Turismo funerario: i cimiteri monumentali

Turismo funerario, un termine che appare macabro, ma è davvero così? Il turismo funebre non è qualcosa di morboso e contrario alla morale, e di certo non è nemmeno una novità degli ultimi anni. Infatti, fin dall’800 le persone frequentano i cimiteri per visitare le tombe dei defunti famosi, e anche per godere della loro bellezza e tranquillità. Al giorno d’oggi alcuni cimiteri storici sono diventate vere e proprie attrazioni turistiche, luoghi che raccontano ai viaggiatori la storia di una città e dei suoi abitanti. 

 

La nascita dei cimiteri 

Anche se il culto dei morti ha sempre fatto parte della storia dell’umanità, i cimiteri come li conosciamo oggi sono merito dell’editto di Saint Cloud (correttamente: Décret Impérial sur les Sépultures), emanato da Napoleone a Saint-Cloud il 12 giugno 1804, che raccolse organicamente in due corpi legislativi tutte le precedenti e frammentarie norme sui cimiteri. L’editto stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Si volevano così evitare discriminazioni tra i morti. Per i defunti illustri, invece, c’era una commissione di magistrati a decidere se far scolpire sulla tomba un epitaffio. Questo editto aveva quindi due motivazioni alla base: una igienico-sanitaria e l’altra ideologico-politica. Fu poi esteso anche al Regno d’Italia dall’editto Della Polizia Medica, promulgato sempre da Saint-Cloud, il 5 settembre 1806.

 

I cimiteri monumentali

Non tutti i cimiteri sono uguali, infatti in tutto il mondo abbiamo diversi esempi di cimiteri monumentali. Questi sono diventati famosi e veri e propri musei all’aperto.

Ormai i cimiteri monumentali sono tappe turistiche, con tanto di inserimento nelle guide. 

Nei cimiteri monumentali si va per ammirarne le tombe, come le imponenti sculture di Père-Lachaise a Parigi, o per cercare la lapide di persone famose, o per la storia che il Cimitero Monumentale rappresenta, come ad esempio il cimitero ebraico di Praga. Ma anche in Italia abbiamo diversi e bellissimi cimiteri di questo tipo, come il cimitero monumentale di Milano o la Certosa a Bologna

 

In questo articolo vogliamo portarvi a conoscere qualcuno dei più belli e particolari del mondo.

 

Père-Lachaise

Il cimitero di Père-Lachaise si trova nel 20° arrondissement, a Parigi. Fu inaugurato nel 1804, ed è uno dei cimiteri monumentali più famosi e più grandi al mondo. All’entrata si può ritirare una mappa in cui sono indicate le tombe dei personaggi famosi sepolti in questo cimitero, tra i quali troviamo Jim Morrison. Questo cimitero conserva misteri e curiosità a non finire. Ad esempio, sulla tomba di Oscar Wilde, con tanto di scultura in stile egizio che rappresenta un uomo in fuga, troviamo sempre innumerevoli segni di rossetto, lasciati dalle labbra degli ammiratori.

 

Il cimitero allegro di Sapanta in Romania

Coloratissimo e vivace, il Cimitirul Vesel si compone di 800 croci in legno colorate di blu e di altrettante lapidi sulle quali si raccontano, in modo ironico e satirico, pregi e difetti dei defunti, e gli eventi più rilevanti delle loro esistenze terrene. Passeggiando nel cimitero che ride, ci si imbatte quindi in interessanti dipinti che mostrano scene di vita semplici e genuine: in alcuni casi ci sono donne che filano la lana, tessono i tappeti o cuociono il pane, in altri, uomini che lavorano il legno, arano la terra, portano le mandrie al pascolo e suonano uno strumento musicale. L’epitaffio più noto, che si trova anche sui souvenirs, appartiene a Dumitru Holdis: “Coloro che amano la buona grappa come me patiranno, perché io la grappa ho amato, con lei in mano sono morto”. In questo luogo di sepoltura, oltre ad apprendere le storie di vita degli abitanti del villaggio, si impara, grazie all’umorismo bonario dei versi sulle lapidi, che tutti abbiamo dei difetti e possiamo accettarli col sorriso.

 

Il vecchio cimitero ebraico di Praga

È stato per oltre 300 anni, a partire dal XV secolo, l’unico luogo dove gli ebrei di Praga potevano seppellire i loro morti. Le dimensioni attuali sono all’incirca quelle medievali e nel tempo si è sopperito alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe, perché il cimitero non poteva espandersi fuori dal perimetro esistente. Durante l’occupazione tedesca, il cimitero fu risparmiato: infatti le autorità tedesche decisero che sarebbe rimasto a testimonianza di un popolo estinto. In alcuni punti si sono sovrapposti fino a 9 strati di diverse sepolture. Le tombe consistono esclusivamente di una lapide di arenaria o di marmo (quelle più importanti) piantata nella terra. Nessun ritratto, perché la religione ebraica lo vieta, solo disegni simbolici per indicare la professione o le qualità del defunto: forbici per sarti, pinzette per i medici, mani che benedicono per i sacerdoti e poi tanti animali per chi si chiamava Volpi, Orsi e così via. Oggi si contano circa 12 mila lapidi, ma si ritiene che vi siano sepolti oltre 100 mila ebrei, la più antica è quella di Avigdor Kara del 1439, l’ultima è quella di Moses Beck del 1787. La tomba più visitata è quella di Rabbi Löw, dove i visitatori si fermano a pregare e lasciano sulla lapide i tradizionali sassi, oltre a monete e biglietti che esprimono i loro desideri.

 

I cimiteri monumentali in Italia

Anche in Italia i cimiteri monumentali sono sorti in seguito alle leggi Napoleoniche e, sono vere e proprie opere d’arte commissionate dalla ricca borghesia. Se il cimitero parigino di Père-Lachaise è il prototipo del cimitero monumentale ottocentesco, è in Italia, in particolare nel ricco e laborioso Nord, che il fenomeno conosce la sua massima espansione. 

I cimiteri monumentali in Italia sono lo specchio curioso del gusto e dei costumi di un’epoca e custodiscono le opere dei maggiori scultori a cavallo tra XIX e XX secolo, da Luigi Orengo, che nel cimitero di Staglieno a Genova realizza tomba Delmos (1909) tra liberty ed erotismo, a Leonardo Bistolfi e gli altri straordinari artisti che si possono ammirare tra i viali del cimitero monumentale di Milano: Medardo Rosso, Adolfo Wildt e Giacomo Manzù, per citarne solo alcuni. Oltre a queste meravigliose opere d’arte, i cimiteri custodiscono le spoglie di personaggi fondamentali per la nostra cultura. Nel solo famedio del Monumentale di Milano sono sepolti, tra gli altri, Arrigo Boito, Luigi Cagnola, Carlo Cattaneo, Francesco Hayez, Alessandro Manzoni, Salvatore Quasimodo e Arturo Toscanini.

 

Dobbiamo sempre ricordarci che qualunque sia il cimitero che visitiamo, più o meno grande o più o meno indicato sulle guide turistiche, questo è un luogo di culto e come tale va rispettato. I luoghi della memoria diventano arte e, raccontano la storia di popoli e uomini. Visitare un cimitero monumentale è un viaggio che stimola la mente e lo spirito e sicuramente arricchirà la nostra conoscenza e la nostra cultura.

Ridurre le distanze: i funerali in streaming

Il momento della scomparsa di un caro è sempre un momento triste, ma inevitabile. La nostra società e la nostra cultura vogliono che ci si riunisca per poter dare l’ultimo saluto al defunto. Ma, purtroppo, non sempre questo è possibile. 

Che sia per la distanza, che sia per altre impossibilità, non sempre riusciamo a presenziare al funerale di un nostro caro e, in questo periodo, segnato dalla pandemia di covid19, le difficoltà sono aumentate.  

Fortunatamente le nuove tecnologie possono venirci in aiuto: infatti, grazie al web, e all’uso di diverse applicazioni, possiamo seguire i riti funebri in streaming, anche a grandi distanze. Vero, può sembrare un modo impersonale, che mai dovrebbe sostituirsi alla presenza, ma pensiamo a chi per diversi motivi non può recarsi nei luoghi del funerale, pensiamo ai più anziani, a chi abita lontano o a chi è impossibilitato per una malattia. 

 

“Condividere il lutto con i propri cari, con i propri amici, è un modo per attenuare l’esperienza dolorosa provocata dalla scomparsa di una persona”

 

Ormai, vista la difficile situazione sanitaria, e la conseguente paura di contagiarsi alle funzioni funebri, unita alle rigide regole di distanziamento, i funerali in streaming, cioè trasmessi a distanza, stanno diventando sempre più frequenti nel mondo occidentale e non solo. Infatti, ovunque sia presente una tecnologia che permetta la diffusione della funzione, questa viene trasmessa, in modo che chi non può accedervi, possa comunque, anche se solo virtualmente, essere vicino al proprio caro , aiutando a superare la tristezza e il senso di smarrimento causato dalla perdita e, al contempo, accettarne la scomparsa.

 

Già da tempo la tecnologia è entrata a far parte del mondo delle onoranze funebri. 

Grazie al web e ai siti, possiamo informare i nostri clienti sulle novità che il settore offre, avere un contatto più diretto con le persone che hanno bisogno di una consulenza o dei servizi che offriamo e, attraverso pagine dedicate sui social, pubblicare i necrologi, in modo da informare più persone possibili, togliendo questa incombenza alla famiglia che ha subito la perdita. La trasmissione di un funerale in streaming è la nuova frontiera. Questi, sia chiaro, non andranno a sostituire le funzioni classiche e in presenza, ma, attraverso un servizio serio, professionale e attento, danno la possibilità di dare un ultimo saluto a tutte le persone che per un qualunque motivo non possono recarsi alle esequie. 

 

L’organizzazione della funzione in streaming è gestita dalla stessa agenzia di pompe funebri che, in maniera discreta, riprende la funzione attraverso uno smartphone o un dispositivo collegato a internet e la trasmette in diretta su una piattaforma dedicata, come zoom, google meet o un canale dedicato dell’agenzia. Per vedere la funzione perciò si deve essere in possesso di un dispositivo collegato a una rete internet come un pc o uno smartphone.  

 

Lo ripetiamo, non è un modo di sostituire le cerimonie tradizionali, il bisogno di vicinanza e di calore umano non potrà mai mancare in questi momenti delicati. Le dirette streaming delle funzioni però diventano un metodo per avvicinare tutte le persone che sono impossibilitate a partecipare. La tecnologia diventa, perciò, ancora uno strumento importante che, se sfruttato bene, può aiutare le persone anche in queste situazioni.

 

La morte fa parte di noi, prima o poi tutti dobbiamo affrontare il dolore dato da questo evento. La nostra agenzia vuole sempre offrire un servizio completo, in modo da rendere il più sereno possibile questo momento.

Tanatofobia, tafofobia e altre

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha pensato al momento della sua morte. È un pensiero intimo che, sicuramente, ci ha fatto un poco di paura. La paura della morte è una fobia che non è innata negli individui, infatti non nasciamo con questa paura ma, solo con la crescita e l’apprendimento, ci rendiamo conto che esiste una cosa chiamata morte. La parola esatta che indica questa paura è Tanatofobia e (dal greco thanatos che significa morte, e phobos che significa paura) e indica, appunto, la morbosa paura della morte e delle manifestazioni ad essa collegate. Tale fobia può sorgere in seguito a traumi subiti per motivi emozionali o nevrotici. Nelle persone tanatofobiche tutto ciò che riporta anche remotamente alla morte è causa di attacchi di panico e profonda angoscia.

 

Anche se spesso vengono usate con lo stesso significato, non dobbiamo confondere la tanafobia con la necrofobia, cioè la paura dei cadaveri o dei corpi senza vita. Quest’ultima fobia è legata soprattutto al timore di svenire, impressionarsi, sentirsi poco bene o addirittura morire per l’emozione. 

 

Anche se di giorno sono luoghi frequentati, soprattutto, dalle persone più anziane, passare vicino a un cimitero di notte incute a quasi tutti una certa paura. Il termine usato per indicare questa paura è coimetrofobia. Questa parola non descrive una mera paura dei cimiteri, ma un insieme di reazioni psichiche che si verificano se ci si avvicina a uno di questi. Questa paura è considerata molto irrazionale, anche se gli effetti possono essere fastidiosi e vanno dalla paura estrema a stati d’ansia persistenti. Visto che questa paura si presenta soprattutto alla sera o alla notte, un consiglio che danno molti esperti è quello di visitare i cimiteri di giorno, ne esistono di monumentali e molto belli, per capire che non sono luoghi di cui aver paura, ma di pace e quiete. 

 

Nei vecchi cimiteri, quando le salme non venivano sigillati all’interno di bare zincate,  soprattutto nelle sere estive, si poteva vedere il fenomeno del fuoco fatuo. Questo è una fiammella prodotta dai gas emessi dalle materie organiche che si decompongono. Questi gas rimangono imprigionati dal terreno e, quando si liberano, formano un bagliore di colore blu o verde. Inutile dire che vedere un fenomeno del genere provoca un grande spavento.

 

Un altra fobia legata alla morte è la tafofobia. Questa paura sembra essere abbastanza rara ma, negli anni, ha generato interessanti spunti di riflessione e, anche, invenzioni curiose. La tafofobia è la paura di essere sepolti vivi a causa di una errata constatazione della morte. Come detto è abbastanza rara e appare più come una forma estrema di claustrofobia. 

Prima dell’avvento della medicina moderna, la paura di essere sepolti vivi non era del tutto irrazionale. Nella storia vi sono stati numerosi casi di persone accidentalmente sepolte vive e la letteratura e, più recentemente il cinema, ci hanno dato descrizioni romanzate di questa paura. Allo scopo di evitare questo macabro evento, alla fine del Settecento, l’anatomista danese Jacques-Bénigne Winslow, aveva enunciato una serie di possibili riscontri da attuare sul presunto cadavere affinché la diagnosi di morte fosse certa. Fra questi ve n’erano alcuni molto curiosi, come ad esempio: “versare aceto e sale o urina calda nella bocca”, “mettere insetti nelle orecchie” o “tagliare le piante dei piedi con delle lamette”.

 

Edgar Allan Poe era affetto da tafofobia ed ha spesso usato questa sua paura nei classici della letteratura del terrore

 

Un altro aspetto curioso legato alla tafofobia è l’invenzione delle bare di sicurezza. Queste avevano ad esempio coperchi in vetro, corde con campanelli e tubi collegati all’esterno per poter respirare fino al salvataggio. In particolare, il creatore della bara con il tubo, il tedesco Herr Gutsmuth, si fece seppellire due volte nella sua creazione, per dimostrarne la funzionalità.

 

Oggi, grazie all’evoluzione delle scienze mediche e i rigidi parametri che si devono seguire per la tumulazione dei corpi è impossibile non riconoscere una morte apparente, almeno nei paesi più sviluppati. 

 

Queste sono solo un esempio delle fobie collegate alla morte o ai luoghi della morte. È importante rimarcare che sono paure che in apparenza non hanno nulla di razionale ma, che meritano di essere rispettate e trattate. Il nostro compito, come impresari funebri, è anche quello di rassicurare, chi si affida a noi, su questi aspetti. 

L’ultimo saluto ai nostri amici animali

Cani, gatti o qualunque altro animale domestico, ormai, sono sempre più considerati membri a tutti gli effetti della nostra famiglia. E quando questo passa a miglior vita, lascia un carico di sconforto e un vuoto che per molti versi è paragonabile alla perdita di un familiare o un amico caro. Perciò il nostro desiderio, al momento della dipartita, è quello di dare al nostro animale una degna sepoltura e ricordo e non smaltirlo semplicemente, come vorrebbe la normativa.

Cerchiamo di capire cosa dobbiamo fare quando un nostro animale ci abbandona: la prima cosa da fare è denunciare la morte presso un veterinario il quale provvederà a redigere una certificazione del decesso.

Le spoglie del nostro animale, poi, andranno portate in centri di cremazione. In alternativa si può provare a richiedere un permesso per una sepoltura in un terreno privato, ma è necessario venire autorizzati da un responsabile dei servizi veterinari della ASL per ottenere un parere positivo e la fossa deve rispettare determinate norme. Entrambe le soluzioni rischiano perciò di diventare dispendiose e lunghe dal punto di vista burocratico.

Per fortuna la legge lascia alcune alternative, come quella di affidarsi ad un’agenzia funebre autorizzata e dargli una degna sepoltura in particolari cimiteri per animali o farli cremare in una forma molto simile a quella degli esseri umani, con tanto di consegna delle ceneri.

“Nel caso si tratti di un cane, bisognerà recarsi presso l’anagrafe canina col certificato del decesso”.

La legislazione

Abbiamo già visto in un precede articolo cosa fare quando il nostro animale muore. Qui di seguito riportiamo la legislatura vigente che ci permette meglio di capire come gestire la situazione.

Vediamo innanzitutto quali sono gli animali da compagnia. Una elencazione precisa è contenuta nel Regolamento UE sui Movimenti a carattere non commerciale di Animali da Compagnia n. 576-577/13” in base alla quale sono classificati tali, salvo diversa specificazione regionale:

  • pets: cani, gatti e furetti;
  • animali acquatici ornamentali;
  • uccelli (ad esclusione del pollame);
  • roditori e conigli (detenuti per fini non alimentari).
  • invertebrati (ad eccezione di api e bombi, molluschi e crostacei)

Quando l’animale muore le spoglie possono essere:

  • interrate in un terreno di proprietà del detentore dell’animale o di altra persona che ne autorizza l’interramento (ad esclusione degli equini);
  • smaltite in centri autorizzati di incenerimento per animali di affezione;
  • interrate in cimiteri per animali d’affezione autorizzati dalle autorità competenti per il territorio.

Il decesso dell’animale deve in ogni caso essere comunicato all’ASL entro 15 giorni. Se l’animale era iscritto all’anagrafe specifica è necessario comunicarne il decesso per consentire la cancellazione dai registri dell’anagrafe stessa, entro un periodo stabilito dal Comune di residenza (che varia tra i 3 e i 15 giorni), presentando:

  • Documento d’identità del proprietario dell’animale;
  • Modulo di decesso messo a disposizione dal Comune di residenza del proprietario;
  • Certificato di smaltimento della carcassa rilasciato dall’impianto che ha effettuato la cremazione o equivalente dichiarazione sostitutiva di atto notorio (autocertificazione) o, nel caso di inumazione, certificato di morte redatto da un qualsiasi medico veterinario iscritto all’Ordine;
  • Richiesta solo da alcuni Comuni: dichiarazione in autocertificazione che l’animale morto non ha provocato o subito lesioni a/da persone o animali.

Ai fini del trasporto e smaltimento il corpo di un animale, secondo le vigenti norme veterinari europee è classificato di Categoria I. Ad esso si applica l’articolo 19 del Regolamento CE n. 1069/2009. Quindi è permesso unicamente il suo interramento o l’incenerimento. La tumulazione è consentita solo per le ceneri di animale. È bene rammentare che la legge impone al possessore dell’animale deceduto l’obbligo di provvedere alla sistemazione definitiva del corpo, vietandone l’abbandono, lo scarico o l’eliminazione incontrollata. (oltremagazine.com)

La scelta di un professionista

Anche nel caso della scomparsa di un animale la legislazione in materia appare ricca di regole da seguire. Il lutto è sempre doloroso, anche in questi casi, perciò certe decisioni devono essere affrontate con cura e mente sgombra dal dolore. Per questo, per evitare di incorrere in sanzioni o problemi, è sempre utile chiedere un consiglio a un professionista del settore.

Oggi siamo in grado di offrire un servizio completo e dedicato anche per i nostri amici a quattro zampe. Le agenzie possono occuparsi senza alcun problema della parte burocratica e della cremazione, consegnando le ceneri al proprietario che, deciderà come conservarle.

Il nostro settore si espande sempre di più, la società che muta ci presenta sempre nuove sfide e, noi, dobbiamo farci trovare sempre pronti a raccoglierle. Si parla spesso di famiglia e della sua importanza, e noi consideriamo i nostri animali come familiari, e come tali devono essere trattati. Grazie ai nostri servizi, competenza e professionalità continueremo a godere della loro compagnie e del loro spirito gioioso.

Le norme cimiteriali

Una parte molto importante del nostro lavoro di impresari funebri riguarda la burocrazia.
In Italia, come in tutto il mondo, le sepolture sono normate da specifiche leggi e regolamenti, che possono variare nelle diverse regioni o territori del nostro Paese.

La normativa nazionale in materia cimiteriale è trattata per la prima volta, attraverso un regio decreto, nel 1934 e si arricchisce negli anni con leggi, circolari e norme delle singole regioni.

Normativa nazionale in materia cimiteriale:

  • 1934: Regio Decreto del 27 luglio 1934, n. 1265 (T.U.LL.SS. titolo VI.).
  • 1942: art. 224 Codice civile (articolo abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151)
  • 1978: Circolare Ministero della Sanità 19 giugno 1978, n. 62.
  • 1987: Legge 29 ottobre 1987 nº 440.
  • 1990: Regolamento di Polizia Mortuaria D.P.R. 10.09.1990 N.285.
  • 1993: Circolare Ministero della Sanità 24 giugno 1993 nº 24
  • 1998: Circolare Ministero della Sanità 31 luglio 1998 nº 10
  • 2002: Legge 1º agosto 2002 N° 166.

Come possiamo vedere la materia è stata normata nei vari anni e si è adattata al mutare dello stile di vita e delle necessità dei singoli territori. A questo proposito, il D.P.R. nº 616 del 1977, in materia di trasferimento di potere dallo Stato centrale alle Regioni, permette a queste di individuare delle norme specifiche per i singoli territori.

Il consiglio comunale, poi, è l’unico organismo deputato a modificare il Regolamento di Polizia Mortuaria.

L’insieme di queste norme e regolamenti serve a disciplinare l’intero comparto funerario, dalla burocrazia da produrre al momento della morte, ai materiali e dimensione del baule, agli spazi cimiteriali, al trasporto del feretro. Ogni territorio ha esigenze diverse, ed è indispensabile avere regolamenti certi e precisi che disciplinino ogni aspetto.

Col passare degli anni, infatti, sono cambiate molte disposizioni e molte procedure si sono adeguate al tempo che viviamo. Pensiamo, ad esempio, alla pratica della cremazione che, negli ultimi anni, ha visto un aumento delle richieste. Tutte le pratiche di tumulazione sono disciplinate minuziosamente dal Regolamento di Polizia Mortuaria, dove troviamo tutte le regole e procedure da seguire per la tumulazione.

In particolare, il regolamento, disciplina ogni aspetto del trattamento del cadavere, dalla denuncia della morte alle autorità competenti, al periodo di tempo minimo che deve intercorrere tra il decesso e la tumulazione, allo spessore del legno dei bauli, al tipo di tumulazione (sepoltura, utilizzo di loculi, cremazione, ecc.), ai piani cimiteriali. Come abbiamo visto, oltre a questo, ci sono altre norme e regole che possono essere adottate a livello locale, in base alla specificità dei territori.

Tutte queste regole sono articolate e complesse. Il nostro lavoro, quello dell’impresario funebre, prevede il completo rispetto di tutte le procedure individuate tramite legge e conciliarle con le esigenze della famiglia del defunto o delle sue ultime volontà.

Come sappiamo la morte è un momento triste e concitato della vita di ogni persona. Dover ragionare sulle questioni legali e burocratiche, in un arco di tempo così breve, sarebbe troppo complicato. Per questo le agenzie come le Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, una volta delegate, potranno svolgere l’insieme delle pratiche burocratiche e legislative nella maniera più discreta e con tutta l’attenzione e la serietà necessaria. Il nostro lavoro è anche trovare tutte le soluzioni migliori, conciliarle con le ultime volontà del defunto o con le richieste della famiglia, senza che queste vadano contro la legge o i regolamenti.

Questa è la parte più nascosta del nostro lavoro. L’insieme di documenti, autorizzazioni e comunicazioni da fare è consistente, e il tempo per farle molto ridotto.

Lo abbiamo sempre detto, i funerali, tutti i riti funebri, sono momenti difficili e di forte impatto emotivo nella vita di ognuno di noi. Chi subisce un lutto deve pensare a tante cose e, di sicuro, non alla burocrazia o alle questioni legali. Per questo ci siamo noi.

Per altre curiosità e per altri aspetti del nostro lavoro, continua a seguire il nostro blog.

Non solo sepolture

Noi siamo un’impresa funebre. Curiamo con minuziosità ogni particolare del funerale, dalla scelta del rito, al luogo di sepoltura, alla burocrazia.
Negli anni abbiamo vissuto tanti cambiamenti riguardanti il nostro lavoro; sono cambiati i mezzi di trasporto, è cambiata la scelta dei fiori, abbiamo una vasta gamma di bauli tra i quali scegliere affianco a quelli tradizionali, abbiamo vissuto l’aumento della richiesta delle cremazioni e ci siamo attrezzati per soddisfare qualunque ultimo desiderio.
I tempi corrono e anche il nostro mestiere muta e, noi, dobbiamo essere sempre pronti a soddisfare le richieste in un momento così delicato della vita di ognuno di noi.

Uno dei nostri compiti è quello di guardare avanti e informarci su tutte le nuove possibilità per ricordare, nella maniera più unica e personale, i nostri cari che non sono più con noi. Il futuro cambierà le nostre vite e, insieme a queste, anche il nostro rapporto con la morte. La sepoltura non sarà più l’unica alternativa. Abbiamo già affrontato il discorso della cremazione e della dispersione delle ceneri, ora vedremo qualche altra curiosa alternativa che il futuro potrebbe riservarci.

Tutte queste possibilità descritte in seguito, sono un esempio di ciò che potremmo avere in un futuro. Dobbiamo ricordare che sono possibilità esistenti in varie parti del mondo, ma che la legge italiana non permette.

Victor Tangermann su futurism ci fa conoscere 7 curiose alternative:

  • Dispersi nella stratosfera: per un appassionato di fisica o astronomia potrebbe essere una alternativa molto allietante. L’azienda statunitense mesoloft, grazie ai suoi palloni aerostatici offre già questo servizio. Le ceneri vengono portate a un altezza di circa 23000 metri e disperse nella stratosfera e successivamente “torneranno sulla terra e si adageranno sulla cima delle montagne, nelle dune del deserto, negli oceani, i fiumi e i laghi”. Il costo varia dai 6000$ del servizio base ai 12500$ del servizio più esclusivo (foto e video non inclusi).
  • Riposo buddista: Il Koukokuji Buddhist Temple, a Tokyo, offre la possibilità di conservare le ceneri dei defunti all’interno di una futuristica urna di vetro a forma di Buddha, illuminata da luci a led. I posti disponibili non sono tanti, circa 2000 e, al prezzo di 6.000 euro più 80 euro l’anno per le spese, permettono di avere un luogo di sepoltura tra i più suggestivi.
  • Farsi diamante: un autentico diamante creato dalle ceneri dei propri affetti defunti. Lifigem è un azienda statunitense che attraverso un processo di estrazione del carbonio dalle ceneri e macchinari in gradi di riprodurre la pressione terreste necessaria alla formazione delle gemme, vi permetterà di avere un ricordo durevole del vostro affetto. La scelta delle gemme è ampia e i prezzi variano dai 2000$ ai 24000$, in base alla caratura della gemma finale.
  • La sepoltura silvestre: Si tratta di tumulare la salma in boschi o di foreste destinate appositamente a questo scopo. Questi cimiteri silvestri si trovano spesso immersi in paesaggi molto belli, lontani dai centri abitati e privi della tetra sensazione che spesso provocano i soliti cimiteri. Non ci sono lapidi nel senso tradizionale anche se possono esserci delle targhette con il solo nome e le date di nascita e morte. Talvolta la presenza della fossa è indicata da un albero, talvolta invece le sepolture sono assolutamente non contrassegnate. Diventa quindi sempre più diffuso l’utilizzo di bare biodegradabili e di altri materiali ecologici. È consigliabile pianificare la sepoltura con largo anticipo; in tal modo sarà forse possibile scegliere addirittura il punto della propria sepoltura (ritolaico.com).
  • Diventare corallo: le ceneri vengono mischiate con una speciale miscela di cemento. Successivamente viene calata in mare, vicino a una barriera corallina, dove viene colonizzata dai microrganismi e creature varie, tra cui anche i coralli. Il progetto si chiama Eternal Reefs e, oltre a offrire una alternativa alla sepoltura tradizionale, vuole anche preservare l’ambiente marino per le generazioni future. I servizi offerti sono diversi e i costi variano da circa 4000$ per la struttura più piccola ai 7500$ per quella più grande.

Queste che abbiamo descritto sono alcune tra le più curiose e particolari alternative alle sepolture tradizionali. Come già detto, la legge italiana non consente queste possibilità. Inoltre, la nostra cultura, ci porta verso un culto dei morti meno futurista. Ma una cosa è certa: qualunque novità ci riservi il futuro, il nostro desiderio è dare l’ultimo saluto ai nostri cari nella maniera più personale e solenne possibile. Il nostro compito, come agenzia funebre, non muterà comunque. Saremo sempre a disposizione per organizzare al meglio l’ultimo saluto, con discrezione e serietà.

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Dispersione delle ceneri in mare o in montagna

Come abbiamo già visto nei precedenti articoli, una volontà del defunto può essere quella di farsi cremare. Abbiamo visto anche che le ceneri possono essere conservate presso una cripta di famiglia, presso la propria abitazione o possono essere disperse in natura.

In questo articolo ci occuperemo della dispersione delle ceneri in mare o in montagna e analizzeremo le norme che regolano questa procedura.

 

Sino a meno di vent’anni fa in Italia non era disciplinata né la cremazione, né la dispersione delle ceneri. A colmare questo vuoto normativo è la legge 130/2001 “Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri”.

Ci sono essenzialmente cinque modi per far sì che questa volontà venga eseguita:

  1. un testamento registrato dal notaio;
  2. un testamento olografo (cioè scritto di proprio pugno) datato e firmato;
  3. l’iscrizione ad un’associazione pro-cremazione riconosciuta oppure ad una società di cremazione;
  4. attraverso il coniuge e i parenti più vicini, con atto scritto. Se concorrono più parenti dello stesso grado, per disporre la cremazione è necessaria la maggioranza assoluta di essi da comunicare all’ufficiale dello stato civile del comune di decesso o di ultima residenza del defunto;
  5. in caso di minori e interdetti, la volontà alla cremazione deve essere manifestata dai loro legali rappresentanti.

 

Attraverso le stesse modalità si può richiedere la dispersione delle ceneri. Questa è consentita, nel rispetto della volontà del defunto, unicamente in aree appositamente destinate all’interno dei cimiteri o in natura o in aree private; la dispersione in aree private deve avvenire all’aperto e con il consenso dei proprietari, e non può comunque dare luogo ad attività aventi fini di lucro; la dispersione delle ceneri è in ogni caso vietata nei centri abitati. Nel caso si vogliano disperdere le ceneri in laghi e fiumi, ciò è consentito nei tratti liberi da natanti e da manufatti.

 

Dispersione delle ceneri in mare

Se l’ultima volontà del defunto è che le sue ceneri vengano disperse in mare, oggi possiamo farlo. Ma dobbiamo stare attenti a rispettare delle regole precise. Come visto le regole generali sono disciplinate dalla legge 130, ma anche le singole regioni hanno il potere di disciplinare questa pratica in presenza di particolari specificità. Le ceneri possono essere disperse solo previa autorizzazione dell’autorità competente (di solito il comune) e comunque a non meno di 100 metri dalla battigia in tratti liberi da natanti e manufatti. Per far questo è comunque necessario contattare un’agenzia funebre come la nostra che sia provvista di una barca.

 

Dispersione delle ceneri in montagna

Anche in questo caso le regole sono stabilite dalla legge 130 e dai regolamenti locali. In montagna le ceneri non si possono disperdere a meno di 200 metri dal centro abitativo. Se il terreno è privato sarà necessaria l’autorizzazione del proprietario. In qualunque caso il tutto dovrà avvenire senza alcun riconoscimento economico.

 

La dispersione delle ceneri in natura regala all’ultimo saluto una nota di unicità. Dare riposo al proprio caro in un elemento naturale che ha caratterizzato la sua vita può anche aiutare ad alleviare il dolore della perdita.

Per far sì che questa ultima volontà sia rispettata appieno, e senza incorrere in problemi legali, la nostra agenzia si occuperà delle pratiche burocratiche, in modo che questo rito possa avvenire nella maniera più sicura e solenne.

 

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Bare, bauli e urne

Il simbolo per eccellenza del funerale è la bara. Questa, trasportata a spalla o con altri mezzi, sarà il luogo in cui il defunto riposerà in eterno. Per la sua importanza è anche la voce di spesa più consistente dell’intero servizio funebre. La bara può essere personalizzata sia per quel che concerne i materiali, sia per le forme o gli abbellimenti esterni, naturalmente ogni personalizzazione ha un costo.

Tempo fa suscitò scandalo il finto volantino ikea che pubblicizzava Defunktö, un baule al costo di 69 euro, che bisognava ordinare sul sito, veniva recapito a casa e ovviamente, come per tutte le cose vendute da Ikea, andava montata.

Vediamo ora come sono fatte le bare e cosa ruota intorno a questo mercato. Innanzitutto dobbiamo distinguere tra cassa da morto e bara. Seppur svolgano la stessa funzione, la bara si distingue per la sua forma ottagonale più larga nella parte superiore e più stretta verso il basso, la cassa, invece, ha una forma tipicamente rettangolare.

Anche se potenzialmente le bare possono essere di ogni materiale, il legno rimane la scelta migliore in assoluto, sia per le sue caratteristiche di resistenza, sia per la sua bellezza. I legni più usati sono il pino e l’abete, ma si possono scegliere anche legni più pregiati, perciò più costosi come il mogano o l’ebano. Inoltre si possono scegliere anche bare e casse in larice, noce, frassino, rovere, tiglio, castagno.

Naturalmente anche gli interni possono essere personalizzati come si vuole. Generalmente sono imbottiti e rifiniti in seta o raso, ma, anche in questo caso, si possono scegliere diverse soluzioni.

Come già visto nell’articolo sulle stagnature, la legge italiana sancisce che le bare devono essere sigillate con lo zinco e avere una valvola di sfogo. Il metallo garantisce una tenuta ermetica che isola completamente la salma dall’esterno ed evita la fuoriuscita di odori, dovuti alla decomposizione e impedisce la mummificazione. Inoltre, l’apposita valvola filtra i gas in uscita ed impedisce la rottura della bara.

Ma la zincatura non è l’unica regola imposta dalla legge.

In particolare l’articolo 74 del regolamento di polizia mortuario riporta:

“Ogni cadavere destinato alla inumazione deve essere chiuso in cassa di legno e sepolto in fossa separata dalle altre; soltanto madre e neonato, morti in concomitanza del parto, possono essere chiusi in una stessa cassa e sepolti in una stessa fossa”.

Mentre all’articolo 75:

    1. Per le inumazioni non è consentito l’uso di casse di metallo o di altro materiale non biodegradabile.
    2. Qualora si tratti di salme provenienti dall’estero o da altro comune per le quali sussiste l’obbligo della duplice cassa, le inumazioni debbono essere subordinate alla realizzazione, sulla cassa metallica, di tagli di opportune dimensioni anche asportando temporaneamente, se necessario, il coperchio della cassa di legno.
    3. L’impiego di materiale biodegradabile diverso dal legno deve essere autorizzato con decreto del Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità.
    4. Lo spessore delle tavole della cassa di legno non deve essere inferiore a centimetri 2.
    5. Le tavole del fondo di un solo pezzo nel senso della lunghezza potranno essere riunite nel numero di cinque nel senso della larghezza, fra loro saldamente congiunte con collante di sicura e duratura presa.
    6. Il fondo deve essere congiunto alle tavole laterali con chiodi disposti di 20 in 20 centimetri ed assicurato con idoneo mastice.
    7. Il coperchio sarà congiunto a queste tavole mediante viti disposte di 40 in 40 centimetri.
    8. Le pareti laterali della cassa devono essere saldamente congiunte tra loro con collante di sicura e duratura presa.
    9. E’ vietato l’impiego di materiali non biodegradabili nelle parti decorative delle casse.
    10. Ogni cassa deve portare il timbro a fuoco con l’indicazione della ditta costruttrice e del fornitore.
    11. Sulla cassa deve essere apposta una targhetta metallica con l’indicazione del nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto.

Nell’ articolo sulla cremazione abbiamo visto come i cofani non siano le uniche possibilità di tumulazione. Infatti il corpo del caro può essere cremato e, successivamente, le ceneri disperse, seguendo la legge e i regolamenti comunali. Le urne per l’inumazione, in analogia con i bauli, devono essere costruite con materiali altamente biodegradabile e quindi ad es. legno massiccio, cellulosa, cartone con spessori minimi, proprio per facilitare la naturale decomposizione dell’urna a contatto con il terreno o l’acqua.

Come tutti i settori, anche questo mercato è in costante evoluzione. E allora possiamo vedere bauli e urne sempre più personalizzate, che si allontanano dai colori e forme classiche, e diventano quasi fashion. Oggi sono disponibili personalizzazioni estreme, dipende dal gusto del cliente, ma bisogna stare attenti a non esagerare, come per qualunque cosa. Ricordiamoci che il funerale è un momento solenne, serio e importante, e tale deve restare.

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Il funerale laico

La scomparsa di un caro è sempre un momento triste nella vita di ogni persona. Una cosa che accomuna tutti è la ricerca del miglior modo per salutarli l’ultima volta. Tutti noi conosciamo i riti funebri religiosi, e ci sembra ormai una prassi consolidata che qualunque defunto abbia questo rito. E anche i luoghi sono sempre legati all’aspetto religioso, dal posto nel quale si svolge il rito funebre, al cimitero comunque ricco di simbolismo religioso.

Tutti noi conosciamo il rito del matrimonio civile, ci siamo abituati e sappiamo come si svolge. Come per il matrimonio esiste anche il funerale civile o laico. In questo articolo parleremo di questo rito sempre più richiesto, anche attraverso le voci della celebrante laica Alessandra Rizzi e del responsabile della formazione dei celebranti laici, nonché coordinatore della sezione UAAR di Pordenone Loris Tissino.

Cosa si intende per funerale laico?

Ritolaico.com lo descrive come un’occasione per dare il commiato a una persona cara, senza riferimento alle religioni. Durante un funerale laico si celebrano la vita e gli affetti del dipartito e non si usano preghiere né riti religiosi.

Anche se non si crede in alcuna religione è importante dare un ultimo saluto ai nostri cari, è un momento sociale importante, dove parenti e amici possono condividere tra loro ricordi, aneddoti, storie e farsi forza in un momento triste e segnante. Il funerale, lo sappiamo, serve a chi resta, e l’elaborazione del lutto passa anche attraverso questo momento di cordoglio.

Dove si svolge un funerale laico?

Per celebrare un rito laico non ci vogliono permessi o requisiti particolari, perciò il rito si può celebrare ovunque. La legge stabilisce che ogni comune deve mettere a disposizione una “sala del commiato”. Molti comuni hanno creato una sala apposita per questa funzione, ma dove non fosse così le altre opzioni sono l’abitazione privata, un luogo caro al defunto o di particolare simbolismo, come nel caso della camera ardente di Dario Fo al teatro Piccolo di Milano, e, in alcuni casi, in presenza di parroci particolarmente sensibili, anche qualche chiesa o luogo consacrato. Come dice Loris Tissino della UAAR:

abbiamo condotto un’analisi in molti comuni cercando di capire se si fossero dotati di una sala apposita per questo tipo di funzioni. Ci sono sempre più comuni che si stanno adoperando in questa direzione, anche se a volte la resistenza culturale è ancora molto forte. Ma visto la costante richiesta di questo tipo di cerimonie confidiamo che sempre più comuni possano offrire questi spazi”.

Chi celebra un funerale laico?

A differenza dei matrimoni civili, un rito funebre laico può essere celebrato da chiunque senza bisogno di permessi o nullaosta, perciò può essere celebrato da un amico o un familiare. Esistono anche dei celebranti che hanno seguito una determinata formazione. Questi ultimi sono riuniti in un progetto supportato dalla UAAR dal nome “cerimonie uniche” (cerimonieuniche.it) e operano da circa una decina d’anni sull’intero territorio nazionale. Alessandra Rizzi, counselor e cerimoniere funebre, nonché coautrice del libro “Ritualità del silenzio. Guida per il cerimoniere funebre” (2018, Nuova Dimensione) fa parte di questa rete e ci ha spiegato che:

“è importante sottolineare che la cerimonia laico-umanista non significa atea, ma si tratta di una cerimonia personalizzata, poiché viene svolta nel rispetto delle volontà e delle scelte del defunto. Il compito del celebrante è anche quello di coordinare i vari passaggi della cerimonia, dalla chiusura del feretro alla tumulazione o alla dispersione delle ceneri. Tutti i celebranti accreditati sono formati da docenti nazionali e internazionali e sono in grado di offrire un aiuto empatico e professionale in un momento così difficile”.

Come si svolge la cerimonia funebre?

La cerimonia laica non ha nessun tipo di schema standard. Può essere totalmente personalizzata a patto che rispetti le volontà del defunto ma anche dei suoi cari che vogliono salutarlo. Quei momenti sono frenetici e molte volte un aiuto esterno è necessario. Il primo aiuto che si riceve è quello dell’impresario funebre, che si prende cura del feretro e si occupa anche della parte burocratica. Conosciamo tutti il rito religioso e la sua formula solenne fatta di preghiere e benedizioni. Le cerimonie laiche, come ci dice sempre Alessandra Rizzi devono essere uniche, personalizzate anche da musiche, racconti, epitaffi, poesie e tutto ciò che possa rendere onore al ricordo del defunto.

In un’intervista su oltremagazine.it la celebrante Liana Moca la descrive cosi:

“La cerimonia funebre laica è totalmente personalizzata, nessun testo preconfezionato: questa è la difficoltà maggiore che incontra il celebrante. Si tratta di un rito inclusivo, a priori non si escludono preghiere o momenti spirituali se questo è rispettoso della persona che è mancata. È prassi comune dedicare qualche minuto di silenzio o di raccolta in cui si invita, chi vuole, a recitare una preghiera in silenzio. Durante la cerimonia vengono in genere coinvolte altre persone. Può essere un amico, un parente o un collega che vuole contribuire al racconto della vita del defunto. A volte più semplicemente si può scegliere di leggere una poesia o un brano che amava particolarmente. Il celebrante deve essere sempre pronto ad intervenire, perché le persone coinvolte possono essere sopraffatte dall’emozione e non riuscire ad andare avanti. Il suo compito, in questi casi, sarà quello di rassicurarle e aiutarle a proseguire”.

Dove vengono seppellite le salme?

La sepoltura è disciplinata dalla legge. Tutte le salme hanno diritto a una degna sepoltura e i cimiteri sono il luogo preposto per questo. I cimiteri non sono un’esclusiva di nessun credo religioso e chiunque ha diritto a un posto. Un’altra possibilità in caso di cremazione è quella di chiedere di disperdere le ceneri in un luogo di particolare valenza per il defunto (per questa eventualità bisogna consultare i regolamenti del comune di appartenenza), si possono usare luoghi privati o, si può scegliere la sepoltura silvestre, cioè la tumulazione delle ceneri in aree boschive destinate appositamente a questo scopo (www.boschivivi.it).

La storia ci insegna che l’uomo ha sempre voluto rendere omaggio nel migliore dei modi ai suoi morti. Purtroppo, la società sempre più frenetica di oggi ha portato a una standardizzazione anche in queste occasioni. Per questo è importante offrire un insieme di servizi che possano rendere onore nel migliore dei modi al ricordo dei nostri defunti, dal trasporto alla tumulazione, passando per la cerimonia di saluto. La nostra esperienza e professionalità ci permettono di offrire servizi sempre più personalizzati e particolari in modo da aiutare a rispettare le ultime volontà dei vostri cari.

Il nostro lavoro è soddisfare tutte le richieste in un momento difficile e intenso come la morte e offrire il miglior servizio in questo particolare momento.

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La cremazione: aspetti tecnici

Elaborare un lutto, riuscire ad avere la consapevolezza che un nostro caro non c’è più, non è più con noi e non sarà più in nostra compagnia.

Un passaggio che può sembrare naturale ma non lo è soprattutto se come rito funebre si è scelta la cremazione, tema che abbiamo trattato tempo fa: “Lasciar andare una persona cara non è facile; accettare la fine della vita men che meno. Cremazione o cimitero sono riti per accompagnarlo/a nel suo ultimo viaggio ma la cosa più importante è che il loro ricordo resterà sempre vivo dentro noi.”

Abbiamo deciso di tornare sull’argomento nel nostro ultimo articolo per sottolinearne gli aspetti psichici: “Ecco perché celebrare un rito funebre anche quando si tratta di cremazione è un gesto di delicatezza e rispetto per chi rimane e deve accettare la morte, deve superare il lutto e vivere nel ricordo della persona cara.”

In questo articolo invece, cerchiamo di capire quali sono gli aspetti tecnici della cremazione: una scelta che con l’emergenza Coronavirus è stata accolta anche più frequentemente del solito.

Un rito che sembra crescere nel nostro paese come riporta il sito Federazione italiana cremazione (Fic):

“La pratica della cremazione è in Italia in costante crescita. Nel 2012 a fronte di 590.000 decessi sono state eseguite circa 91.500 cremazioni, con una incidenza percentuale che supera il 15%. Il Nord Italia è storicamente patria della pratica cremazionista ed infatti l’incidenza percentuale nelle regioni settentrionali si pone ai vertici nazionali. Nelle regioni del Centro Italia le percentuali indicano un significativo e progressivo incremento. Nelle regioni del Sud e nelle Isole si rilevano le percentuali più basse.”

Ma come avviene un corretto processo di cremazione?

In tal senso, un gruppo tecnico di esperti di Utilitalia SEFIT e della Federazione Cremazione Italiana ha elaborato le “Istruzioni per una corretta gestione dei crematori” al cui interno per esempio, si stabiliscono le caratteristiche dei feretri:

I feretri, da utilizzare per la cremazione, devono possedere i requisiti stabiliti dalla normativa statale vigente. Attualmente il regolamento di polizia mortuaria è stato approvato con D.P.R. 10/9/1990, n. 285, con le specifiche di cui alle circolari Ministero salute n. 24 del 24/6/1993 e n. 10 del 31/7/1998.

Inoltre prima dell’introduzione del feretro nel forno:

  • Deve essere verificato che la targhetta esterna riporti gli elementi di identificazione del defunto e che questi siano gli stessi riportati nell’autorizzazione al trasporto e alla cremazione;
  • Devono essere rimosse le parti metalliche del feretro non strettamente necessarie ad assicurarne la chiusura, quali le maniglie, i piedini, i simboli religiosi, la targhetta, etc…

Altro elemento caratteristico è la dimensione del feretro: se le dimensioni esterne superano in lunghezza i 205 cm., in larghezza i 70 cm. o in altezza i 60 cm., esso è definito OVERSIZE. L’impresa funebre è tenuta a segnalare tale evenienza all’ufficio comunale competente al rilascio delle autorizzazioni al trasporto e alla cremazione.

E all’interno? Ci sono regole da rispettare? Sì, ed è l’impresa funebre che è tenuta a conformarsi integralmente alle istruzioni contenute nel presente disciplinare, al tariffario e alla carta dei servizi vigente.

Per il confezionamento dei feretri destinati alla cremazione, inoltre, vanno impiegati materiali a bassa produzione di fumi e facilmente combustibili. È altresì consentito l’uso di controcassa interna in materiali, quali plastiche biodegradabili, rispondenti alle norme UNI EN 13432 o 14995 in materia di biodegradabilità e compostabilità, o altri prodotti flessibili rispondenti alle caratteristiche previste dalle norme EN 15017.

Si arriva poi a quello che è il contatto con i propri cari, ciò che rimane di tangibile: le ceneri. Anche in questo caso, prima della consegna, le Istruzioni stabiliscono delle regole.

  1. Le ceneri, le ossa calcinate e quant’altro risultante da ogni singola cremazione sono raccolti con cura dal personale addetto alla cremazione e devono essere avviati a separazione, curandone la tracciabilità. Alla procedura di separazione delle parti non corrispondenti alle ceneri del defunto si procede con specifici ausili (ad es. magnete) o con macchine che polverizzano i prodotti estratti dal forno, separandoli da residui (metallici e non metallici). Questi ultimi sono gestititi secondo quanto previsto dalla Nota del Ministero dell’Ambiente del 26 agosto 2009.
  2. Tutte le ceneri di ogni singola cremazione risultanti dalle procedure di cui al punto 7.1. sono raccolte in urna cineraria/contenitore standard avente le caratteristiche e con le modalità di cui ai punti che seguono.
  3. Ove l’avente titolo disponga per l’utilizzo di urna con particolari caratteristiche per foggia o anche in funzione del successivo destino (sepoltura, dispersione in acqua per immersione, dispersione in natura, affidamento personale), sarà cura di questi o dell’impresa funebre incaricata provvedere alla sua consegna al personale del crematorio, almeno 6 ore prima dell’orario previsto per la cremazione.
  4. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve avere una capacità minima di 4 litri.
  5. Per le ceneri di defunti minori di anni 10 o derivanti dalla cremazione di resti ossei, sono consentite anche urne/contenitori di capacità inferiori, a condizione che possa esservi contenuto l’intero quantitativo di ceneri.
  6. Ogni urna cineraria/contenitore standard, o se questi sia sostituito da altro scelto dalla famiglia o dall’avente titolo, deve riportare all’esterno etichettatura o targhetta con i dati identificativi del defunto previsti dalla normativa vigente. Ogni urna cineraria/contenitore standard deve essere realizzata con materiale adeguatamente resistente e infrangibile. Il coperchio dell’urna/contenitore deve aderire saldamente agli altri elementi e il suo fissaggio deve essere condotto in modo da impedire che esso venga successivamente forzato senza che il fatto possa essere rilevato. La corretta chiusura e l’integrità dell’urna/contenitore sono attestati dal personale del crematorio apponendo apposito sigillo antieffrazione.
  7. All’atto della consegna ceneri viene compilato e sottoscritto da chi consegna e da chi riceve, nel numero di esemplari stabilito, il verbale di cui all’articolo 81 del regolamento di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.

Un processo importante che tiene conto di tanti aspetti nonché del rispetto del defunto e delle famiglie che scelgono questo rito per l’ultimo viaggio dei propri cari.

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