Nuove tecnologie e funerali: facciamo chiarezza

Non possiamo più negarlo, la trasformazione è sotto i nostri occhi da tempo, la pandemia ha mutato il modo di concepire i funerali e la morte. In questi due anni gli impresari di pompe funebri si sono dovuti attrezzare per affrontare una duplice sfida: da una parte soddisfare le nuove esigenze dei clienti sempre più informati sulle nuove possibilità di esequie, dall’altra il dover trovare il modo di soddisfare queste richieste e offrire soluzioni che rispettino il momento della morte.

In questi due anni abbiamo parlato abbondantemente di come il mondo digitale sia entrato sempre più a far parte di questo particolare momento della vita. Abbiamo analizzato diversi aspetti e abbiamo visto diverse novità sul mondo dei funerali e, al contempo, abbiamo visto l’evoluzione dei servizi funebri lungo questa direttiva. Le cose dette e fatte sono tantissime; per questo abbiamo deciso di riordinarle, fare una sintesi e cercare di capire quali di queste soluzioni adottate in questi anni rimarranno in futuro e quali saranno accantonate.

Lo streaming

Annullare le distanze, questa era il problema più importante da risolvere. In questi anni, soprattutto nella prima fase della pandemia, c’è stato un importante aumento della mortalità. Questo voleva dire, purtroppo, dover dare l’ultimo saluto a parenti e amici che ci lasciavano prematuramente; purtroppo le regole di contenimento del covid vietavano la partecipazione alle esequie, se non ai parenti più prossimi. Per questo motivo, gli impresari di pompe funebri, hanno iniziato a offrire il servizio streaming, cioè la possibilità di seguire il rito tramite un servizio web, senza doversi muovere da casa.

Il web e i social al servizio dei vivi

La comunicazione è importante, noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis lo sappiamo bene. Infatti, anche se era già una prassi consolidata per molti, l’usare il mondo del web e dei social per comunicare delle dipartite, è diventata la norma. Questo non vuol dire sostituire i necrologi nelle bacheche o sulle pagine dei giornali, ma ampliare il pubblico che si vuole raggiungere. Il mondo web, però, non serve solo per questo tipo di comunicazioni, ma ci permette di mostrare diversi aspetti del nostro lavoro, le novità del settore e tutte le nuove soluzioni e possibilità per accompagnare il nostro caro nell’ultimo viaggio.

Funerale 2.0

L’uso prolungato, e forzato, del web in tempo di lockdown ci ha abituato sempre più a cercare e fruire di diversi servizi online, compresi quelli delle onoranze funebri. Infatti la tendenza di acquistare o chiedere informazioni e preventivi, su questa categoria di servizi, è in costante aumento, anche se con differenze sostanziali tra le varie città. I servizi per i quali si richiedono informazioni sono i più vari, dal semplice preventivo per un funerale, al costo della cremazione, alla gestione dei documenti, alla tumulazione e ai costi dei servizi cimiteriali. Questa nuova tendenza ha obbligato le agenzie funebri a tenersi costantemente informate su qualunque novità o normativa che riguarda l’intero comparto funebre, ed offrire un servizio puntuale e preciso anche sui canali online.

Nuove tecnologie per il ricordo

Il ricordo di un nostro caro scomparso è una delle armi più potenti a nostra disposizione per elaborare il lutto. Sino a qualche tempo fa il luogo del ricordo per eccellenza era il cimitero, il luogo di sepoltura. Oggi, grazie anche alle nuove possibilità del settore funebre, abbiamo altre possibilità per onorare la memoria del nostro caro: possiamo decidere di tenere le ceneri a casa o disperderle in un posto di valore simbolico, possiamo sfruttare i social o il web per tramandare la memoria e gli insegnamenti della persona scomparsa, possiamo decidere anche solo di incidere una frase significativa sulla sua lapide o, fenomeno molto recente, farla dotare di un codice qr, e collegarlo a un qualcosa che identifichi il sepolto, come la sua voce, un video, un racconto, delle foto significative.

Il cambiamento della società è sotto gli occhi di tutti noi. Abbiamo assistito a tante nuove dinamiche che hanno portato a mutare certi nostri comportamenti. Vero, il nostro rapporto con la morte è sempre irrazionale e complicato, è nella nostra natura e difficilmente potrà cambiare. Ma, grazie, anche, alle nuove tecnologie e a una nuova visione della società, siamo più aperti alle novità e a cercare alternative alla classica tumulazione cimiteriale. Questa ricerca di personalizzazione e unicità porta, conseguentemente, un aumento dell’offerta da parte degli impresari funebri. Ormai essere online e facilmente raggiungibili da tutti è fondamentale, ma anche offrire un’offerta elegante, seria e ricercata dei servizi si rivelerà indispensabile. 

Noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis abbiamo sposato questa linea e questo modo di gestione dinamico e moderno già da tempo e, sempre con la massima professionalità, siamo in grado di offrire una gamma di servizi funebri, dai più classici a quelli più personalizzati, con l’eleganza e la sobrietà che contraddistinguono da sempre il momento del lutto. 

Il digitale nei servizi funebri

Il dinamismo che caratterizza la società contemporanea fa sì che l’informazione occupi un ruolo di risorsa strategica fondamentale, avendo un posto sempre più centrale nello sviluppo sociale ed economico e affermandosi come un importante fattore di crescita e ricchezza culturale.

Oggi possiamo tranquillamente parlare di società dell’informazione, cioè una società nella quale le nuove tecnologie informatiche, unite alla sempre maggiore velocità di diffusione delle notizie, assumono un ruolo centrale nello sviluppo di quasi tutte le attività umane. 

Come sappiamo, tutte queste tecnologie servono a rendere la nostra vita migliore, grazie alla condivisione in tempo reale di messaggi, filmati e immagini. Tutto questo porta a rendere i luoghi della nostra vita sempre più smart e fruibili da chiunque ne abbia interesse, e a vivere le città in maniera più consapevole. 

E i cimiteri, facendo parte del tessuto urbano delle città, non devono perdere il passo. La volontà di mettere in evidenza la ricchezza culturale, storico-artistica e turistica dei cimiteri passa inevitabilmente dai nuovi applicativi, che ripropongono percorsi visita a tappe georeferenziate ma anche parlanti, cioè multimediali, per permettere un’esperienza immersiva.

Una nuova frontiera per ricordare il nostro caro è generare un ricordo scritto, un’immagine o un ricordo sonoro attraverso un qr code da mettere vicino al luogo di sepoltura.

Anche noi della Emidio e Alfredo de Florentiis usiamo le nuove tecnologie per essere più connessi con i nostri clienti e poter offrire diversi canali comunicativi e informativi in qualunque momento. Infatti, grazie a queste, il nostro lavoro si è espanso, siamo in grado di offrire più servizi, di poter comunicare in maniera più discreta nei momenti difficili del lutto e, possiamo farci conoscere sempre più, raccontandovi curiosità dal nostro mondo. Inoltre, grazie alle condivisioni sulla rete, possiamo essere sempre informati su tutte le opportunità per rendere unico il nostro lavoro.

Sono, ora, già presenti nel mondo, cimiteri totalmente hi-tech. Il più noto è il cimitero Ruriden di Tokyo: al suo interno vi sono circa duemila statuette di Buddha, illuminate da luci a LED, che cambiano colore e disegno a seconda della stagione e delle condizioni meteorologiche. Le statuette sono collocate dentro una teca di vetro trasparente, ciascuna delle quali rappresenta un defunto. I parenti dispongono di una smart card con la quale illuminare la statuetta dell’amato e accedere alle informazioni biografiche tramite un computer.

La trasformazione digitale l’abbiamo potuta conoscere in questi due anni di pandemia: infatti, le regole per contrastare la diffusione del covid non hanno permesso di partecipare ai funerali di persona. Ma grazie allo streaming, organizzato dalle imprese di onoranze funebri più moderne e aggiornate, siamo riusciti a dare comunque un ultimo saluto ai nostri cari.

Il presente è già ricco di curiosità e innovazioni, e il futuro ce ne riserverà sicuramente altre. Non dobbiamo mai dimenticarci di una cosa, però: per quanto le nuove tecnologie possano renderci la vita più semplice, farci conoscere architetture e particolarità dei luoghi di sepoltura, e anche dei suoi sepolti, questi sono luoghi sacri, che vanno rispettati e tutelati. Non dobbiamo trasformare un luogo di sepoltura in un luogo turistico, ma dobbiamo lavorare per creare un ambiente sempre più attento a ricordare i nostri cari che non ci sono più.

Cimiteri, luoghi di vita

I cimiteri sono da sempre luoghi per ricordare familiari e amici che ci hanno lasciato. Luoghi dove, nel tempo, si rinnovano la memoria e gli affetti verso le persone che non abitano più questa terra. Nel nostro ideale, il cimitero, è un luogo silenzioso e discreto, dove deve regnare la sobrietà e il riserbo. Ma, in alcune parti del mondo, e anche in importanti cimiteri italiani, questi luoghi vogliono essere vissuti in una maniera diversa, scegliendo arti come la musica e la danza come strumento di vicinanza ed empatia per ricordare chi questi luoghi li abita.

In Italia sono stati anche definiti “oltraggiosi”, ma in diverse parti del mondo gli eventi culturali organizzati all’interno di un cimitero sono qualcosa di “normale”. E se una parte di italiani è schierata dalla parte del “no” esistono occasioni internazionali, e non, istituite come momento per la scoperta e valorizzazione di questi luoghi sacri. In questo articolo vi porteremo alla scoperta di alcuni degli eventi che si svolgono nei cimiteri. 

Hollywood Forever di Los Angeles

Più che un cimitero, sembra un set cinematografico. L’Hollywood Forever, cimitero monumentale ubicato nella città di Los Angeles, si trova a pochi passi dagli storici studi della Paramount Pictures ed è qui che ogni 1 novembre la comunità ispanica festeggia il Giorno dei Morti (in spagnolo Día de Los Muertos), con una meravigliosa manifestazione che dura un giorno intero e che coinvolge l‘intera città. Durante l’evento tutta l’area è allestita a festa e, oltre a banchetti e spettacoli, presso una delle numerose aree verdi viene allestito un palco per i live set. E’ davvero strano passeggiare tra le tombe dei più famosi musicisti e divi del cinema, avendo però la sensazione di essere ad un più tradizionale festival folkloristico.

Cimitero di San Cataldo a Modena

Negli ultimi anni San Cataldo è diventato una sorta di polo culturale dove musica, teatro e cinema trovano una cornice suggestiva e metafisica per insolite performance. Le porte del complesso monumentale si sono aperte in diverse occasioni: per il Festival di Filosofia, per una serata di Opera del Don Giovanni di Mozart (per “Fuori Luogo”), dove il palco è stato allestito presso la zona verde che si trova davanti all’opera di Rossi e Braghieri e infine, per accogliere alcune riprese cinematografiche girate da Luca Guadagnino per la serie di Sky-Hbo “We Are Who We Are” . Altro evento culturale che trovate “in rassegna” al cimitero di Modena è l’annuale rassegna “Storie del giardino di pietra”, visite teatrali organizzate dai Musei di Modena e Teatro Cajka, a sugellare il forte rapporto che questo luogo custodisce, tra arte e storia locale.

La Certosa di Bologna

Il suggestivo complesso monumentale de La Certosa di Bologna è stato palcoscenico di diverse e importanti manifestazioni culturali e artistiche dell’estate bolognese. Il cimitero ha infatti ospitato, e si spera tornerà a farlo presto, una serie di eventi che spaziano dalle manifestazioni teatrali, a visite guidate diurne e notturne, da conferenze a percorsi tematici per conoscere questo importante complesso. 

Abbiamo già visto, nel nostro articolo sui cimiteri monumentali, quanto questi luoghi possano essere densi di storie e cultura da tramandare alle diverse generazioni. 

Vero, dobbiamo sempre ricordarci che questi posti sono sacri e come tali devono essere vissuti. L’idea di vivere la bellezza della vita in un posto di morte crea una antitesi suggestiva e va a rendere onore ai defunti che hanno dedicato la loro vita alle arti, oltre a essere un modo suggestivo per farci sentire più vicini ai nostri cari che magari riposano poco distante.

Noi delle onoranze funebri Emidio e Alfredo de Florentiis vediamo che i cimiteri sono luoghi sacri, carichi di significato e simbolismo, sono il luogo del ricordo, dove si celebra la morte e si ricorda la persona che non c’è più. Ma sappiamo che questi luoghi possono essere celebrati e vissuti anche in altre maniere, magari non convenzionali, ma altrettanto rispettose e suggestive.

Esistere per sempre

Forse è la domanda più grande che l’umanità si pone da sempre: c’è vita dopo la morte?

L’umanità, da quando ha la facoltà di farlo, ha sempre riflettuto sulla morte, praticando rituali e sviluppando teorie sull’aldilà, cercando di assicurarsi un posto migliore per il dopo. 

Molte persone credono nell’esistenza di una vita dopo la morte e molte religioni professano che esista un “luogo” di vita eterna a seconda della condotta sulla terra del singolo. 

Anche altre religioni come l´Ebraica, l´Induista, la Musulmana, credono nell’esistenza di un’anima immortale, mentre quella Buddista sostiene che dopo molte reincarnazioni l’energia mentale di un essere umano possa raggiungere uno stato di beatitudine, il Nirvana. La morte, dunque, può essere vista come un passaggio durante il ciclo delle vite.

Abbiamo già parlato di quello che accade dopo la morte, di come il nostro corpo torna cenere e di quello che accade alla nostra anima secondo le diverse credenze religiose. Oggi, anche a causa della pandemia, e di nuovi modi di “vivere” il momento della dipartita di un nostro caro, abbiamo scoperto che esistono diverse forme di tumulazione, da quelle più affascinanti e particolari, a quelle più funzionali, come la cremazione. Tutto questo naturalmente non sostituisce il nostro modo di celebrare il defunto, attraverso la sepoltura tradizionale, ma ci apre nuove possibilità di far vivere la memoria del nostro caro nel tempo.

Infatti, per quanto siano luoghi curati e sereni, non tutti adorano recarsi nei cimiteri a trovare il proprio caro e, anche grazie alle nuove idee di tumulazione, oggi si può scegliere tra diverse alternative, come ad esempio la già citata cremazione. In italia, al momento, questa è l’unica alternativa alla sepoltura tradizionale, ma che permette di rendere unico il momento dell’addio; infatti possiamo scegliere se conservare l’urna presso la nostra abitazione, in modo che la memoria del nostro caro riviva ogni giorno, oppure disperdere le ceneri, dando a un posto un nuovo e profondo significato. 

Ed è in quest’ottica che stanno iniziando a nascere dei progetti molto interessanti per poter celebrare il nostro caro che non c’è più e preservarne la memoria per sempre. 

Abbiamo già parlato della sepoltura silvestre, che prevede l’essere tumulati in un bosco, ma abbiamo anche visto come queste sepolture in Italia non siano permesse. Un progetto molto curioso e interessante è quello proposto da Diventare Alberi, una start-up ambientale e socioculturale che ha come obiettivo quello di sviluppare piantagioni dove poter disperdere le ceneri dei propri cari e/o animali domestici. 

Non sappiamo come si evolverà il nostro settore, non possiamo sapere se questi metodi alternativi di sepoltura avranno successo o meno, ma in un mondo sempre più pluralista, con persone con sensibilità diverse, non dobbiamo stupirci se i luoghi del ricordo muteranno negli anni. E non dobbiamo nemmeno stupirci se i cimiteri verranno affiancati da questi luoghi, l’importante è rendere omaggio e preservare il ricordo del nostro caro nel modo migliore e nel rispetto delle sue volontà.  

Lo vogliamo ricordare un altra volta, noi delle Onoranze funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, siamo già attrezzati per aiutare le persone che si rivolgono a noi a realizzare qualunque desiderio (naturalmente rispettando tutte le disposizioni di legge) per la sepoltura del proprio caro, da quelle più tradizionali, a quelle più particolari, come ad esempio la dispersione delle ceneri in mare o montagna.

Il mondo muta, la consapevolezza delle persone muta e mutano anche le esigenze di onorare e ricordare i nostri cari dopo la loro dipartita. Noi, impresari funebri, abbiamo l’obbligo di trovare il modo per essere sempre al passo con i tempi e le esigenze future, offrendo il meglio per rendere meno pesante il triste momento della morte, e poter offrire la possibilità di esistere per sempre.

Le concessioni cimiteriali

In questi anni abbiamo analizzato la morte nelle sue sfaccettature più differenti, abbiamo analizzato le dinamiche del lutto e vi abbiamo fatto conoscere sempre di più, anche attraverso delle piccole curiosità, la nostra professione. 

Quando una persona a noi cara viene a mancare il primo sentimento è il lutto, dopo pensiamo al funerale e alla sepoltura. Ma cosa accade dopo le esequie? La burocrazia del mondo dei vivi ci da diverse opzioni, vediamole.

Il defunto può essere tumulato all’interno di uno spazio libero del cimitero o, nel caso se ne sia in possesso, nella cappella della famiglia, o ancora si può optare per la cremazione. In quest’ultimo caso l’urna con le ceneri può essere riposta all’interno di uno spazio cimiteriale o può essere restituita alla famiglia che deciderà, sempre nel rispetto delle norme vigenti, cosa farne anche in base alle volontà del defunto. 

Nel caso la volontà del defunto sia quella di essere inumato o custodito in un loculo nel cimitero, si va incontro alla concessione cimiteriale, che viene regolamentata dalle norme della polizia mortuaria.

Quando si parla di polizia mortuaria, come abbiamo accennato, interviene inevitabilmente la domanda sui limiti e le prerogative dell’uso privato di spazi interni al cimitero, ovvero:

per quanto tempo è possibile “affittare” uno spazio nel terreno o un loculo cimiteriale per il defunto? Dopo quanti anni la salma verrà riesumata e lo spazio affittato tornerà a disposizione del cimitero per altri defunti? Per quanto tempo si può rinnovare la concessione?

Il regime che disciplina questo diritto è quello delle concessioni cimiteriali, ovverosia, del prestito di un diritto proprio dell’ente pubblico (la proprietà dei cimiteri è parte del demanio necessario 832 codice civile), ad un altro soggetto, privato, sia esso persona fisica od ente, affinché questi vi destini il proprio sepolcro per sé o per i suoi parenti.

Il cimitero riveste una funzione pubblica. La concessione in particolare è un diritto del privato in deroga al diritto del pubblico. Esso basa la sua regolamentazione fin già nell’articolo 100 del R. d. n. 448/1892, il quale, istituendo le concessioni cimiteriali, ne creava il doppio macro genus, definendo il limite temporale delle medesime, che potevano essere a tempo determinato ovvero perpetue.

Le norme recenti in materia di concessione cimiteriale sono contenute all’interno del D.P.R. 285/1990, cioè il già ampiamente citato regolamento di polizia mortuaria.

Le modalità per il rilascio di una concessione cimiteriale sono stabilite dal regolamento comunale cimiteriale. Di norma, il richiedente, che potrebbe essere anche il futuro utilizzatore, presenta un’istanza all’ufficio competente, alla quale fare seguito il pagamento della relativa tariffa. Tale pagamento può essere dimostrato anche al momento della presentazione dell’istanza allegando alla stessa la relativa ricevuta. Con il rilascio della concessione, il titolare della stessa ha il diritto di usare la sepoltura per un periodo di tempo determinato alle condizioni stabilite dal regolamento comunale, ma rimane integro per il comune il diritto di proprietà dello spazio cimiteriale.

La durata delle concessioni è a tempo determinato. A richiesta degli interessati è consentita la proroga delle concessioni di loculi e cellette. La proroga della concessione si effettua per una sola volta e per un uguale periodo di tempo, entro i sei mesi dalla scadenza, dietro il pagamento del canone di concessione di cui in tariffa, decisa da ogni comune.

Nel caso non venga rinnovata la concessione, l’esumazione o l’estumulazione vengono effettuate d’ufficio qualora la famiglia, in tempo utile rispetto alla data delle operazioni, non prenda contatti con gli uffici e disponga altrimenti. In questo caso le spoglie vengono conservate in perpetuo nei depositi cimiteriali (non accessibili alle visite), restando a disposizione dei familiari che volessero in seguito scegliere una nuova destinazione per il defunto.

È una disciplina molto complicata: Le regole sono tante ma sono ben gestite dai comuni. Il nostro lavoro come agenzia funebre, lo abbiamo sempre ricordato, consiste anche nell’aiutarti nella parte più burocratica della sepoltura, in modo che il vostro caro possa riposare in pace e voi possiate essere liberati dal peso delle norme che, in quei momenti, può risultare insopportabile. 

Tra paganesimo e cristianesimo: Ognissanti e il Giorno dei morti

Come ogni anno, quando arriva novembre, non possiamo dimenticarci delle due ricorrenze con le quali si apre il mese, cioè la festa di Ognissanti e il Giorno dei morti. Anche se cadono in giorni successivi queste sono due feste separate, sono festeggiate per diversi motivi e hanno al loro interno diversi riti.

La Festa di Ognissanti o di Tutti i Santi cade il 1° novembre di ogni anno. Le origini di questa ricorrenza sono lontanissime e si possono rintracciare al tempo dell’antica cultura delle popolazioni celtiche. I processi storici e culturali che hanno portato questo giorno ad avere un’importanza assoluta nel mondo cattolico, sono molti. In alcuni testi, però, appaiono controversi e discordanti.

Tutto sembrerebbe risalire alla cultura celtica la cui tradizione divideva l’anno solare in due periodi. Quello in cui c’era la nascita e il rigoglio della natura e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza.

“Se il vostro nome non ha un santo corrispondente nel calendario, oggi è la giornata migliore per festeggiare, ci sono tutti.”

Nel VII secolo, con l’avvento al soglio pontificio di Papa Bonifacio IV si tentò di andare oltre, ovvero di cambiare la festa pagana in festa cristiana dandone così un significato puramente religioso. Per togliere ogni residuo di paganesimo, l’idea originale fu quella di abolire la festa pagana. Questa decisione, però, avrebbe scatenato le ire del popolo ancora molto ancorato alle antiche tradizioni. Si optò quindi per la compensazione e il giorno di festa religioso venne chiamato Tutti i Santi, giorno in cui poter onorare i santi e che cadeva il 13 di maggio.

La conseguenza di questa decisione fu quella di avere due feste affiancate, una pagana e una cristiana. Circa due secoli più tardi, e più precisamente nell’835, Papa Gregorio IV fece coincidere la data della festa cristiana con quella pagana per diminuire ancor di più il peso dell’antico culto precristiano. Il giorno della festa di Tutti i Santi da quel momento sarebbe stata quindi il 1° novembre di ogni anno. 

Ma anche questo non bastò a sradicare del tutto il culto pagano. La Chiesa, così, introdusse nel X secolo una nuova festa, quella dedicata ai morti, che cadeva il 2 novembre. Questo diventa così il giorno dedicato a commemorare i nostri cari che non ci sono più. Secondo il calendario liturgico romano è considerata alla stregua di una solennità e ha precedenza sulla domenica; prima della riforma liturgica, invece, quando il 2 novembre cadeva di domenica la commemorazione dei defunti veniva spostata al giorno successivo, lunedì 3 novembre.

La ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e preghiera in suffragio dei defunti della durata di nove giorni: la cosiddetta novena dei morti, che incomincia il giorno 24 ottobre. Alla commemorazione dei defunti è connessa la possibilità di acquistare un’indulgenza, parziale o plenaria, secondo le indicazioni della Chiesa cattolica. In Italia, benché molti lo considerino come un giorno festivo, la commemorazione dei defunti non è mai stata ufficialmente istituita come festività civile.

In tutti i paesi di tradizione cattolica ci sono feste nel giorno dei santi e in quello dei morti e anche in quelli che precedono, come, ad esempio, las dias de los muertos in Messico o quella di San Simone in Guatemala (ma anche in  Nicaragua e molti altri paesi dell’America Centrale) che hanno preso questo nome con la conquista cristiana, ma erano comunque già presenti nei riti delle popolazioni precolombiane. 

Non possiamo negarlo, col cristianesimo molte tradizioni precristiane sono mutate e sono state sostituite da riti più vicini alla chiesa. Fortunatamente, questi riti, non sono stati dimenticati del tutto e hanno continuato a esistere parallelamente ai nuovi riti cristiani. Grazie a questo oggi abbiamo un insieme di riti e tradizioni che si intrecciano tra di loro, rendendo questi due giorni densi di significato e storia.

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sul nostro mondo, continua a seguire il blog delle  Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis.

La festa delle lanterne

Quest’anno il Giappone è al centro del mondo per essere il Paese che ospita le Olimpiadi, una grande festa di sport e fratellanza tra popoli. Ma non sarà la sola manifestazione estiva nella terra del sol levante: infatti, come ogni anno, si festeggia Obon o, più comunemente, festa delle lanterne. Secondo le credenze popolari, durante l’Obon le anime dei defunti tornano per ricongiungersi ai propri cari, e simbolicamente le lanterne accese servono a guidarle verso la strada di casa.

Obon, è una delle ricorrenze giapponesi più importanti e partecipate da tutta la popolazione e ha origine dalla cultura buddhista e confuciana. È così sentita a livello sociale che la maggior parte delle persone può beneficiare di uno speciale congedo dal lavoro per poter prendervi attivamente parte. Nei giorni dedicati ci si riunisce e ci si prende cura delle tombe dei propri cari, cosa che non è sempre possibile fare in altri periodi dell’anno. Si passa del tempo con la famiglia ma anche con gli amici.

Il festival di Obon dura tre giorni; tuttavia la sua data di inizio varia all’interno delle diverse regioni del Giappone. Quando il calendario lunare venne sostituito dal calendario gregoriano all’inizio dell’era Meiji, le località in Giappone hanno reagito in modo diverso e questo ha portato a una divisione in tre momenti diversi della Obon. Lo “Shichigatsu Bon” (Bon nel mese di luglio) si basa sul calendario solare e si celebra il 15 luglio in tutto l’est del Giappone, in coincidenza con l’Ullambana. “Hachigatsu Bon” (Bon nel mese di agosto) si basa sul calendario lunare, si celebra il 15 di agosto ed è il momento più comunemente celebrato. “Kyu Bon” (Old Bon) si celebra il quindicesimo giorno del settimo mese del calendario lunare e cade in una data diversa ogni anno. “Bon Kyu” si celebra nelle zone della parte settentrionale della regione di Kanto, nelle regioni di Chūgoku, Shikoku e nella prefettura di Okinawa. Questi tre giorni non sono elencati come giorni festivi, ma è consuetudine che le persone facciano festa.

Tradizionalmente nei primi due giorni di festività vengono poste delle lanterne, a volte decorate finemente, fuori casa per guidare gli spiriti degli antenati, permettendogli di ritrovare la propria dimora terrena: questa pratica era molto diffusa un tempo, ma al giorno d’oggi sono sempre meno le persone che seguono questa tradizione. Il 15 del mese ci si reca al cimitero insieme alla famiglia per pregare, portando in offerta agli spiriti dei defunti cibo e bevande. Il giorno successivo si accendono nuovamente le lanterne, che questa volta hanno lo scopo di indicare agli spiriti la strada di ritorno per l’aldilà: a seconda delle usanze dei vari luoghi, queste vengono portate al tempio oppure lasciate trasportare dalla corrente di corsi d’acqua o del mare. 

L’Obon capita nel centro dell’estate e i partecipanti tradizionalmente indossano yukata o kimono di cotone leggero. Molte celebrazioni Obon includono un enorme carnevale con giostre, giochi e cibo estivo come l’anguria. La festa si conclude con la Tōrō nagashi, o la fluttuazione di lanterne. Lanterne di carta sono illuminate e poi messe a galleggiare lungo i fiumi a segnalare simbolicamente il ritorno degli spiriti ancestrali al mondo dei morti. Questa cerimonia di solito culmina in uno spettacolo pirotecnico. 

Una parte molto importante della celebrazione dell’Obon è la danza Bon Odori. Ogni zona del Giappone utilizza la sua musica e la sua danza tradizionale: la più famosa fra tutte è l’Awa Odori nella città di Tokushima, che attira ogni anno più di 1 milione di turisti.

Migliaia di persone vestite in abiti tradizionali danzano per le strade della città regalando agli spettatori uno spettacolo meraviglioso.

Da qualche anno, anche in Italia, grazie alle varie associazioni di cultura giapponese, è possibile vedere questo rito molto intimo ed emozionante. Le due manifestazioni più strutturate erano quelle di Treviso e Parma, purtroppo ferme a causa del covid.

La festa delle lanterne è un evento rituale incentrato sul tema del lutto e del ricordo. Non possiamo paragonarla però al nostro modo di rendere omaggio ai defunti, sia per la tradizione culturale, sia per quella religiosa. Infatti, anche se molto intima e emozionante, è una ricorrenza molto allegra e colorata, che ha lo scopo di ritrovarsi con i propri parenti per rendere omaggio e ringraziare gli avi non più in vita che proteggono dall’aldilà. 

Salutare con un fiore

I fiori per funerali e condoglianze portano con sé un messaggio di cordoglio estremamente riguardoso e vogliono significare la vicinanza a chi sta soffrendo per la perdita. Per la sua stessa essenza e la sua carica espressiva, il fiore è un elemento ricco di significato, che indica un’immediata sensibilità, assolutamente necessaria in caso di lutto. 

Tuttavia, sono necessarie alcune accortezze sia nella scelta che nella modalità d’invio del mazzo di fiori: secondo la tradizione, infatti, i fiori non vanno consegnati di persona a chi soffre per la perdita di una persona cara, ma devono essere recapitati ai familiari prima del funerale.

Ma quali fiori scegliere?

Abbiamo già parlato di quali sono i fiori migliori da scegliere durante le varie stagioni dell’anno (qui gli articoli) e della loro incredibile importanza nel dare bellezza all’ultimo viaggio del nostro caro.

Poiché i fiori veicolano messaggi ben precisi, è importante sceglierli con cautela e criterio, affinché risultino appropriati e discreti. Nel linguaggio dei fiori, in Italia, a rappresentare prevalentemente il lutto è il crisantemo, ma bucaneve e ciclamino veicolano vicinanza, rassegnazione e danno un messaggio discreto. È inoltre molto importante aver presente chi andranno a ricordare e celebrare i fiori e la composizione che sceglieremo. Per questo motivo, si consiglia di tenere presente la personalità del defunto per la scelta, che potrà essere più splendente, nel caso di una persona molto vivace e sgargiante, o più discreta, qualora il defunto fosse al contrario piuttosto riservato. In questo caso, è possibile optare per colori dal significato universale, come il bianco, simbolo di pace, o il blu, simbolo di conforto, o qualunque altro fiore che rispecchi i gusti del deceduto.

Tra le composizioni più comuni  si trovano le classiche corone di rose rosse e i tradizionali cuscini e corone con crisantemi e garofani rigorosamente bianchi. Qualora il defunto fosse una persona molto giovane, è consigliabile optare per gigli e gladioli bianchi, mentre, nel caso di una persona prestigiosa con la quale, però, il rapporto non era di massima confidenza, consigliamo un’elegante composizione di piante.

I fiori rosa, generalmente, sono maggiormente indicati e utilizzati nel caso in cui la persona scomparsa sia una donna, mentre quelli gialli, raccolti in un cuscino, sono la scelta migliore per un uomo. In alcune circostanze, come ad esempio in questi anni segnati dal covid, può capitare che sia impossibile prendere parte al rito funebre di una persona conosciuta; in tal caso è consigliabile procedere con l’invio di un mazzo di fiori sui toni del viola, una scelta discreta e che sarà sicuramente gradita. (tgfuneral24.it)

Un funerale non è una festa, quindi è sempre meglio mantenere un’aria di riserbo, decoro e semplicità estrema, puntare all’essenziale senza fronzoli. È buona educazione evitare assolutamente di aggiungere ai mazzi o alle corone decorazioni che non siano puramente floreali. Mai regalare un mazzo di fiori avvolto in una carta vistosa, mai regalare corone di fiori con forme strane o particolari. Le forme delle composizioni possono mutare in base all’età del defunto, prediligendo fiori bianchi e composizioni poco articolate in caso di bambini o adolescenti, o composizioni più eleganti in base allo status del dipartito. In ogni caso, ripetiamo, la parola d’ordine deve essere sobrietà.

In quei momenti di concitazione e dolore è sempre difficile fare la scelta giusta. Affidarsi all’esperienza di un’agenzia funebre, come la Emidio e Alfredo De Florentiis, può rivelarsi la scelta migliore. L’esperienza e la conoscenza dei fiori, per ogni periodo dell’anno, permetteranno di non sfigurare e di dare un degno omaggio al caro scomparso.

Funerale 2.0

Come già visto nell’ articolo sul funerale laico, l’approccio di molte persone alla morte e ai funerali sta iniziando a cambiare. I riti funebri tradizionali stanno iniziando a essere affiancati da riti più personalizzati e che rispecchino la volontà e le disposizioni che il defunto ha lasciato quando era ancora in vita.

“Le norme sociali stanno cambiando e la competizione e la tecnologia stanno scombussolando un business che non voleva cambiare e che approfittava della situazione. I familiari dei defunti sono più informati e non vogliono più pagare, senza fare domande, quello che viene detto loro di pagare” (The Economist).

Dopo la morte di un caro, i familiari agiscono comprensibilmente con fretta e nel dolore, ma anche con poca voglia di concordare dei servizi. In questo modo i riti funebri hanno subito una forma di omologazione e spersonalizzazione.

Come sta cambiando il rito funebre?

L’Economist individua essenzialmente tre fattori che stanno portando il rito funebre a cambiare:

  • l’apertura sempre maggiore a proposte meno convenzionali come il rito laico
  • la cremazione, sempre più frequente anche nei Paesi fortemente religiosi
  • il web, perché permette di confrontare offerte, ottenere informazioni e scoprire possibilità alternative

Del rito laico e della cremazione abbiamo già parlato nei precedenti articoli. Qui cercheremo di spiegare come il web, i social e la crescente informazione, stanno influenzando sempre più i riti e i servizi funebri.

Il ruolo del web e dei social

 È innegabile, oggigiorno il web influenza gran parte delle nostre decisioni. D’altronde è il luogo nel quale tutti noi ricerchiamo le informazioni che ci servono. Lo sappiamo, sul web si trova di tutto, informazioni, pubblicità, curiosità. La quantità di materiale che possiamo reperire è enorme e potenzialmente infinito.

Come l’internet ci ha cambiato la vita, può cambiare anche la morte. Basta dare un occhiata al nostro sito web per poter  trovare facilmente tante informazioni sui servizi che offriamo ma anche tanti approfondimenti su diverse tematiche riguardanti i riti funebri. Tutte queste informazioni aiutano a formare una coscienza e un’idea personale del rito e a scoprire nuove possibilità e alternative. Inoltre, potendo confrontare diverse offerte, ma anche opinioni e testimonianze dirette, possiamo rivolgerci a quelli che reputiamo i migliori professionisti del settore, in modo da avere una cerimonia personalizzata e empatica, che fugga dalla spersonalizzazione.

Sia chiaro, non è la fine del rito tradizionale, ma è una svolta, un cambiamento nel modo di gestire quella che forse è la più personale delle decisioni, la gestione dell’addio.

Gli attori del cambiamento

 Per quanto nella maggioranza dei casi si tratti di giovani e giovanissimi, la generazione 2.0 è essenzialmente l’attore che più sta influenzando il cambiamento del rito funebre. I ragazzi sono sempre più lontani dal mondo ecclesiastico, ma, soprattutto, sono alla ricerca di unicità. Unicità che ricercano in tutti gli aspetti della propria vita. E il lasciare le disposizioni da seguire nel momento del commiato è una pratica che si sta diffondendo sempre di più, coinvolgendo così anche le decisioni degli amministratori locali e le proposte degli impresari di pompe funebri.

La sfida è capire il cambiamento, venire incontro alle nuove esigenze e offrire un servizio sempre più capillare e flessibile in modo da poter soddisfare le richieste e le esigenze di ogni cliente che si rivolge alla nostra agenzia. Il nostro impegno è anche quello di offrire un servizio di consulenza e informazione serio e puntuale che possa rispondere a qualunque curiosità o dubbio.

Per altre curiosità, e per conoscere meglio il nostro lavoro, continuate a seguire il nostro blog.

Per ogni tua necessità ci trovi a Pescara, Via S. Spaventa 6/3 e siamo sempre disponibili ai numeri 085/66021 e 337664777.

Riti funebri in Giappone tra Shintoismo e Buddhismo

Il concetto di morte applicato alle religioni del mondo: oggi torniamo su questo argomento dopo aver affrontare il tema con dei Nativi Americani:

“Ecco perché per loro il concetto di Morte non è la “fine” di qualcosa ma una tappa del cerchio sacro, il simbolo che rappresenta la manifestazione di Wakan-Tanka, il Grande Mistero, che per tutti i nativi d’America è la massima divinità. Il passaggio della vita alla morte quindi, non era che un viaggio nel quale, chi rimaneva sulla terra, non si sentiva mai abbandonato grazie alla presenza di spiriti guida che si palesavano sotto forma di animali o forze soprannaturali ed assumono nomi diversi in relazione alla popolazione che li venera. Ad esempio, per alcune tribù le civette erano spiriti che si erano reincarnati; oppure: se una persona veniva uccisa tagliandole la gola o veniva privato del suo “scalpo”, il suo spirito restava sulla terra a disturbare i vivi; talvolta causando malattie e morte.”

In quale parte del mondo sbarchiamo oggi? In una terra mistica, magica e meravigliosa come il Giappone con i suoi riti e le sue secolari tradizioni che mescolano Shintoismo e Buddhismo.

Spieghiamo i tratti essenziali di queste credenze religiose:

  • Lo Shintoismo non prevede dogmi precisi ma una serie di rituali intesi a mediare le relazioni tra gli esseri umani e i kami cioè “dei”, che tuttavia non hanno molto in comune con le divinità a cui comunemente siamo portati a pensare: si tratta di entità soprannaturali presenti nell’intero universo, una sorta di spiriti che si esprimono particolarmente nelle forze della natura. Ogni elemento naturale è considerato manifestazione dei kami e, come tale, è in grado di stabilire un contatto con la sfera divina.
  • Il Buddhismo si indica quindi quell’insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato.

Sono infatti queste due religioni che influenzano, nel paese asiatico, i riti legati alla morte:

“Nello Shintoismo non esiste una punizione ultraterrena, un giudizio universale o simili, perciò non vi è una particolare preoccupazione rispetto alla vita dopo la morte. Piuttosto, influenzato dalla sua matrice animista e dalle influenze buddhiste, questa religione si focalizza nel trovare l’armonia, la pace e la virtù in questo mondo.”  (Alberto Massaiu)

Le due anime religiose del Giappone condividono un pensiero con il Cristianesimo: l’idea della vita (dall’inizio alla fine) come festa, in quanto partecipazione alla vita divina. La persona che vive unita a Dio vive nella pace e nella gratitudine. Per questo motivo i giapponesi sono riconoscenti.

Anche nel paese del Sol Levante il defunto, per almeno 24 ore, rimane in casa o è portato negli ambienti appositamente adibiti dalle Pompe Funebri. A turno si veglia accanto a lui perché non si senta solo.

Da questo momento in poi i riti mutano a seconda delle zone; come racconta il sito Saveriane.it:

“Quasi sempre gli si mette vicino una scodella di riso per sostenerlo nel viaggio che deve intraprendere. Un tempo, pensando che i defunti dovessero attraversare prima un grande fiume e poi una montagna di fuoco, si collocava accanto a loro anche del denaro perché si pagassero il trasporto. e una ciotola d’acqua. C’erano poi vari riti ad indicare, sia la paura che l’uomo ha della morte, sia la vaga sensazione che per diventare Hotoke, cioé divinità, è necessario in qualche modo essere purificati La sera prima del funerale il bonzo viene a leggere alcuni “sutra” perché il defunto possa raggiungere il nirvana. A quel momento di preghiera partecipano familiari, amici, conoscenti, rigorosamente vestiti di nero. Ognuno passa davanti alla salma offrendo incenso e deponendo un fiore tolto dai grandi mazzi allestiti per la cerimonia. Dopo la cremazione tutti si ritrovano per un pranzo in comune nel ricordo della persona scomparsa.”

Se il per noi italiani il 2 novembre è il giorno del ricordo, i giapponesi ricordano i loro cari il 15 agosto con processioni, danze lente e tradizionali, lumini accesi su barchette, con cui si invitano quelli dell’aldilà a trascorrere alcuni giorni quaggiù con i propri cari, per poi far ritorno alla dimensione di eterna permanenza. Sono ricordati anche durante i giorni nel solstizio di primavera e autunno, come coloro che sono “passati” ed ora vivono in un altro mondo.

In realtà in Giappone non si crede a una vera distanza tra vivi e morti: i giapponesi cioè sentono una profonda e sentita riconoscenza verso coloro dai quali ha ricevuto la vita, e offre loro il frutto del proprio lavoro: primizie, cibo e preghiere, sull’altarino familiare.

Lì, ogni giorno, vibra il campanellino, il cui suono è come la voce dei propri cari.

A ciò va aggiunto che le preghiere si svolgono a scadenza fissa: cioè dopo 7 e 49 giorni dalla morte, poi durante alcuni anni. In queste occasioni è ancora chiamato il bonzo per la recita dei “sutra”.

Un vero e proprio legame quello con i cari che hanno lasciato questa terra per vivere nell’aldilà anche se… cos’è l’Aldilà per il popolo giapponese?

Culturismi.com spiega:

“il Paradiso può essere situato su questa terra, o al di là del mare, o su una montagna O negli abissi marini, oppure su, nel cielo. Vi sono casi in cui i kami (gli dei) dimorano lontano dai mortali, altre volte possono essere fra di noi, come se il regno umano e l’aldilà non fossero separati.”

Uniti per sempre, al di là della morte: sembra essere questo il mantra per i giapponesi; una dimostrazione di come la morte non deve far paura, si è sempre vivi quando si è presenti nel cuore di chi si ama.

Il nostro lavoro è difficile a volte davvero duro: vedere il dolore nel volto dei famigliari è da star male ecco perché cerchiamo di essere umanamente professionali con loro attraverso il rispetto e la vicinanza.

Sono questi aspetti, insieme ad altre curiosità, che vogliamo farti conoscere con il nostro blog.

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