Tutelare le nostre volontà: il testamento

“Quando la morte mi chiamerà
Forse qualcuno protesterà
Dopo aver letto nel testamento
Quel che gli lascio in eredità
Non maleditemi non serve a niente
Tanto all’inferno ci sarò già”
(Il testamento)

Con questo testo iconico ed ironico, il grande Fabrizio De Andrè, raccontava il suo testamento.

Già, il testamento, il nostro ultimo lascito, che può essere scoperto solo dopo la morte. Ma, anche se ne sentiamo parlare ogni giorno, anche se ci appassionano le storie delle liti sui testamenti, solo il 12% degli italiani ne ha redatto uno. E questo, se raffrontato con gli altri paesi del mondo, è un dato  molto basso. Sembra che gli italiani siano poco sensibili al tema del testamento, che nell’immaginario comune è strettamente associato alla morte, e può anche darsi che per motivi scaramantici gli italiani decidano di evitarlo quanto possibile. Eppure, anche un testamento redatto in giovane età può evitare molti problemi.

Infatti questo strumento permette di evitare diversi problemi e, in alcuni casi, programmare una successione “ordinata” in caso di grandi patrimoni e possedimenti, ed è anche l’unico possibile per poter disporre dei propri beni dopo la morte. In Italia, il testamento, è regolamentato dall’art. 587 del codice civile, che lo definisce come:

“un atto revocabile con il quale taluno dispone, per tutto il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze, o di parti di esse”. 

Il testamento può contenere sia disposizioni patrimoniali che disposizioni morali. Le disposizioni patrimoniali si dividono in:

  • istituzioni di eredi, con cui il testatore attribuisce tutto o parte del proprio patrimonio ad uno o più beneficiari, pro quota;
  • legati, con cui il testatore attribuisce ad uno o più soggetti beni o diritti determinati.

Tralasciando forme particolari e molto rare di testamento, come il testamento segreto ed i testamenti speciali, il testamento può assumere due forme fondamentali: il testamento pubblico e il testamento olografo.

Il testamento pubblico è quello redatto con atto notarile: il testatore, alla presenza di due testimoni, dichiara le sue volontà al notaio, che le riduce in forma scritta, traducendo in corretta forma giuridica la volontà espressa dal testatore. L’originale del testamento pubblico viene conservato in luogo sicuro nello studio del notaio, una copia in busta chiusa viene dallo stesso trasmessa all’Archivio notarile, e contemporaneamente il notaio provvede a far inserire in un archivio informatico tenuto dal medesimo Archivio notarile (il cd. Registro Generale dei Testamenti) la notizia che presso il suo studio si trova il testamento pubblico di quella certa persona. Il tutto è coperto da un assoluto segreto fin quando il testatore è in vita; dopo la morte del testatore, chiunque può recarsi all’Archivio Notarile ed, esibendo un certificato di morte, chiedere ed apprendere se la tale persona ha fatto testamento pubblico e presso quale notaio del distretto il testamento è depositato.

Il testamento olografo è invece redatto direttamente dal testatore e conservato dal testatore medesimo, a meno che il testatore medesimo non ritenga di affidarlo ad altra persona. Chiunque sia in possesso di un testamento olografo, ha poi l’obbligo di portarlo da un notaio per la pubblicazione appena ha notizia della morte del testatore.

Elementi essenziali per la validità del testamento olografo sono:

  • l’olografia (da cui deriva il nome): esso deve essere scritto interamente di pugno dal testatore, non con mezzi meccanici (macchina da scrivere, computer ecc.), né da altri, sia pure sotto dettatura del testatore;
  • la data, che deve essere apposta parimenti di pugno dal testatore;
  • la firma del testatore.

Il testamento olografo, se ha i requisiti suindicati, è perfettamente valido, anche se non presenta i suddetti vantaggi del testamento pubblico.

Il testatore può anche depositare il testamento olografo presso un notaio, che in tal caso redige un verbale di deposito e lo conserva, allegato al verbale di deposito, insieme ai testamenti pubblici, nel fascicolo degli atti di ultima volontà, e comunica l’esistenza del testamento al Registro Generale dei Testamenti.

È importante ricordare che, ai fini della sua piena leggibilità, la persona che non sia in grado di scrivere di proprio pugno e sottoscrivere il testamento, ad esempio per malattia, età avanzata o analfabetismo, non potrà redigere un testamento olografo, mentre potrà fare un testamento pubblico, che dovrà però essere redatto dal notaio con particolari formalità.

 La leggi individua degli elementi essenziali che valgono per tutti i testamenti, che sono:

  • la revocabilità fino al momento della morte: il testatore può sempre, fino all’ultimo istante di vita, modificare o revocare il proprio testamento;
  • l’efficacia differita: il testamento non ha mai efficacia immediata, ma solo dopo la morte del testatore; fino a quel momento è coperto da un assoluto segreto e non produce nessun effetto: il testatore rimane padrone dei beni di cui ha disposto con testamento e può alienarli liberamente; l’alienazione di un bene assegnato a un erede o ad un legatario con testamento costituisce una revoca implicita della disposizione testamentaria.

Come abbiamo detto, all’interno del testamento possono esserci anche disposizioni morali e, non è raro trovare anche i desideri per l’ultimo saluto. Questi, devono essere rispettati per onorare appieno le volontà del nostro caro. Perciò, visto che i desideri possono essere variegati, è fondamentale rivolgersi a un’agenzia come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, che sarà sicuramente in grado di soddisfare le ultime volontà del vostro caro.

Ironia della… morte

La morte è una delle parti più tristi della nostra vita, un periodo pieno di dolore, dove dobbiamo prenderci del tempo per elaborare il lutto e la mancanza che il nostro caro defunto ci lascerà. Ma la morte è anche un fatto naturale, tutti dobbiamo lasciare la vita terrena, e dobbiamo accettare questo fatto. Quello che accettiamo di meno, sono le vite spezzate prima del naturale decorso. In questo contesto sembra impossibile ironizzare sulla morte, invece la storia ci mostra come questo sia pienamente possibile, anche con risultati sorprendenti.

Ironizzare sulla morte non è compito facile; per la difficoltà e la delicatezza dell’argomento trattato è necessaria una grande intelligenza affinché il messaggio sia simpatico, divertente e non offensivo per nessuno, per quanto resti sempre irriverente. La televisione, le canzoni, il cabaret sono ricchi di esempi, più o meno simpatici e leggeri, di come si possa scherzare su questo argomento, anche se ultimamente i social stanno prendendosi la scena per intero. Infatti, questi ultimi, con la possibilità di allegare testi, immagini e video, possono veicolare pienamente un messaggio anche di questo genere. 

Ripetiamo, ironia e scherzosità si, ma senza mai cadere nel banale, nell’offensivo o nel macabro. Assumere un atteggiamento del genere sulla morte non deve essere mai scambiato per troppa superficialità o mancanza di empatia, anzi, deve essere, e in molti casi lo è, un altro modo, scanzonato è vero, per affrontare e superare questi momenti della nostra vita. 

Per avere degli esempi di come si può ironizzare sulla morte basta aprire un qualunque social, dove troveremo un infinità di pagine, più o meno gestite e curate con intelligenza, dove questo argomento viene usato per cercare di creare contenuti simpatici e sdrammatizzanti.

Come abbiamo già visto in un precedente articolo, sono innumerevoli gli esempi cinematografici, musicali e letterari che hanno adottato l’ironia nei confronti del morire. Uno dei più noti esempi tratti dal cinema è quello de Il senso della vita (1983) dei Monty Python, la cui ultima parte è dedicata al Tristo Mietitore, che si presenta alla porta di una graziosa casetta di campagna e si sente rispondere: “pare sia un certo signor La Morte, venuto per la mietitura. Non credo ci serva per il momento”. O, ancora, ricordiamo Funeral Party (2007), completamente incentrato sulla risata durante la celebrazione di un funerale: si parte dalla consegna al figlio della salma del padre sbagliato fino ad arrivare alle disavventure provocate da uno degli ospiti il quale ha preso, per sbaglio, un potente allucinogeno invece del Valium, e potremmo trovare ancora diversi esempi.

Ma abbiamo anche un altro aspetto da analizzare, un aspetto più intimo e meno irriverente: scherzare sulla morte per esorcizzare il male che questa provoca e ridurre il dolore psicologico. 

Di solito chi ci scherza sù vuole, in qualche modo, prepararsi a quando bisognerà affrontare questo fenomeno della vita. 

La società moderna ha iniziato a vedere e considerare la morte come un fatto sociale a tutto tondo, dove il rito è la ribalta e gli attori sono il defunto e i suoi cari. In questa ottica, l’ironia e lo scherzare non sono più visti come irriverenza o mancanza di rispetto, ma come un altro modo per affrontare il lutto o la dipartita in generale. Alla fine se ci pensiamo, chi più chi meno, abbiamo tutti scherzato sulla nostra morte, magari pensando a funerali alternativi, o a una frase irriverente da scrivere sulla lapide. 

Non dobbiamo però mai scordarci che, nonostante questo modo di vedere e intendere la morte, questa rimane un fenomeno molto serio e sempre difficile da affrontare, soprattutto nel caso questa non avvenga per cause naturali. Per questo motivo, anche se si vuole ricordare il defunto con ironia, è sempre importante rivolgersi a dei professionisti come le Onoranze funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, che sapranno consigliarti la soluzione migliore per rendere omaggio al tuo caro, nel rispetto della circostanza e della persona che è stata in vita.

Dalla terra alle stelle: il crematorio di Zorgvlied

Nell’Amsteldij di Amsterdam si trova il cimitero di Zorgvlied, inaugurato il 1 novembre del 1870, a oggi è considerato il più famoso della città e dell’Olanda in generale. Al suo interno riposano celebrità del mondo della cultura e del teatro. 

Il cimitero prende spunto dallo stile del giardino inglese con prati, alberi e boschetti e si sviluppa su un’area abbastanza vasta ampliata più volte nel corso degli anni. È un luogo eclettico e insolito in cui tombe decorate, bizzarre ed originali coesistono regalandogli la bellezza di un giardino di sculture.

La particolarità principale del cimitero di Zorgvlied riguarda il suo essere un luogo vivo, colorato e leggero in cui vige l’assoluto rispetto per ogni tipo di sepoltura e credo religioso. È un perfetto mix delle differenti concezioni della morte degli abitanti della città ed è aperto ad un approccio che lascia ampio spazio di vivere il fine vita in maniera assolutamente intima, libera e personale.

Anche per questi motivi nel 2016, grazie alla visione degli architetti di Group A, è stato realizzato, all’interno dello stesso cimitero, un innovativo e futuristico crematorio. La decisione di realizzare questa struttura deriva dall’interesse crescente per la cremazione da un lato, e dalla volontà di realizzare per il dolente uno spazio idoneo al rito con la stessa valenza mistica dei luoghi adibiti a coloro che scelgono la sepoltura.

L’idea del progetto era quella di realizzare un edificio all’interno del cimitero, ma staccato dall’auditorium in cui vengono generalmente svolte le funzioni.

È raggiungibile attraverso un percorso verde significativo per lo svolgimento del rito del commiato, rispettando la tradizione antica di accompagnare la bara con il corteo funebre.

Di colore bianco e dalle linee pulite, la struttura del crematorio è alta 16 metri e svetta come una torre incastonata nel verde in cui il senso cupo del lutto svanisce completamente. È realizzato con materiali contrastanti che ne caratterizzano la forte valenza simbolica. Non a caso la struttura si erge verso il cielo regalando un senso di leggerezza visiva.

La base è in pietra e si sviluppa costeggiando una struttura semi-ipogea che si eleva ad un metro dal terreno per sottolinearne ancor più la verticalità. La pietra visivamente è pesante e simboleggia proprio la pesantezza della terra e la materialità della vita. La sovrastruttura che si appoggia al basamento è al contrario leggera e rastremandosi verso l’alto culmina con una bucatura quadrata coperta da vetro trasparente.

La pesantezza del basamento contrasta con la leggerezza della sovrastruttura che simboleggia l’inconsistenza dell’anima del defunto che ascende al cielo.

L’apertura superiore è ruotata affinché sia orientata verso il sole; tramite questo meccanismo la luce solare si riflette sulla parete di mosaico in vetro del fronte regalando una speciale sensazione agli utenti che in quel particolare luogo e in quel particolare istante stanno salutando per l’ultima volta qualcuno che ha fatto parte della loro vita e che, almeno fisicamente, da quel momento in poi non esisterà più.

La corte esterna al crematorio offre la possibilità di un addio intimo ma anche di ospitare un gran numero di persone che possono muoversi davanti la bara per un ultimo saluto.

Dopo la cremazione le ceneri del defunto vengono ospitate in una piccola nicchia esterna al crematorio per un periodo di tempo che arriva fino ad un mese. In questo modo parenti, amici e conoscenti del defunto possono recarsi al cimitero per un ultimo commiato.

La sua forma innovativa vuole quasi collegare la terra col cielo, quasi a rendere la struttura parte integrante del viaggio del defunto verso l’aldilà. Questo simbolismo, come nel caso del crematorio di Hofheide che si ispira all’acqua per chiudere il cerchio dell’ultimo viaggio, è utile per rendere più leggera la sofferenza dei cari che rimangono in terra. 

Noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis lo sappiamo, l’ultimo saluto può essere straziante e denso di tristezza. Queste strutture, non ancora presenti in Italia, hanno lo scopo di rendere meno traumatico il funerale e l’ultimo saluto al nostro caro. I luoghi simbolici, uniti a un ottimo e attento servizio di pompe funebri, possono rendere meno triste il momento dell’addio, trasformandolo in un dolce arrivederci.

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Movie time: come ci vede il cinema

 

Il nostro lavoro non è affascinante: in fin dei conti lavoriamo con la morte, a contatto con la tristezza delle persone, svolgiamo un’attività burocratica e a tratti complicata.

Sappiamo di essere importanti nella società, sappiamo che i servizi che offriamo sono indispensabili per tanti aspetti.

Lavoriamo spesso nell’ombra, dobbiamo essere discreti e quasi invisibili: il nostro compito è soddisfare le esigenze dei cari del defunto per potergli offrire una sepoltura con tutti gli onori possibili e, al contempo, non dargli ulteriori preoccupazioni. 

Per questo non abbiamo mai pensato che il nostro lavoro potesse essere celebrato nei film.

Invece nella cinematografia ci sono tantissimi film e serie che parlano del nostro lavoro, che hanno come protagonisti becchini, parlandone a volte in chiave irriverente, ironica o drammatica.

Vi abbiamo già fatto conoscere la serie “six feet under” in un altro nostro articolo, e oggi vi presentiamo qualche altro film.

 

BERNIE (Richard Linklater, 2011)

Carthage, Texas. L’assistente alle pompe funebri Bernie Tiede è uno dei cittadini più apprezzati dalla comunità: sensibile nei confronti della solitudine delle numerose vedove del paese, impegnato nelle attività artistiche locali, conquista persino Marjorie Nugent, la donna più ricca e bisbetica di Carthage. I due si sposano ma la convivenza è un inferno e un giorno Bernie spara a Marjorie, uccidendola sul colpo.

Per comprendere Bernie Tiede e provare ad approcciare un film singolare come quello a lui dedicato da Richard Linklater, occorre provare a capire la contraddittoria natura del regista e del suo Texas. Una terra dove il comico e il tragico si mescolano per assumere aspetti inconsueti. Linklater lo rende evidente sin dal prologo: un gospel solenne cantato con il sorriso sulle labbra, una spiegazione su come truccare i morti per evitare, appunto, che il tragico diventi comico.

AFTER LIFE (Agnieszka Wojtowicz-Vosloo, 2009)

Eliot Deacon è un impresario di pompe funebri efficientissimo nel suo lavoro. Anna Taylor, invece, un’insegnante che da tempo non riesce più a dialogare con il fidanzato Paul.

Dopo una lite furiosa tra i due, la giovane donna si sveglia sul lettino dell’agenzia funebre di Eliot, intento a preparare il suo corpo per il funerale.

Col dono di parlare ai morti non ancora giunti oltre la soglia, l’uomo le spiega che è stata portata lì in seguito ad un incidente automobilistico in cui ha perso la vita: benché si senta viva, infatti, quella che sta attraversando è solo una fase di transizione verso l’aldilà. Intanto Paul nutre qualche dubbio su una morte di cui si sente diretto responsabile.

BARA CON VISTA (Nick Hurran, 2002)

In un piccolo e pittoresco paese del Galles, Betty vive una vita agiata ma noiosa, sposata da anni al consigliere comunale Hugh. La vita di Betty cambia quando nella sua vita entrano il serio Boris e il piccolo Willie. Willie è un bambino amante del giardinaggio che è andato ad abitare dal nonno (vicino di Betty), avendo perso i genitori. Boris, invece, è l’impresario di pompe funebri del paese ed è un uomo molto romantico, nonché un amante del ballo da sala, proprio come Betty. Ultimamente però l’uomo deve fare i conti con la bizzarra concorrenza di Frank Featherbed e del suo aiutante Derbert, che cercano in tutti i modi di accaparrarsi clienti con trovate pubblicitarie e “funerali a tema” decisamente folli, ma che il prete del paese officia senza battere ciglio. 

Secondo noi, delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, questi sono i titoli che meglio rappresentano alcuni degli aspetti del nostro lavoro. Naturalmente lo rappresentano a volte in maniera grottesca e irriverente, a volte in maniera divertente, ma comunque ne parlano.

Certo, la nostra professione è estremamente più articolata di come viene rappresentata, molto meno cinematografica, ma fa sempre piacere essere ispirazione di trame e storie.

Spiegare il lutto ai bambini

Nella nostra cultura, mediterranea e italiana in particolare, la morte è troppo spesso esorcizzata, se ne parla poco o niente, e siamo noi adulti per primi a bandire questo tema dai discorsi, soprattutto in presenza dei bambini, perché si pensa che il tema strida con la spensieratezza tipica dell’infanzia e possa in qualche modo traumatizzare i più piccoli. 

E anche tra adulti stessi, non si tende molto a parlarne se non per lo più facendo scongiuri. 

Vero, la morte è un argomento tra i più delicati e deve essere trattata con particolare attenzione. 

Ma prima o poi i bambini ci faranno domande sulla morte, ci chiederanno come mai il nonno o, in casi che mai vorremmo vivere, l’amichetto non torna più. 

Anche grazie alla maggiore diffusione di notizie, tramite i social o la televisione, i più piccoli possono iniziare a fare domande sulla morte anche se non hanno ancora conosciuto il lutto di una persona cara. Perciò è estremamente importante essere preparati ad affrontare questo argomento quando si presenterà.

Può succedere che il tema della morte sia delicato anche per i genitori, perché magari c’è stato nella loro vita un lutto recente non ancora elaborato e si ha paura di non saper gestire la situazione senza fare trapelare il proprio dolore. In realtà anche fare trapelare il dolore, se questo c’è, è importante perché probabilmente i bambini già lo sentono ma non sanno ancora dargli un nome e delle caratteristiche. 

Dover spiegare la morte ai bambini ci mette di fronte alle nostre paure e alle nostre ansie, ed è da queste che si deve partire per poter aiutare i bambini a comprendere cosa accade quando una persona a cui si vuole bene non c’è più.

Non esiste un modo univoco e universalmente valido per trattare il tema della morte con i bambini, esiste piuttosto un canale comunicativo specifico per ciascuna famiglia, che solo chi ne fa parte (genitori, nonni, fratelli e sorelle) conosce nel profondo. La nuova realtà va costruita passo dopo passo insieme al bambino, attraverso un percorso che segua i tempi dello sviluppo. Infatti il modo in cui un bambino elabora l’esperienza del lutto dipende da diversi fattori, alcuni soggettivi, come la sua personalità o il legame affettivo che lo lega alla persona morta o che sta per morire, altri oggettivi e che riguardano la fascia di età a cui appartiene.

Qualunque strategia si decida di attuare nello spiegare la morte ai bambini, l’importante è non essere evasivi di fronte alle loro domande. Saranno domande secche, dirette, spietate. Ma i genitori non devono mai rispondere con frasi del tipo: “Lo capirai quando sarai grande”, o “Questa è una domanda complicata adesso, vedrai che un giorno ne parleremo”. Occorre trovare il modo più affine al proprio modo di pensare e con estrema delicatezza dare risposte esaurienti ai propri figli. Raccontare storie consolatorie può non essere sbagliato quando si ha a che fare coi bambini, in fondo ogni anno a Dicembre non raccontiamo loro la storiella di Babbo Natale? E allora ben vengano, finché si parla con i piccini, le storielle che addolciscono la pillola. Importante è ascoltare i bambini, perché in questo modo si aumenta la fiducia verso i genitori. 

Spiegare un lutto ai bambini non è semplice, soprattutto se i genitori per primi hanno difficoltà a elaborare l’evento. Chi lo desidera e ne sente la necessità può rivolgersi a psicologi privati o associazioni che offrono un supporto psicologico rivolto sia agli adulti che ai bambini. Noi della Emidio de Florentiis, abbiamo organizzato, insieme a Spazio Enkyklios, un seminario rivolto a coloro che vogliono attraversare e condividere il doloroso momento del lutto e che vogliono individuare insieme a noi le risorse familiari per affrontare questo argomento con i più piccoli. 

Il lutto d’estate: affrontare il dolore

Chi affronta il lutto durante il periodo estivo spesso si rende conto di quanto sia più difficile vivere e tornare  alla quotidianità: durante l’anno il lavoro, lo sport, la famiglia, la vita di tutti i giorni con i suoi impegni contribuiscono a “distrarre” dal peso della mancanza, mentre durante l’estate, complice anche la solitudine che si viene a creare come conseguenza dell’allentamento delle relazioni sociali, o con parenti, amici e vicini che vanno in vacanza, il percorso di elaborazione può risultare più difficoltoso.

Anche  chi decide di partire in questo periodo dell’anno potrebbe vivere momenti difficili, legati ai ricordi del tempo di vacanza condiviso con la persona che non c’è più. 

Lo abbiamo già visto, l’elaborazione del lutto è un percorso irto di ostacoli e che ha bisogno di tempo. Durante il periodo estivo, qualche fase classica dell’elaborazione potrebbe venire meno. Infatti, come detto sopra, non possiamo aspettarci che parenti, amici e persone vicine, rinuncino allo svago estivo o alle ferie per starci vicino. Ma, fortunatamente, ci sono altri modi per aiutarsi durante questo periodo.

Non lasciarsi andare fisicamente

Soprattutto durante la stagione calda è molto importante mangiare, magari anche poco ma spesso e senza eccessi, idratarsi e riposare il più possibile. Cercate di evitare di fare un uso eccessivo di sonniferi: possono essere utili nei primi giorni, ma alla lunga creano assuefazione e dipendenza, rischiando di bloccare il processo naturale di elaborazione del lutto.

È consigliabile fare un po’ di esercizio fisico, anche se si tratta solo di una piccola passeggiata al mare o in mezzo alla natura, magari cercando di non estraniarsi completamente. 

Cercare di volersi bene

Non aspettatevi troppo da voi stessi, accettate di non riuscire a tenere tutto sotto controllo. È normale che la vostra vita e i vostri abituali ritmi siano scombussolati. Non ve la prendete con voi stessi se vi capita di fare cose stupide o sbagliate, se siete confusi o disorientati, non può essere altrimenti. Ma, in questo periodo, cercate di non farvi prendere dalla frenesia, il caldo estivo può essere fastidioso.

Cercare di essere consapevoli delle proprie emozioni

Spesso, quando ci si sente molto a disagio, non si riesce a fermare i propri pensieri e dare un nome alle proprie emozioni e ai propri vissuti, così mutevoli nel corso della stessa giornata. Molte volte è utile cercare di analizzare e descrivere quello che si prova, magari la sera prima di andare a letto, o quando le nostre giornate non riescono a riempirsi e sembrano interminabili. Successivamente, nel tempo, leggendo le vostre considerazioni potreste riconoscere quanto siete cambiati e quanto le vostre riflessioni, i vostri dubbi vi abbiano aiutato a cambiare il rapporto con il dolore e ad approfondire la conoscenza di voi stessi.

Cercare di condividere il dolore

Tenete presente che, in questo particolare periodo dell’anno, non sempre si riesce ad essere disponibili ad ascoltare o essere presenti. In questo caso, se il bisogno di parlare è così impellente, vi può dare sostegno e conforto frequentare un gruppo di auto-mutuo aiuto. La nostra agenzia,  in collaborazione con Enkyklios, offre gratuitamente uno spazio di ascolto protetto e qualificato, finalizzato al sostegno e all’elaborazione del lutto. 

L’estate è solitamente la stagione nella quale ci si riposa e si stacca dalle fatiche lavorative. Purtroppo, in caso di un lutto, può rivelarsi un periodo difficile da gestire, amplificando il dolore e ritardando il processo di elaborazione del lutto. La solitudine, il ricordo di momenti spensierati e le giornate lunghe, possono portare ad abbattersi se non riusciamo a far nostri determinati strumenti introspettivi. Quelli che abbiamo visto sopra sono solo alcuni di questi strumenti che possiamo far nostri per elaborare il lutto in questo  determinato periodo dell’anno. Ma ricordiamoci sempre, che le agenzie funebri come la Emidio De Florentiis sono il vostro primo aiuto anche, e specialmente, in questo periodo dell’anno.

Superare il lutto: l’aiuto della psicologia per stare meglio

Quando si perde una persona siamo soliti essere presi da un senso di solitudine e di impotenza. La nostra vita può cambiare radicalmente e, insieme, cambiano anche le nostre abitudini di tutti i giorni. Una delle fasi più difficili che ci troviamo ad affrontare dopo una perdita è l’elaborazione del lutto

In psicologia con elaborazione del lutto s’intende:

 “tutto il processo di rielaborazione legato alla perdita di una persona cara. Questa fase può essere molto dolorosa ed è solitamente caratterizzata da sentimenti quali tristezza, rabbia, colpa o senso di vuoto”.

 Si tratta comunque di un processo fondamentale per evitare che questa situazione possa trasformarsi in lutto patologico e creare un trauma che si ripresenterà nel futuro, causando la comparsa di diversi disturbi. 

Abbiamo già visto quali sono le sei fasi che si affrontano durante questo processo e come queste siano da rispettare per uscire da quella sensazione di smarrimento. Ma come si affrontano queste fasi?

Nel 2003 Paolo Baiocchi, psicoterapeuta e direttore dell’istituto Gestalt di Trieste,  ha sviluppato una procedura in sei fasi per l’elaborazione della perdita. Non per dimenticare in fretta, ma per stare un po’ meglio. 

Le fasi della procedura possono essere eseguite da soli o con l’aiuto di uno psicoterapeuta, e secondo Paolo Baiocchi sono queste:

Rituale di separazione

L’autore invita prima di tutto a compiere delle azioni e dire delle frasi per comunicare con noi stessi e con la persona defunta, allo scopo di esprimere il senso di separazione. Ad esempio si può fare una visita alla tomba, oppure si può scrivere una lettera o semplicemente parlare ad alta voce in un luogo che ci fa pensare al nostro caro che non c’è più.
In questa fase è importante essere sinceri con noi stessi e allontanare le fantasie (che sono del tutto naturali e comprensibili) che ci fanno sognare che, in qualche modo, la perdita possa essere reversibile.
Si possono esprimere frasi di congedo come “Ti lascio andare” o “Mi separo da te per sempre”, o “Chiudo la nostra relazione” e così via.
Come certamente avrai letto o sentito dire, la prima fase dell’elaborazione del lutto è quella della
negazione. Può essere molto difficile e credo che esprimere questo saluto ad alta voce possa aiutare a vivere questo periodo in modo più dolce.

Espressione delle emozioni e chiusura di cose sospese

Il passo successivo è parlare di tutti quei momenti in cui abbiamo fatto soffrire l’altro o lui ci ha fatto soffrire. Lo scopo è liberarci dei pesi, di tutte le cose non dette, dei sensi di colpa e delle negatività, per poter proseguire nel percorso di elaborazione del lutto senza portarci dietro fardelli emotivi.
Alcuni input utili per questa fase sono frasi che cominciano con: “Mi dispiace molto per…” (aver fatto/non fatto o detto/non detto determinate cose) oppure “Ho sofferto quando tu…” o ancora “Non ti ho mai detto che…”

Ringraziamento all’altro

Dopo aver abbandonato tutti i ricordi negativi, si passa a ringraziare l’altro per i bei momenti passati insieme. Questo è il momento per celebrare il nostro rapporto, l’affetto reciproco, gli insegnamenti che quella persona ci ha donato, tutto ciò per cui, grazie a lui/lei ci sentiamo arricchiti. Per esempio si può iniziare il discorso con frasi come: “Sei stato molto importante per me perché…” oppure “Grazie perché…” o “Ricordo il momento in cui…” Per molti di noi infatti, quando una persona cara se ne va, il rimpianto principale è quello di non aver fatto in tempo a dire qualcosa . Di solito si tratta di frasi d’amore che non siamo riusciti a esprimere per timidezza o perché eravamo presi da mille piccoli altri problemi o non ci sembrava mai il momento giusto. Oppure volevamo scusarci per qualcosa o terminare un discorso in sospeso, e ci siamo accorti all’improvviso di non poterlo più fare perché quella persona ci ha lasciato. In questo modo possiamo dare voce a questo rimpianto e far uscire tutto quello che abbiamo dentro, per rendere il dolore un poco più leggero.

Scoperta del proprio tesoro interiore

La quarta fase è quella principale e più difficile. Secondo Baiocchi, quando amiamo vediamo il mondo in un modo diverso, più vivo, luminoso e colorato, una caratteristica che lui chiama “magia percettiva”. Inoltre abbiamo una forza interiore maggiore e siamo più propensi a correre rischi. Il passaggio cruciale è renderci conto che questa energia non è andata via. Spesso quando si affronta la perdita di una persona cara ci si sente svuotati e soli. Più fragili, come se la nostra forza dipendesse dalla vicinanza con il defunto. Si tratta di un’illusione, dice Baiocchi, perché in realtà abbiamo semplicemente proiettato all’esterno (sulla nostra relazione e sulla persona amata) qualità che sono nostre. Lo scopo di questa fase è quindi capire che il nostro caro ha soltanto facilitato questa speciale connessione con la nostra forza vitale, che appartiene a noi ed è ancora presente. Sarà utile, per valorizzare le nostre qualità e risorse interiori, ripensare a quei momenti in cui abbiamo sperimentato questa magia percettiva e chiederci: “Come vedevo me stesso/a? Come vedevo il mondo? Come vedevo la persona amata? Come vedevo gli altri? Cosa ero in grado di fare? Cosa sentivo possibile, quale progetto o sogno? Cosa in me, quale qualità o risorsa, rendeva possibile realizzare tale progetto o sogno?”

Uso individuale del proprio tesoro interiore

Il passaggio successivo è utilizzare le qualità che abbiamo scoperto di avere dentro di noi grazie al nostro caro, per evolvere e affrontare nuove sfide. Dobbiamo riflettere su quei comportamenti e attitudini per capire come portarli nella nostra vita attuale. Saranno una nuova bussola per orientarci, e aiutarci a prendere decisioni in autonomia. Le domande tipiche di questa fase sono per esempio:

“Come posso far vivere la qualità … nel mio quotidiano?” oppure “Quali scelte farei se usassi la qualità … oggi?” e così via.

Uso relazionale del tesoro interiore

Nell’ultima fase, dopo aver compreso come utilizzare i nostri doni per orientare la nostra vita, dobbiamo riflettere su come usarle per arricchire la nostra relazione con gli altri. Possiamo far dono di quelle stesse qualità alle persone a cui vogliamo bene, migliorando il nostro rapporto con loro. Chiedendoci per esempio: “Come posso far vivere la qualità … nella relazione con …?” (un figlio, un partner, un amico, ecc…) oppure “Che comportamento sceglierei con …. se usassi la qualità …?”

Questo passaggio conclusivo è molto interessante, perché rappresenta un modo per riavvicinarsi alle persone care, che magari abbiamo allontanato perché il dolore ci sembrava troppo forte. Spesso infatti quando viviamo un lutto ci sentiamo molto soli e, a volte, non riusciamo a comunicare, abbiamo paura di non essere capiti oppure di non riuscire a capire gli altri, che magari stanno soffrendo in un modo diverso dal nostro.   Sapere quindi di avere delle qualità personali, che proprio la persona che ci ha lasciato ci ha aiutato a scoprire e che possono esserci utili oggi per affrontare la perdita in modo un po’ meno doloroso, può essere di conforto.

Elaborare il lutto è un percorso che può rivelarsi lungo e complesso. Ci dobbiamo abituare a una nuova quotidianità, a una mancanza nella nostra vita. Il metodo che abbiamo visto sopra ci dà un idea di come dovremmo fare per accettare rapidamente questo momento, anche se è una questione molto personale. Noi, come agenzia funebre, diamo un piccolo contributo sollevando, chi si affida a noi, dalle incombenze organizzative e burocratiche, in modo che ci si possa concentrare da subito sul superamento di questo momento.

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