La bellezza dell’acqua: il crematorio di Hofheide

È passato un altro anno, un altro anno segnato dalla pandemia e da nuove restrizioni. È stato un anno nel quale vi abbiamo portato in viaggio con noi, facendovi scoprire sempre nuove curiosità sul nostro lavoro e facendovi visitare, attraverso le nostre parole, tradizioni, riti e culti di altre popolazioni e altre parti del mondo. Abbiamo visitato cimiteri monumentali stupendi, abbiamo raccontato come la morte possa anche essere gioiosa, abbiamo affrontato le dinamiche più nascoste e tristi legate al lutto. 

Questo è l’ultimo articolo di quest’anno, e abbiamo deciso, visto il periodo di festa, di farvi conoscere un posto, un posto nel quale il concetto di morte vuole assumere un altro significato.  Parliamo del crematorio di Hofheide in Belgio. Questo edificio, inaugurato nel 2013 e con una dimensione complessiva di circa 3800 mq, è nato per soddisfare il bisogno crescente della popolazione fiamminga di un luogo in cui poter svolgere il rito del commiato e al contempo la cremazione della salma. Le richieste di cremazione infatti sono notevolmente aumentate nell’ultimo decennio e risultano ad oggi in aumento costante.

Questo aumento, come abbiamo già visto,è anche dovuto all’eccesso di mortalità causato dal covid e si ritrova in quasi tutti i Paesi del mondo. Per questo e, soprattutto, per dare un posto carico di significato nel quale dare l’ultimo saluto a un nostro caro, gli studi di architettura Coussée & Goris Architecten e RCR Arquitectes, hanno pensato a questo edificio particolare, seguendo la linea dell’approccio integrato tra architettura e natura e dando vita ad uno spazio che si fonde completamente con il paesaggio circostante. Sembra infatti che l’edificio sia incastonato tra l’acqua della palude che lo circonda e il cielo che lo sovrasta. Grande attenzione è rivolta all’impatto ambientale: l’Hofheide è riscaldato tramite il recupero del calore dei gas dei forni crematori cercando di impattare il meno possibile sull’ambiente e le acque grigie vengono trattate e convogliate nella palude antistante. Ogni elemento di questo spazio architettonico complesso è stato pensato per mantenere una continuità con l’aspetto simbolico della morte.

L’acqua è vista come il simbolo di rigenerazione e la struttura riflette un gioco infinito di riflessi e colori. I materiali e le finiture della costruzione sono contemporanee e vogliono, da un punto di vista visivo, dare forte continuità con il paesaggio circostante. La facciata è un involucro in cemento colorato che ricorda la pietra locale e l’intero edificio si confonde con il panorama degli alberi che fanno da sfondo sulla collina. Questo è un luogo in cui celebrare la funzione funebre ed accompagnare nel passaggio il defunto in un processo rituale completo che va dalla veglia alla cremazione come elemento di congiunzione del cerchio della vita che si chiude.

Il crematorio Hofheide offre una gamma di servizi per ogni tipo di cerimonia. E’ possibile richiedere la diretta streaming di tutte le celebrazioni per consentire a chiunque di partecipare anche a distanza. Le cerimonie disponibili sono di diverso tipo: il crematorio offre la possibilità di richiedere celebrazioni civili, liberali, cattoliche romane e di altre filosofie di vita. I parenti e gli amici dei defunti possono inoltre decidere come salutare i propri cari seguendo le loro ultime volontà: c’è la possibilità di lasciare una targhetta con il loro nome sull’albero della vita o sulle colonne della rimembranza; si possono spargere le ceneri sul prato di diffusione attrezzato; si possono lasciare le urne all’interno del colombario in nicchie che ospitano anche fiori o seppellirle nel campo delle urne. Infine c’è un campo stellato con il memoriale per i bambini fino ai 12 anni.

Questo è un progetto molto interessante e apre a una nuova concezione della morte, non più solo momento di riflessione interiore e del lutto ma momento di passaggio, di condivisione e di continuità con la vita terrena. E’ una visione molto romantica e adulta del lutto, ma anche un modo per elaborarlo più velocemente e rendere onore alle volontà del nostro caro che non c’è più. Questo luogo è unico al mondo, ma non è detto che in futuro l’idea non venga ripresa anche in altri paesi, compreso il nostro. 

Foto: TIM VAN DE VELDE

Le concessioni cimiteriali

In questi anni abbiamo analizzato la morte nelle sue sfaccettature più differenti, abbiamo analizzato le dinamiche del lutto e vi abbiamo fatto conoscere sempre di più, anche attraverso delle piccole curiosità, la nostra professione. 

Quando una persona a noi cara viene a mancare il primo sentimento è il lutto, dopo pensiamo al funerale e alla sepoltura. Ma cosa accade dopo le esequie? La burocrazia del mondo dei vivi ci da diverse opzioni, vediamole.

Il defunto può essere tumulato all’interno di uno spazio libero del cimitero o, nel caso se ne sia in possesso, nella cappella della famiglia, o ancora si può optare per la cremazione. In quest’ultimo caso l’urna con le ceneri può essere riposta all’interno di uno spazio cimiteriale o può essere restituita alla famiglia che deciderà, sempre nel rispetto delle norme vigenti, cosa farne anche in base alle volontà del defunto. 

Nel caso la volontà del defunto sia quella di essere inumato o custodito in un loculo nel cimitero, si va incontro alla concessione cimiteriale, che viene regolamentata dalle norme della polizia mortuaria.

Quando si parla di polizia mortuaria, come abbiamo accennato, interviene inevitabilmente la domanda sui limiti e le prerogative dell’uso privato di spazi interni al cimitero, ovvero:

per quanto tempo è possibile “affittare” uno spazio nel terreno o un loculo cimiteriale per il defunto? Dopo quanti anni la salma verrà riesumata e lo spazio affittato tornerà a disposizione del cimitero per altri defunti? Per quanto tempo si può rinnovare la concessione?

Il regime che disciplina questo diritto è quello delle concessioni cimiteriali, ovverosia, del prestito di un diritto proprio dell’ente pubblico (la proprietà dei cimiteri è parte del demanio necessario 832 codice civile), ad un altro soggetto, privato, sia esso persona fisica od ente, affinché questi vi destini il proprio sepolcro per sé o per i suoi parenti.

Il cimitero riveste una funzione pubblica. La concessione in particolare è un diritto del privato in deroga al diritto del pubblico. Esso basa la sua regolamentazione fin già nell’articolo 100 del R. d. n. 448/1892, il quale, istituendo le concessioni cimiteriali, ne creava il doppio macro genus, definendo il limite temporale delle medesime, che potevano essere a tempo determinato ovvero perpetue.

Le norme recenti in materia di concessione cimiteriale sono contenute all’interno del D.P.R. 285/1990, cioè il già ampiamente citato regolamento di polizia mortuaria.

Le modalità per il rilascio di una concessione cimiteriale sono stabilite dal regolamento comunale cimiteriale. Di norma, il richiedente, che potrebbe essere anche il futuro utilizzatore, presenta un’istanza all’ufficio competente, alla quale fare seguito il pagamento della relativa tariffa. Tale pagamento può essere dimostrato anche al momento della presentazione dell’istanza allegando alla stessa la relativa ricevuta. Con il rilascio della concessione, il titolare della stessa ha il diritto di usare la sepoltura per un periodo di tempo determinato alle condizioni stabilite dal regolamento comunale, ma rimane integro per il comune il diritto di proprietà dello spazio cimiteriale.

La durata delle concessioni è a tempo determinato. A richiesta degli interessati è consentita la proroga delle concessioni di loculi e cellette. La proroga della concessione si effettua per una sola volta e per un uguale periodo di tempo, entro i sei mesi dalla scadenza, dietro il pagamento del canone di concessione di cui in tariffa, decisa da ogni comune.

Nel caso non venga rinnovata la concessione, l’esumazione o l’estumulazione vengono effettuate d’ufficio qualora la famiglia, in tempo utile rispetto alla data delle operazioni, non prenda contatti con gli uffici e disponga altrimenti. In questo caso le spoglie vengono conservate in perpetuo nei depositi cimiteriali (non accessibili alle visite), restando a disposizione dei familiari che volessero in seguito scegliere una nuova destinazione per il defunto.

È una disciplina molto complicata: Le regole sono tante ma sono ben gestite dai comuni. Il nostro lavoro come agenzia funebre, lo abbiamo sempre ricordato, consiste anche nell’aiutarti nella parte più burocratica della sepoltura, in modo che il vostro caro possa riposare in pace e voi possiate essere liberati dal peso delle norme che, in quei momenti, può risultare insopportabile. 

Il post pandemia. Quali novità per il futuro dei funerali?

Ormai sono due anni che il mondo è martoriato dalla piaga del covid. Ora, grazie ai vaccini e a una consapevolezza acquisita da quasi tutti, possiamo finalmente pensare a un futuro senza pandemia e senza le limitazioni che ne conseguono. 

In questi due anni abbiamo conosciuto diversi metodi per celebrare i funerali, resi necessari dai divieti di assembramento, soprattutto nel primo lockdown. 

Ma quale sarà il futuro dei funerali?
Torneranno a essere i classici riti pre-covid o ci saranno novità?

Di sicuro in questo periodo abbiamo conosciuto diversi modi di celebrare i funerali e, nonostante tutto il dolore e la sofferenza che abbiamo e stiamo vivendo, una pandemia globale ci offre anche una possibilità: guardare agli altri Paesi, per vedere quali strategie hanno adottato per garantire un addio decorso ai nostri cari defunti, trovando spunti e idee per rivedere il modo in cui si celebrano i funerali, per offrire nuovi servizi e per sfruttare meglio e di più il mondo online.

Essere online

Nel periodo pandemico abbiamo scoperto come il mondo del web possa rivelarsi un valido alleato per poter rendere onore ai nostri cari anche se non possiamo essere fisicamente al funerale, oltre ad essere un metodo ormai consolidato per pubblicare le epigrafi. Ma, sulla scia degli acquisti online, in sempre più persone si aspettano una maggiore informazione sui prezzi e sui servizi delle agenzie funebri, consultabili magari sui siti web delle stesse. Vero, il mondo virtuale non si sostituirà a quello reale, ma comunque diventerà un valido aiuto per le persone che per lontananza, anzianità, condizioni fisiche o di salute, non possono recarsi alla funzione funebre personalmente. 

Il funerale all’aperto

Una altra tendenza che abbiamo visto durante la pandemia è stata quella del funerale all’aperto. Infatti i virus respiratori, come il covid, trovano terreno fertile per diffondersi negli spazi chiusi, e un rito celebrato all’aria aperta riduce il rischio di contagio e permette una più ampia partecipazione di persone alla funzione. Vero, in questo caso una grande incognita è data dal tempo e dalle stagioni, anche se celebrare un rito all’aperto, magari in un posto suggestivo e importante per il nostro caro, sicuramente sarà di grande valore simbolico.

Una curiosità, il funerale drive-in

Un servizio che in Giappone esiste dal 2017, e che in periodo di pandemia è risultato molto utile, è il funerale drive-in. Le persone arrivano in auto, si avvicinano a una finestrella, scrivono nome e indirizzo su un tablet, lasciano un’offerta e dicono una preghiera verso l’altare bruciando incenso (come previsto dal rito funebre buddista). Tutto questo senza scendere dall’auto e senza entrare in contatto con nessuno. Uno schermo installato nella sala del funerale rimanda le immagini di chi si presenta in auto, così i presenti sanno chi ha partecipato.

Il funerale virtuale

Anche se è sicuramente un metodo che risulta impersonale, in certi casi un funerale in streaming permette di far partecipare più persone all’ultimo saluto di un caro. La presenza, naturalmente, è sicuramente il modo migliore di omaggiare chi ci ha lasciato ma, in caso di difficoltà dettate dalla lontananza, o da condizioni di forza maggiore, è una soluzione valida, e, purtroppo, lo abbiamo sperimentato durante quest’ultimo periodo. 

Questi sono solo alcuni esempi delle nuove opportunità che il nostro lavoro potrebbe offrire in futuro. Naturalmente in nessun modo andranno a sostituire la ritualità di quel momento: il funerale non diventerà mai un qualcosa di impersonale. Ma, se dovesse esserci bisogno, noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, siamo pronti a offrire qualunque opportunità per poter salutare un’ultima volta il vostro caro.

Tra paganesimo e cristianesimo: Ognissanti e il Giorno dei morti

Come ogni anno, quando arriva novembre, non possiamo dimenticarci delle due ricorrenze con le quali si apre il mese, cioè la festa di Ognissanti e il Giorno dei morti. Anche se cadono in giorni successivi queste sono due feste separate, sono festeggiate per diversi motivi e hanno al loro interno diversi riti.

La Festa di Ognissanti o di Tutti i Santi cade il 1° novembre di ogni anno. Le origini di questa ricorrenza sono lontanissime e si possono rintracciare al tempo dell’antica cultura delle popolazioni celtiche. I processi storici e culturali che hanno portato questo giorno ad avere un’importanza assoluta nel mondo cattolico, sono molti. In alcuni testi, però, appaiono controversi e discordanti.

Tutto sembrerebbe risalire alla cultura celtica la cui tradizione divideva l’anno solare in due periodi. Quello in cui c’era la nascita e il rigoglio della natura e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza.

“Se il vostro nome non ha un santo corrispondente nel calendario, oggi è la giornata migliore per festeggiare, ci sono tutti.”

Nel VII secolo, con l’avvento al soglio pontificio di Papa Bonifacio IV si tentò di andare oltre, ovvero di cambiare la festa pagana in festa cristiana dandone così un significato puramente religioso. Per togliere ogni residuo di paganesimo, l’idea originale fu quella di abolire la festa pagana. Questa decisione, però, avrebbe scatenato le ire del popolo ancora molto ancorato alle antiche tradizioni. Si optò quindi per la compensazione e il giorno di festa religioso venne chiamato Tutti i Santi, giorno in cui poter onorare i santi e che cadeva il 13 di maggio.

La conseguenza di questa decisione fu quella di avere due feste affiancate, una pagana e una cristiana. Circa due secoli più tardi, e più precisamente nell’835, Papa Gregorio IV fece coincidere la data della festa cristiana con quella pagana per diminuire ancor di più il peso dell’antico culto precristiano. Il giorno della festa di Tutti i Santi da quel momento sarebbe stata quindi il 1° novembre di ogni anno. 

Ma anche questo non bastò a sradicare del tutto il culto pagano. La Chiesa, così, introdusse nel X secolo una nuova festa, quella dedicata ai morti, che cadeva il 2 novembre. Questo diventa così il giorno dedicato a commemorare i nostri cari che non ci sono più. Secondo il calendario liturgico romano è considerata alla stregua di una solennità e ha precedenza sulla domenica; prima della riforma liturgica, invece, quando il 2 novembre cadeva di domenica la commemorazione dei defunti veniva spostata al giorno successivo, lunedì 3 novembre.

La ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e preghiera in suffragio dei defunti della durata di nove giorni: la cosiddetta novena dei morti, che incomincia il giorno 24 ottobre. Alla commemorazione dei defunti è connessa la possibilità di acquistare un’indulgenza, parziale o plenaria, secondo le indicazioni della Chiesa cattolica. In Italia, benché molti lo considerino come un giorno festivo, la commemorazione dei defunti non è mai stata ufficialmente istituita come festività civile.

In tutti i paesi di tradizione cattolica ci sono feste nel giorno dei santi e in quello dei morti e anche in quelli che precedono, come, ad esempio, las dias de los muertos in Messico o quella di San Simone in Guatemala (ma anche in  Nicaragua e molti altri paesi dell’America Centrale) che hanno preso questo nome con la conquista cristiana, ma erano comunque già presenti nei riti delle popolazioni precolombiane. 

Non possiamo negarlo, col cristianesimo molte tradizioni precristiane sono mutate e sono state sostituite da riti più vicini alla chiesa. Fortunatamente, questi riti, non sono stati dimenticati del tutto e hanno continuato a esistere parallelamente ai nuovi riti cristiani. Grazie a questo oggi abbiamo un insieme di riti e tradizioni che si intrecciano tra di loro, rendendo questi due giorni densi di significato e storia.

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sul nostro mondo, continua a seguire il blog delle  Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis.

Las dias de los muertos

Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle celebrazioni messicane più famose. Nata come festa per ricordare i defunti, la commemorazione si tiene ogni anno tra il 28 ottobre e il 2 novembre. 

È una festa sentita e importante, lunga cinque giorni, ricca di tradizioni e riti, che celebra la morte ma anche la vita tra colori, calaveras (i tipici teschi decorati con i fiori) e festosi cortei per le strade. 

Le origini di questa festa sono antichissime e risalgono alle civiltà precolombiane, quando i defunti venivano commemorati per due mesi interi. 

“nel 2008 l’UNESCO ha riconosciuto l’importanza di Día de los Muertos aggiungendo la festività alla sua lista di patrimonio culturale immateriale dell’umanità”

Ogni giornata è dedicata a diversi defunti: il 28 ottobre a chi è morto per incidente o cause violente, il 29 ai morti per annegamento, il 30 alle anime solitarie o dimenticate, il 31 ai mai nati o morti prima del battesimo, il 1° novembre ai bambini morti, l’1 e il 2 novembre al ritorno dei defunti sulla terra.

Per gli antichi mesoamericani la morte non aveva le connotazioni morali della religione cattolica, nella quale le idee di inferno e paradiso servono per punire o premiare. Al contrario, essi credevano che le rotte destinate alle anime dei morti fossero determinate dal tipo di trapasso e non causate dal loro comportamento in vita. 

Infatti, anticamente, i defunti potevano prendere la direzione del:

Tlalocan o paradiso di Tláloc, dio della pioggia. In questo luogo si dirigevano quelli che morivano in circostanze relazionate all’acqua e coloro che morivano per malattie come l’edema, la scabbia o le pustole, così come i bambini sacrificati al dio. 

Omeyocan, paradiso del sole, presieduto da Huitzilopochtli, il dio della guerra. In questo posto arrivavano solo i morti in combattimento, i prigionieri sacrificati e le donne che morivano durante il parto, considerate dello stesso rango dei guerrieri.

Mictlán, che era destinato alle morti naturali. Questo posto era abitato da Mictlantecuhtli e Mictacacíhuatl, signore e signora della morte. 

Chichihuacuauhco, cioè il luogo dove arrivavano i bambini morti, nel quale si trovava un albero dai cui rami gocciolava latte. I bambini sarebbero rimasti in questo luogo fino alla fine della razza umana, e successivamente rimandati sulla terra per ripopolarla.

Oggi le commemorazioni sono dense di riti e significati. Durante questi giorni si fa visita ai cimiteri e si adornano le tombe dei propri cari con candele, fiori, pane, vino e piatti speciali in onore degli antenati. 

Un elemento molto importante è l’altare che deve essere allestito facendo attenzione a rappresentare i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco e viene solitamente collocato in salotto o sala da pranzo per la condivisione con tutta la famiglia. Sull’altare vengono posti diversi elementi importanti, alcuni variano da città a città,  e si tende a creare più livelli, dove ogni livello rappresenta un elemento e un passo dal cammino tra la terra e il cielo. Requisito fondamentale perché i defunti possano raggiungere la Terra è esporre sull’altare una loro foto da vivi.

I simboli più conosciuti di questa festa sono i teschi colorati, i calaveras. Le calaveras si vedono in tutto il Messico e sono ricorrenti nei disegni e nelle incisioni delle rovine preispaniche degli  Aztechi e dei Maya fino ad oggi dove vengono rappresentati in graffiti, in vestiti, in gioielli e nei tattoo.

I calaveras ci ricordano di celebrare la nostra  vita e la nostra mortalità, di guardare al passato e al futuro, ma rimanendo nel presente, e sono un modo per riconoscere che la vita è sacra, e che la morte è solo un altro rito di passaggio, non meno  sacro della vita stessa.

“i calaveras sono anche caramelle a forma di teschio. Sono  originariamente fatti di zucchero, ma oggi se ne trovano anche a base di cioccolato o di qualsiasi altra cosa dolce. Questi dolci vengono posti anche come offerta sull’altare dei defunti”

Non è la prima volta che noi di Emidio de Florentiis vi facciamo scoprire curiosità riguardanti la commemorazione della morte nelle varie parti del mondo. Ogni cultura ha i suoi riti, le sue tradizioni e il suo folklore. Celebrare la morte per celebrare la vita, potremmo riassumere così la dias de los muertos.

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sulla tematica della morte, continua e seguire il nostro blog.

Antropologia della morte

I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati.
(Luigi Pirandello, 1951, Colloquii coi personaggi)

La morte è per antonomasia la metafora del confine, del limite raggiungibile solo nel momento in cui non siamo più e ci troviamo perciò impossibilitati a raccontarlo. 

Come ebbe modo di evidenziare Martin Heidegger nel secolo scorso, la morte è l’unica esperienza della vita che coinvolge ineluttabilmente tutti ma che tutti possono conoscere solo attraverso l’esperienza degli altri. Gli altri, infatti, potranno dire e raccontare di noi che non ci siamo più e rendere conto del modo in cui hanno percepito la nostra realtà e contestualmente di come hanno percepito se stessi attraverso noi. 

Sebbene siamo tutti consapevoli del significato che a livello personale assume la perdita di una persona cara, spesso ai più sfugge come le esequie siano un fatto sociale prima ancora che individuale. La morte, infatti, implica anche una rottura dello status sociale, una sorta di passaggio da una condizione all’altra. 

Con la morte, atto personale e sociale insieme, ci troviamo improvvisamente di fronte a quello che in antropologia è definito rito di passaggio, il quale decreta l’assegnazione della nostra ultima denominazione: il fu. Nel momento della morte l’individuo smette di esistere nella società, anche se il suo lascito può essere eterno e celebrato, come nel caso di uomini di cultura o sport.

L’antropologia ha cercato di definire i momenti legati all’origine e alla formazione delle credenze e degli atteggiamenti relativi alla morte. Secondo Edward Burnett Tylor, uno dei primi studiosi dei momenti culturali e comportamentali legati alla morte, la cultura relativa ad essa non sarebbe stata semplicemente acquisita ma, invece, appresa attraverso un lungo apprendistato. 

Lo sappiamo, tutte le culture, dalle più arcaiche e primitive, alle più moderne, celebrano questo passaggio, attraverso riti, usanze e sepolture che si sono evoluti nel tempo. 

Avvicinarsi e parlare della morte è una delle paure più forti degli esseri umani, tanto che, nelle civiltà industrializzate del XX secolo, si tende quasi a evitare il contatto con essa.

Infatti, sempre di più si cerca di non essere presenti nel momento della dipartita e, in certi casi, i nostri cari vengono affidati alle cure amorevoli, ma impersonali, di istituti per le cure palliative. Analogamente i medici, spesso con la connivenza dei familiari, cercano di nascondere al moribondo l’imminenza della morte, e ciò a volte dà luogo a complicate finzioni in cui tutti sanno come stanno realmente le cose, ma nessuno lo ammette. 

Storicamente e antropologicamente i funerali sono dei riti di passaggio da una condizione, appunto quella di vivo, ad un altra, quella di defunto. Questi riti esistono per diversi motivi, da quello più biologico, cioè allontanare il corpo che tende a deteriorarsi dalla comunità, a quelli di aggregazione: infatti, dopo le varie fasi di un funerale, smesso il lutto, i parenti del defunto escono dallo stato di isolamento in cui il decesso li aveva confinati e le normali relazioni sociali sono ripristinate. Tale è il fine dei banchetti e delle cerimonie commemorative che seguono i funerali, in alcune società, contribuendo a rinsaldare i legami tra i membri della comunità. 

Oggi, nella società contemporanea, si assiste a un rifiuto delle emozioni: bisogna quanto prima accantonare e dimenticare il lutto. La morte di una persona cara può far precipitare i familiari superstiti in una condizione di crisi; a questa crisi bisogna reagire attraverso modelli di comportamento che la cultura ha determinato, attraverso i quali si può trascendere la crisi individuale trasformandola in valore per la sopravvivenza. 

Ora, come si è già detto, non si può sfuggire dalla morte accantonandola: bisogna assumerla, darle significato, senso, bisogna elaborare delle tecniche di difesa perché la vita deve continuare.

Il ruolo più importante, dopo la morte di una persona, è quello dell’agenzia di pompe funebri alla quale si decide di rivolgersi. 

Questa, saprà soddisfare le diverse richieste, facendo molte volte da tramite tra il defunto e la famiglia, organizzando i trasporti, preparandolo per un eventuale ultimo saluto, sbrigando la parte burocratica. Lo sappiamo, il funerale migliore è quello veloce, senza intoppi, che sappia celebrare al meglio la persona e che, in qualche modo, come attraverso la scelta dei fiori, ricordi il suo essere. La discrezione, la capacità e la possibilità di esaudire le richieste della famiglia o dei cari del defunto, contribuisce a dare un nuovo significato alla morte, rendendola più socialmente accettata.

La camera mortuaria cimiteriale

Ogni cimitero per essere tale e per poter svolgere la propria attività (diversamente questa dovrebbe essere interrotta) deve garantire la presenza di un certo numero di strutture obbligatorie: tra queste almeno una camera mortuaria.

Le funzioni e le caratteristiche della camera mortuaria del cimitero sono precisate dal regolamento di polizia mortuaria statale. In sintesi viene identificata come il luogo in cui il feretro sosta prima della sepoltura definitiva.

A tale funzione se ne sommano altre, spesso connesse alla presenza o meno di un impianto di cremazione, che può avere una propria camera mortuaria distinta, oppure possono esservi una o più camere mortuarie cimiteriali separate dalla struttura del crematorio, pur nello stesso cimitero. 

La camera mortuaria, secondo le norme vigenti, deve possedere determinate caratteristiche obbligatorie:

  • Deve essere illuminata;
  • Deve essere ventilata “per mezzo di ampie finestre aperte direttamente verso la superficie scoperta del cimitero”. Ove la situazione dei luoghi non consenta una buona ventilazione naturale, si ritiene che la ventilazione naturale possa essere integrata da quella artificiale. Non sono stabiliti in quest’ultimo caso dei minimi di ricambi orari come invece previsti per i servizi mortuari di struttura sanitaria da un DPR del 1997;
  • Deve essere dotata di acqua corrente;
  • Deve essere dotata di arredi per la deposizione dei feretri;
  • Deve avere pareti fino ad una certa altezza (almeno 2 metri) facilmente lavabili;
  • Deve avere un pavimento facilmente lavabile “il pavimento, costituito anch’esso da materiale liscio, impermeabile, ben unito, lavabile, deve essere, inoltre, disposto in modo da assicurare il facile scolo delle acque di lavaggio”;
  • Deve essere dotata di soluzioni che garantiscano il facile ed innocuo smaltimento delle acque di lavaggio;
  • Deve essere costruita in prossimità dell’alloggio del custode, ove questo esista.

Questo posto, spesso passa inosservato nei cimiteri, perché quasi mai usato e, spesso, per sfortuna, risulta anche fatiscente. La camera mortuaria cimiteriale ha avuto la sua triste ribalta nel periodo più buio e pesante del covid quando, visto il lockdown e le forti restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, spesso veniva usata per celebrare l’ultimo saluto a un caro. Infatti la sua collocazione aperta permetteva una maggiore sicurezza dai contagi. 

Inoltre, come già visto nell’articolo sul funerale laico, questo luogo, non essendo consacrato, può essere utilizzato per un ultimo saluto da parte di persone non credenti o appartenenti a un altra confessione. 

Per precisione, va evidenziata la differenza tra le case funerarie e le sale del commiato presenti all’interno dei cimiteri. Al di là della definizione nominalistica che varia da regione a regione è bene sottolineare come le case funerarie debbano di norma possedere specifiche dotazioni tecniche ed impiantistiche tali da poter garantire il rispetto delle norme igienico sanitarie durante lo svolgimento del periodo di osservazione della salma (ovvero prima dell’accertamento di morte da parte del medico necroscopo). Diversa cosa è la sala del commiato all’interno dei luoghi di sepoltura: quest’ultima è, semplificando, un locale di ampie dimensioni presso il quale può avvenire l’estremo saluto al defunto prima della sepoltura. Se la sala del commiato è all’interno della casa funeraria è possibile rendere l’ultimo saluto in presenza del feretro aperto; diversamente, l’estremo saluto potrà avvenire solo a feretro chiuso.

Il momento del commiato e sempre molto intimo e personale. Nella camera cimiteriale i cari, i parenti e gli amici del defunto, hanno la possibilità di dare l’ultimo saluto al proprio caro e fare le condoglianze alla famiglia. Ultimamente queste costruzioni hanno assunto un significato nuovo e importante. 

Le agenzie funebri come la Emidio e Alfredo De Florentiis gestiranno con professionalità e discrezione anche questo ultimo momento di saluto e ricordo.

La festa delle lanterne

Quest’anno il Giappone è al centro del mondo per essere il Paese che ospita le Olimpiadi, una grande festa di sport e fratellanza tra popoli. Ma non sarà la sola manifestazione estiva nella terra del sol levante: infatti, come ogni anno, si festeggia Obon o, più comunemente, festa delle lanterne. Secondo le credenze popolari, durante l’Obon le anime dei defunti tornano per ricongiungersi ai propri cari, e simbolicamente le lanterne accese servono a guidarle verso la strada di casa.

Obon, è una delle ricorrenze giapponesi più importanti e partecipate da tutta la popolazione e ha origine dalla cultura buddhista e confuciana. È così sentita a livello sociale che la maggior parte delle persone può beneficiare di uno speciale congedo dal lavoro per poter prendervi attivamente parte. Nei giorni dedicati ci si riunisce e ci si prende cura delle tombe dei propri cari, cosa che non è sempre possibile fare in altri periodi dell’anno. Si passa del tempo con la famiglia ma anche con gli amici.

Il festival di Obon dura tre giorni; tuttavia la sua data di inizio varia all’interno delle diverse regioni del Giappone. Quando il calendario lunare venne sostituito dal calendario gregoriano all’inizio dell’era Meiji, le località in Giappone hanno reagito in modo diverso e questo ha portato a una divisione in tre momenti diversi della Obon. Lo “Shichigatsu Bon” (Bon nel mese di luglio) si basa sul calendario solare e si celebra il 15 luglio in tutto l’est del Giappone, in coincidenza con l’Ullambana. “Hachigatsu Bon” (Bon nel mese di agosto) si basa sul calendario lunare, si celebra il 15 di agosto ed è il momento più comunemente celebrato. “Kyu Bon” (Old Bon) si celebra il quindicesimo giorno del settimo mese del calendario lunare e cade in una data diversa ogni anno. “Bon Kyu” si celebra nelle zone della parte settentrionale della regione di Kanto, nelle regioni di Chūgoku, Shikoku e nella prefettura di Okinawa. Questi tre giorni non sono elencati come giorni festivi, ma è consuetudine che le persone facciano festa.

Tradizionalmente nei primi due giorni di festività vengono poste delle lanterne, a volte decorate finemente, fuori casa per guidare gli spiriti degli antenati, permettendogli di ritrovare la propria dimora terrena: questa pratica era molto diffusa un tempo, ma al giorno d’oggi sono sempre meno le persone che seguono questa tradizione. Il 15 del mese ci si reca al cimitero insieme alla famiglia per pregare, portando in offerta agli spiriti dei defunti cibo e bevande. Il giorno successivo si accendono nuovamente le lanterne, che questa volta hanno lo scopo di indicare agli spiriti la strada di ritorno per l’aldilà: a seconda delle usanze dei vari luoghi, queste vengono portate al tempio oppure lasciate trasportare dalla corrente di corsi d’acqua o del mare. 

L’Obon capita nel centro dell’estate e i partecipanti tradizionalmente indossano yukata o kimono di cotone leggero. Molte celebrazioni Obon includono un enorme carnevale con giostre, giochi e cibo estivo come l’anguria. La festa si conclude con la Tōrō nagashi, o la fluttuazione di lanterne. Lanterne di carta sono illuminate e poi messe a galleggiare lungo i fiumi a segnalare simbolicamente il ritorno degli spiriti ancestrali al mondo dei morti. Questa cerimonia di solito culmina in uno spettacolo pirotecnico. 

Una parte molto importante della celebrazione dell’Obon è la danza Bon Odori. Ogni zona del Giappone utilizza la sua musica e la sua danza tradizionale: la più famosa fra tutte è l’Awa Odori nella città di Tokushima, che attira ogni anno più di 1 milione di turisti.

Migliaia di persone vestite in abiti tradizionali danzano per le strade della città regalando agli spettatori uno spettacolo meraviglioso.

Da qualche anno, anche in Italia, grazie alle varie associazioni di cultura giapponese, è possibile vedere questo rito molto intimo ed emozionante. Le due manifestazioni più strutturate erano quelle di Treviso e Parma, purtroppo ferme a causa del covid.

La festa delle lanterne è un evento rituale incentrato sul tema del lutto e del ricordo. Non possiamo paragonarla però al nostro modo di rendere omaggio ai defunti, sia per la tradizione culturale, sia per quella religiosa. Infatti, anche se molto intima e emozionante, è una ricorrenza molto allegra e colorata, che ha lo scopo di ritrovarsi con i propri parenti per rendere omaggio e ringraziare gli avi non più in vita che proteggono dall’aldilà. 

Spiegare il lutto ai bambini

Nella nostra cultura, mediterranea e italiana in particolare, la morte è troppo spesso esorcizzata, se ne parla poco o niente, e siamo noi adulti per primi a bandire questo tema dai discorsi, soprattutto in presenza dei bambini, perché si pensa che il tema strida con la spensieratezza tipica dell’infanzia e possa in qualche modo traumatizzare i più piccoli. 

E anche tra adulti stessi, non si tende molto a parlarne se non per lo più facendo scongiuri. 

Vero, la morte è un argomento tra i più delicati e deve essere trattata con particolare attenzione. 

Ma prima o poi i bambini ci faranno domande sulla morte, ci chiederanno come mai il nonno o, in casi che mai vorremmo vivere, l’amichetto non torna più. 

Anche grazie alla maggiore diffusione di notizie, tramite i social o la televisione, i più piccoli possono iniziare a fare domande sulla morte anche se non hanno ancora conosciuto il lutto di una persona cara. Perciò è estremamente importante essere preparati ad affrontare questo argomento quando si presenterà.

Può succedere che il tema della morte sia delicato anche per i genitori, perché magari c’è stato nella loro vita un lutto recente non ancora elaborato e si ha paura di non saper gestire la situazione senza fare trapelare il proprio dolore. In realtà anche fare trapelare il dolore, se questo c’è, è importante perché probabilmente i bambini già lo sentono ma non sanno ancora dargli un nome e delle caratteristiche. 

Dover spiegare la morte ai bambini ci mette di fronte alle nostre paure e alle nostre ansie, ed è da queste che si deve partire per poter aiutare i bambini a comprendere cosa accade quando una persona a cui si vuole bene non c’è più.

Non esiste un modo univoco e universalmente valido per trattare il tema della morte con i bambini, esiste piuttosto un canale comunicativo specifico per ciascuna famiglia, che solo chi ne fa parte (genitori, nonni, fratelli e sorelle) conosce nel profondo. La nuova realtà va costruita passo dopo passo insieme al bambino, attraverso un percorso che segua i tempi dello sviluppo. Infatti il modo in cui un bambino elabora l’esperienza del lutto dipende da diversi fattori, alcuni soggettivi, come la sua personalità o il legame affettivo che lo lega alla persona morta o che sta per morire, altri oggettivi e che riguardano la fascia di età a cui appartiene.

Qualunque strategia si decida di attuare nello spiegare la morte ai bambini, l’importante è non essere evasivi di fronte alle loro domande. Saranno domande secche, dirette, spietate. Ma i genitori non devono mai rispondere con frasi del tipo: “Lo capirai quando sarai grande”, o “Questa è una domanda complicata adesso, vedrai che un giorno ne parleremo”. Occorre trovare il modo più affine al proprio modo di pensare e con estrema delicatezza dare risposte esaurienti ai propri figli. Raccontare storie consolatorie può non essere sbagliato quando si ha a che fare coi bambini, in fondo ogni anno a Dicembre non raccontiamo loro la storiella di Babbo Natale? E allora ben vengano, finché si parla con i piccini, le storielle che addolciscono la pillola. Importante è ascoltare i bambini, perché in questo modo si aumenta la fiducia verso i genitori. 

Spiegare un lutto ai bambini non è semplice, soprattutto se i genitori per primi hanno difficoltà a elaborare l’evento. Chi lo desidera e ne sente la necessità può rivolgersi a psicologi privati o associazioni che offrono un supporto psicologico rivolto sia agli adulti che ai bambini. Noi della Emidio de Florentiis, abbiamo organizzato, insieme a Spazio Enkyklios, un seminario rivolto a coloro che vogliono attraversare e condividere il doloroso momento del lutto e che vogliono individuare insieme a noi le risorse familiari per affrontare questo argomento con i più piccoli. 

Il lutto d’estate: affrontare il dolore

Chi affronta il lutto durante il periodo estivo spesso si rende conto di quanto sia più difficile vivere e tornare  alla quotidianità: durante l’anno il lavoro, lo sport, la famiglia, la vita di tutti i giorni con i suoi impegni contribuiscono a “distrarre” dal peso della mancanza, mentre durante l’estate, complice anche la solitudine che si viene a creare come conseguenza dell’allentamento delle relazioni sociali, o con parenti, amici e vicini che vanno in vacanza, il percorso di elaborazione può risultare più difficoltoso.

Anche  chi decide di partire in questo periodo dell’anno potrebbe vivere momenti difficili, legati ai ricordi del tempo di vacanza condiviso con la persona che non c’è più. 

Lo abbiamo già visto, l’elaborazione del lutto è un percorso irto di ostacoli e che ha bisogno di tempo. Durante il periodo estivo, qualche fase classica dell’elaborazione potrebbe venire meno. Infatti, come detto sopra, non possiamo aspettarci che parenti, amici e persone vicine, rinuncino allo svago estivo o alle ferie per starci vicino. Ma, fortunatamente, ci sono altri modi per aiutarsi durante questo periodo.

Non lasciarsi andare fisicamente

Soprattutto durante la stagione calda è molto importante mangiare, magari anche poco ma spesso e senza eccessi, idratarsi e riposare il più possibile. Cercate di evitare di fare un uso eccessivo di sonniferi: possono essere utili nei primi giorni, ma alla lunga creano assuefazione e dipendenza, rischiando di bloccare il processo naturale di elaborazione del lutto.

È consigliabile fare un po’ di esercizio fisico, anche se si tratta solo di una piccola passeggiata al mare o in mezzo alla natura, magari cercando di non estraniarsi completamente. 

Cercare di volersi bene

Non aspettatevi troppo da voi stessi, accettate di non riuscire a tenere tutto sotto controllo. È normale che la vostra vita e i vostri abituali ritmi siano scombussolati. Non ve la prendete con voi stessi se vi capita di fare cose stupide o sbagliate, se siete confusi o disorientati, non può essere altrimenti. Ma, in questo periodo, cercate di non farvi prendere dalla frenesia, il caldo estivo può essere fastidioso.

Cercare di essere consapevoli delle proprie emozioni

Spesso, quando ci si sente molto a disagio, non si riesce a fermare i propri pensieri e dare un nome alle proprie emozioni e ai propri vissuti, così mutevoli nel corso della stessa giornata. Molte volte è utile cercare di analizzare e descrivere quello che si prova, magari la sera prima di andare a letto, o quando le nostre giornate non riescono a riempirsi e sembrano interminabili. Successivamente, nel tempo, leggendo le vostre considerazioni potreste riconoscere quanto siete cambiati e quanto le vostre riflessioni, i vostri dubbi vi abbiano aiutato a cambiare il rapporto con il dolore e ad approfondire la conoscenza di voi stessi.

Cercare di condividere il dolore

Tenete presente che, in questo particolare periodo dell’anno, non sempre si riesce ad essere disponibili ad ascoltare o essere presenti. In questo caso, se il bisogno di parlare è così impellente, vi può dare sostegno e conforto frequentare un gruppo di auto-mutuo aiuto. La nostra agenzia,  in collaborazione con Enkyklios, offre gratuitamente uno spazio di ascolto protetto e qualificato, finalizzato al sostegno e all’elaborazione del lutto. 

L’estate è solitamente la stagione nella quale ci si riposa e si stacca dalle fatiche lavorative. Purtroppo, in caso di un lutto, può rivelarsi un periodo difficile da gestire, amplificando il dolore e ritardando il processo di elaborazione del lutto. La solitudine, il ricordo di momenti spensierati e le giornate lunghe, possono portare ad abbattersi se non riusciamo a far nostri determinati strumenti introspettivi. Quelli che abbiamo visto sopra sono solo alcuni di questi strumenti che possiamo far nostri per elaborare il lutto in questo  determinato periodo dell’anno. Ma ricordiamoci sempre, che le agenzie funebri come la Emidio De Florentiis sono il vostro primo aiuto anche, e specialmente, in questo periodo dell’anno.

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