Las dias de los muertos

Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle celebrazioni messicane più famose. Nata come festa per ricordare i defunti, la commemorazione si tiene ogni anno tra il 28 ottobre e il 2 novembre. 

È una festa sentita e importante, lunga cinque giorni, ricca di tradizioni e riti, che celebra la morte ma anche la vita tra colori, calaveras (i tipici teschi decorati con i fiori) e festosi cortei per le strade. 

Le origini di questa festa sono antichissime e risalgono alle civiltà precolombiane, quando i defunti venivano commemorati per due mesi interi. 

“nel 2008 l’UNESCO ha riconosciuto l’importanza di Día de los Muertos aggiungendo la festività alla sua lista di patrimonio culturale immateriale dell’umanità”

Ogni giornata è dedicata a diversi defunti: il 28 ottobre a chi è morto per incidente o cause violente, il 29 ai morti per annegamento, il 30 alle anime solitarie o dimenticate, il 31 ai mai nati o morti prima del battesimo, il 1° novembre ai bambini morti, l’1 e il 2 novembre al ritorno dei defunti sulla terra.

Per gli antichi mesoamericani la morte non aveva le connotazioni morali della religione cattolica, nella quale le idee di inferno e paradiso servono per punire o premiare. Al contrario, essi credevano che le rotte destinate alle anime dei morti fossero determinate dal tipo di trapasso e non causate dal loro comportamento in vita. 

Infatti, anticamente, i defunti potevano prendere la direzione del:

Tlalocan o paradiso di Tláloc, dio della pioggia. In questo luogo si dirigevano quelli che morivano in circostanze relazionate all’acqua e coloro che morivano per malattie come l’edema, la scabbia o le pustole, così come i bambini sacrificati al dio. 

Omeyocan, paradiso del sole, presieduto da Huitzilopochtli, il dio della guerra. In questo posto arrivavano solo i morti in combattimento, i prigionieri sacrificati e le donne che morivano durante il parto, considerate dello stesso rango dei guerrieri.

Mictlán, che era destinato alle morti naturali. Questo posto era abitato da Mictlantecuhtli e Mictacacíhuatl, signore e signora della morte. 

Chichihuacuauhco, cioè il luogo dove arrivavano i bambini morti, nel quale si trovava un albero dai cui rami gocciolava latte. I bambini sarebbero rimasti in questo luogo fino alla fine della razza umana, e successivamente rimandati sulla terra per ripopolarla.

Oggi le commemorazioni sono dense di riti e significati. Durante questi giorni si fa visita ai cimiteri e si adornano le tombe dei propri cari con candele, fiori, pane, vino e piatti speciali in onore degli antenati. 

Un elemento molto importante è l’altare che deve essere allestito facendo attenzione a rappresentare i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco e viene solitamente collocato in salotto o sala da pranzo per la condivisione con tutta la famiglia. Sull’altare vengono posti diversi elementi importanti, alcuni variano da città a città,  e si tende a creare più livelli, dove ogni livello rappresenta un elemento e un passo dal cammino tra la terra e il cielo. Requisito fondamentale perché i defunti possano raggiungere la Terra è esporre sull’altare una loro foto da vivi.

I simboli più conosciuti di questa festa sono i teschi colorati, i calaveras. Le calaveras si vedono in tutto il Messico e sono ricorrenti nei disegni e nelle incisioni delle rovine preispaniche degli  Aztechi e dei Maya fino ad oggi dove vengono rappresentati in graffiti, in vestiti, in gioielli e nei tattoo.

I calaveras ci ricordano di celebrare la nostra  vita e la nostra mortalità, di guardare al passato e al futuro, ma rimanendo nel presente, e sono un modo per riconoscere che la vita è sacra, e che la morte è solo un altro rito di passaggio, non meno  sacro della vita stessa.

“i calaveras sono anche caramelle a forma di teschio. Sono  originariamente fatti di zucchero, ma oggi se ne trovano anche a base di cioccolato o di qualsiasi altra cosa dolce. Questi dolci vengono posti anche come offerta sull’altare dei defunti”

Non è la prima volta che noi di Emidio de Florentiis vi facciamo scoprire curiosità riguardanti la commemorazione della morte nelle varie parti del mondo. Ogni cultura ha i suoi riti, le sue tradizioni e il suo folklore. Celebrare la morte per celebrare la vita, potremmo riassumere così la dias de los muertos.

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sulla tematica della morte, continua e seguire il nostro blog.

Antropologia della morte

I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati.
(Luigi Pirandello, 1951, Colloquii coi personaggi)

La morte è per antonomasia la metafora del confine, del limite raggiungibile solo nel momento in cui non siamo più e ci troviamo perciò impossibilitati a raccontarlo. 

Come ebbe modo di evidenziare Martin Heidegger nel secolo scorso, la morte è l’unica esperienza della vita che coinvolge ineluttabilmente tutti ma che tutti possono conoscere solo attraverso l’esperienza degli altri. Gli altri, infatti, potranno dire e raccontare di noi che non ci siamo più e rendere conto del modo in cui hanno percepito la nostra realtà e contestualmente di come hanno percepito se stessi attraverso noi. 

Sebbene siamo tutti consapevoli del significato che a livello personale assume la perdita di una persona cara, spesso ai più sfugge come le esequie siano un fatto sociale prima ancora che individuale. La morte, infatti, implica anche una rottura dello status sociale, una sorta di passaggio da una condizione all’altra. 

Con la morte, atto personale e sociale insieme, ci troviamo improvvisamente di fronte a quello che in antropologia è definito rito di passaggio, il quale decreta l’assegnazione della nostra ultima denominazione: il fu. Nel momento della morte l’individuo smette di esistere nella società, anche se il suo lascito può essere eterno e celebrato, come nel caso di uomini di cultura o sport.

L’antropologia ha cercato di definire i momenti legati all’origine e alla formazione delle credenze e degli atteggiamenti relativi alla morte. Secondo Edward Burnett Tylor, uno dei primi studiosi dei momenti culturali e comportamentali legati alla morte, la cultura relativa ad essa non sarebbe stata semplicemente acquisita ma, invece, appresa attraverso un lungo apprendistato. 

Lo sappiamo, tutte le culture, dalle più arcaiche e primitive, alle più moderne, celebrano questo passaggio, attraverso riti, usanze e sepolture che si sono evoluti nel tempo. 

Avvicinarsi e parlare della morte è una delle paure più forti degli esseri umani, tanto che, nelle civiltà industrializzate del XX secolo, si tende quasi a evitare il contatto con essa.

Infatti, sempre di più si cerca di non essere presenti nel momento della dipartita e, in certi casi, i nostri cari vengono affidati alle cure amorevoli, ma impersonali, di istituti per le cure palliative. Analogamente i medici, spesso con la connivenza dei familiari, cercano di nascondere al moribondo l’imminenza della morte, e ciò a volte dà luogo a complicate finzioni in cui tutti sanno come stanno realmente le cose, ma nessuno lo ammette. 

Storicamente e antropologicamente i funerali sono dei riti di passaggio da una condizione, appunto quella di vivo, ad un altra, quella di defunto. Questi riti esistono per diversi motivi, da quello più biologico, cioè allontanare il corpo che tende a deteriorarsi dalla comunità, a quelli di aggregazione: infatti, dopo le varie fasi di un funerale, smesso il lutto, i parenti del defunto escono dallo stato di isolamento in cui il decesso li aveva confinati e le normali relazioni sociali sono ripristinate. Tale è il fine dei banchetti e delle cerimonie commemorative che seguono i funerali, in alcune società, contribuendo a rinsaldare i legami tra i membri della comunità. 

Oggi, nella società contemporanea, si assiste a un rifiuto delle emozioni: bisogna quanto prima accantonare e dimenticare il lutto. La morte di una persona cara può far precipitare i familiari superstiti in una condizione di crisi; a questa crisi bisogna reagire attraverso modelli di comportamento che la cultura ha determinato, attraverso i quali si può trascendere la crisi individuale trasformandola in valore per la sopravvivenza. 

Ora, come si è già detto, non si può sfuggire dalla morte accantonandola: bisogna assumerla, darle significato, senso, bisogna elaborare delle tecniche di difesa perché la vita deve continuare.

Il ruolo più importante, dopo la morte di una persona, è quello dell’agenzia di pompe funebri alla quale si decide di rivolgersi. 

Questa, saprà soddisfare le diverse richieste, facendo molte volte da tramite tra il defunto e la famiglia, organizzando i trasporti, preparandolo per un eventuale ultimo saluto, sbrigando la parte burocratica. Lo sappiamo, il funerale migliore è quello veloce, senza intoppi, che sappia celebrare al meglio la persona e che, in qualche modo, come attraverso la scelta dei fiori, ricordi il suo essere. La discrezione, la capacità e la possibilità di esaudire le richieste della famiglia o dei cari del defunto, contribuisce a dare un nuovo significato alla morte, rendendola più socialmente accettata.

La camera mortuaria cimiteriale

Ogni cimitero per essere tale e per poter svolgere la propria attività (diversamente questa dovrebbe essere interrotta) deve garantire la presenza di un certo numero di strutture obbligatorie: tra queste almeno una camera mortuaria.

Le funzioni e le caratteristiche della camera mortuaria del cimitero sono precisate dal regolamento di polizia mortuaria statale. In sintesi viene identificata come il luogo in cui il feretro sosta prima della sepoltura definitiva.

A tale funzione se ne sommano altre, spesso connesse alla presenza o meno di un impianto di cremazione, che può avere una propria camera mortuaria distinta, oppure possono esservi una o più camere mortuarie cimiteriali separate dalla struttura del crematorio, pur nello stesso cimitero. 

 

La camera mortuaria, secondo le norme vigenti, deve possedere determinate caratteristiche obbligatorie:

  • Deve essere illuminata;
  • Deve essere ventilata “per mezzo di ampie finestre aperte direttamente verso la superficie scoperta del cimitero”. Ove la situazione dei luoghi non consenta una buona ventilazione naturale, si ritiene che la ventilazione naturale possa essere integrata da quella artificiale. Non sono stabiliti in quest’ultimo caso dei minimi di ricambi orari come invece previsti per i servizi mortuari di struttura sanitaria da un DPR del 1997;
  • Deve essere dotata di acqua corrente;
  • Deve essere dotata di arredi per la deposizione dei feretri;
  • Deve avere pareti fino ad una certa altezza (almeno 2 metri) facilmente lavabili;
  • Deve avere un pavimento facilmente lavabile “il pavimento, costituito anch’esso da materiale liscio, impermeabile, ben unito, lavabile, deve essere, inoltre, disposto in modo da assicurare il facile scolo delle acque di lavaggio”;
  • Deve essere dotata di soluzioni che garantiscano il facile ed innocuo smaltimento delle acque di lavaggio;
  • Deve essere costruita in prossimità dell’alloggio del custode, ove questo esista.

 

Questo posto, spesso passa inosservato nei cimiteri, perché quasi mai usato e, spesso, per sfortuna, risulta anche fatiscente. La camera mortuaria cimiteriale ha avuto la sua triste ribalta nel periodo più buio e pesante del covid quando, visto il lockdown e le forti restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, spesso veniva usata per celebrare l’ultimo saluto a un caro. Infatti la sua collocazione aperta permetteva una maggiore sicurezza dai contagi. 

Inoltre, come già visto nell’articolo sul funerale laico, questo luogo, non essendo consacrato, può essere utilizzato per un ultimo saluto da parte di persone non credenti o appartenenti a un altra confessione. 

 

Per precisione, va evidenziata la differenza tra le case funerarie e le sale del commiato presenti all’interno dei cimiteri. Al di là della definizione nominalistica che varia da regione a regione è bene sottolineare come le case funerarie debbano di norma possedere specifiche dotazioni tecniche ed impiantistiche tali da poter garantire il rispetto delle norme igienico sanitarie durante lo svolgimento del periodo di osservazione della salma (ovvero prima dell’accertamento di morte da parte del medico necroscopo). Diversa cosa è la sala del commiato all’interno dei luoghi di sepoltura: quest’ultima è, semplificando, un locale di ampie dimensioni presso il quale può avvenire l’estremo saluto al defunto prima della sepoltura. Se la sala del commiato è all’interno della casa funeraria è possibile rendere l’ultimo saluto in presenza del feretro aperto; diversamente, l’estremo saluto potrà avvenire solo a feretro chiuso.

 

Il momento del commiato e sempre molto intimo e personale. Nella camera cimiteriale i cari, i parenti e gli amici del defunto, hanno la possibilità di dare l’ultimo saluto al proprio caro e fare le condoglianze alla famiglia. Ultimamente queste costruzioni hanno assunto un significato nuovo e importante. 

Le agenzie funebri come la Emidio e Alfredo De Florentiis gestiranno con professionalità e discrezione anche questo ultimo momento di saluto e ricordo.

Il Triduo Pasquale e i Funerali

Il triduo pasquale è il tempo centrale dell’anno liturgico dove si celebrano gli eventi del Mistero pasquale di Gesù Cristo, ossia l’istituzione dell’eucaristia, del sacerdozio ministeriale e del comandamento dell’amore fraterno, la passione, la morte e la resurrezione. Il triduo pasquale ha la durata equivalente a tre giorni liturgici, ma non corrisponde esattamente a tre giorni civili, ma a quattro:

 

  • la sera del giovedì santo
  • il venerdì della passione, detto comunemente venerdì santo
  • il sabato santo
  • la domenica di Pasqua

 

La ragione per cui questo tempo liturgico venne chiamato Triduo risiede, però, nel diverso computo del giorno come effettuato dai cristiani dei primi secoli in continuazione della tradizione biblica per la quale il giorno veniva computato non dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva ma dal calar del sole al successivo calar del sole, ossia dal momento vespertino al successivo momento vespertino: in quest’ottica il triduo corrispondeva esattamente a tre giorni anche se la durata dello stesso era identica sia complessivamente sia nei termini di inizio e fine con quella del triduo attuale per cui, essendo stata la durata del triduo sempre la stessa, è cambiato solo il modo di computare l’inizio e la fine del giorno, e tale cambio di computo ha fatto sì che il triduo un tempo corrispondesse a tre giorni mentre ora si dispiega in quattro giorni. 

 

Nel Triduo pasquale sono proibite tutte le Messe dei defunti, comprese le esequiali: la proibizione si estende anche all’intera giornata del giovedì Santo. I funerali si celebrano secondo il rito delle esequie senza la messa, senza solennità e in orario separato dalle azioni liturgiche proprie di questi giorni.

In particolare, un documento intitolato “Ordinamento generale del messale romano” spiega che “le messe rituali sono collegate con la celebrazione di alcuni Sacramenti o Sacramentali. Sono proibite nelle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua, nelle solennità, nei giorni fra l’ottava di Pasqua, nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti, nel Mercoledì delle Ceneri e nelle ferie della Settimana santa; si devono inoltre osservare le norme indicate nei libri rituali o nei formulari delle Messe stesse.”

 

Può quindi avvenire, come accade regolarmente, che la celebrazione delle esequie in chiesa non si svolga all’interno di una messa. In questo caso, rinviata la messa al giorno ritenuto più opportuno, è comunque d’obbligo tenere la liturgia della parola, cioè le letture pubbliche di brani del Vangelo e dei salmi. In più, non solo è possibile, ma anche obbligatorio, tenere un rito chiamato “ultima raccomandazione e commiato” che prevede una serie di preghiere di suffragio per l’anima del defunto: questo perché la parola di Dio proclama il mistero della Resurrezione e richiama la speranza della vita eterna.

 

Le esequie senza la messa possono essere celebrate dal diacono. In alcuni casi, che devono essere approvati dal Vaticano, possono essere anche celebrate da un laico. In ogni caso, spetta alle singole diocesi impartire disposizioni di dettaglio secondo gli usi locali.

 

Purtroppo il diritto canonico è molto severo sulle celebrazioni che sono possibili nel periodo pasquale. Ricordiamo anche che è vietato celebrare matrimoni durante il periodo quaresimale. Non ci sono molte alternative, anche se si provano a contattare tutti i parroci del mondo non si riuscirà a risolvere la situazione e, a meno che non si proceda con una sepoltura senza rito o a un funerale laico, l’unica possibilità è aspettare la fine del triduo pasquale. In questa situazione è molto importante il ruolo e la disponibilità dell’agenzia funebre alla quale ci si affida. Infatti, come sappiamo, la salma deve essere trattata con rispetto e conservata i giorni che la separano dall’ultimo saluto. Compito dell’agenzia è quello di trovare la soluzione migliore per la famiglia del defunto, in modo che non abbiano sulle spalle anche questo fardello. 

 

Nessuno può controllare la morte, questa ci prende sempre di sorpresa e il desiderio di tutti è celebrare il nostro caro nel migliore dei modi e rendergli onore nel minore tempo possibile. Il nostro compito come agenzia è aiutare la famiglia del defunto anche in questi particolari periodi dell’anno, con tutta l’attenzione e la serietà necessaria. 

 

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Tanatofobia, tafofobia e altre

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha pensato al momento della sua morte. È un pensiero intimo che, sicuramente, ci ha fatto un poco di paura. La paura della morte è una fobia che non è innata negli individui, infatti non nasciamo con questa paura ma, solo con la crescita e l’apprendimento, ci rendiamo conto che esiste una cosa chiamata morte. La parola esatta che indica questa paura è Tanatofobia e (dal greco thanatos che significa morte, e phobos che significa paura) e indica, appunto, la morbosa paura della morte e delle manifestazioni ad essa collegate. Tale fobia può sorgere in seguito a traumi subiti per motivi emozionali o nevrotici. Nelle persone tanatofobiche tutto ciò che riporta anche remotamente alla morte è causa di attacchi di panico e profonda angoscia.

 

Anche se spesso vengono usate con lo stesso significato, non dobbiamo confondere la tanafobia con la necrofobia, cioè la paura dei cadaveri o dei corpi senza vita. Quest’ultima fobia è legata soprattutto al timore di svenire, impressionarsi, sentirsi poco bene o addirittura morire per l’emozione. 

 

Anche se di giorno sono luoghi frequentati, soprattutto, dalle persone più anziane, passare vicino a un cimitero di notte incute a quasi tutti una certa paura. Il termine usato per indicare questa paura è coimetrofobia. Questa parola non descrive una mera paura dei cimiteri, ma un insieme di reazioni psichiche che si verificano se ci si avvicina a uno di questi. Questa paura è considerata molto irrazionale, anche se gli effetti possono essere fastidiosi e vanno dalla paura estrema a stati d’ansia persistenti. Visto che questa paura si presenta soprattutto alla sera o alla notte, un consiglio che danno molti esperti è quello di visitare i cimiteri di giorno, ne esistono di monumentali e molto belli, per capire che non sono luoghi di cui aver paura, ma di pace e quiete. 

 

Nei vecchi cimiteri, quando le salme non venivano sigillati all’interno di bare zincate,  soprattutto nelle sere estive, si poteva vedere il fenomeno del fuoco fatuo. Questo è una fiammella prodotta dai gas emessi dalle materie organiche che si decompongono. Questi gas rimangono imprigionati dal terreno e, quando si liberano, formano un bagliore di colore blu o verde. Inutile dire che vedere un fenomeno del genere provoca un grande spavento.

 

Un altra fobia legata alla morte è la tafofobia. Questa paura sembra essere abbastanza rara ma, negli anni, ha generato interessanti spunti di riflessione e, anche, invenzioni curiose. La tafofobia è la paura di essere sepolti vivi a causa di una errata constatazione della morte. Come detto è abbastanza rara e appare più come una forma estrema di claustrofobia. 

Prima dell’avvento della medicina moderna, la paura di essere sepolti vivi non era del tutto irrazionale. Nella storia vi sono stati numerosi casi di persone accidentalmente sepolte vive e la letteratura e, più recentemente il cinema, ci hanno dato descrizioni romanzate di questa paura. Allo scopo di evitare questo macabro evento, alla fine del Settecento, l’anatomista danese Jacques-Bénigne Winslow, aveva enunciato una serie di possibili riscontri da attuare sul presunto cadavere affinché la diagnosi di morte fosse certa. Fra questi ve n’erano alcuni molto curiosi, come ad esempio: “versare aceto e sale o urina calda nella bocca”, “mettere insetti nelle orecchie” o “tagliare le piante dei piedi con delle lamette”.

 

Edgar Allan Poe era affetto da tafofobia ed ha spesso usato questa sua paura nei classici della letteratura del terrore

 

Un altro aspetto curioso legato alla tafofobia è l’invenzione delle bare di sicurezza. Queste avevano ad esempio coperchi in vetro, corde con campanelli e tubi collegati all’esterno per poter respirare fino al salvataggio. In particolare, il creatore della bara con il tubo, il tedesco Herr Gutsmuth, si fece seppellire due volte nella sua creazione, per dimostrarne la funzionalità.

 

Oggi, grazie all’evoluzione delle scienze mediche e i rigidi parametri che si devono seguire per la tumulazione dei corpi è impossibile non riconoscere una morte apparente, almeno nei paesi più sviluppati. 

 

Queste sono solo un esempio delle fobie collegate alla morte o ai luoghi della morte. È importante rimarcare che sono paure che in apparenza non hanno nulla di razionale ma, che meritano di essere rispettate e trattate. Il nostro compito, come impresari funebri, è anche quello di rassicurare, chi si affida a noi, su questi aspetti. 

Le norme cimiteriali

Una parte molto importante del nostro lavoro di impresari funebri riguarda la burocrazia.
In Italia, come in tutto il mondo, le sepolture sono normate da specifiche leggi e regolamenti, che possono variare nelle diverse regioni o territori del nostro Paese.

La normativa nazionale in materia cimiteriale è trattata per la prima volta, attraverso un regio decreto, nel 1934 e si arricchisce negli anni con leggi, circolari e norme delle singole regioni.

Normativa nazionale in materia cimiteriale:

  • 1934: Regio Decreto del 27 luglio 1934, n. 1265 (T.U.LL.SS. titolo VI.).
  • 1942: art. 224 Codice civile (articolo abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151)
  • 1978: Circolare Ministero della Sanità 19 giugno 1978, n. 62.
  • 1987: Legge 29 ottobre 1987 nº 440.
  • 1990: Regolamento di Polizia Mortuaria D.P.R. 10.09.1990 N.285.
  • 1993: Circolare Ministero della Sanità 24 giugno 1993 nº 24
  • 1998: Circolare Ministero della Sanità 31 luglio 1998 nº 10
  • 2002: Legge 1º agosto 2002 N° 166.

Come possiamo vedere la materia è stata normata nei vari anni e si è adattata al mutare dello stile di vita e delle necessità dei singoli territori. A questo proposito, il D.P.R. nº 616 del 1977, in materia di trasferimento di potere dallo Stato centrale alle Regioni, permette a queste di individuare delle norme specifiche per i singoli territori.

Il consiglio comunale, poi, è l’unico organismo deputato a modificare il Regolamento di Polizia Mortuaria.

L’insieme di queste norme e regolamenti serve a disciplinare l’intero comparto funerario, dalla burocrazia da produrre al momento della morte, ai materiali e dimensione del baule, agli spazi cimiteriali, al trasporto del feretro. Ogni territorio ha esigenze diverse, ed è indispensabile avere regolamenti certi e precisi che disciplinino ogni aspetto.

Col passare degli anni, infatti, sono cambiate molte disposizioni e molte procedure si sono adeguate al tempo che viviamo. Pensiamo, ad esempio, alla pratica della cremazione che, negli ultimi anni, ha visto un aumento delle richieste. Tutte le pratiche di tumulazione sono disciplinate minuziosamente dal Regolamento di Polizia Mortuaria, dove troviamo tutte le regole e procedure da seguire per la tumulazione.

In particolare, il regolamento, disciplina ogni aspetto del trattamento del cadavere, dalla denuncia della morte alle autorità competenti, al periodo di tempo minimo che deve intercorrere tra il decesso e la tumulazione, allo spessore del legno dei bauli, al tipo di tumulazione (sepoltura, utilizzo di loculi, cremazione, ecc.), ai piani cimiteriali. Come abbiamo visto, oltre a questo, ci sono altre norme e regole che possono essere adottate a livello locale, in base alla specificità dei territori.

Tutte queste regole sono articolate e complesse. Il nostro lavoro, quello dell’impresario funebre, prevede il completo rispetto di tutte le procedure individuate tramite legge e conciliarle con le esigenze della famiglia del defunto o delle sue ultime volontà.

Come sappiamo la morte è un momento triste e concitato della vita di ogni persona. Dover ragionare sulle questioni legali e burocratiche, in un arco di tempo così breve, sarebbe troppo complicato. Per questo le agenzie come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, una volta delegate, potranno svolgere l’insieme delle pratiche burocratiche e legislative nella maniera più discreta e con tutta l’attenzione e la serietà necessaria. Il nostro lavoro è anche trovare tutte le soluzioni migliori, conciliarle con le ultime volontà del defunto o con le richieste della famiglia, senza che queste vadano contro la legge o i regolamenti.

Questa è la parte più nascosta del nostro lavoro. L’insieme di documenti, autorizzazioni e comunicazioni da fare è consistente, e il tempo per farle molto ridotto.

Lo abbiamo sempre detto, i funerali, tutti i riti funebri, sono momenti difficili e di forte impatto emotivo nella vita di ognuno di noi. Chi subisce un lutto deve pensare a tante cose e, di sicuro, non alla burocrazia o alle questioni legali. Per questo ci siamo noi.

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Dispersione delle ceneri in mare o in montagna

Come abbiamo già visto nei precedenti articoli, una volontà del defunto può essere quella di farsi cremare. Abbiamo visto anche che le ceneri possono essere conservate presso una cripta di famiglia, presso la propria abitazione o possono essere disperse in natura.

In questo articolo ci occuperemo della dispersione delle ceneri in mare o in montagna e analizzeremo le norme che regolano questa procedura.

 

Sino a meno di vent’anni fa in Italia non era disciplinata né la cremazione, né la dispersione delle ceneri. A colmare questo vuoto normativo è la legge 130/2001 “Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri”.

Ci sono essenzialmente cinque modi per far sì che questa volontà venga eseguita:

  1. un testamento registrato dal notaio;
  2. un testamento olografo (cioè scritto di proprio pugno) datato e firmato;
  3. l’iscrizione ad un’associazione pro-cremazione riconosciuta oppure ad una società di cremazione;
  4. attraverso il coniuge e i parenti più vicini, con atto scritto. Se concorrono più parenti dello stesso grado, per disporre la cremazione è necessaria la maggioranza assoluta di essi da comunicare all’ufficiale dello stato civile del comune di decesso o di ultima residenza del defunto;
  5. in caso di minori e interdetti, la volontà alla cremazione deve essere manifestata dai loro legali rappresentanti.

 

Attraverso le stesse modalità si può richiedere la dispersione delle ceneri. Questa è consentita, nel rispetto della volontà del defunto, unicamente in aree appositamente destinate all’interno dei cimiteri o in natura o in aree private; la dispersione in aree private deve avvenire all’aperto e con il consenso dei proprietari, e non può comunque dare luogo ad attività aventi fini di lucro; la dispersione delle ceneri è in ogni caso vietata nei centri abitati. Nel caso si vogliano disperdere le ceneri in laghi e fiumi, ciò è consentito nei tratti liberi da natanti e da manufatti.

 

Dispersione delle ceneri in mare

Se l’ultima volontà del defunto è che le sue ceneri vengano disperse in mare, oggi possiamo farlo. Ma dobbiamo stare attenti a rispettare delle regole precise. Come visto le regole generali sono disciplinate dalla legge 130, ma anche le singole regioni hanno il potere di disciplinare questa pratica in presenza di particolari specificità. Le ceneri possono essere disperse solo previa autorizzazione dell’autorità competente (di solito il comune) e comunque a non meno di 100 metri dalla battigia in tratti liberi da natanti e manufatti. Per far questo è comunque necessario contattare un’agenzia funebre come la nostra che sia provvista di una barca.

 

Dispersione delle ceneri in montagna

Anche in questo caso le regole sono stabilite dalla legge 130 e dai regolamenti locali. In montagna le ceneri non si possono disperdere a meno di 200 metri dal centro abitativo. Se il terreno è privato sarà necessaria l’autorizzazione del proprietario. In qualunque caso il tutto dovrà avvenire senza alcun riconoscimento economico.

 

La dispersione delle ceneri in natura regala all’ultimo saluto una nota di unicità. Dare riposo al proprio caro in un elemento naturale che ha caratterizzato la sua vita può anche aiutare ad alleviare il dolore della perdita.

Per far sì che questa ultima volontà sia rispettata appieno, e senza incorrere in problemi legali, la nostra agenzia si occuperà delle pratiche burocratiche, in modo che questo rito possa avvenire nella maniera più sicura e solenne.

 

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Bare, bauli e urne

Il simbolo per eccellenza del funerale è la bara. Questa, trasportata a spalla o con altri mezzi, sarà il luogo in cui il defunto riposerà in eterno. Per la sua importanza è anche la voce di spesa più consistente dell’intero servizio funebre. La bara può essere personalizzata sia per quel che concerne i materiali, sia per le forme o gli abbellimenti esterni, naturalmente ogni personalizzazione ha un costo.

Tempo fa suscitò scandalo il finto volantino ikea che pubblicizzava Defunktö, un baule al costo di 69 euro, che bisognava ordinare sul sito, veniva recapito a casa e ovviamente, come per tutte le cose vendute da Ikea, andava montata.

Vediamo ora come sono fatte le bare e cosa ruota intorno a questo mercato. Innanzitutto dobbiamo distinguere tra cassa da morto e bara. Seppur svolgano la stessa funzione, la bara si distingue per la sua forma ottagonale più larga nella parte superiore e più stretta verso il basso, la cassa, invece, ha una forma tipicamente rettangolare.

Anche se potenzialmente le bare possono essere di ogni materiale, il legno rimane la scelta migliore in assoluto, sia per le sue caratteristiche di resistenza, sia per la sua bellezza. I legni più usati sono il pino e l’abete, ma si possono scegliere anche legni più pregiati, perciò più costosi come il mogano o l’ebano. Inoltre si possono scegliere anche bare e casse in larice, noce, frassino, rovere, tiglio, castagno.

Naturalmente anche gli interni possono essere personalizzati come si vuole. Generalmente sono imbottiti e rifiniti in seta o raso, ma, anche in questo caso, si possono scegliere diverse soluzioni.

Come già visto nell’articolo sulle stagnature, la legge italiana sancisce che le bare devono essere sigillate con lo zinco e avere una valvola di sfogo. Il metallo garantisce una tenuta ermetica che isola completamente la salma dall’esterno ed evita la fuoriuscita di odori, dovuti alla decomposizione e impedisce la mummificazione. Inoltre, l’apposita valvola filtra i gas in uscita ed impedisce la rottura della bara.

Ma la zincatura non è l’unica regola imposta dalla legge.

In particolare l’articolo 74 del regolamento di polizia mortuario riporta:

“Ogni cadavere destinato alla inumazione deve essere chiuso in cassa di legno e sepolto in fossa separata dalle altre; soltanto madre e neonato, morti in concomitanza del parto, possono essere chiusi in una stessa cassa e sepolti in una stessa fossa”.

Mentre all’articolo 75:

    1. Per le inumazioni non è consentito l’uso di casse di metallo o di altro materiale non biodegradabile.
    2. Qualora si tratti di salme provenienti dall’estero o da altro comune per le quali sussiste l’obbligo della duplice cassa, le inumazioni debbono essere subordinate alla realizzazione, sulla cassa metallica, di tagli di opportune dimensioni anche asportando temporaneamente, se necessario, il coperchio della cassa di legno.
    3. L’impiego di materiale biodegradabile diverso dal legno deve essere autorizzato con decreto del Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità.
    4. Lo spessore delle tavole della cassa di legno non deve essere inferiore a centimetri 2.
    5. Le tavole del fondo di un solo pezzo nel senso della lunghezza potranno essere riunite nel numero di cinque nel senso della larghezza, fra loro saldamente congiunte con collante di sicura e duratura presa.
    6. Il fondo deve essere congiunto alle tavole laterali con chiodi disposti di 20 in 20 centimetri ed assicurato con idoneo mastice.
    7. Il coperchio sarà congiunto a queste tavole mediante viti disposte di 40 in 40 centimetri.
    8. Le pareti laterali della cassa devono essere saldamente congiunte tra loro con collante di sicura e duratura presa.
    9. E’ vietato l’impiego di materiali non biodegradabili nelle parti decorative delle casse.
    10. Ogni cassa deve portare il timbro a fuoco con l’indicazione della ditta costruttrice e del fornitore.
    11. Sulla cassa deve essere apposta una targhetta metallica con l’indicazione del nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto.

Nell’ articolo sulla cremazione abbiamo visto come i cofani non siano le uniche possibilità di tumulazione. Infatti il corpo del caro può essere cremato e, successivamente, le ceneri disperse, seguendo la legge e i regolamenti comunali. Le urne per l’inumazione, in analogia con i bauli, devono essere costruite con materiali altamente biodegradabile e quindi ad es. legno massiccio, cellulosa, cartone con spessori minimi, proprio per facilitare la naturale decomposizione dell’urna a contatto con il terreno o l’acqua.

Come tutti i settori, anche questo mercato è in costante evoluzione. E allora possiamo vedere bauli e urne sempre più personalizzate, che si allontanano dai colori e forme classiche, e diventano quasi fashion. Oggi sono disponibili personalizzazioni estreme, dipende dal gusto del cliente, ma bisogna stare attenti a non esagerare, come per qualunque cosa. Ricordiamoci che il funerale è un momento solenne, serio e importante, e tale deve restare.

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Il funerale laico

La scomparsa di un caro è sempre un momento triste nella vita di ogni persona. Una cosa che accomuna tutti è la ricerca del miglior modo per salutarli l’ultima volta. Tutti noi conosciamo i riti funebri religiosi, e ci sembra ormai una prassi consolidata che qualunque defunto abbia questo rito. E anche i luoghi sono sempre legati all’aspetto religioso, dal posto nel quale si svolge il rito funebre, al cimitero comunque ricco di simbolismo religioso.

Tutti noi conosciamo il rito del matrimonio civile, ci siamo abituati e sappiamo come si svolge. Come per il matrimonio esiste anche il funerale civile o laico. In questo articolo parleremo di questo rito sempre più richiesto, anche attraverso le voci della celebrante laica Alessandra Rizzi e del responsabile della formazione dei celebranti laici, nonché coordinatore della sezione UAAR di Pordenone Loris Tissino.

Cosa si intende per funerale laico?

Ritolaico.com lo descrive come un’occasione per dare il commiato a una persona cara, senza riferimento alle religioni. Durante un funerale laico si celebrano la vita e gli affetti del dipartito e non si usano preghiere né riti religiosi.

Anche se non si crede in alcuna religione è importante dare un ultimo saluto ai nostri cari, è un momento sociale importante, dove parenti e amici possono condividere tra loro ricordi, aneddoti, storie e farsi forza in un momento triste e segnante. Il funerale, lo sappiamo, serve a chi resta, e l’elaborazione del lutto passa anche attraverso questo momento di cordoglio.

Dove si svolge un funerale laico?

Per celebrare un rito laico non ci vogliono permessi o requisiti particolari, perciò il rito si può celebrare ovunque. La legge stabilisce che ogni comune deve mettere a disposizione una “sala del commiato”. Molti comuni hanno creato una sala apposita per questa funzione, ma dove non fosse così le altre opzioni sono l’abitazione privata, un luogo caro al defunto o di particolare simbolismo, come nel caso della camera ardente di Dario Fo al teatro Piccolo di Milano, e, in alcuni casi, in presenza di parroci particolarmente sensibili, anche qualche chiesa o luogo consacrato. Come dice Loris Tissino della UAAR:

abbiamo condotto un’analisi in molti comuni cercando di capire se si fossero dotati di una sala apposita per questo tipo di funzioni. Ci sono sempre più comuni che si stanno adoperando in questa direzione, anche se a volte la resistenza culturale è ancora molto forte. Ma visto la costante richiesta di questo tipo di cerimonie confidiamo che sempre più comuni possano offrire questi spazi”.

Chi celebra un funerale laico?

A differenza dei matrimoni civili, un rito funebre laico può essere celebrato da chiunque senza bisogno di permessi o nullaosta, perciò può essere celebrato da un amico o un familiare. Esistono anche dei celebranti che hanno seguito una determinata formazione. Questi ultimi sono riuniti in un progetto supportato dalla UAAR dal nome “cerimonie uniche” (cerimonieuniche.it) e operano da circa una decina d’anni sull’intero territorio nazionale. Alessandra Rizzi, counselor e cerimoniere funebre, nonché coautrice del libro “Ritualità del silenzio. Guida per il cerimoniere funebre” (2018, Nuova Dimensione) fa parte di questa rete e ci ha spiegato che:

“è importante sottolineare che la cerimonia laico-umanista non significa atea, ma si tratta di una cerimonia personalizzata, poiché viene svolta nel rispetto delle volontà e delle scelte del defunto. Il compito del celebrante è anche quello di coordinare i vari passaggi della cerimonia, dalla chiusura del feretro alla tumulazione o alla dispersione delle ceneri. Tutti i celebranti accreditati sono formati da docenti nazionali e internazionali e sono in grado di offrire un aiuto empatico e professionale in un momento così difficile”.

Come si svolge la cerimonia funebre?

La cerimonia laica non ha nessun tipo di schema standard. Può essere totalmente personalizzata a patto che rispetti le volontà del defunto ma anche dei suoi cari che vogliono salutarlo. Quei momenti sono frenetici e molte volte un aiuto esterno è necessario. Il primo aiuto che si riceve è quello dell’impresario funebre, che si prende cura del feretro e si occupa anche della parte burocratica. Conosciamo tutti il rito religioso e la sua formula solenne fatta di preghiere e benedizioni. Le cerimonie laiche, come ci dice sempre Alessandra Rizzi devono essere uniche, personalizzate anche da musiche, racconti, epitaffi, poesie e tutto ciò che possa rendere onore al ricordo del defunto.

In un’intervista su oltremagazine.it la celebrante Liana Moca la descrive cosi:

“La cerimonia funebre laica è totalmente personalizzata, nessun testo preconfezionato: questa è la difficoltà maggiore che incontra il celebrante. Si tratta di un rito inclusivo, a priori non si escludono preghiere o momenti spirituali se questo è rispettoso della persona che è mancata. È prassi comune dedicare qualche minuto di silenzio o di raccolta in cui si invita, chi vuole, a recitare una preghiera in silenzio. Durante la cerimonia vengono in genere coinvolte altre persone. Può essere un amico, un parente o un collega che vuole contribuire al racconto della vita del defunto. A volte più semplicemente si può scegliere di leggere una poesia o un brano che amava particolarmente. Il celebrante deve essere sempre pronto ad intervenire, perché le persone coinvolte possono essere sopraffatte dall’emozione e non riuscire ad andare avanti. Il suo compito, in questi casi, sarà quello di rassicurarle e aiutarle a proseguire”.

Dove vengono seppellite le salme?

La sepoltura è disciplinata dalla legge. Tutte le salme hanno diritto a una degna sepoltura e i cimiteri sono il luogo preposto per questo. I cimiteri non sono un’esclusiva di nessun credo religioso e chiunque ha diritto a un posto. Un’altra possibilità in caso di cremazione è quella di chiedere di disperdere le ceneri in un luogo di particolare valenza per il defunto (per questa eventualità bisogna consultare i regolamenti del comune di appartenenza), si possono usare luoghi privati o, si può scegliere la sepoltura silvestre, cioè la tumulazione delle ceneri in aree boschive destinate appositamente a questo scopo (www.boschivivi.it).

La storia ci insegna che l’uomo ha sempre voluto rendere omaggio nel migliore dei modi ai suoi morti. Purtroppo, la società sempre più frenetica di oggi ha portato a una standardizzazione anche in queste occasioni. Per questo è importante offrire un insieme di servizi che possano rendere onore nel migliore dei modi al ricordo dei nostri defunti, dal trasporto alla tumulazione, passando per la cerimonia di saluto. La nostra esperienza e professionalità ci permettono di offrire servizi sempre più personalizzati e particolari in modo da aiutare a rispettare le ultime volontà dei vostri cari.

Il nostro lavoro è soddisfare tutte le richieste in un momento difficile e intenso come la morte e offrire il miglior servizio in questo particolare momento.

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La cremazione: aspetti tecnici

Elaborare un lutto, riuscire ad avere la consapevolezza che un nostro caro non c’è più, non è più con noi e non sarà più in nostra compagnia.

Un passaggio che può sembrare naturale ma non lo è soprattutto se come rito funebre si è scelta la cremazione, tema che abbiamo trattato tempo fa: “Lasciar andare una persona cara non è facile; accettare la fine della vita men che meno. Cremazione o cimitero sono riti per accompagnarlo/a nel suo ultimo viaggio ma la cosa più importante è che il loro ricordo resterà sempre vivo dentro noi.”

Abbiamo deciso di tornare sull’argomento nel nostro ultimo articolo per sottolinearne gli aspetti psichici: “Ecco perché celebrare un rito funebre anche quando si tratta di cremazione è un gesto di delicatezza e rispetto per chi rimane e deve accettare la morte, deve superare il lutto e vivere nel ricordo della persona cara.”

In questo articolo invece, cerchiamo di capire quali sono gli aspetti tecnici della cremazione: una scelta che con l’emergenza Coronavirus è stata accolta anche più frequentemente del solito.

Un rito che sembra crescere nel nostro paese come riporta il sito Federazione italiana cremazione (Fic):

“La pratica della cremazione è in Italia in costante crescita. Nel 2012 a fronte di 590.000 decessi sono state eseguite circa 91.500 cremazioni, con una incidenza percentuale che supera il 15%. Il Nord Italia è storicamente patria della pratica cremazionista ed infatti l’incidenza percentuale nelle regioni settentrionali si pone ai vertici nazionali. Nelle regioni del Centro Italia le percentuali indicano un significativo e progressivo incremento. Nelle regioni del Sud e nelle Isole si rilevano le percentuali più basse.”

Ma come avviene un corretto processo di cremazione?

In tal senso, un gruppo tecnico di esperti di Utilitalia SEFIT e della Federazione Cremazione Italiana ha elaborato le “Istruzioni per una corretta gestione dei crematori” al cui interno per esempio, si stabiliscono le caratteristiche dei feretri:

I feretri, da utilizzare per la cremazione, devono possedere i requisiti stabiliti dalla normativa statale vigente. Attualmente il regolamento di polizia mortuaria è stato approvato con D.P.R. 10/9/1990, n. 285, con le specifiche di cui alle circolari Ministero salute n. 24 del 24/6/1993 e n. 10 del 31/7/1998.

Inoltre prima dell’introduzione del feretro nel forno:

  • Deve essere verificato che la targhetta esterna riporti gli elementi di identificazione del defunto e che questi siano gli stessi riportati nell’autorizzazione al trasporto e alla cremazione;
  • Devono essere rimosse le parti metalliche del feretro non strettamente necessarie ad assicurarne la chiusura, quali le maniglie, i piedini, i simboli religiosi, la targhetta, etc…

Altro elemento caratteristico è la dimensione del feretro: se le dimensioni esterne superano in lunghezza i 205 cm., in larghezza i 70 cm. o in altezza i 60 cm., esso è definito OVERSIZE. L’impresa funebre è tenuta a segnalare tale evenienza all’ufficio comunale competente al rilascio delle autorizzazioni al trasporto e alla cremazione.

E all’interno? Ci sono regole da rispettare? Sì, ed è l’impresa funebre che è tenuta a conformarsi integralmente alle istruzioni contenute nel presente disciplinare, al tariffario e alla carta dei servizi vigente.

Per il confezionamento dei feretri destinati alla cremazione, inoltre, vanno impiegati materiali a bassa produzione di fumi e facilmente combustibili. È altresì consentito l’uso di controcassa interna in materiali, quali plastiche biodegradabili, rispondenti alle norme UNI EN 13432 o 14995 in materia di biodegradabilità e compostabilità, o altri prodotti flessibili rispondenti alle caratteristiche previste dalle norme EN 15017.

Si arriva poi a quello che è il contatto con i propri cari, ciò che rimane di tangibile: le ceneri. Anche in questo caso, prima della consegna, le Istruzioni stabiliscono delle regole.

  1. Le ceneri, le ossa calcinate e quant’altro risultante da ogni singola cremazione sono raccolti con cura dal personale addetto alla cremazione e devono essere avviati a separazione, curandone la tracciabilità. Alla procedura di separazione delle parti non corrispondenti alle ceneri del defunto si procede con specifici ausili (ad es. magnete) o con macchine che polverizzano i prodotti estratti dal forno, separandoli da residui (metallici e non metallici). Questi ultimi sono gestititi secondo quanto previsto dalla Nota del Ministero dell’Ambiente del 26 agosto 2009.
  2. Tutte le ceneri di ogni singola cremazione risultanti dalle procedure di cui al punto 7.1. sono raccolte in urna cineraria/contenitore standard avente le caratteristiche e con le modalità di cui ai punti che seguono.
  3. Ove l’avente titolo disponga per l’utilizzo di urna con particolari caratteristiche per foggia o anche in funzione del successivo destino (sepoltura, dispersione in acqua per immersione, dispersione in natura, affidamento personale), sarà cura di questi o dell’impresa funebre incaricata provvedere alla sua consegna al personale del crematorio, almeno 6 ore prima dell’orario previsto per la cremazione.
  4. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve avere una capacità minima di 4 litri.
  5. Per le ceneri di defunti minori di anni 10 o derivanti dalla cremazione di resti ossei, sono consentite anche urne/contenitori di capacità inferiori, a condizione che possa esservi contenuto l’intero quantitativo di ceneri.
  6. Ogni urna cineraria/contenitore standard, o se questi sia sostituito da altro scelto dalla famiglia o dall’avente titolo, deve riportare all’esterno etichettatura o targhetta con i dati identificativi del defunto previsti dalla normativa vigente. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve essere realizzata con materiale adeguatamente resistente e infrangibile. Il coperchio dell’urna/contenitore deve aderire saldamente agli altri elementi e il suo fissaggio deve essere condotto in modo da impedire che esso venga successivamente forzato senza che il fatto possa essere rilevato. La corretta chiusura e l’integrità dell’urna/contenitore sono attestati dal personale del crematorio apponendo apposito sigillo antieffrazione.
  7. All’atto della consegna ceneri viene compilato e sottoscritto da chi consegna e da chi riceve, nel numero di esemplari stabilito, il verbale di cui all’articolo 81 del regolamento di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.

Un processo importante che tiene conto di tanti aspetti nonché del rispetto del defunto e delle famiglie che scelgono questo rito per l’ultimo viaggio dei propri cari.

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