Antropologia della morte

I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati.
(Luigi Pirandello, 1951, Colloquii coi personaggi)

La morte è per antonomasia la metafora del confine, del limite raggiungibile solo nel momento in cui non siamo più e ci troviamo perciò impossibilitati a raccontarlo. 

Come ebbe modo di evidenziare Martin Heidegger nel secolo scorso, la morte è l’unica esperienza della vita che coinvolge ineluttabilmente tutti ma che tutti possono conoscere solo attraverso l’esperienza degli altri. Gli altri, infatti, potranno dire e raccontare di noi che non ci siamo più e rendere conto del modo in cui hanno percepito la nostra realtà e contestualmente di come hanno percepito se stessi attraverso noi. 

Sebbene siamo tutti consapevoli del significato che a livello personale assume la perdita di una persona cara, spesso ai più sfugge come le esequie siano un fatto sociale prima ancora che individuale. La morte, infatti, implica anche una rottura dello status sociale, una sorta di passaggio da una condizione all’altra. 

Con la morte, atto personale e sociale insieme, ci troviamo improvvisamente di fronte a quello che in antropologia è definito rito di passaggio, il quale decreta l’assegnazione della nostra ultima denominazione: il fu. Nel momento della morte l’individuo smette di esistere nella società, anche se il suo lascito può essere eterno e celebrato, come nel caso di uomini di cultura o sport.

L’antropologia ha cercato di definire i momenti legati all’origine e alla formazione delle credenze e degli atteggiamenti relativi alla morte. Secondo Edward Burnett Tylor, uno dei primi studiosi dei momenti culturali e comportamentali legati alla morte, la cultura relativa ad essa non sarebbe stata semplicemente acquisita ma, invece, appresa attraverso un lungo apprendistato. 

Lo sappiamo, tutte le culture, dalle più arcaiche e primitive, alle più moderne, celebrano questo passaggio, attraverso riti, usanze e sepolture che si sono evoluti nel tempo. 

Avvicinarsi e parlare della morte è una delle paure più forti degli esseri umani, tanto che, nelle civiltà industrializzate del XX secolo, si tende quasi a evitare il contatto con essa.

Infatti, sempre di più si cerca di non essere presenti nel momento della dipartita e, in certi casi, i nostri cari vengono affidati alle cure amorevoli, ma impersonali, di istituti per le cure palliative. Analogamente i medici, spesso con la connivenza dei familiari, cercano di nascondere al moribondo l’imminenza della morte, e ciò a volte dà luogo a complicate finzioni in cui tutti sanno come stanno realmente le cose, ma nessuno lo ammette. 

Storicamente e antropologicamente i funerali sono dei riti di passaggio da una condizione, appunto quella di vivo, ad un altra, quella di defunto. Questi riti esistono per diversi motivi, da quello più biologico, cioè allontanare il corpo che tende a deteriorarsi dalla comunità, a quelli di aggregazione: infatti, dopo le varie fasi di un funerale, smesso il lutto, i parenti del defunto escono dallo stato di isolamento in cui il decesso li aveva confinati e le normali relazioni sociali sono ripristinate. Tale è il fine dei banchetti e delle cerimonie commemorative che seguono i funerali, in alcune società, contribuendo a rinsaldare i legami tra i membri della comunità. 

Oggi, nella società contemporanea, si assiste a un rifiuto delle emozioni: bisogna quanto prima accantonare e dimenticare il lutto. La morte di una persona cara può far precipitare i familiari superstiti in una condizione di crisi; a questa crisi bisogna reagire attraverso modelli di comportamento che la cultura ha determinato, attraverso i quali si può trascendere la crisi individuale trasformandola in valore per la sopravvivenza. 

Ora, come si è già detto, non si può sfuggire dalla morte accantonandola: bisogna assumerla, darle significato, senso, bisogna elaborare delle tecniche di difesa perché la vita deve continuare.

Il ruolo più importante, dopo la morte di una persona, è quello dell’agenzia di pompe funebri alla quale si decide di rivolgersi. 

Questa, saprà soddisfare le diverse richieste, facendo molte volte da tramite tra il defunto e la famiglia, organizzando i trasporti, preparandolo per un eventuale ultimo saluto, sbrigando la parte burocratica. Lo sappiamo, il funerale migliore è quello veloce, senza intoppi, che sappia celebrare al meglio la persona e che, in qualche modo, come attraverso la scelta dei fiori, ricordi il suo essere. La discrezione, la capacità e la possibilità di esaudire le richieste della famiglia o dei cari del defunto, contribuisce a dare un nuovo significato alla morte, rendendola più socialmente accettata.

La camera mortuaria cimiteriale

Ogni cimitero per essere tale e per poter svolgere la propria attività (diversamente questa dovrebbe essere interrotta) deve garantire la presenza di un certo numero di strutture obbligatorie: tra queste almeno una camera mortuaria.

Le funzioni e le caratteristiche della camera mortuaria del cimitero sono precisate dal regolamento di polizia mortuaria statale. In sintesi viene identificata come il luogo in cui il feretro sosta prima della sepoltura definitiva.

A tale funzione se ne sommano altre, spesso connesse alla presenza o meno di un impianto di cremazione, che può avere una propria camera mortuaria distinta, oppure possono esservi una o più camere mortuarie cimiteriali separate dalla struttura del crematorio, pur nello stesso cimitero. 

 

La camera mortuaria, secondo le norme vigenti, deve possedere determinate caratteristiche obbligatorie:

  • Deve essere illuminata;
  • Deve essere ventilata “per mezzo di ampie finestre aperte direttamente verso la superficie scoperta del cimitero”. Ove la situazione dei luoghi non consenta una buona ventilazione naturale, si ritiene che la ventilazione naturale possa essere integrata da quella artificiale. Non sono stabiliti in quest’ultimo caso dei minimi di ricambi orari come invece previsti per i servizi mortuari di struttura sanitaria da un DPR del 1997;
  • Deve essere dotata di acqua corrente;
  • Deve essere dotata di arredi per la deposizione dei feretri;
  • Deve avere pareti fino ad una certa altezza (almeno 2 metri) facilmente lavabili;
  • Deve avere un pavimento facilmente lavabile “il pavimento, costituito anch’esso da materiale liscio, impermeabile, ben unito, lavabile, deve essere, inoltre, disposto in modo da assicurare il facile scolo delle acque di lavaggio”;
  • Deve essere dotata di soluzioni che garantiscano il facile ed innocuo smaltimento delle acque di lavaggio;
  • Deve essere costruita in prossimità dell’alloggio del custode, ove questo esista.

 

Questo posto, spesso passa inosservato nei cimiteri, perché quasi mai usato e, spesso, per sfortuna, risulta anche fatiscente. La camera mortuaria cimiteriale ha avuto la sua triste ribalta nel periodo più buio e pesante del covid quando, visto il lockdown e le forti restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, spesso veniva usata per celebrare l’ultimo saluto a un caro. Infatti la sua collocazione aperta permetteva una maggiore sicurezza dai contagi. 

Inoltre, come già visto nell’articolo sul funerale laico, questo luogo, non essendo consacrato, può essere utilizzato per un ultimo saluto da parte di persone non credenti o appartenenti a un altra confessione. 

 

Per precisione, va evidenziata la differenza tra le case funerarie e le sale del commiato presenti all’interno dei cimiteri. Al di là della definizione nominalistica che varia da regione a regione è bene sottolineare come le case funerarie debbano di norma possedere specifiche dotazioni tecniche ed impiantistiche tali da poter garantire il rispetto delle norme igienico sanitarie durante lo svolgimento del periodo di osservazione della salma (ovvero prima dell’accertamento di morte da parte del medico necroscopo). Diversa cosa è la sala del commiato all’interno dei luoghi di sepoltura: quest’ultima è, semplificando, un locale di ampie dimensioni presso il quale può avvenire l’estremo saluto al defunto prima della sepoltura. Se la sala del commiato è all’interno della casa funeraria è possibile rendere l’ultimo saluto in presenza del feretro aperto; diversamente, l’estremo saluto potrà avvenire solo a feretro chiuso.

 

Il momento del commiato e sempre molto intimo e personale. Nella camera cimiteriale i cari, i parenti e gli amici del defunto, hanno la possibilità di dare l’ultimo saluto al proprio caro e fare le condoglianze alla famiglia. Ultimamente queste costruzioni hanno assunto un significato nuovo e importante. 

Le agenzie funebri come la Emidio e Alfredo De Florentiis gestiranno con professionalità e discrezione anche questo ultimo momento di saluto e ricordo.

La festa delle lanterne

Quest’anno il Giappone è al centro del mondo per essere il Paese che ospita le Olimpiadi, una grande festa di sport e fratellanza tra popoli. Ma non sarà la sola manifestazione estiva nella terra del sol levante: infatti, come ogni anno, si festeggia Obon o, più comunemente, festa delle lanterne. Secondo le credenze popolari, durante l’Obon le anime dei defunti tornano per ricongiungersi ai propri cari, e simbolicamente le lanterne accese servono a guidarle verso la strada di casa.

 

Obon, è una delle ricorrenze giapponesi più importanti e partecipate da tutta la popolazione e ha origine dalla cultura buddhista e confuciana. È così sentita a livello sociale che la maggior parte delle persone può beneficiare di uno speciale congedo dal lavoro per poter prendervi attivamente parte. Nei giorni dedicati ci si riunisce e ci si prende cura delle tombe dei propri cari, cosa che non è sempre possibile fare in altri periodi dell’anno. Si passa del tempo con la famiglia ma anche con gli amici.

 

Il festival di Obon dura tre giorni; tuttavia la sua data di inizio varia all’interno delle diverse regioni del Giappone. Quando il calendario lunare venne sostituito dal calendario gregoriano all’inizio dell’era Meiji, le località in Giappone hanno reagito in modo diverso e questo ha portato a una divisione in tre momenti diversi della Obon. Lo “Shichigatsu Bon” (Bon nel mese di luglio) si basa sul calendario solare e si celebra il 15 luglio in tutto l’est del Giappone, in coincidenza con l’Ullambana. “Hachigatsu Bon” (Bon nel mese di agosto) si basa sul calendario lunare, si celebra il 15 di agosto ed è il momento più comunemente celebrato. “Kyu Bon” (Old Bon) si celebra il quindicesimo giorno del settimo mese del calendario lunare e cade in una data diversa ogni anno. “Bon Kyu” si celebra nelle zone della parte settentrionale della regione di Kanto, nelle regioni di Chūgoku, Shikoku e nella prefettura di Okinawa. Questi tre giorni non sono elencati come giorni festivi, ma è consuetudine che le persone facciano festa.

 

Tradizionalmente nei primi due giorni di festività vengono poste delle lanterne, a volte decorate finemente, fuori casa per guidare gli spiriti degli antenati, permettendogli di ritrovare la propria dimora terrena: questa pratica era molto diffusa un tempo, ma al giorno d’oggi sono sempre meno le persone che seguono questa tradizione. Il 15 del mese ci si reca al cimitero insieme alla famiglia per pregare, portando in offerta agli spiriti dei defunti cibo e bevande. Il giorno successivo si accendono nuovamente le lanterne, che questa volta hanno lo scopo di indicare agli spiriti la strada di ritorno per l’aldilà: a seconda delle usanze dei vari luoghi, queste vengono portate al tempio oppure lasciate trasportare dalla corrente di corsi d’acqua o del mare. 

 

L’Obon capita nel centro dell’estate e i partecipanti tradizionalmente indossano yukata o kimono di cotone leggero. Molte celebrazioni Obon includono un enorme carnevale con giostre, giochi e cibo estivo come l’anguria. La festa si conclude con la Tōrō nagashi, o la fluttuazione di lanterne. Lanterne di carta sono illuminate e poi messe a galleggiare lungo i fiumi a segnalare simbolicamente il ritorno degli spiriti ancestrali al mondo dei morti. Questa cerimonia di solito culmina in uno spettacolo pirotecnico. 

 

Una parte molto importante della celebrazione dell’Obon è la danza Bon Odori. Ogni zona del Giappone utilizza la sua musica e la sua danza tradizionale: la più famosa fra tutte è l’Awa Odori nella città di Tokushima, che attira ogni anno più di 1 milione di turisti.

Migliaia di persone vestite in abiti tradizionali danzano per le strade della città regalando agli spettatori uno spettacolo meraviglioso.

 

Da qualche anno, anche in Italia, grazie alle varie associazioni di cultura giapponese, è possibile vedere questo rito molto intimo ed emozionante. Le due manifestazioni più strutturate erano quelle di Treviso e Parma, purtroppo ferme a causa del covid.

 

La festa delle lanterne è un evento rituale incentrato sul tema del lutto e del ricordo. Non possiamo paragonarla però al nostro modo di rendere omaggio ai defunti, sia per la tradizione culturale, sia per quella religiosa. Infatti, anche se molto intima e emozionante, è una ricorrenza molto allegra e colorata, che ha lo scopo di ritrovarsi con i propri parenti per rendere omaggio e ringraziare gli avi non più in vita che proteggono dall’aldilà. 

Salutare con un fiore

I fiori per funerali e condoglianze portano con sé un messaggio di cordoglio estremamente riguardoso e vogliono significare la vicinanza a chi sta soffrendo per la perdita. Per la sua stessa essenza e la sua carica espressiva, il fiore è un elemento ricco di significato, che indica un’immediata sensibilità, assolutamente necessaria in caso di lutto. 

 

Tuttavia, sono necessarie alcune accortezze sia nella scelta che nella modalità d’invio del mazzo di fiori: secondo la tradizione, infatti, i fiori non vanno consegnati di persona a chi soffre per la perdita di una persona cara, ma devono essere recapitati ai familiari prima del funerale.

 

Ma quali fiori scegliere?

 

Abbiamo già parlato di quali sono i fiori migliori da scegliere durante le varie stagioni dell’anno (qui gli articoli) e della loro incredibile importanza nel dare bellezza all’ultimo viaggio del nostro caro.

Poiché i fiori veicolano messaggi ben precisi, è importante sceglierli con cautela e criterio, affinché risultino appropriati e discreti. Nel linguaggio dei fiori, in Italia, a rappresentare prevalentemente il lutto è il crisantemo, ma bucaneve e ciclamino veicolano vicinanza, rassegnazione e danno un messaggio discreto. È inoltre molto importante aver presente chi andranno a ricordare e celebrare i fiori e la composizione che sceglieremo. Per questo motivo, si consiglia di tenere presente la personalità del defunto per la scelta, che potrà essere più splendente, nel caso di una persona molto vivace e sgargiante, o più discreta, qualora il defunto fosse al contrario piuttosto riservato. In questo caso, è possibile optare per colori dal significato universale, come il bianco, simbolo di pace, o il blu, simbolo di conforto, o qualunque altro fiore che rispecchi i gusti del deceduto.

 

Tra le composizioni più comuni  si trovano le classiche corone di rose rosse e i tradizionali cuscini e corone con crisantemi e garofani rigorosamente bianchi. Qualora il defunto fosse una persona molto giovane, è consigliabile optare per gigli e gladioli bianchi, mentre, nel caso di una persona prestigiosa con la quale, però, il rapporto non era di massima confidenza, consigliamo un’elegante composizione di piante.

I fiori rosa, generalmente, sono maggiormente indicati e utilizzati nel caso in cui la persona scomparsa sia una donna, mentre quelli gialli, raccolti in un cuscino, sono la scelta migliore per un uomo. In alcune circostanze, come ad esempio in questi anni segnati dal covid, può capitare che sia impossibile prendere parte al rito funebre di una persona conosciuta; in tal caso è consigliabile procedere con l’invio di un mazzo di fiori sui toni del viola, una scelta discreta e che sarà sicuramente gradita. (tgfuneral24.it)

 

Un funerale non è una festa, quindi è sempre meglio mantenere un’aria di riserbo, decoro e semplicità estrema, puntare all’essenziale senza fronzoli. È buona educazione evitare assolutamente di aggiungere ai mazzi o alle corone decorazioni che non siano puramente floreali. Mai regalare un mazzo di fiori avvolto in una carta vistosa, mai regalare corone di fiori con forme strane o particolari. Le forme delle composizioni possono mutare in base all’età del defunto, prediligendo fiori bianchi e composizioni poco articolate in caso di bambini o adolescenti, o composizioni più eleganti in base allo status del dipartito. In ogni caso, ripetiamo, la parola d’ordine deve essere sobrietà.

 

In quei momenti di concitazione e dolore è sempre difficile fare la scelta giusta. Affidarsi all’esperienza di un’agenzia funebre, come la Emidio e Alfredo De Florentiis, può rivelarsi la scelta migliore. L’esperienza e la conoscenza dei fiori, per ogni periodo dell’anno, permetteranno di non sfigurare e di dare un degno omaggio al caro scomparso.

Il Triduo Pasquale e i Funerali

Il triduo pasquale è il tempo centrale dell’anno liturgico dove si celebrano gli eventi del Mistero pasquale di Gesù Cristo, ossia l’istituzione dell’eucaristia, del sacerdozio ministeriale e del comandamento dell’amore fraterno, la passione, la morte e la resurrezione. Il triduo pasquale ha la durata equivalente a tre giorni liturgici, ma non corrisponde esattamente a tre giorni civili, ma a quattro:

 

  • la sera del giovedì santo
  • il venerdì della passione, detto comunemente venerdì santo
  • il sabato santo
  • la domenica di Pasqua

 

La ragione per cui questo tempo liturgico venne chiamato Triduo risiede, però, nel diverso computo del giorno come effettuato dai cristiani dei primi secoli in continuazione della tradizione biblica per la quale il giorno veniva computato non dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva ma dal calar del sole al successivo calar del sole, ossia dal momento vespertino al successivo momento vespertino: in quest’ottica il triduo corrispondeva esattamente a tre giorni anche se la durata dello stesso era identica sia complessivamente sia nei termini di inizio e fine con quella del triduo attuale per cui, essendo stata la durata del triduo sempre la stessa, è cambiato solo il modo di computare l’inizio e la fine del giorno, e tale cambio di computo ha fatto sì che il triduo un tempo corrispondesse a tre giorni mentre ora si dispiega in quattro giorni. 

 

Nel Triduo pasquale sono proibite tutte le Messe dei defunti, comprese le esequiali: la proibizione si estende anche all’intera giornata del giovedì Santo. I funerali si celebrano secondo il rito delle esequie senza la messa, senza solennità e in orario separato dalle azioni liturgiche proprie di questi giorni.

In particolare, un documento intitolato “Ordinamento generale del messale romano” spiega che “le messe rituali sono collegate con la celebrazione di alcuni Sacramenti o Sacramentali. Sono proibite nelle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua, nelle solennità, nei giorni fra l’ottava di Pasqua, nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti, nel Mercoledì delle Ceneri e nelle ferie della Settimana santa; si devono inoltre osservare le norme indicate nei libri rituali o nei formulari delle Messe stesse.”

 

Può quindi avvenire, come accade regolarmente, che la celebrazione delle esequie in chiesa non si svolga all’interno di una messa. In questo caso, rinviata la messa al giorno ritenuto più opportuno, è comunque d’obbligo tenere la liturgia della parola, cioè le letture pubbliche di brani del Vangelo e dei salmi. In più, non solo è possibile, ma anche obbligatorio, tenere un rito chiamato “ultima raccomandazione e commiato” che prevede una serie di preghiere di suffragio per l’anima del defunto: questo perché la parola di Dio proclama il mistero della Resurrezione e richiama la speranza della vita eterna.

 

Le esequie senza la messa possono essere celebrate dal diacono. In alcuni casi, che devono essere approvati dal Vaticano, possono essere anche celebrate da un laico. In ogni caso, spetta alle singole diocesi impartire disposizioni di dettaglio secondo gli usi locali.

 

Purtroppo il diritto canonico è molto severo sulle celebrazioni che sono possibili nel periodo pasquale. Ricordiamo anche che è vietato celebrare matrimoni durante il periodo quaresimale. Non ci sono molte alternative, anche se si provano a contattare tutti i parroci del mondo non si riuscirà a risolvere la situazione e, a meno che non si proceda con una sepoltura senza rito o a un funerale laico, l’unica possibilità è aspettare la fine del triduo pasquale. In questa situazione è molto importante il ruolo e la disponibilità dell’agenzia funebre alla quale ci si affida. Infatti, come sappiamo, la salma deve essere trattata con rispetto e conservata i giorni che la separano dall’ultimo saluto. Compito dell’agenzia è quello di trovare la soluzione migliore per la famiglia del defunto, in modo che non abbiano sulle spalle anche questo fardello. 

 

Nessuno può controllare la morte, questa ci prende sempre di sorpresa e il desiderio di tutti è celebrare il nostro caro nel migliore dei modi e rendergli onore nel minore tempo possibile. Il nostro compito come agenzia è aiutare la famiglia del defunto anche in questi particolari periodi dell’anno, con tutta l’attenzione e la serietà necessaria. 

 

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sul nostro mondo, continua a seguire il nostro blog.

Turismo funerario: i cimiteri monumentali

Turismo funerario, un termine che appare macabro, ma è davvero così? Il turismo funebre non è qualcosa di morboso e contrario alla morale, e di certo non è nemmeno una novità degli ultimi anni. Infatti, fin dall’800 le persone frequentano i cimiteri per visitare le tombe dei defunti famosi, e anche per godere della loro bellezza e tranquillità. Al giorno d’oggi alcuni cimiteri storici sono diventate vere e proprie attrazioni turistiche, luoghi che raccontano ai viaggiatori la storia di una città e dei suoi abitanti. 

 

La nascita dei cimiteri 

Anche se il culto dei morti ha sempre fatto parte della storia dell’umanità, i cimiteri come li conosciamo oggi sono merito dell’editto di Saint Cloud (correttamente: Décret Impérial sur les Sépultures), emanato da Napoleone a Saint-Cloud il 12 giugno 1804, che raccolse organicamente in due corpi legislativi tutte le precedenti e frammentarie norme sui cimiteri. L’editto stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Si volevano così evitare discriminazioni tra i morti. Per i defunti illustri, invece, c’era una commissione di magistrati a decidere se far scolpire sulla tomba un epitaffio. Questo editto aveva quindi due motivazioni alla base: una igienico-sanitaria e l’altra ideologico-politica. Fu poi esteso anche al Regno d’Italia dall’editto Della Polizia Medica, promulgato sempre da Saint-Cloud, il 5 settembre 1806.

 

I cimiteri monumentali

Non tutti i cimiteri sono uguali, infatti in tutto il mondo abbiamo diversi esempi di cimiteri monumentali. Questi sono diventati famosi e veri e propri musei all’aperto.

Ormai i cimiteri monumentali sono tappe turistiche, con tanto di inserimento nelle guide. 

Nei cimiteri monumentali si va per ammirarne le tombe, come le imponenti sculture di Père-Lachaise a Parigi, o per cercare la lapide di persone famose, o per la storia che il Cimitero Monumentale rappresenta, come ad esempio il cimitero ebraico di Praga. Ma anche in Italia abbiamo diversi e bellissimi cimiteri di questo tipo, come il cimitero monumentale di Milano o la Certosa a Bologna

 

In questo articolo vogliamo portarvi a conoscere qualcuno dei più belli e particolari del mondo.

 

Père-Lachaise

Il cimitero di Père-Lachaise si trova nel 20° arrondissement, a Parigi. Fu inaugurato nel 1804, ed è uno dei cimiteri monumentali più famosi e più grandi al mondo. All’entrata si può ritirare una mappa in cui sono indicate le tombe dei personaggi famosi sepolti in questo cimitero, tra i quali troviamo Jim Morrison. Questo cimitero conserva misteri e curiosità a non finire. Ad esempio, sulla tomba di Oscar Wilde, con tanto di scultura in stile egizio che rappresenta un uomo in fuga, troviamo sempre innumerevoli segni di rossetto, lasciati dalle labbra degli ammiratori.

 

Il cimitero allegro di Sapanta in Romania

Coloratissimo e vivace, il Cimitirul Vesel si compone di 800 croci in legno colorate di blu e di altrettante lapidi sulle quali si raccontano, in modo ironico e satirico, pregi e difetti dei defunti, e gli eventi più rilevanti delle loro esistenze terrene. Passeggiando nel cimitero che ride, ci si imbatte quindi in interessanti dipinti che mostrano scene di vita semplici e genuine: in alcuni casi ci sono donne che filano la lana, tessono i tappeti o cuociono il pane, in altri, uomini che lavorano il legno, arano la terra, portano le mandrie al pascolo e suonano uno strumento musicale. L’epitaffio più noto, che si trova anche sui souvenirs, appartiene a Dumitru Holdis: “Coloro che amano la buona grappa come me patiranno, perché io la grappa ho amato, con lei in mano sono morto”. In questo luogo di sepoltura, oltre ad apprendere le storie di vita degli abitanti del villaggio, si impara, grazie all’umorismo bonario dei versi sulle lapidi, che tutti abbiamo dei difetti e possiamo accettarli col sorriso.

 

Il vecchio cimitero ebraico di Praga

È stato per oltre 300 anni, a partire dal XV secolo, l’unico luogo dove gli ebrei di Praga potevano seppellire i loro morti. Le dimensioni attuali sono all’incirca quelle medievali e nel tempo si è sopperito alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe, perché il cimitero non poteva espandersi fuori dal perimetro esistente. Durante l’occupazione tedesca, il cimitero fu risparmiato: infatti le autorità tedesche decisero che sarebbe rimasto a testimonianza di un popolo estinto. In alcuni punti si sono sovrapposti fino a 9 strati di diverse sepolture. Le tombe consistono esclusivamente di una lapide di arenaria o di marmo (quelle più importanti) piantata nella terra. Nessun ritratto, perché la religione ebraica lo vieta, solo disegni simbolici per indicare la professione o le qualità del defunto: forbici per sarti, pinzette per i medici, mani che benedicono per i sacerdoti e poi tanti animali per chi si chiamava Volpi, Orsi e così via. Oggi si contano circa 12 mila lapidi, ma si ritiene che vi siano sepolti oltre 100 mila ebrei, la più antica è quella di Avigdor Kara del 1439, l’ultima è quella di Moses Beck del 1787. La tomba più visitata è quella di Rabbi Löw, dove i visitatori si fermano a pregare e lasciano sulla lapide i tradizionali sassi, oltre a monete e biglietti che esprimono i loro desideri.

 

I cimiteri monumentali in Italia

Anche in Italia i cimiteri monumentali sono sorti in seguito alle leggi Napoleoniche e, sono vere e proprie opere d’arte commissionate dalla ricca borghesia. Se il cimitero parigino di Père-Lachaise è il prototipo del cimitero monumentale ottocentesco, è in Italia, in particolare nel ricco e laborioso Nord, che il fenomeno conosce la sua massima espansione. 

I cimiteri monumentali in Italia sono lo specchio curioso del gusto e dei costumi di un’epoca e custodiscono le opere dei maggiori scultori a cavallo tra XIX e XX secolo, da Luigi Orengo, che nel cimitero di Staglieno a Genova realizza tomba Delmos (1909) tra liberty ed erotismo, a Leonardo Bistolfi e gli altri straordinari artisti che si possono ammirare tra i viali del cimitero monumentale di Milano: Medardo Rosso, Adolfo Wildt e Giacomo Manzù, per citarne solo alcuni. Oltre a queste meravigliose opere d’arte, i cimiteri custodiscono le spoglie di personaggi fondamentali per la nostra cultura. Nel solo famedio del Monumentale di Milano sono sepolti, tra gli altri, Arrigo Boito, Luigi Cagnola, Carlo Cattaneo, Francesco Hayez, Alessandro Manzoni, Salvatore Quasimodo e Arturo Toscanini.

 

Dobbiamo sempre ricordarci che qualunque sia il cimitero che visitiamo, più o meno grande o più o meno indicato sulle guide turistiche, questo è un luogo di culto e come tale va rispettato. I luoghi della memoria diventano arte e, raccontano la storia di popoli e uomini. Visitare un cimitero monumentale è un viaggio che stimola la mente e lo spirito e sicuramente arricchirà la nostra conoscenza e la nostra cultura.

Ridurre le distanze: i funerali in streaming

Il momento della scomparsa di un caro è sempre un momento triste, ma inevitabile. La nostra società e la nostra cultura vogliono che ci si riunisca per poter dare l’ultimo saluto al defunto. Ma, purtroppo, non sempre questo è possibile. 

Che sia per la distanza, che sia per altre impossibilità, non sempre riusciamo a presenziare al funerale di un nostro caro e, in questo periodo, segnato dalla pandemia di covid19, le difficoltà sono aumentate.  

Fortunatamente le nuove tecnologie possono venirci in aiuto: infatti, grazie al web, e all’uso di diverse applicazioni, possiamo seguire i riti funebri in streaming, anche a grandi distanze. Vero, può sembrare un modo impersonale, che mai dovrebbe sostituirsi alla presenza, ma pensiamo a chi per diversi motivi non può recarsi nei luoghi del funerale, pensiamo ai più anziani, a chi abita lontano o a chi è impossibilitato per una malattia. 

 

“Condividere il lutto con i propri cari, con i propri amici, è un modo per attenuare l’esperienza dolorosa provocata dalla scomparsa di una persona”

 

Ormai, vista la difficile situazione sanitaria, e la conseguente paura di contagiarsi alle funzioni funebri, unita alle rigide regole di distanziamento, i funerali in streaming, cioè trasmessi a distanza, stanno diventando sempre più frequenti nel mondo occidentale e non solo. Infatti, ovunque sia presente una tecnologia che permetta la diffusione della funzione, questa viene trasmessa, in modo che chi non può accedervi, possa comunque, anche se solo virtualmente, essere vicino al proprio caro , aiutando a superare la tristezza e il senso di smarrimento causato dalla perdita e, al contempo, accettarne la scomparsa.

 

Già da tempo la tecnologia è entrata a far parte del mondo delle onoranze funebri. 

Grazie al web e ai siti, possiamo informare i nostri clienti sulle novità che il settore offre, avere un contatto più diretto con le persone che hanno bisogno di una consulenza o dei servizi che offriamo e, attraverso pagine dedicate sui social, pubblicare i necrologi, in modo da informare più persone possibili, togliendo questa incombenza alla famiglia che ha subito la perdita. La trasmissione di un funerale in streaming è la nuova frontiera. Questi, sia chiaro, non andranno a sostituire le funzioni classiche e in presenza, ma, attraverso un servizio serio, professionale e attento, danno la possibilità di dare un ultimo saluto a tutte le persone che per un qualunque motivo non possono recarsi alle esequie. 

 

L’organizzazione della funzione in streaming è gestita dalla stessa agenzia di pompe funebri che, in maniera discreta, riprende la funzione attraverso uno smartphone o un dispositivo collegato a internet e la trasmette in diretta su una piattaforma dedicata, come zoom, google meet o un canale dedicato dell’agenzia. Per vedere la funzione perciò si deve essere in possesso di un dispositivo collegato a una rete internet come un pc o uno smartphone.  

 

Lo ripetiamo, non è un modo di sostituire le cerimonie tradizionali, il bisogno di vicinanza e di calore umano non potrà mai mancare in questi momenti delicati. Le dirette streaming delle funzioni però diventano un metodo per avvicinare tutte le persone che sono impossibilitate a partecipare. La tecnologia diventa, perciò, ancora uno strumento importante che, se sfruttato bene, può aiutare le persone anche in queste situazioni.

 

La morte fa parte di noi, prima o poi tutti dobbiamo affrontare il dolore dato da questo evento. La nostra agenzia vuole sempre offrire un servizio completo, in modo da rendere il più sereno possibile questo momento.

Tanatofobia, tafofobia e altre

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha pensato al momento della sua morte. È un pensiero intimo che, sicuramente, ci ha fatto un poco di paura. La paura della morte è una fobia che non è innata negli individui, infatti non nasciamo con questa paura ma, solo con la crescita e l’apprendimento, ci rendiamo conto che esiste una cosa chiamata morte. La parola esatta che indica questa paura è Tanatofobia e (dal greco thanatos che significa morte, e phobos che significa paura) e indica, appunto, la morbosa paura della morte e delle manifestazioni ad essa collegate. Tale fobia può sorgere in seguito a traumi subiti per motivi emozionali o nevrotici. Nelle persone tanatofobiche tutto ciò che riporta anche remotamente alla morte è causa di attacchi di panico e profonda angoscia.

 

Anche se spesso vengono usate con lo stesso significato, non dobbiamo confondere la tanafobia con la necrofobia, cioè la paura dei cadaveri o dei corpi senza vita. Quest’ultima fobia è legata soprattutto al timore di svenire, impressionarsi, sentirsi poco bene o addirittura morire per l’emozione. 

 

Anche se di giorno sono luoghi frequentati, soprattutto, dalle persone più anziane, passare vicino a un cimitero di notte incute a quasi tutti una certa paura. Il termine usato per indicare questa paura è coimetrofobia. Questa parola non descrive una mera paura dei cimiteri, ma un insieme di reazioni psichiche che si verificano se ci si avvicina a uno di questi. Questa paura è considerata molto irrazionale, anche se gli effetti possono essere fastidiosi e vanno dalla paura estrema a stati d’ansia persistenti. Visto che questa paura si presenta soprattutto alla sera o alla notte, un consiglio che danno molti esperti è quello di visitare i cimiteri di giorno, ne esistono di monumentali e molto belli, per capire che non sono luoghi di cui aver paura, ma di pace e quiete. 

 

Nei vecchi cimiteri, quando le salme non venivano sigillati all’interno di bare zincate,  soprattutto nelle sere estive, si poteva vedere il fenomeno del fuoco fatuo. Questo è una fiammella prodotta dai gas emessi dalle materie organiche che si decompongono. Questi gas rimangono imprigionati dal terreno e, quando si liberano, formano un bagliore di colore blu o verde. Inutile dire che vedere un fenomeno del genere provoca un grande spavento.

 

Un altra fobia legata alla morte è la tafofobia. Questa paura sembra essere abbastanza rara ma, negli anni, ha generato interessanti spunti di riflessione e, anche, invenzioni curiose. La tafofobia è la paura di essere sepolti vivi a causa di una errata constatazione della morte. Come detto è abbastanza rara e appare più come una forma estrema di claustrofobia. 

Prima dell’avvento della medicina moderna, la paura di essere sepolti vivi non era del tutto irrazionale. Nella storia vi sono stati numerosi casi di persone accidentalmente sepolte vive e la letteratura e, più recentemente il cinema, ci hanno dato descrizioni romanzate di questa paura. Allo scopo di evitare questo macabro evento, alla fine del Settecento, l’anatomista danese Jacques-Bénigne Winslow, aveva enunciato una serie di possibili riscontri da attuare sul presunto cadavere affinché la diagnosi di morte fosse certa. Fra questi ve n’erano alcuni molto curiosi, come ad esempio: “versare aceto e sale o urina calda nella bocca”, “mettere insetti nelle orecchie” o “tagliare le piante dei piedi con delle lamette”.

 

Edgar Allan Poe era affetto da tafofobia ed ha spesso usato questa sua paura nei classici della letteratura del terrore

 

Un altro aspetto curioso legato alla tafofobia è l’invenzione delle bare di sicurezza. Queste avevano ad esempio coperchi in vetro, corde con campanelli e tubi collegati all’esterno per poter respirare fino al salvataggio. In particolare, il creatore della bara con il tubo, il tedesco Herr Gutsmuth, si fece seppellire due volte nella sua creazione, per dimostrarne la funzionalità.

 

Oggi, grazie all’evoluzione delle scienze mediche e i rigidi parametri che si devono seguire per la tumulazione dei corpi è impossibile non riconoscere una morte apparente, almeno nei paesi più sviluppati. 

 

Queste sono solo un esempio delle fobie collegate alla morte o ai luoghi della morte. È importante rimarcare che sono paure che in apparenza non hanno nulla di razionale ma, che meritano di essere rispettate e trattate. Il nostro compito, come impresari funebri, è anche quello di rassicurare, chi si affida a noi, su questi aspetti. 

L’ultimo saluto ai nostri amici animali

Cani, gatti o qualunque altro animale domestico, ormai, sono sempre più considerati membri a tutti gli effetti della nostra famiglia. E quando questo passa a miglior vita, lascia un carico di sconforto e un vuoto che per molti versi è paragonabile alla perdita di un familiare o un amico caro. Perciò il nostro desiderio, al momento della dipartita, è quello di dare al nostro animale una degna sepoltura e ricordo e non smaltirlo semplicemente, come vorrebbe la normativa.

Cerchiamo di capire cosa dobbiamo fare quando un nostro animale ci abbandona: la prima cosa da fare è denunciare la morte presso un veterinario il quale provvederà a redigere una certificazione del decesso.

Le spoglie del nostro animale, poi, andranno portate in centri di cremazione. In alternativa si può provare a richiedere un permesso per una sepoltura in un terreno privato, ma è necessario venire autorizzati da un responsabile dei servizi veterinari della ASL per ottenere un parere positivo e la fossa deve rispettare determinate norme. Entrambe le soluzioni rischiano perciò di diventare dispendiose e lunghe dal punto di vista burocratico.

Per fortuna la legge lascia alcune alternative, come quella di affidarsi ad un’agenzia funebre autorizzata e dargli una degna sepoltura in particolari cimiteri per animali o farli cremare in una forma molto simile a quella degli esseri umani, con tanto di consegna delle ceneri.

“Nel caso si tratti di un cane, bisognerà recarsi presso l’anagrafe canina col certificato del decesso”.

La legislazione

Abbiamo già visto in un precede articolo cosa fare quando il nostro animale muore. Qui di seguito riportiamo la legislatura vigente che ci permette meglio di capire come gestire la situazione.

Vediamo innanzitutto quali sono gli animali da compagnia. Una elencazione precisa è contenuta nel Regolamento UE sui Movimenti a carattere non commerciale di Animali da Compagnia n. 576-577/13” in base alla quale sono classificati tali, salvo diversa specificazione regionale:

  • pets: cani, gatti e furetti;
  • animali acquatici ornamentali;
  • uccelli (ad esclusione del pollame);
  • roditori e conigli (detenuti per fini non alimentari).
  • invertebrati (ad eccezione di api e bombi, molluschi e crostacei)

Quando l’animale muore le spoglie possono essere:

  • interrate in un terreno di proprietà del detentore dell’animale o di altra persona che ne autorizza l’interramento (ad esclusione degli equini);
  • smaltite in centri autorizzati di incenerimento per animali di affezione;
  • interrate in cimiteri per animali d’affezione autorizzati dalle autorità competenti per il territorio.

Il decesso dell’animale deve in ogni caso essere comunicato all’ASL entro 15 giorni. Se l’animale era iscritto all’anagrafe specifica è necessario comunicarne il decesso per consentire la cancellazione dai registri dell’anagrafe stessa, entro un periodo stabilito dal Comune di residenza (che varia tra i 3 e i 15 giorni), presentando:

  • Documento d’identità del proprietario dell’animale;
  • Modulo di decesso messo a disposizione dal Comune di residenza del proprietario;
  • Certificato di smaltimento della carcassa rilasciato dall’impianto che ha effettuato la cremazione o equivalente dichiarazione sostitutiva di atto notorio (autocertificazione) o, nel caso di inumazione, certificato di morte redatto da un qualsiasi medico veterinario iscritto all’Ordine;
  • Richiesta solo da alcuni Comuni: dichiarazione in autocertificazione che l’animale morto non ha provocato o subito lesioni a/da persone o animali.

Ai fini del trasporto e smaltimento il corpo di un animale, secondo le vigenti norme veterinari europee è classificato di Categoria I. Ad esso si applica l’articolo 19 del Regolamento CE n. 1069/2009. Quindi è permesso unicamente il suo interramento o l’incenerimento. La tumulazione è consentita solo per le ceneri di animale. È bene rammentare che la legge impone al possessore dell’animale deceduto l’obbligo di provvedere alla sistemazione definitiva del corpo, vietandone l’abbandono, lo scarico o l’eliminazione incontrollata. (oltremagazine.com)

La scelta di un professionista

Anche nel caso della scomparsa di un animale la legislazione in materia appare ricca di regole da seguire. Il lutto è sempre doloroso, anche in questi casi, perciò certe decisioni devono essere affrontate con cura e mente sgombra dal dolore. Per questo, per evitare di incorrere in sanzioni o problemi, è sempre utile chiedere un consiglio a un professionista del settore.

Oggi siamo in grado di offrire un servizio completo e dedicato anche per i nostri amici a quattro zampe. Le agenzie possono occuparsi senza alcun problema della parte burocratica e della cremazione, consegnando le ceneri al proprietario che, deciderà come conservarle.

Il nostro settore si espande sempre di più, la società che muta ci presenta sempre nuove sfide e, noi, dobbiamo farci trovare sempre pronti a raccoglierle. Si parla spesso di famiglia e della sua importanza, e noi consideriamo i nostri animali come familiari, e come tali devono essere trattati. Grazie ai nostri servizi, competenza e professionalità continueremo a godere della loro compagnie e del loro spirito gioioso.

Le norme cimiteriali

Una parte molto importante del nostro lavoro di impresari funebri riguarda la burocrazia.
In Italia, come in tutto il mondo, le sepolture sono normate da specifiche leggi e regolamenti, che possono variare nelle diverse regioni o territori del nostro Paese.

La normativa nazionale in materia cimiteriale è trattata per la prima volta, attraverso un regio decreto, nel 1934 e si arricchisce negli anni con leggi, circolari e norme delle singole regioni.

Normativa nazionale in materia cimiteriale:

  • 1934: Regio Decreto del 27 luglio 1934, n. 1265 (T.U.LL.SS. titolo VI.).
  • 1942: art. 224 Codice civile (articolo abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151)
  • 1978: Circolare Ministero della Sanità 19 giugno 1978, n. 62.
  • 1987: Legge 29 ottobre 1987 nº 440.
  • 1990: Regolamento di Polizia Mortuaria D.P.R. 10.09.1990 N.285.
  • 1993: Circolare Ministero della Sanità 24 giugno 1993 nº 24
  • 1998: Circolare Ministero della Sanità 31 luglio 1998 nº 10
  • 2002: Legge 1º agosto 2002 N° 166.

Come possiamo vedere la materia è stata normata nei vari anni e si è adattata al mutare dello stile di vita e delle necessità dei singoli territori. A questo proposito, il D.P.R. nº 616 del 1977, in materia di trasferimento di potere dallo Stato centrale alle Regioni, permette a queste di individuare delle norme specifiche per i singoli territori.

Il consiglio comunale, poi, è l’unico organismo deputato a modificare il Regolamento di Polizia Mortuaria.

L’insieme di queste norme e regolamenti serve a disciplinare l’intero comparto funerario, dalla burocrazia da produrre al momento della morte, ai materiali e dimensione del baule, agli spazi cimiteriali, al trasporto del feretro. Ogni territorio ha esigenze diverse, ed è indispensabile avere regolamenti certi e precisi che disciplinino ogni aspetto.

Col passare degli anni, infatti, sono cambiate molte disposizioni e molte procedure si sono adeguate al tempo che viviamo. Pensiamo, ad esempio, alla pratica della cremazione che, negli ultimi anni, ha visto un aumento delle richieste. Tutte le pratiche di tumulazione sono disciplinate minuziosamente dal Regolamento di Polizia Mortuaria, dove troviamo tutte le regole e procedure da seguire per la tumulazione.

In particolare, il regolamento, disciplina ogni aspetto del trattamento del cadavere, dalla denuncia della morte alle autorità competenti, al periodo di tempo minimo che deve intercorrere tra il decesso e la tumulazione, allo spessore del legno dei bauli, al tipo di tumulazione (sepoltura, utilizzo di loculi, cremazione, ecc.), ai piani cimiteriali. Come abbiamo visto, oltre a questo, ci sono altre norme e regole che possono essere adottate a livello locale, in base alla specificità dei territori.

Tutte queste regole sono articolate e complesse. Il nostro lavoro, quello dell’impresario funebre, prevede il completo rispetto di tutte le procedure individuate tramite legge e conciliarle con le esigenze della famiglia del defunto o delle sue ultime volontà.

Come sappiamo la morte è un momento triste e concitato della vita di ogni persona. Dover ragionare sulle questioni legali e burocratiche, in un arco di tempo così breve, sarebbe troppo complicato. Per questo le agenzie come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, una volta delegate, potranno svolgere l’insieme delle pratiche burocratiche e legislative nella maniera più discreta e con tutta l’attenzione e la serietà necessaria. Il nostro lavoro è anche trovare tutte le soluzioni migliori, conciliarle con le ultime volontà del defunto o con le richieste della famiglia, senza che queste vadano contro la legge o i regolamenti.

Questa è la parte più nascosta del nostro lavoro. L’insieme di documenti, autorizzazioni e comunicazioni da fare è consistente, e il tempo per farle molto ridotto.

Lo abbiamo sempre detto, i funerali, tutti i riti funebri, sono momenti difficili e di forte impatto emotivo nella vita di ognuno di noi. Chi subisce un lutto deve pensare a tante cose e, di sicuro, non alla burocrazia o alle questioni legali. Per questo ci siamo noi.

Per altre curiosità e per altri aspetti del nostro lavoro, continua a seguire il nostro blog.