Tanatoestetica 2.0: l’arte che guarda al futuro

Fino a qualche anno fa, la tanatoestetica era una pratica poco conosciuta, spesso avvolta da un velo di discrezione, e anche da un alone di mistero. Oggi, però, questo delicato mestiere sta vivendo una vera evoluzione, arricchendosi di innovazioni, nuove tecnologie e persino dell’ausilio dell’intelligenza artificiale. Una trasformazione, a volte purtroppo indispensabile, che mette al centro sempre la dignità della persona, anche nel momento dell’ultimo saluto.

Cos’è la tanatoestetica (in parole semplici)

Lo abbiamo già visto in un altro nostro articolo, e essenzialmente si tratta dell’insieme di tecniche estetiche applicate al corpo di una persona defunta per restituirle un aspetto il più possibile sereno, armonioso e riconoscibile. Non è un semplice trucco, ma un gesto di profondo rispetto nei confronti della persona e dei suoi cari. Aiuta chi resta ad affrontare il momento del commiato con maggiore dolcezza, offrendo un’immagine fedele che rispecchia chi siamo stati in vita.

Tecniche moderne: il cambiamento è già iniziato

La tanatoestetica di oggi non è più quella di ieri, ma si tratta di un settore in costante evoluzione. Nel corso del tempo si sono affermate tecniche nuove e soluzioni avanzate che stanno cambiando il modo di lavorare in questo ambito, vediamo insieme le più interessanti: 

Stampanti 3D per la ricostruzione di parti del viso in caso di traumi, con risultati sempre più precisi e naturali.

Trucco ad aerografo ad alta definizione, ideale per ottenere sfumature leggere e omogenee, resistenti anche all’umidità.

Trattamenti dermoestetici bio-compatibili, usati per idratare e tonificare la pelle del viso, soprattutto nei casi di lunga permanenza in celle frigorifere o dopo malattie debilitanti.

Focus: gli strumenti del tanatoesteta moderno

Oggi il tanatoesteta lavora con un kit tecnico sempre più sofisticato. Oltre ai classici strumenti manuali, troviamo prodotti e soluzioni pensate appositamente per questo servizio: 

Trucchi professionali post mortem, resistenti all’ossidazione e formulati per garantire un aspetto naturale.

Aerografi digitali, che permettono di applicare il colore con precisione e sfumature morbide, regolando la pressione e persino la temperatura del getto.

Illuminazione a spettro controllato, per valutare il risultato estetico in condizioni di luce simili a quelle della camera ardente.

Scanner facciali 3D, usati per ricostruire simmetrie nei casi in cui manchino riferimenti visivi chiari.

Kit per suture estetiche, ideali per chiudere piccole ferite o ricomporre tratti del volto in modo invisibile e rispettoso.

È importante ricordare che ogni strumento è pensato per intervenire con delicatezza, mantenendo sempre intatto il valore simbolico del volto umano.

Intelligenza artificiale e tanatoestetica: alleati insospettabili

Anche l’AI inizia a fare la sua parte. Alcune aziende stanno sviluppando software capaci di ricostruire digitalmente il volto della persona a partire da fotografie recenti. Questo permette al tanatoesteta di avere una guida visiva dettagliata per intervenire con maggiore precisione. In futuro, l’intelligenza artificiale potrebbe suggerire anche la tonalità del trucco più adatta, in base al colore della pelle o alla luce dell’ambiente. Parliamo naturalmente di una tecnologia che non sostituisce assolutamente la sensibilità umana, ma la supporta con strumenti intelligenti, in un momento dove il tempo non ci è proprio alleato. 

Non solo funerali: altri usi della tanatoestetica

Sebbene venga utilizzata principalmente nei riti funebri, la tanatoestetica ha anche impieghi in ambito medico-legale (per il riconoscimento di corpi), archeologico e formativo. Sempre più scuole di tanatoprassi e accademie per operatori funebri includono moduli specifici dedicati a questa arte, formando nuove generazioni di professionisti consapevoli, attenti e preparati.

Un’arte che evolve, senza perdere il suo cuore

La tanatoestetica moderna è molto più di una pratica tecnica: è un linguaggio silenzioso che parla di rispetto, di memoria e di cura. L’evoluzione tecnologica non ne cambia il senso profondo, ma anzi lo amplifica, perché ogni persona merita di essere ricordata con dignità, delicatezza e amore, anche nel momento dell’addio. E noi delle Onoranze funebri Emidio e Alfredo de Florentiis conosciamo molto bene questi valori, conviviamo col rispetto per il defunto e offriamo, in ogni momento tutti gli strumenti possibili per onorare nel miglior modo possibile il tuo caro. 

Tanatoestetica: il ricordo ha la sua bellezza

La vita va vissuta sempre con dignità, non dimenticando mai ciò che siamo, ciò che sentiamo.

Vivere, non sopravvivere dicono tutti, Poi arriva la morte che ci rende tutti uguali.

E’ vero. Davanti a lei, la Morte, siamo tutti uguali; non esistono ricchi né poveri, non esiste il giovane né il vecchio.
E’ un momento che accomuna gli esseri umani, ma è anche vero che la dignità, il proprio essere non può essere messo da parte nemmeno nel momento più doloroso.

La Morte infatti è un rito che, in molte popolazioni dei Nativi d’America, è simbolo di passaggio a nuova vita:

“Ecco perché per loro il concetto di Morte non è la “fine” di qualcosa ma una tappa del cerchio sacro, il simbolo che rappresenta la manifestazione di Wakan-Tanka, il Grande Mistero, che per tutti i nativi d’America è la massima divinità. Il passaggio della vita alla morte quindi, non era che un viaggio nel quale, chi rimaneva sulla terra, non si sentiva mai abbandonato grazie alla presenza di spiriti guida che si palesavano sotto forma di animali o forze soprannaturali ed assumono nomi diversi in relazione alla popolazione che li venera. Ad esempio, per alcune tribù le civette erano spiriti che si erano reincarnati; oppure: se una persona veniva uccisa tagliandole la gola o veniva privato del suo “scalpo”, il suo spirito restava sulla terra a disturbare i vivi; talvolta causando malattie e morte.”

Essere ricordati naturalmente, con quel sorriso così… con le labbra sempre colorate da un delicato rossetto…le mani ben curate…

Sì, si può: si chiama tanatoestetica e il professionista è il tanatoesteta cioè “colui o colei (sono molte le donne che si specializzano in questo particolare campo) che si prende cura della salma prima che venga esposta per l’ultimo saluto cercando di conferirle un aspetto più naturale possibile, simile a quello che aveva in vita. Un risultato che viene ottenuto attraverso specifici trattamenti cosmetici e, quanto si rende necessario, con avanzate tecniche ricostruttive.” (oltremagazine.com)

E’ una figura importante al servizio di famigliari e amici del defunto che possono così, ricordare il proprio caro nel modo migliore.

E’ un professionista dunque che ricostruisce e dà dignità a un corpo sfigurato da un incidente oppure messo a dura prova da una malattia: interventi mirati che cercano nel miglior modo possibile di ridare la migliore immagine alla persona anche nel passaggio definitivo.

Come diventare tanatoesteta? Come per ogni professionista, ci sono dei corsi da frequentare e, in questo caso, sono organizzati dalla Scuola Superiore di formazione per la funeraria.

Essa, dal 30 marzo al 3 aprile 2020, organizza il corso di primo livello per la figura Professionale del Tanatoperatore: “I trattamenti proposti rispondono a tre obiettivi primari (la disinfezione, la conservazione e il ripristino) per preservare, in condizioni di massima sicurezza, l’aspetto della salma per il periodo necessario al commiato. Il risultato è una presentazione estetica in grado di eliminare anche le deturpazioni create da traumi o da ferite.”

Si tratta di un qualcosa molto lontana dalla tanatoprassi (impossibile in Italia ma legali in Francia e Spagna), ma comunque in continua evoluzione visto ce, in Italia, ne esistono diverse di tanatoestete.

Come, per esempio, Isela Lizano (intervista da ilgiornaleweb.it):

“Mi sono diplomata in cosmetologia in Costa Rica nel 1984 e già allora decisi che avrei frequentato un corso di tanatoestetica per mettere a disposizione di coloro che avevano perduto i propri cari la mia conoscenza del settore, fino a quel momento studiata sui libri di scuola e sperimentata solo su persone vive. Il fine ultimo è ridare alla salma un aspetto naturale in modo da rendere visivamente meno traumatico il distacco del defunto dai parenti.”

Oppure Irene Nonnis (intervista da donnesulweb.it):

“Quanto dura un intervento? Dipende… Diciamo che mediamente in 50 minuti riesco a preparare una salma poi ci sono casi in cui bisogna ricostruire parti mancanti o altro e allora ci posso mettere anche svariate ore.”

Avresti mai immaginato che esistesse un lavoro del genere?

Ecco perché un blog, per darti la possibilità di conoscere e capire meglio il nostro lavoro, fatto di mille sfaccettature e tanti aspetti sconosciuti!

Per esempio, abbiamo affrontato temi come la cremazione:

“la cremazione non riduce il cadavere in cenere; i resti di tale pratica infatti sono frammenti ossei friabili che, in un secondo momento, vengono sminuzzati fino a formare una cenere che poi, a seconda degli usi, delle consuetudini o delle ultime volontà della persona defunta, vengono custodite in un’urna, sepolte, sparse, o altro. Da quei secoli ad oggi, le cose sono profondamente cambiate e, il rito di cremare il corpo di un proprio caro, è aumentata: si stima, secondo i dati relativi al 2008, che, nelle due principali metropoli del Nord Italia, Torino e Milano, la percentuale supera il 50%.”

Così come quello della stagnatura:

“L’articolo 30 DPR n.285/1990 sui centootto articoli che stabilisce norme su l’unito regolamento di polizia mortuaria, definisce gli standard di confezionamento dei cofani in metallo di cui è costituita la doppia cassa. Proprio dall’Art. 30 del vigente regolamento di polizia mortuaria si desumono tutte le caratteristiche tecniche che un feretro.”

Diverse fasi, tanti momenti, tutti aspetti che curiamo con rispetto verso il defunto e la famiglia nel momento più difficile per loro: dire addio al proprio caro/a.

Fasi, momenti, dettagli e curiosità che potrai conoscere seguendo il nostro blog!