Las dias de los muertos

Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle celebrazioni messicane più famose. Nata come festa per ricordare i defunti, la commemorazione si tiene ogni anno tra il 28 ottobre e il 2 novembre. 

È una festa sentita e importante, lunga cinque giorni, ricca di tradizioni e riti, che celebra la morte ma anche la vita tra colori, calaveras (i tipici teschi decorati con i fiori) e festosi cortei per le strade. 

Le origini di questa festa sono antichissime e risalgono alle civiltà precolombiane, quando i defunti venivano commemorati per due mesi interi. 

“nel 2008 l’UNESCO ha riconosciuto l’importanza di Día de los Muertos aggiungendo la festività alla sua lista di patrimonio culturale immateriale dell’umanità”

Ogni giornata è dedicata a diversi defunti: il 28 ottobre a chi è morto per incidente o cause violente, il 29 ai morti per annegamento, il 30 alle anime solitarie o dimenticate, il 31 ai mai nati o morti prima del battesimo, il 1° novembre ai bambini morti, l’1 e il 2 novembre al ritorno dei defunti sulla terra.

Per gli antichi mesoamericani la morte non aveva le connotazioni morali della religione cattolica, nella quale le idee di inferno e paradiso servono per punire o premiare. Al contrario, essi credevano che le rotte destinate alle anime dei morti fossero determinate dal tipo di trapasso e non causate dal loro comportamento in vita. 

Infatti, anticamente, i defunti potevano prendere la direzione del:

Tlalocan o paradiso di Tláloc, dio della pioggia. In questo luogo si dirigevano quelli che morivano in circostanze relazionate all’acqua e coloro che morivano per malattie come l’edema, la scabbia o le pustole, così come i bambini sacrificati al dio. 

Omeyocan, paradiso del sole, presieduto da Huitzilopochtli, il dio della guerra. In questo posto arrivavano solo i morti in combattimento, i prigionieri sacrificati e le donne che morivano durante il parto, considerate dello stesso rango dei guerrieri.

Mictlán, che era destinato alle morti naturali. Questo posto era abitato da Mictlantecuhtli e Mictacacíhuatl, signore e signora della morte. 

Chichihuacuauhco, cioè il luogo dove arrivavano i bambini morti, nel quale si trovava un albero dai cui rami gocciolava latte. I bambini sarebbero rimasti in questo luogo fino alla fine della razza umana, e successivamente rimandati sulla terra per ripopolarla.

Oggi le commemorazioni sono dense di riti e significati. Durante questi giorni si fa visita ai cimiteri e si adornano le tombe dei propri cari con candele, fiori, pane, vino e piatti speciali in onore degli antenati. 

Un elemento molto importante è l’altare che deve essere allestito facendo attenzione a rappresentare i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco e viene solitamente collocato in salotto o sala da pranzo per la condivisione con tutta la famiglia. Sull’altare vengono posti diversi elementi importanti, alcuni variano da città a città,  e si tende a creare più livelli, dove ogni livello rappresenta un elemento e un passo dal cammino tra la terra e il cielo. Requisito fondamentale perché i defunti possano raggiungere la Terra è esporre sull’altare una loro foto da vivi.

I simboli più conosciuti di questa festa sono i teschi colorati, i calaveras. Le calaveras si vedono in tutto il Messico e sono ricorrenti nei disegni e nelle incisioni delle rovine preispaniche degli  Aztechi e dei Maya fino ad oggi dove vengono rappresentati in graffiti, in vestiti, in gioielli e nei tattoo.

I calaveras ci ricordano di celebrare la nostra  vita e la nostra mortalità, di guardare al passato e al futuro, ma rimanendo nel presente, e sono un modo per riconoscere che la vita è sacra, e che la morte è solo un altro rito di passaggio, non meno  sacro della vita stessa.

“i calaveras sono anche caramelle a forma di teschio. Sono  originariamente fatti di zucchero, ma oggi se ne trovano anche a base di cioccolato o di qualsiasi altra cosa dolce. Questi dolci vengono posti anche come offerta sull’altare dei defunti”

Non è la prima volta che noi di Emidio de Florentiis vi facciamo scoprire curiosità riguardanti la commemorazione della morte nelle varie parti del mondo. Ogni cultura ha i suoi riti, le sue tradizioni e il suo folklore. Celebrare la morte per celebrare la vita, potremmo riassumere così la dias de los muertos.

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sulla tematica della morte, continua e seguire il nostro blog.

Antropologia della morte

I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati.
(Luigi Pirandello, 1951, Colloquii coi personaggi)

La morte è per antonomasia la metafora del confine, del limite raggiungibile solo nel momento in cui non siamo più e ci troviamo perciò impossibilitati a raccontarlo. 

Come ebbe modo di evidenziare Martin Heidegger nel secolo scorso, la morte è l’unica esperienza della vita che coinvolge ineluttabilmente tutti ma che tutti possono conoscere solo attraverso l’esperienza degli altri. Gli altri, infatti, potranno dire e raccontare di noi che non ci siamo più e rendere conto del modo in cui hanno percepito la nostra realtà e contestualmente di come hanno percepito se stessi attraverso noi. 

Sebbene siamo tutti consapevoli del significato che a livello personale assume la perdita di una persona cara, spesso ai più sfugge come le esequie siano un fatto sociale prima ancora che individuale. La morte, infatti, implica anche una rottura dello status sociale, una sorta di passaggio da una condizione all’altra. 

Con la morte, atto personale e sociale insieme, ci troviamo improvvisamente di fronte a quello che in antropologia è definito rito di passaggio, il quale decreta l’assegnazione della nostra ultima denominazione: il fu. Nel momento della morte l’individuo smette di esistere nella società, anche se il suo lascito può essere eterno e celebrato, come nel caso di uomini di cultura o sport.

L’antropologia ha cercato di definire i momenti legati all’origine e alla formazione delle credenze e degli atteggiamenti relativi alla morte. Secondo Edward Burnett Tylor, uno dei primi studiosi dei momenti culturali e comportamentali legati alla morte, la cultura relativa ad essa non sarebbe stata semplicemente acquisita ma, invece, appresa attraverso un lungo apprendistato. 

Lo sappiamo, tutte le culture, dalle più arcaiche e primitive, alle più moderne, celebrano questo passaggio, attraverso riti, usanze e sepolture che si sono evoluti nel tempo. 

Avvicinarsi e parlare della morte è una delle paure più forti degli esseri umani, tanto che, nelle civiltà industrializzate del XX secolo, si tende quasi a evitare il contatto con essa.

Infatti, sempre di più si cerca di non essere presenti nel momento della dipartita e, in certi casi, i nostri cari vengono affidati alle cure amorevoli, ma impersonali, di istituti per le cure palliative. Analogamente i medici, spesso con la connivenza dei familiari, cercano di nascondere al moribondo l’imminenza della morte, e ciò a volte dà luogo a complicate finzioni in cui tutti sanno come stanno realmente le cose, ma nessuno lo ammette. 

Storicamente e antropologicamente i funerali sono dei riti di passaggio da una condizione, appunto quella di vivo, ad un altra, quella di defunto. Questi riti esistono per diversi motivi, da quello più biologico, cioè allontanare il corpo che tende a deteriorarsi dalla comunità, a quelli di aggregazione: infatti, dopo le varie fasi di un funerale, smesso il lutto, i parenti del defunto escono dallo stato di isolamento in cui il decesso li aveva confinati e le normali relazioni sociali sono ripristinate. Tale è il fine dei banchetti e delle cerimonie commemorative che seguono i funerali, in alcune società, contribuendo a rinsaldare i legami tra i membri della comunità. 

Oggi, nella società contemporanea, si assiste a un rifiuto delle emozioni: bisogna quanto prima accantonare e dimenticare il lutto. La morte di una persona cara può far precipitare i familiari superstiti in una condizione di crisi; a questa crisi bisogna reagire attraverso modelli di comportamento che la cultura ha determinato, attraverso i quali si può trascendere la crisi individuale trasformandola in valore per la sopravvivenza. 

Ora, come si è già detto, non si può sfuggire dalla morte accantonandola: bisogna assumerla, darle significato, senso, bisogna elaborare delle tecniche di difesa perché la vita deve continuare.

Il ruolo più importante, dopo la morte di una persona, è quello dell’agenzia di pompe funebri alla quale si decide di rivolgersi. 

Questa, saprà soddisfare le diverse richieste, facendo molte volte da tramite tra il defunto e la famiglia, organizzando i trasporti, preparandolo per un eventuale ultimo saluto, sbrigando la parte burocratica. Lo sappiamo, il funerale migliore è quello veloce, senza intoppi, che sappia celebrare al meglio la persona e che, in qualche modo, come attraverso la scelta dei fiori, ricordi il suo essere. La discrezione, la capacità e la possibilità di esaudire le richieste della famiglia o dei cari del defunto, contribuisce a dare un nuovo significato alla morte, rendendola più socialmente accettata.

Spiegare il lutto ai bambini

Nella nostra cultura, mediterranea e italiana in particolare, la morte è troppo spesso esorcizzata, se ne parla poco o niente, e siamo noi adulti per primi a bandire questo tema dai discorsi, soprattutto in presenza dei bambini, perché si pensa che il tema strida con la spensieratezza tipica dell’infanzia e possa in qualche modo traumatizzare i più piccoli. 

E anche tra adulti stessi, non si tende molto a parlarne se non per lo più facendo scongiuri. 

 

Vero, la morte è un argomento tra i più delicati e deve essere trattata con particolare attenzione. 

Ma prima o poi i bambini ci faranno domande sulla morte, ci chiederanno come mai il nonno o, in casi che mai vorremmo vivere, l’amichetto non torna più. 

Anche grazie alla maggiore diffusione di notizie, tramite i social o la televisione, i più piccoli possono iniziare a fare domande sulla morte anche se non hanno ancora conosciuto il lutto di una persona cara. Perciò è estremamente importante essere preparati ad affrontare questo argomento quando si presenterà.

 

Può succedere che il tema della morte sia delicato anche per i genitori, perché magari c’è stato nella loro vita un lutto recente non ancora elaborato e si ha paura di non saper gestire la situazione senza fare trapelare il proprio dolore. In realtà anche fare trapelare il dolore, se questo c’è, è importante perché probabilmente i bambini già lo sentono ma non sanno ancora dargli un nome e delle caratteristiche. 

Dover spiegare la morte ai bambini ci mette di fronte alle nostre paure e alle nostre ansie, ed è da queste che si deve partire per poter aiutare i bambini a comprendere cosa accade quando una persona a cui si vuole bene non c’è più.

 

Non esiste un modo univoco e universalmente valido per trattare il tema della morte con i bambini, esiste piuttosto un canale comunicativo specifico per ciascuna famiglia, che solo chi ne fa parte (genitori, nonni, fratelli e sorelle) conosce nel profondo. La nuova realtà va costruita passo dopo passo insieme al bambino, attraverso un percorso che segua i tempi dello sviluppo. Infatti il modo in cui un bambino elabora l’esperienza del lutto dipende da diversi fattori, alcuni soggettivi, come la sua personalità o il legame affettivo che lo lega alla persona morta o che sta per morire, altri oggettivi e che riguardano la fascia di età a cui appartiene.

 

Qualunque strategia si decida di attuare nello spiegare la morte ai bambini, l’importante è non essere evasivi di fronte alle loro domande. Saranno domande secche, dirette, spietate. Ma i genitori non devono mai rispondere con frasi del tipo: “Lo capirai quando sarai grande”, o “Questa è una domanda complicata adesso, vedrai che un giorno ne parleremo”. Occorre trovare il modo più affine al proprio modo di pensare e con estrema delicatezza dare risposte esaurienti ai propri figli. Raccontare storie consolatorie può non essere sbagliato quando si ha a che fare coi bambini, in fondo ogni anno a Dicembre non raccontiamo loro la storiella di Babbo Natale? E allora ben vengano, finché si parla con i piccini, le storielle che addolciscono la pillola. Importante è ascoltare i bambini, perché in questo modo si aumenta la fiducia verso i genitori. 

 

Spiegare un lutto ai bambini non è semplice, soprattutto se i genitori per primi hanno difficoltà a elaborare l’evento. Chi lo desidera e ne sente la necessità può rivolgersi a psicologi privati o associazioni che offrono un supporto psicologico rivolto sia agli adulti che ai bambini. Noi della Emidio de Florentiis, abbiamo organizzato, insieme a Spazio Enkyklios, un seminario rivolto a coloro che vogliono attraversare e condividere il doloroso momento del lutto e che vogliono individuare insieme a noi le risorse familiari per affrontare questo argomento con i più piccoli. 

Il lutto d’estate: affrontare il dolore

Chi affronta il lutto durante il periodo estivo spesso si rende conto di quanto sia più difficile vivere e tornare  alla quotidianità: durante l’anno il lavoro, lo sport, la famiglia, la vita di tutti i giorni con i suoi impegni contribuiscono a “distrarre” dal peso della mancanza, mentre durante l’estate, complice anche la solitudine che si viene a creare come conseguenza dell’allentamento delle relazioni sociali, o con parenti, amici e vicini che vanno in vacanza, il percorso di elaborazione può risultare più difficoltoso.

Anche  chi decide di partire in questo periodo dell’anno potrebbe vivere momenti difficili, legati ai ricordi del tempo di vacanza condiviso con la persona che non c’è più. 

Lo abbiamo già visto, l’elaborazione del lutto è un percorso irto di ostacoli e che ha bisogno di tempo. Durante il periodo estivo, qualche fase classica dell’elaborazione potrebbe venire meno. Infatti, come detto sopra, non possiamo aspettarci che parenti, amici e persone vicine, rinuncino allo svago estivo o alle ferie per starci vicino. Ma, fortunatamente, ci sono altri modi per aiutarsi durante questo periodo.

Non lasciarsi andare fisicamente

Soprattutto durante la stagione calda è molto importante mangiare, magari anche poco ma spesso e senza eccessi, idratarsi e riposare il più possibile. Cercate di evitare di fare un uso eccessivo di sonniferi: possono essere utili nei primi giorni, ma alla lunga creano assuefazione e dipendenza, rischiando di bloccare il processo naturale di elaborazione del lutto.

È consigliabile fare un po’ di esercizio fisico, anche se si tratta solo di una piccola passeggiata al mare o in mezzo alla natura, magari cercando di non estraniarsi completamente. 

Cercare di volersi bene

Non aspettatevi troppo da voi stessi, accettate di non riuscire a tenere tutto sotto controllo. È normale che la vostra vita e i vostri abituali ritmi siano scombussolati. Non ve la prendete con voi stessi se vi capita di fare cose stupide o sbagliate, se siete confusi o disorientati, non può essere altrimenti. Ma, in questo periodo, cercate di non farvi prendere dalla frenesia, il caldo estivo può essere fastidioso.

Cercare di essere consapevoli delle proprie emozioni

Spesso, quando ci si sente molto a disagio, non si riesce a fermare i propri pensieri e dare un nome alle proprie emozioni e ai propri vissuti, così mutevoli nel corso della stessa giornata. Molte volte è utile cercare di analizzare e descrivere quello che si prova, magari la sera prima di andare a letto, o quando le nostre giornate non riescono a riempirsi e sembrano interminabili. Successivamente, nel tempo, leggendo le vostre considerazioni potreste riconoscere quanto siete cambiati e quanto le vostre riflessioni, i vostri dubbi vi abbiano aiutato a cambiare il rapporto con il dolore e ad approfondire la conoscenza di voi stessi.

Cercare di condividere il dolore

Tenete presente che, in questo particolare periodo dell’anno, non sempre si riesce ad essere disponibili ad ascoltare o essere presenti. In questo caso, se il bisogno di parlare è così impellente, vi può dare sostegno e conforto frequentare un gruppo di auto-mutuo aiuto. La nostra agenzia,  in collaborazione con Enkyklios, offre gratuitamente uno spazio di ascolto protetto e qualificato, finalizzato al sostegno e all’elaborazione del lutto. 

L’estate è solitamente la stagione nella quale ci si riposa e si stacca dalle fatiche lavorative. Purtroppo, in caso di un lutto, può rivelarsi un periodo difficile da gestire, amplificando il dolore e ritardando il processo di elaborazione del lutto. La solitudine, il ricordo di momenti spensierati e le giornate lunghe, possono portare ad abbattersi se non riusciamo a far nostri determinati strumenti introspettivi. Quelli che abbiamo visto sopra sono solo alcuni di questi strumenti che possiamo far nostri per elaborare il lutto in questo  determinato periodo dell’anno. Ma ricordiamoci sempre, che le agenzie funebri come la Emidio De Florentiis sono il vostro primo aiuto anche, e specialmente, in questo periodo dell’anno.

Superare il lutto: l’aiuto della psicologia per stare meglio

Quando si perde una persona siamo soliti essere presi da un senso di solitudine e di impotenza. La nostra vita può cambiare radicalmente e, insieme, cambiano anche le nostre abitudini di tutti i giorni. Una delle fasi più difficili che ci troviamo ad affrontare dopo una perdita è l’elaborazione del lutto

In psicologia con elaborazione del lutto s’intende:

 “tutto il processo di rielaborazione legato alla perdita di una persona cara. Questa fase può essere molto dolorosa ed è solitamente caratterizzata da sentimenti quali tristezza, rabbia, colpa o senso di vuoto”.

 

 Si tratta comunque di un processo fondamentale per evitare che questa situazione possa trasformarsi in lutto patologico e creare un trauma che si ripresenterà nel futuro, causando la comparsa di diversi disturbi. 

Abbiamo già visto quali sono le sei fasi che si affrontano durante questo processo e come queste siano da rispettare per uscire da quella sensazione di smarrimento. Ma come si affrontano queste fasi?

 

Nel 2003 Paolo Baiocchi, psicoterapeuta e direttore dell’istituto Gestalt di Trieste,  ha sviluppato una procedura in sei fasi per l’elaborazione della perdita. Non per dimenticare in fretta, ma per stare un po’ meglio. 

Le fasi della procedura possono essere eseguite da soli o con l’aiuto di uno psicoterapeuta, e secondo Paolo Baiocchi sono queste:

Rituale di separazione

L’autore invita prima di tutto a compiere delle azioni e dire delle frasi per comunicare con noi stessi e con la persona defunta, allo scopo di esprimere il senso di separazione. Ad esempio si può fare una visita alla tomba, oppure si può scrivere una lettera o semplicemente parlare ad alta voce in un luogo che ci fa pensare al nostro caro che non c’è più.
In questa fase è importante essere sinceri con noi stessi e allontanare le fantasie (che sono del tutto naturali e comprensibili) che ci fanno sognare che, in qualche modo, la perdita possa essere reversibile.
Si possono esprimere frasi di congedo come “Ti lascio andare” o “Mi separo da te per sempre”, o “Chiudo la nostra relazione” e così via.
Come certamente avrai letto o sentito dire, la prima fase dell’elaborazione del lutto è quella della
negazione. Può essere molto difficile e credo che esprimere questo saluto ad alta voce possa aiutare a vivere questo periodo in modo più dolce.

Espressione delle emozioni e chiusura di cose sospese

Il passo successivo è parlare di tutti quei momenti in cui abbiamo fatto soffrire l’altro o lui ci ha fatto soffrire. Lo scopo è liberarci dei pesi, di tutte le cose non dette, dei sensi di colpa e delle negatività, per poter proseguire nel percorso di elaborazione del lutto senza portarci dietro fardelli emotivi.
Alcuni input utili per questa fase sono frasi che cominciano con: “Mi dispiace molto per…” (aver fatto/non fatto o detto/non detto determinate cose) oppure “Ho sofferto quando tu…” o ancora “Non ti ho mai detto che…”

Ringraziamento all’altro

Dopo aver abbandonato tutti i ricordi negativi, si passa a ringraziare l’altro per i bei momenti passati insieme. Questo è il momento per celebrare il nostro rapporto, l’affetto reciproco, gli insegnamenti che quella persona ci ha donato, tutto ciò per cui, grazie a lui/lei ci sentiamo arricchiti. Per esempio si può iniziare il discorso con frasi come: “Sei stato molto importante per me perché…” oppure “Grazie perché…” o “Ricordo il momento in cui…” Per molti di noi infatti, quando una persona cara se ne va, il rimpianto principale è quello di non aver fatto in tempo a dire qualcosa . Di solito si tratta di frasi d’amore che non siamo riusciti a esprimere per timidezza o perché eravamo presi da mille piccoli altri problemi o non ci sembrava mai il momento giusto. Oppure volevamo scusarci per qualcosa o terminare un discorso in sospeso, e ci siamo accorti all’improvviso di non poterlo più fare perché quella persona ci ha lasciato. In questo modo possiamo dare voce a questo rimpianto e far uscire tutto quello che abbiamo dentro, per rendere il dolore un poco più leggero.

Scoperta del proprio tesoro interiore

La quarta fase è quella principale e più difficile. Secondo Baiocchi, quando amiamo vediamo il mondo in un modo diverso, più vivo, luminoso e colorato, una caratteristica che lui chiama “magia percettiva”. Inoltre abbiamo una forza interiore maggiore e siamo più propensi a correre rischi. Il passaggio cruciale è renderci conto che questa energia non è andata via. Spesso quando si affronta la perdita di una persona cara ci si sente svuotati e soli. Più fragili, come se la nostra forza dipendesse dalla vicinanza con il defunto. Si tratta di un’illusione, dice Baiocchi, perché in realtà abbiamo semplicemente proiettato all’esterno (sulla nostra relazione e sulla persona amata) qualità che sono nostre. Lo scopo di questa fase è quindi capire che il nostro caro ha soltanto facilitato questa speciale connessione con la nostra forza vitale, che appartiene a noi ed è ancora presente. Sarà utile, per valorizzare le nostre qualità e risorse interiori, ripensare a quei momenti in cui abbiamo sperimentato questa magia percettiva e chiederci: “Come vedevo me stesso/a? Come vedevo il mondo? Come vedevo la persona amata? Come vedevo gli altri? Cosa ero in grado di fare? Cosa sentivo possibile, quale progetto o sogno? Cosa in me, quale qualità o risorsa, rendeva possibile realizzare tale progetto o sogno?”

Uso individuale del proprio tesoro interiore

Il passaggio successivo è utilizzare le qualità che abbiamo scoperto di avere dentro di noi grazie al nostro caro, per evolvere e affrontare nuove sfide. Dobbiamo riflettere su quei comportamenti e attitudini per capire come portarli nella nostra vita attuale. Saranno una nuova bussola per orientarci, e aiutarci a prendere decisioni in autonomia. Le domande tipiche di questa fase sono per esempio:

“Come posso far vivere la qualità … nel mio quotidiano?” oppure “Quali scelte farei se usassi la qualità … oggi?” e così via.

Uso relazionale del tesoro interiore

Nell’ultima fase, dopo aver compreso come utilizzare i nostri doni per orientare la nostra vita, dobbiamo riflettere su come usarle per arricchire la nostra relazione con gli altri. Possiamo far dono di quelle stesse qualità alle persone a cui vogliamo bene, migliorando il nostro rapporto con loro. Chiedendoci per esempio: “Come posso far vivere la qualità … nella relazione con …?” (un figlio, un partner, un amico, ecc…) oppure “Che comportamento sceglierei con …. se usassi la qualità …?”

Questo passaggio conclusivo è molto interessante, perché rappresenta un modo per riavvicinarsi alle persone care, che magari abbiamo allontanato perché il dolore ci sembrava troppo forte. Spesso infatti quando viviamo un lutto ci sentiamo molto soli e, a volte, non riusciamo a comunicare, abbiamo paura di non essere capiti oppure di non riuscire a capire gli altri, che magari stanno soffrendo in un modo diverso dal nostro.   Sapere quindi di avere delle qualità personali, che proprio la persona che ci ha lasciato ci ha aiutato a scoprire e che possono esserci utili oggi per affrontare la perdita in modo un po’ meno doloroso, può essere di conforto.

 

Elaborare il lutto è un percorso che può rivelarsi lungo e complesso. Ci dobbiamo abituare a una nuova quotidianità, a una mancanza nella nostra vita. Il metodo che abbiamo visto sopra ci dà un idea di come dovremmo fare per accettare rapidamente questo momento, anche se è una questione molto personale. Noi, come agenzia funebre, diamo un piccolo contributo sollevando, chi si affida a noi, dalle incombenze organizzative e burocratiche, in modo che ci si possa concentrare da subito sul superamento di questo momento.

Turismo funerario: i cimiteri monumentali

Turismo funerario, un termine che appare macabro, ma è davvero così? Il turismo funebre non è qualcosa di morboso e contrario alla morale, e di certo non è nemmeno una novità degli ultimi anni. Infatti, fin dall’800 le persone frequentano i cimiteri per visitare le tombe dei defunti famosi, e anche per godere della loro bellezza e tranquillità. Al giorno d’oggi alcuni cimiteri storici sono diventate vere e proprie attrazioni turistiche, luoghi che raccontano ai viaggiatori la storia di una città e dei suoi abitanti. 

 

La nascita dei cimiteri 

Anche se il culto dei morti ha sempre fatto parte della storia dell’umanità, i cimiteri come li conosciamo oggi sono merito dell’editto di Saint Cloud (correttamente: Décret Impérial sur les Sépultures), emanato da Napoleone a Saint-Cloud il 12 giugno 1804, che raccolse organicamente in due corpi legislativi tutte le precedenti e frammentarie norme sui cimiteri. L’editto stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Si volevano così evitare discriminazioni tra i morti. Per i defunti illustri, invece, c’era una commissione di magistrati a decidere se far scolpire sulla tomba un epitaffio. Questo editto aveva quindi due motivazioni alla base: una igienico-sanitaria e l’altra ideologico-politica. Fu poi esteso anche al Regno d’Italia dall’editto Della Polizia Medica, promulgato sempre da Saint-Cloud, il 5 settembre 1806.

 

I cimiteri monumentali

Non tutti i cimiteri sono uguali, infatti in tutto il mondo abbiamo diversi esempi di cimiteri monumentali. Questi sono diventati famosi e veri e propri musei all’aperto.

Ormai i cimiteri monumentali sono tappe turistiche, con tanto di inserimento nelle guide. 

Nei cimiteri monumentali si va per ammirarne le tombe, come le imponenti sculture di Père-Lachaise a Parigi, o per cercare la lapide di persone famose, o per la storia che il Cimitero Monumentale rappresenta, come ad esempio il cimitero ebraico di Praga. Ma anche in Italia abbiamo diversi e bellissimi cimiteri di questo tipo, come il cimitero monumentale di Milano o la Certosa a Bologna

 

In questo articolo vogliamo portarvi a conoscere qualcuno dei più belli e particolari del mondo.

 

Père-Lachaise

Il cimitero di Père-Lachaise si trova nel 20° arrondissement, a Parigi. Fu inaugurato nel 1804, ed è uno dei cimiteri monumentali più famosi e più grandi al mondo. All’entrata si può ritirare una mappa in cui sono indicate le tombe dei personaggi famosi sepolti in questo cimitero, tra i quali troviamo Jim Morrison. Questo cimitero conserva misteri e curiosità a non finire. Ad esempio, sulla tomba di Oscar Wilde, con tanto di scultura in stile egizio che rappresenta un uomo in fuga, troviamo sempre innumerevoli segni di rossetto, lasciati dalle labbra degli ammiratori.

 

Il cimitero allegro di Sapanta in Romania

Coloratissimo e vivace, il Cimitirul Vesel si compone di 800 croci in legno colorate di blu e di altrettante lapidi sulle quali si raccontano, in modo ironico e satirico, pregi e difetti dei defunti, e gli eventi più rilevanti delle loro esistenze terrene. Passeggiando nel cimitero che ride, ci si imbatte quindi in interessanti dipinti che mostrano scene di vita semplici e genuine: in alcuni casi ci sono donne che filano la lana, tessono i tappeti o cuociono il pane, in altri, uomini che lavorano il legno, arano la terra, portano le mandrie al pascolo e suonano uno strumento musicale. L’epitaffio più noto, che si trova anche sui souvenirs, appartiene a Dumitru Holdis: “Coloro che amano la buona grappa come me patiranno, perché io la grappa ho amato, con lei in mano sono morto”. In questo luogo di sepoltura, oltre ad apprendere le storie di vita degli abitanti del villaggio, si impara, grazie all’umorismo bonario dei versi sulle lapidi, che tutti abbiamo dei difetti e possiamo accettarli col sorriso.

 

Il vecchio cimitero ebraico di Praga

È stato per oltre 300 anni, a partire dal XV secolo, l’unico luogo dove gli ebrei di Praga potevano seppellire i loro morti. Le dimensioni attuali sono all’incirca quelle medievali e nel tempo si è sopperito alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe, perché il cimitero non poteva espandersi fuori dal perimetro esistente. Durante l’occupazione tedesca, il cimitero fu risparmiato: infatti le autorità tedesche decisero che sarebbe rimasto a testimonianza di un popolo estinto. In alcuni punti si sono sovrapposti fino a 9 strati di diverse sepolture. Le tombe consistono esclusivamente di una lapide di arenaria o di marmo (quelle più importanti) piantata nella terra. Nessun ritratto, perché la religione ebraica lo vieta, solo disegni simbolici per indicare la professione o le qualità del defunto: forbici per sarti, pinzette per i medici, mani che benedicono per i sacerdoti e poi tanti animali per chi si chiamava Volpi, Orsi e così via. Oggi si contano circa 12 mila lapidi, ma si ritiene che vi siano sepolti oltre 100 mila ebrei, la più antica è quella di Avigdor Kara del 1439, l’ultima è quella di Moses Beck del 1787. La tomba più visitata è quella di Rabbi Löw, dove i visitatori si fermano a pregare e lasciano sulla lapide i tradizionali sassi, oltre a monete e biglietti che esprimono i loro desideri.

 

I cimiteri monumentali in Italia

Anche in Italia i cimiteri monumentali sono sorti in seguito alle leggi Napoleoniche e, sono vere e proprie opere d’arte commissionate dalla ricca borghesia. Se il cimitero parigino di Père-Lachaise è il prototipo del cimitero monumentale ottocentesco, è in Italia, in particolare nel ricco e laborioso Nord, che il fenomeno conosce la sua massima espansione. 

I cimiteri monumentali in Italia sono lo specchio curioso del gusto e dei costumi di un’epoca e custodiscono le opere dei maggiori scultori a cavallo tra XIX e XX secolo, da Luigi Orengo, che nel cimitero di Staglieno a Genova realizza tomba Delmos (1909) tra liberty ed erotismo, a Leonardo Bistolfi e gli altri straordinari artisti che si possono ammirare tra i viali del cimitero monumentale di Milano: Medardo Rosso, Adolfo Wildt e Giacomo Manzù, per citarne solo alcuni. Oltre a queste meravigliose opere d’arte, i cimiteri custodiscono le spoglie di personaggi fondamentali per la nostra cultura. Nel solo famedio del Monumentale di Milano sono sepolti, tra gli altri, Arrigo Boito, Luigi Cagnola, Carlo Cattaneo, Francesco Hayez, Alessandro Manzoni, Salvatore Quasimodo e Arturo Toscanini.

 

Dobbiamo sempre ricordarci che qualunque sia il cimitero che visitiamo, più o meno grande o più o meno indicato sulle guide turistiche, questo è un luogo di culto e come tale va rispettato. I luoghi della memoria diventano arte e, raccontano la storia di popoli e uomini. Visitare un cimitero monumentale è un viaggio che stimola la mente e lo spirito e sicuramente arricchirà la nostra conoscenza e la nostra cultura.

Ridurre le distanze: i funerali in streaming

Il momento della scomparsa di un caro è sempre un momento triste, ma inevitabile. La nostra società e la nostra cultura vogliono che ci si riunisca per poter dare l’ultimo saluto al defunto. Ma, purtroppo, non sempre questo è possibile. 

Che sia per la distanza, che sia per altre impossibilità, non sempre riusciamo a presenziare al funerale di un nostro caro e, in questo periodo, segnato dalla pandemia di covid19, le difficoltà sono aumentate.  

Fortunatamente le nuove tecnologie possono venirci in aiuto: infatti, grazie al web, e all’uso di diverse applicazioni, possiamo seguire i riti funebri in streaming, anche a grandi distanze. Vero, può sembrare un modo impersonale, che mai dovrebbe sostituirsi alla presenza, ma pensiamo a chi per diversi motivi non può recarsi nei luoghi del funerale, pensiamo ai più anziani, a chi abita lontano o a chi è impossibilitato per una malattia. 

 

“Condividere il lutto con i propri cari, con i propri amici, è un modo per attenuare l’esperienza dolorosa provocata dalla scomparsa di una persona”

 

Ormai, vista la difficile situazione sanitaria, e la conseguente paura di contagiarsi alle funzioni funebri, unita alle rigide regole di distanziamento, i funerali in streaming, cioè trasmessi a distanza, stanno diventando sempre più frequenti nel mondo occidentale e non solo. Infatti, ovunque sia presente una tecnologia che permetta la diffusione della funzione, questa viene trasmessa, in modo che chi non può accedervi, possa comunque, anche se solo virtualmente, essere vicino al proprio caro , aiutando a superare la tristezza e il senso di smarrimento causato dalla perdita e, al contempo, accettarne la scomparsa.

 

Già da tempo la tecnologia è entrata a far parte del mondo delle onoranze funebri. 

Grazie al web e ai siti, possiamo informare i nostri clienti sulle novità che il settore offre, avere un contatto più diretto con le persone che hanno bisogno di una consulenza o dei servizi che offriamo e, attraverso pagine dedicate sui social, pubblicare i necrologi, in modo da informare più persone possibili, togliendo questa incombenza alla famiglia che ha subito la perdita. La trasmissione di un funerale in streaming è la nuova frontiera. Questi, sia chiaro, non andranno a sostituire le funzioni classiche e in presenza, ma, attraverso un servizio serio, professionale e attento, danno la possibilità di dare un ultimo saluto a tutte le persone che per un qualunque motivo non possono recarsi alle esequie. 

 

L’organizzazione della funzione in streaming è gestita dalla stessa agenzia di pompe funebri che, in maniera discreta, riprende la funzione attraverso uno smartphone o un dispositivo collegato a internet e la trasmette in diretta su una piattaforma dedicata, come zoom, google meet o un canale dedicato dell’agenzia. Per vedere la funzione perciò si deve essere in possesso di un dispositivo collegato a una rete internet come un pc o uno smartphone.  

 

Lo ripetiamo, non è un modo di sostituire le cerimonie tradizionali, il bisogno di vicinanza e di calore umano non potrà mai mancare in questi momenti delicati. Le dirette streaming delle funzioni però diventano un metodo per avvicinare tutte le persone che sono impossibilitate a partecipare. La tecnologia diventa, perciò, ancora uno strumento importante che, se sfruttato bene, può aiutare le persone anche in queste situazioni.

 

La morte fa parte di noi, prima o poi tutti dobbiamo affrontare il dolore dato da questo evento. La nostra agenzia vuole sempre offrire un servizio completo, in modo da rendere il più sereno possibile questo momento.