblica. Purtroppo il sistema di tumulazione italiano non ha mai tenuto conto di un possibile aumento dei decessi e, di conseguenza, della necessità di nuovi spazi per le sepolture. La fragilità del nostro sistema cimiteriale, purtroppo, è emersa durante il periodo più duro del covid, dove l’eccesso di mortalità ha messo in difficoltà molti comuni italiani, soprattutto i più popolosi. 

Le difficoltà saranno sempre maggiori, soprattutto nelle grandi città, che registrando un aumento di popolazione, dovranno attrezzarsi per accogliere, si spera il più tardi possibile, ancora più defunti. Vero, la cremazione sta dando una grande mano al sistema, ma anche per questa pratica i tempi di attesa si stanno allungando sempre di più. È necessario ripensare all’intero sistema cimiteriale, in modo da evitare qualunque collasso e attesa, ridurre la burocrazia al minimo e, al contempo, occorre ripensare profondamente al ruolo del cimitero nelle città di questo secolo, comprendere i bisogni del lutto e integrarli con altri bisogni della nostra società.

Per tornare ad essere rilevanti per le loro comunità, i cimiteri devono creare spazi e memoriali progettati non solo per scopi funzionali, ma anche e soprattutto per attrarre le famiglie, e preservare la memoria dei nostri cari. Per muoverci su questa nuova direttiva, bisogna avere una comprensione approfondita della comunità, dei dati demografici, delle preferenze della popolazione e dei modelli di sepoltura e commemorazione. Infatti il sistema napoleonico di sepoltura, ancora usato nei nostri cimiteri, sta iniziando a mostrare tutti i suoi limiti, facendo allontanare sempre più i cittadini dalle opzioni seriali, portandoli alla ricerca di qualcosa di unico e personalizzato.

Abbiamo già parlato delle sepolture alternative e visto come i luoghi di inumazione, o gli impianti di cremazione, possano diventare dei luoghi nei quali la commemorazione del defunto assume un nuovo significato. Ed è anche guardando a questi esempi che la crisi cimiteriale italiana può trasformarsi in un’opportunità urbana.
Infatti, la grande diffusione della cremazione, permetterà di liberare negli anni delle aree nei cimiteri, che potrebbero essere destinate a un sistema di inumazione o tumulazione, in aree a prevalenza verde, non più viste come meri luoghi di sepoltura, ma come parti integranti del tessuto urbano, come spazi di rispetto, ma anche di comunità. 

È arrivato il momento di capire realmente cosa fare del sistema cimiteriale italiano, visto che molte aree destinate a questo uso hanno terminato la loro funzione, perché è finito lo spazio fisico a disposizione, e generano solo spese e non più introiti, necessari per la manutenzione ordinaria. Su questo aspetto occorre puntare i riflettori e varare rapidamente una riforma legislativa della normativa cimiteriale, affinché i cimiteri italiani possano avere un futuro che non sia, come oggi purtroppo si intravede, di abbandono quasi certo.

Le soluzioni ci sono, ma a volte difficilmente applicabili: si parla del sistema americano, dove i cimiteri sono gestiti da fondi terzi, che gestiscono una parte degli introiti e, in cambio, grazie agli interessi maturati da questi fondi, si fanno carico del decoro e del mantenimento del cimitero, oppure lasciare l’incombenza ai comuni, facendoli gestire al pari di uno spazio verde urbano, o ancora destinare una parte dei ricavi cimiteriali a questo scopo. Ci sarebbe anche una soluzione, estrema, alla quale non dovremmo mai arrivare, cioè il tassare l’uso degli spazi cimiteriali.

Noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis questo problema riusciamo a toccarlo con mano ogni giorno. Il nostro lavoro sarà sempre svolto ai massimi livelli, con una cura maniacale di ogni dettaglio e il rispetto di tutte le richieste del cliente, ma siamo consapevoli della situazione di alcuni cimiteri. Vero, la soluzione non è facile e deve contemplare una nuova visione del sistema cimiteriale italiano, coinvolgendo tutti gli attori presenti. Di sicuro bisogna ripensare questi spazi, renderli più vicini possibile alle città e ai centri abitati e, grazie anche alla cremazione, individuare, e costruire, luoghi nei quali il ricordo e il rispetto possano fondersi con la società dei vivi.

Ironia della… morte

La morte è una delle parti più tristi della nostra vita, un periodo pieno di dolore, dove dobbiamo prenderci del tempo per elaborare il lutto e la mancanza che il nostro caro defunto ci lascerà. Ma la morte è anche un fatto naturale, tutti dobbiamo lasciare la vita terrena, e dobbiamo accettare questo fatto. Quello che accettiamo di meno, sono le vite spezzate prima del naturale decorso. In questo contesto sembra impossibile ironizzare sulla morte, invece la storia ci mostra come questo sia pienamente possibile, anche con risultati sorprendenti.

Ironizzare sulla morte non è compito facile; per la difficoltà e la delicatezza dell’argomento trattato è necessaria una grande intelligenza affinché il messaggio sia simpatico, divertente e non offensivo per nessuno, per quanto resti sempre irriverente. La televisione, le canzoni, il cabaret sono ricchi di esempi, più o meno simpatici e leggeri, di come si possa scherzare su questo argomento, anche se ultimamente i social stanno prendendosi la scena per intero. Infatti, questi ultimi, con la possibilità di allegare testi, immagini e video, possono veicolare pienamente un messaggio anche di questo genere. 

Ripetiamo, ironia e scherzosità si, ma senza mai cadere nel banale, nell’offensivo o nel macabro. Assumere un atteggiamento del genere sulla morte non deve essere mai scambiato per troppa superficialità o mancanza di empatia, anzi, deve essere, e in molti casi lo è, un altro modo, scanzonato è vero, per affrontare e superare questi momenti della nostra vita. 

Per avere degli esempi di come si può ironizzare sulla morte basta aprire un qualunque social, dove troveremo un infinità di pagine, più o meno gestite e curate con intelligenza, dove questo argomento viene usato per cercare di creare contenuti simpatici e sdrammatizzanti.

Come abbiamo già visto in un precedente articolo, sono innumerevoli gli esempi cinematografici, musicali e letterari che hanno adottato l’ironia nei confronti del morire. Uno dei più noti esempi tratti dal cinema è quello de Il senso della vita (1983) dei Monty Python, la cui ultima parte è dedicata al Tristo Mietitore, che si presenta alla porta di una graziosa casetta di campagna e si sente rispondere: “pare sia un certo signor La Morte, venuto per la mietitura. Non credo ci serva per il momento”. O, ancora, ricordiamo Funeral Party (2007), completamente incentrato sulla risata durante la celebrazione di un funerale: si parte dalla consegna al figlio della salma del padre sbagliato fino ad arrivare alle disavventure provocate da uno degli ospiti il quale ha preso, per sbaglio, un potente allucinogeno invece del Valium, e potremmo trovare ancora diversi esempi.

Ma abbiamo anche un altro aspetto da analizzare, un aspetto più intimo e meno irriverente: scherzare sulla morte per esorcizzare il male che questa provoca e ridurre il dolore psicologico. 

Di solito chi ci scherza sù vuole, in qualche modo, prepararsi a quando bisognerà affrontare questo fenomeno della vita. 

La società moderna ha iniziato a vedere e considerare la morte come un fatto sociale a tutto tondo, dove il rito è la ribalta e gli attori sono il defunto e i suoi cari. In questa ottica, l’ironia e lo scherzare non sono più visti come irriverenza o mancanza di rispetto, ma come un altro modo per affrontare il lutto o la dipartita in generale. Alla fine se ci pensiamo, chi più chi meno, abbiamo tutti scherzato sulla nostra morte, magari pensando a funerali alternativi, o a una frase irriverente da scrivere sulla lapide. 

Non dobbiamo però mai scordarci che, nonostante questo modo di vedere e intendere la morte, questa rimane un fenomeno molto serio e sempre difficile da affrontare, soprattutto nel caso questa non avvenga per cause naturali. Per questo motivo, anche se si vuole ricordare il defunto con ironia, è sempre importante rivolgersi a dei professionisti come le Onoranze funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, che sapranno consigliarti la soluzione migliore per rendere omaggio al tuo caro, nel rispetto della circostanza e della persona che è stata in vita.

London bridge is down

Quattro parole, un codice che è diventato familiare nei giorni precedenti al 8 settembre, annunciavano la morte,  nel castello di Balmoral in Scozia, della sovrana più longeva, la regina Elisabetta II. Già, davanti alla morte siamo tutti uguali, e anche se la regina sembrava immortale nelle carni, il tempo ha fatto il suo decorso anche con lei, rendendola definitivamente un’icona immortale. Tutti noi, successivamente, abbiamo potuto assistere ai suoi monumentali funerali, frutto di una minuziosa organizzazione durata circa 60 anni.

Lunedì 19 settembre, a 10 giorni dalla morte, si sono svolti i funerali, monopolizzando la stampa e la TV mondiale. Si stima che la cerimonia, trasmessa da tutte le principali testate mondiali, sia stata seguita da 4 miliardi di persone, cioè quasi tutto il mondo. Un evento planetario e che sicuramente segnerà la nostra storia. Se questi dati fossero confermati, si tratterebbe dell’evento più seguito di sempre. Ma come si sono svolti questi funerali?

Le esequie si sono svolte nella grande Abbazia di Westminster solo dopo che tutte le persone invitate al funerale si fossero accommodate. A questo punto, seguendo un rituale rigidissimo, il feretro della regina è stato trasportato, da un carro trainato dai cadetti della marina, sino al centro della navata, davanti all’altare, dove il reverendo David Hoyle ha celebrato il rigido rito funebre anglicano. Il sermone, invece, è stato affidato all’arcivescovo di Canterbury.

Dopo la funzione a Westminster la bara è stata portata in processione lungo il Mall, il vialone alberato che conduce a Buckingham Palace accompagnata, in silenzio,  da migliaia di persone che da ore attendevano di salutare la regina ai lati della strada. Prima di raggiungere il Mall, il feretro era transitato attraverso il cortile di Horse Guards Parade, nel complesso di St James Palace.

L’ultima tappa della parata è stata Wellington Arch. Qui, la bara è stata trasferita su un carro funebre per il suo viaggio verso il castello di Windsor, quella che sarà l’ultima residenza e luogo di sepoltura della sovrana. La processione si è arrestata al suono dei fischietti dei reparti di scorta della Royal Navy, seguita a piedi, come in moltissime fasi sia della veglia sia della cerimonia, dalla famiglia reale.

Intorno alle 18 (ora inglese) le spoglie della regina Elisabetta hanno raggiunto la cappella di St George, annessa al castello di Windsor, per una breve cerimonia di suffragio officiata dal reverendo David Conner, rettore della complesso religioso locale prima della sepoltura. La bara è stata accolta in chiesa dall’inchino dei fedeli e dal suono di un organo.

Dentro c’erano 800 ospiti scelti e fuori, con militari e collaboratori della casa reale, la pony Emma e alcuni cani Welsh Corgie cari a Sua Maestà. Il cerimoniale liturgico finale segue nei dettagli le volontà di Elisabetta: previsto anche il canto di un inno della tradizione ortodossa, Russian Kontakion of the Departed, scelto dal principe consorte Filippo per il proprio funerale nel 2021.

Prima della sepoltura di Elisabetta, le insegne reali, cioè la corona, lo scettro e il globo d’oro, sono state tolte dalla bara e consegnate al celebrante che le ha deposte sull’altare. La cerimonia si è conclusa quando re Carlo III si è avvicinato a deporre sulla bara il vessillo che tradizionalmente serve a identificare il comandante in capo in battaglia e il Lord Ciambellano della casa reale ha spezzato la bacchetta di comando, simbolo della fine del potere terreno di un sovrano defunto. Sia il vessillo, sia il bastone spezzato sono stati sepolti assieme a Elisabetta.

In seguito la regina Elisabetta è stata tumulata nella cappella di St George, nel corso di una cerimonia privata a cui hanno preso parte re Carlo III e i membri più stretti della famiglia reale. La sovrana riposa in una piccola cappella della chiesa, la King George VI Memorial Chapel, accanto al principe consorte Filippo e vicino al padre Giorgio VI, alla regina Madre e alla sorella, la principessa Margaret. Secondo i media sulla lastra di marmo della tomba appare la scritta: “Elizabeth II 1926-2022”.

Un funerale importante, organizzato negli anni e dai toni che si addicono a una sovrana come Elisabetta. Una cosa accomuna però questo evento a un funerale come quelli che vediamo tutti i giorni, a quelli che anche noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis contribuiamo a organizzare, cioè il rispetto dei riti, del momento triste e delle volontà del defunto.  E, alla fine, anche se non siamo regine o re, il momento dell’ultimo saluto deve essere importante, ricordare la memoria del defunto nel rispetto delle sue ultime volontà, perché questa possa resistere in eterno nel cuore dei nostri cari.

I bambini d’acqua

La scomparsa di un figlio, soprattutto in tenera età è sempre una tragedia tremenda che genera molto dolore. Ma non dobbiamo dimenticarci che, purtroppo, esistono anche i bambini nati morti o i feti abortiti. Anche a questi, naturalmente con le dovute attenzioni e sensibilità, si possono rivolgere riti e credenze.

Di sicuro la più suggestiva è quella buddista, dove un bambino che muore prima di nascere non può andare in paradiso perché non ha mai avuto l’opportunità di accumulare un buon karma, ma viene mandato in un luogo chiamato sai no kawara sulle rive del fiume Sanzu. Questi riti prendono il nome di mizuko kuyō.

L’immaginario che circonda queste credenze è variegato, ed anch’esso è il risultato di evoluzioni storiche, ma possiamo dire che nella maggior parte dei casi la rappresentazione ricorrente è quella che vede gli spiriti dei bambini radunarsi lungo il fiume dei morti, e, incapaci di attraversarlo, perché alcuni demoni gli intralciano la strada, le piccole anime giocano, e cercano di costruire dei piccoli templi con i sassi del fiume, nella speranza che questa azione permetta loro di accumulare meriti e di raggiungere l’altra sponda del fiume o una rinascita immediata. 

Immancabilmente i demoni arrivano e distruggono senza pietà le costruzioni, e immancabilmente i piccoli spiriti ricominciano da capo. È un’immagine molto triste, dove la piccola anima è rappresentata sola, spesso dimenticata dai genitori, e incapace di liberarsi da questo luogo di pena, per certi versi simile al Limbo cristiano, a metà tra la vita e la morte. Questa situazione tragicamente senza uscita è tuttavia interrotta in diverse tradizioni dalla comparsa del bodhisattva Jizō, figura estremamente popolare in Giappone, che distrugge i demoni e salva i piccoli dal loro stato di tristezza e miseria. 

L’azione di Jizō contro i demoni, in difesa delle piccole anime solitarie, è estremamente rapida e totalizzante, e non lascia spazio alla descrizione dell’effettivo scontro tra queste due figure: in altre parole, non esiste un vero scontro tra bene e male, tra demoni e dio salvatore, ma anzi l’azione di Jizō è assoluta e totalizzante, garantendo alle anime dei piccoli bambini l’immediata salvezza. 

Nella pratica contemporanea, i mizuko kuyō si articolano in diverse attività culturali, che variano a secondo del rito. Un primo genere di riti è quello gestito dalle donne della comunità locale, spesso organizzate in associazioni informali dedicate a Jizō. Si tratta di una sorta di cura perpetua rivolta ad una statua collocata agli incroci o sul ciglio della strada: si posano dei fiori di fronte alla statua, la si lava di tanto in tanto, e si accende qualche bastoncino di incenso. Questi piccoli altari di Jizō, la cui protezione si rivolge tanto ai bambini morti in tenera età quanto ai bambini abortiti, sono spesso il più vicino possibile alle diverse comunità locali.

Esistono inoltre riti più complessi che esulano dalla sfera domestica o privata e sono di maggiore complessità. Tra i più diffusi troviamo il posizionamento di una statua ad immagine di Jizō all’interno di uno degli ormai numerosi cimiteri adibiti al culto dei mizuko. Tali cimiteri sono nati in origine all’interno di templi di diverse scuole buddhiste, ma si è assistito negli ultimi anni alla nascita di luoghi indipendenti che si occupano esclusivamente della commemorazione dei mizuko.

Vero, è una cultura molto diversa dalla nostra, che tende a celebrare il ricordo in maniera più intima. Possiamo trovare comunque due punti di incontro con la cultura italiana: il primo è che queste anime stanno in una zona dell’aldilà paragonabile al Limbo dei Bambini che, anche se non più menzionato nel catechismo di San Giovanni Paolo II, rimane un’ipotesi teologica possibile; il secondo è che queste anime sono in un posto neutro, in attesa di poter completare il proprio percorso nel buddismo o aspettando la misericordia di dio nel cristianesimo.

Questi riti, carichi di simbolismo e significati, appaiono molto diversi dai nostri, e effettivamente lo sono. Noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis riteniamo comunque importante far conoscere queste tradizioni che arricchiscono il nostro bagaglio culturale e ci danno uno spunto di riflessione diverso rispetto al nostro.

Il rito funebre

Il rito funebre_

il rito funebre

I riti funebri sono sempre stati celebrati sin da quando l’uomo esiste sulla terra. Nelle grotte dello Shanidar in Iraq, ad esempio, sono stati scoperti degli scheletri di Neanderthal coperti da un caratteristico strato di polline: ciò ha suggerito che i morti potessero essere sepolti con un minimo di cerimoniale in cui il presunto omaggio floreale potrebbe rappresentare una sorta di simbolismo. 

Come già accennato, l’uomo ha sempre avuto un’attenzione particolare verso la morte e il rendere omaggio ai propri defunti. Ogni popolo, sin dall’antichità, ha avuto, e ha ancora, propri riti e tradizioni che si sono tramandate e si sono adattate ai tempi. 

Le somiglianze che interessano le diverse culture sono tante, ma sono profonde e radicate anche le differenze, ed è giusto e doveroso rispettarle in un momento tanto delicato. 

Sul nostro blog abbiamo già visto come vengono svolti i riti funebri laici o in determinate culture nel mondo, ma oggi vi vogliamo raccontare i riti funebri delle maggiori religioni nel mondo.

Rito funebre cattolico

Il cristianesimo è la religione più diffusa nel mondo con oltre 2 miliardi di fedeli. In generale, il funerale cristiano è il rito che viene realizzato per il trapasso dell’anima del defunto dalla vita terrena a quella dei cieli. Il cristianesimo crede nell’esistenza dell’inferno, del purgatorio e del paradiso e, in base alle azioni svolte in vita, l’anima buona e senza peccato potrà andare in paradiso, mentre i peccatori che non hanno intenzione di redimersi andranno all’inferno. Il purgatorio è una zona di passaggio per le anime che devono ancora ripulirsi del tutto per poi poter accedere al paradiso. 

Tre sono i momenti principali organizzati durante il rito funebre cattolico: il commiato durante il quale la salma è esposta davanti ai visitatori, la veglia e, infine, la sepoltura. 

Negli ultimi anni si sta affacciando sempre più nel rito funebre cattolico anche la cremazione. Benché la chiesa preferisca la sepoltura, non è contraria alla cremazione della salma.

La durata di un intero rito funebre cristiano è di circa tre giorni, dalla veglia fino alla sepoltura o alla cremazione, e la messa vera e propria in chiesa può durare da un’ora a un’ora e mezza in base all’orazione del sacerdote. 

 

Rito funebre musulmano

La seconda religione più diffusa al mondo dopo il cristianesimo è l’Islam. Il rito funebre musulmano prevede delle regole più rigide per la sua realizzazione rispetto a quello cattolico. 

Come molte religioni del mondo, anche l’islam crede nell’aldilà ma, a differenza del cristianesimo, i musulmani pensano che ci si andrà nel Giorno del Giudizio, ossia quando il mondo finirà e le anime dei defunti potranno finalmente entrare in paradiso se sono state buone in vita o, al contrario, essere relegate all’inferno. 

Nella religione islamica la cremazione non è prevista perché la resurrezione non sarebbe possibile con l’eliminazione del corpo materiale. Alla sepoltura generalmente partecipano solo gli uomini.

Secondo la Sharia, la legge sancita dall’Islam, i rituali per onorare il defunto devono essere organizzati subito dopo la sua morte. Gli occhi e la bocca del defunto vengono chiusi, come accadeva anche in molti rituali dell’antichità, e il corpo viene coperto con un lenzuolo. 

Dato che le abluzioni sono fortemente radicate nel credo islamico, anche il corpo del defunto deve essere lavato per tre volte da parte dei suoi familiari, essere posizionato con le mani sul petto e infine chiuso all’interno di lenzuola. 

Durante il funerale le persone care e i membri della comunità si riuniscono nella moschea per pregare e chiedere il perdono per il defunto, affinché possa entrare in paradiso. Il rito viene guidato dall’imam e può durare fino a un’ora, mentre il periodo di lutto dura tre giorni, anche se le vedove lo portano per mesi. 

Rito funebre ebraico

Un funerale ebraico è una cerimonia ricca di rituali e di leggi che devono essere rispettate. Un aspetto molto interessante dell’ebraismo è che i fedeli non credono in un aldilà, come fanno i credenti delle altre due maggiori religioni, ma pensano semplicemente che la morte debba essere accettata.

Nel momento in cui una persona muore, il suo corpo deve essere lavato e poi avvolto in un sudario insieme a un gruppo di persone che veglierà su di lui finché non verrà sepolto e il tutto deve avvenire nell’arco di un’unica giornata, e le persone che desiderano fargli visita dovranno recarsi nel luogo prescelto per la cerimonia che può essere la sinagoga oppure un luogo reso disponibile dall’impresa di pompe funebri. 

Durante il rito funebre le persone quindi si riuniscono, vengono recitate le preghiere, viene fatto un elogio e il corteo si muove verso il cimitero dove sarà recitata un’altra preghiera. Al termine della sepoltura, i familiari e i visitatori si recheranno alla sinagoga o alla casa del defunto per un ricevimento dove verrà accesa una candela in memoria del defunto. 

Per quanto riguarda la sepoltura o la cremazione, alcuni movimenti permettono solo la prima mentre altri ammettono anche la seconda. 

Il rito funebre, che sia civile o religioso, è il momento più ricco di significato, in cui viene commemorata la persona defunta, dandole l’ultimo saluto e esprimendo solidarietà alla famiglia attraverso la partecipazione.

Le tradizioni, il credo religioso, l’appartenenza ad un gruppo sociale, le particolari volontà dei congiunti e quelle lasciate dall’estinto, rendono unico ogni atto funebre. Noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis offriamo un servizio in grado di rendere omaggio al defunto nel rispetto di tutti i maggiori riti funebri.

Vivere per sempre: capsula mundi

Abbiamo già parlato di sepolture alternative e siamo riusciti ad apprezzare la filosofia che si cela dietro a questi nuovi modi di concepire il riposo eterno del nostro caro, ma anche il tema del ricordo. Se curiosiamo sul web sicuramente, tra le proposte più interessanti e curiose nelle quali possiamo imbatterci, spicca il progetto Capsule Mundi.

Questo particolare e interessante progetto nasce dall’idea di un team italiano di designer, Anna Citelli e Raoul Bretzel, ed è stato presentato per la prima volta al Salone del Mobile del 2003, e finalmente, dopo diversi anni, questa idea è riuscita a concretizzarsi. È partito tutto grazie a una campagna lanciata su Kickstarter nel 2016 e adesso si trova in fase di start-up.

L’idea di partenza dei due designer è stata quella di considerare la morte non come la fine, bensì come un passaggio inevitabile, un modo per ricongiungersi alla natura. Partendo da questi concetti, hanno voluto realizzare una bara, reinventando questo oggetto, utilizzando materiali ecologici e conferendole dei simboli universali che si legano alla vita, come l’uovo, la posizione fetale e l’albero.

Da queste considerazioni, da questa ispirazione nasce Capsule Mundi, cioè un’urna biodegradabile, realizzata con materiali a base di amido, bambù o vimini, a forma di uovo in cui vengono riposte le ceneri dei defunti, o eventualmente il corpo in posizione fetale, attraverso un ampio foro che viene poi richiuso.

L’uovo viene successivamente posizionato sotto terra come se fosse un seme e sopra la capsula viene piantato un albero che la persona defunta può scegliere in vita. Gli amici e i parenti si potranno recare all’albero, identificato attraverso un sistema GPS, e potranno prendersene cura, rendendolo così anche un’eredità per chi verrà dopo di noi, ma anche per il futuro del nostro pianeta. 

Infatti il progetto ha anche una grande valenza dal punto di vista ambientale: le capsule sono costituite in materiale biodegradabile, evitano l’abbattimento di alberi per la produzione dei cofani e contribuiscono a piantare nuovi alberi che, in questo particolare momento storico sono indispensabili per la salvaguardia del nostro pianeta.

In questo modo anche i cimiteri cambieranno faccia: non saranno più dei luoghi grigi pieni di lapidi, ma giardini e posti carichi di significato e bellezza, in cui possono crescere decine e decine di alberi, segni di vita. 

Ad oggi, le capsule per le ceneri (in inglese chiamate burial pods) sono già in produzione e in commercio, ma non quelle che conteranno il corpo, ancora in via di sviluppo, anche perché manca ancora un regolamento per questa eventualità. In italia, come sappiamo, la legge in generale è aperta all’uso di urne biodegradabili, ma ha delegato alle singole Regioni l’emanazione di regolamenti in merito. 

Come spesso avviene nel nostro Paese, alcune Regioni non hanno recepito ancora la legge quadro, mentre alcuni Comuni hanno scavalcato la propria Regione, proponendo procedure particolari. 

Comunque bisogna anche considerare che le urne biodegradabili sono equiparate alla dispersione delle ceneri nel terreno, quindi è possibile “piantarle” in terreni di proprietà oppure pubblici purché ad almeno 100 mt da centri abitati, corsi d’acqua, spiagge, come da regolamento comunale sulla dispersione delle ceneri.

Vero, sono alternative suggestive che arricchiscono tutta quella gamma di offerta per personalizzare e rendere più intimo il funerale e, al contempo, permetterci di elaborare il lutto in maniera più serena. Dobbiamo comunque ricordarci che questo progetto vuole affiancare e non sostituire il nostro modo di intendere la sepoltura, e che un’agenzia come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, saprà consigliarvi e proporvi sempre la soluzione più adatta a voi e ai desideri del caro estinto. 

Quattro storie sulla morte

Conosciamo Stephen Cave

Stephen Cave è un filosofo inglese esperto di morte. Già, morte, perché il direttore del Centro di Leverhulme dell’Università di Cambridge, nel suo libro Immortality, prova a spiegarci la sua teoria sulla morte, o meglio, delle bugie che ci raccontiamo per allontanare quest’ultima.

Infatti, scrive l’autore, l’uomo in fin dei conti non fa altro che tentare il più possibile di sfuggire all’argomento raccontandosi delle enormi bugie che lo aiutano ad andare avanti. 

Sarebbero quattro le macro categorie di bugie spiegate da Cave nel suo libro: elisir di lunga vita, resurrezione, anima e eredità. Vediamole una alla volta e cerchiamo di spiegare l’idea del filosofo.

Elisir

L’uomo è così tanto affascinato e convinto che possa esistere un qualcosa che ci faccia vivere in eterno, che si convince che prima o poi verrà inventata una pillola o una pozione che possa interrompere l’invecchiamento e quindi la morte. Quasi tutte le culture dell’umanità hanno avuto una storia o una leggenda di questo tipo, pensiamo al mito delle fonti dell’eterna giovinezza o, più recentemente, le terapie ormonali e con le cellule staminali per sconfiggere morte e invecchiamento.

“l’idea che la scienza possa curare la morte è solo un ulteriore capitolo nella storia dell’elisir magico”

Resurrezione

Purtroppo l’idea dell’elisir di lunga vita, come sappiamo, non ha funzionato molto bene, infatti non lo abbiamo. Un’altra idea, tipica delle religioni, è quella della resurrezione dello spirito. Accettiamo che il nostro corpo muoia ma conserviamo la speranza e la convinzione che potremo resuscitare e, a secondo delle religioni, andare nel regno dei cieli o reincarnarci. Ma il nostro desiderio di poterci reincarnare è interpretato anche in chiave scientifica con l’idea della criogenica, per poter conservare il nostro corpo in eterno e, forse, risvegliarci quando la tecnica lo permetterà.

Anima

La maggior parte delle persone sulla terra crede di avere un anima che possa sopravvivere anche in assenza del corpo. Nonostante l’idea di anima sia ancora molto popolare e radicata, col progresso e l’avanzare della tecnologia, stiamo reinventando questa nel digitale, con l’idea di poter caricare le nostre idee, i nostri pensieri e la nostra essenza, su un pc, in modo che sopravviva anche dopo la nostra dipartita. 

Eredità

Per quanto meno affascinante delle altre, quest’ultima visione ammette la fine del corpo e anche la fine dell’anima, e, proprio per questo, spinge l’essere umano a creare mentre è ancora in vita, in maniera quasi ossessiva, qualcosa di memorabile, qualcosa che continui a vivere in eterno al proprio posto. E, pensiamoci, anche quando facciamo un figlio tramandiamo la nostra eredità genetica, e il nostro ricordo rimarrà in eterno almeno all’interno della nostra famiglia. 

 

Possiamo leggere queste teorie, o queste, come le chiama Cave, storie, in diversi modi. Ogni persona è libera di poter credere in quello che vuole, in ciò che le dà più sollievo. D’altronde queste teorie si sono tramandate nel corso della storia adeguandosi ai tempi, e continueranno a farlo nel tempo a venire.

Il punto è che l’uomo ha da sempre paura della morte, perchè la morte è incertezza, mai controllabile, arriva all’improvviso e non possiamo fare nulla per evitarla, se non esorcizzarla creandoci convinzioni, credenze o appoggiandoci alla nostra fede e cultura. 

Qualunque sia la vostra idea della morte, è importante avere tutti gli strumenti per vivere serenamente questo momento così intenso, così particolare e, noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis siamo sempre pronti ad accompagnare il vostro caro in un viaggio fatto di rinascita, rispetto e ricordo. 

Open chat
Posso aiutarti?
Salve,
posso esserti di aiuto?