Il rito funebre

Il rito funebre_

il rito funebre

I riti funebri sono sempre stati celebrati sin da quando l’uomo esiste sulla terra. Nelle grotte dello Shanidar in Iraq, ad esempio, sono stati scoperti degli scheletri di Neanderthal coperti da un caratteristico strato di polline: ciò ha suggerito che i morti potessero essere sepolti con un minimo di cerimoniale in cui il presunto omaggio floreale potrebbe rappresentare una sorta di simbolismo. 

Come già accennato, l’uomo ha sempre avuto un’attenzione particolare verso la morte e il rendere omaggio ai propri defunti. Ogni popolo, sin dall’antichità, ha avuto, e ha ancora, propri riti e tradizioni che si sono tramandate e si sono adattate ai tempi. 

Le somiglianze che interessano le diverse culture sono tante, ma sono profonde e radicate anche le differenze, ed è giusto e doveroso rispettarle in un momento tanto delicato. 

Sul nostro blog abbiamo già visto come vengono svolti i riti funebri laici o in determinate culture nel mondo, ma oggi vi vogliamo raccontare i riti funebri delle maggiori religioni nel mondo.

Rito funebre cattolico

Il cristianesimo è la religione più diffusa nel mondo con oltre 2 miliardi di fedeli. In generale, il funerale cristiano è il rito che viene realizzato per il trapasso dell’anima del defunto dalla vita terrena a quella dei cieli. Il cristianesimo crede nell’esistenza dell’inferno, del purgatorio e del paradiso e, in base alle azioni svolte in vita, l’anima buona e senza peccato potrà andare in paradiso, mentre i peccatori che non hanno intenzione di redimersi andranno all’inferno. Il purgatorio è una zona di passaggio per le anime che devono ancora ripulirsi del tutto per poi poter accedere al paradiso. 

Tre sono i momenti principali organizzati durante il rito funebre cattolico: il commiato durante il quale la salma è esposta davanti ai visitatori, la veglia e, infine, la sepoltura. 

Negli ultimi anni si sta affacciando sempre più nel rito funebre cattolico anche la cremazione. Benché la chiesa preferisca la sepoltura, non è contraria alla cremazione della salma.

La durata di un intero rito funebre cristiano è di circa tre giorni, dalla veglia fino alla sepoltura o alla cremazione, e la messa vera e propria in chiesa può durare da un’ora a un’ora e mezza in base all’orazione del sacerdote. 

 

Rito funebre musulmano

La seconda religione più diffusa al mondo dopo il cristianesimo è l’Islam. Il rito funebre musulmano prevede delle regole più rigide per la sua realizzazione rispetto a quello cattolico. 

Come molte religioni del mondo, anche l’islam crede nell’aldilà ma, a differenza del cristianesimo, i musulmani pensano che ci si andrà nel Giorno del Giudizio, ossia quando il mondo finirà e le anime dei defunti potranno finalmente entrare in paradiso se sono state buone in vita o, al contrario, essere relegate all’inferno. 

Nella religione islamica la cremazione non è prevista perché la resurrezione non sarebbe possibile con l’eliminazione del corpo materiale. Alla sepoltura generalmente partecipano solo gli uomini.

Secondo la Sharia, la legge sancita dall’Islam, i rituali per onorare il defunto devono essere organizzati subito dopo la sua morte. Gli occhi e la bocca del defunto vengono chiusi, come accadeva anche in molti rituali dell’antichità, e il corpo viene coperto con un lenzuolo. 

Dato che le abluzioni sono fortemente radicate nel credo islamico, anche il corpo del defunto deve essere lavato per tre volte da parte dei suoi familiari, essere posizionato con le mani sul petto e infine chiuso all’interno di lenzuola. 

Durante il funerale le persone care e i membri della comunità si riuniscono nella moschea per pregare e chiedere il perdono per il defunto, affinché possa entrare in paradiso. Il rito viene guidato dall’imam e può durare fino a un’ora, mentre il periodo di lutto dura tre giorni, anche se le vedove lo portano per mesi. 

Rito funebre ebraico

Un funerale ebraico è una cerimonia ricca di rituali e di leggi che devono essere rispettate. Un aspetto molto interessante dell’ebraismo è che i fedeli non credono in un aldilà, come fanno i credenti delle altre due maggiori religioni, ma pensano semplicemente che la morte debba essere accettata.

Nel momento in cui una persona muore, il suo corpo deve essere lavato e poi avvolto in un sudario insieme a un gruppo di persone che veglierà su di lui finché non verrà sepolto e il tutto deve avvenire nell’arco di un’unica giornata, e le persone che desiderano fargli visita dovranno recarsi nel luogo prescelto per la cerimonia che può essere la sinagoga oppure un luogo reso disponibile dall’impresa di pompe funebri. 

Durante il rito funebre le persone quindi si riuniscono, vengono recitate le preghiere, viene fatto un elogio e il corteo si muove verso il cimitero dove sarà recitata un’altra preghiera. Al termine della sepoltura, i familiari e i visitatori si recheranno alla sinagoga o alla casa del defunto per un ricevimento dove verrà accesa una candela in memoria del defunto. 

Per quanto riguarda la sepoltura o la cremazione, alcuni movimenti permettono solo la prima mentre altri ammettono anche la seconda. 

Il rito funebre, che sia civile o religioso, è il momento più ricco di significato, in cui viene commemorata la persona defunta, dandole l’ultimo saluto e esprimendo solidarietà alla famiglia attraverso la partecipazione.

Le tradizioni, il credo religioso, l’appartenenza ad un gruppo sociale, le particolari volontà dei congiunti e quelle lasciate dall’estinto, rendono unico ogni atto funebre. Noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis offriamo un servizio in grado di rendere omaggio al defunto nel rispetto di tutti i maggiori riti funebri.

Esistere per sempre

Forse è la domanda più grande che l’umanità si pone da sempre: c’è vita dopo la morte?

L’umanità, da quando ha la facoltà di farlo, ha sempre riflettuto sulla morte, praticando rituali e sviluppando teorie sull’aldilà, cercando di assicurarsi un posto migliore per il dopo. 

Molte persone credono nell’esistenza di una vita dopo la morte e molte religioni professano che esista un “luogo” di vita eterna a seconda della condotta sulla terra del singolo. 

Anche altre religioni come l´Ebraica, l´Induista, la Musulmana, credono nell’esistenza di un’anima immortale, mentre quella Buddista sostiene che dopo molte reincarnazioni l’energia mentale di un essere umano possa raggiungere uno stato di beatitudine, il Nirvana. La morte, dunque, può essere vista come un passaggio durante il ciclo delle vite.

Abbiamo già parlato di quello che accade dopo la morte, di come il nostro corpo torna cenere e di quello che accade alla nostra anima secondo le diverse credenze religiose. Oggi, anche a causa della pandemia, e di nuovi modi di “vivere” il momento della dipartita di un nostro caro, abbiamo scoperto che esistono diverse forme di tumulazione, da quelle più affascinanti e particolari, a quelle più funzionali, come la cremazione. Tutto questo naturalmente non sostituisce il nostro modo di celebrare il defunto, attraverso la sepoltura tradizionale, ma ci apre nuove possibilità di far vivere la memoria del nostro caro nel tempo.

Infatti, per quanto siano luoghi curati e sereni, non tutti adorano recarsi nei cimiteri a trovare il proprio caro e, anche grazie alle nuove idee di tumulazione, oggi si può scegliere tra diverse alternative, come ad esempio la già citata cremazione. In italia, al momento, questa è l’unica alternativa alla sepoltura tradizionale, ma che permette di rendere unico il momento dell’addio; infatti possiamo scegliere se conservare l’urna presso la nostra abitazione, in modo che la memoria del nostro caro riviva ogni giorno, oppure disperdere le ceneri, dando a un posto un nuovo e profondo significato. 

Ed è in quest’ottica che stanno iniziando a nascere dei progetti molto interessanti per poter celebrare il nostro caro che non c’è più e preservarne la memoria per sempre. 

Abbiamo già parlato della sepoltura silvestre, che prevede l’essere tumulati in un bosco, ma abbiamo anche visto come queste sepolture in Italia non siano permesse. Un progetto molto curioso e interessante è quello proposto da Diventare Alberi, una start-up ambientale e socioculturale che ha come obiettivo quello di sviluppare piantagioni dove poter disperdere le ceneri dei propri cari e/o animali domestici. 

Non sappiamo come si evolverà il nostro settore, non possiamo sapere se questi metodi alternativi di sepoltura avranno successo o meno, ma in un mondo sempre più pluralista, con persone con sensibilità diverse, non dobbiamo stupirci se i luoghi del ricordo muteranno negli anni. E non dobbiamo nemmeno stupirci se i cimiteri verranno affiancati da questi luoghi, l’importante è rendere omaggio e preservare il ricordo del nostro caro nel modo migliore e nel rispetto delle sue volontà.  

Lo vogliamo ricordare un altra volta, noi delle Onoranze funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, siamo già attrezzati per aiutare le persone che si rivolgono a noi a realizzare qualunque desiderio (naturalmente rispettando tutte le disposizioni di legge) per la sepoltura del proprio caro, da quelle più tradizionali, a quelle più particolari, come ad esempio la dispersione delle ceneri in mare o montagna.

Il mondo muta, la consapevolezza delle persone muta e mutano anche le esigenze di onorare e ricordare i nostri cari dopo la loro dipartita. Noi, impresari funebri, abbiamo l’obbligo di trovare il modo per essere sempre al passo con i tempi e le esigenze future, offrendo il meglio per rendere meno pesante il triste momento della morte, e poter offrire la possibilità di esistere per sempre.

Il ricordo positivo per affrontare il lutto

La morte è un momento difficile per tutti noi, costituito da varie situazioni che generano diverse e forti emozioni. In quel momento tutto diventa frenetico, nonostante ci sembri che il mondo si stia fermando. Ma cosa rimane dopo del nostro caro defunto? Quale è il ricordo e l’eredità che ci lasciano le persone che non ci sono più? E noi, come possiamo onorare la memoria di queste persone?  

Già, la morte ci lascia sempre molti interrogativi, che perdurano, anche quando il nostro caro è ormai scomparso da tempo. Sappiamo che tra le fasi dell’elaborazione del lutto l’ultima è quella del ricordo e, in alcuni casi, è anche la più difficile da affrontare: infatti questa può avere una duplice valenza, quella positiva e quella negativa. 

Per alcuni rimanere legati a chi non c’è più è sinonimo di una mancanza di accettazione della nuova situazione, di un legame quasi morboso col defunto.  

Ma, non c’è solo l’aspetto negativo, anzi, in molti casi possiamo individuare anche degli aspetti positivi legati al ricordo. Molti credono che il ricordo generi sofferenza, ma quella sofferenza era già presente in noi, non è qualcosa che il ricordo può generare all’improvviso. Nessuno può dimenticare la perdita di una figura importante, come un genitore o un affetto stretto, e questo ricordo si ripropone soprattutto nelle feste e nelle ricorrenze. E lo stesso vale per tutti i giorni dell’anno, nessuno dimentica nulla.

Il modo migliore è cercare di vivere questa sofferenza nella maniera più dolce possibile e portare dentro, e fuori, di noi solo i ricordi positivi, in modo da vivere meglio queste situazioni, e permetterci di fare pace col nostro passato, riuscendo ad accettare e a dare un senso alla nostra perdita. I ricordi gioiosi, gli insegnamenti di vita, le esperienze condivise che ci hanno permesso di crescere, saranno la nostra arma in più per rendere il tutto meno doloroso, e al contempo onorare il nostro caro. 

In questa fase diventa importante che anche chi sta per andarsene lasci qualcosa per chi rimane. Infatti, in quei momenti, si pensa di non aver fatto abbastanza per i nostri cari che rimarranno. Per questo, lasciare un ricordo tangibile, come un video o una lettera con dei consigli su come affrontare diverse situazioni della vita, o un’eredità storica e morale, rappresenterà un piccolo ultimo regalo per chi si è amato in vita. Tutto questo, per quanto possa sembrare doloroso, aiuterà chi rimane e chi sta andando via, a donare e conservare un ricordo che possa sostenere nel tempo e nella vita. 

Elaborare il lutto è sempre un percorso difficile e pieno di ostacoli, oltre che molto triste. Questa visione positiva che noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis vi abbiamo descritto, questa consapevolezza di poter lasciare anche un’eredità morale e storica ai nostri cari, il sapere di non essere dimenticato dopo la morte, e l’essere consapevoli che la fase del ricordo può essere vissuta anche in toni positivi, e non solo tristi, sicuramente sarà uno strumento in più per poter affrontare più serenamente questi momenti.

Las dias de los muertos

Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle celebrazioni messicane più famose. Nata come festa per ricordare i defunti, la commemorazione si tiene ogni anno tra il 28 ottobre e il 2 novembre. 

È una festa sentita e importante, lunga cinque giorni, ricca di tradizioni e riti, che celebra la morte ma anche la vita tra colori, calaveras (i tipici teschi decorati con i fiori) e festosi cortei per le strade. 

Le origini di questa festa sono antichissime e risalgono alle civiltà precolombiane, quando i defunti venivano commemorati per due mesi interi. 

“nel 2008 l’UNESCO ha riconosciuto l’importanza di Día de los Muertos aggiungendo la festività alla sua lista di patrimonio culturale immateriale dell’umanità”

Ogni giornata è dedicata a diversi defunti: il 28 ottobre a chi è morto per incidente o cause violente, il 29 ai morti per annegamento, il 30 alle anime solitarie o dimenticate, il 31 ai mai nati o morti prima del battesimo, il 1° novembre ai bambini morti, l’1 e il 2 novembre al ritorno dei defunti sulla terra.

Per gli antichi mesoamericani la morte non aveva le connotazioni morali della religione cattolica, nella quale le idee di inferno e paradiso servono per punire o premiare. Al contrario, essi credevano che le rotte destinate alle anime dei morti fossero determinate dal tipo di trapasso e non causate dal loro comportamento in vita. 

Infatti, anticamente, i defunti potevano prendere la direzione del:

Tlalocan o paradiso di Tláloc, dio della pioggia. In questo luogo si dirigevano quelli che morivano in circostanze relazionate all’acqua e coloro che morivano per malattie come l’edema, la scabbia o le pustole, così come i bambini sacrificati al dio. 

Omeyocan, paradiso del sole, presieduto da Huitzilopochtli, il dio della guerra. In questo posto arrivavano solo i morti in combattimento, i prigionieri sacrificati e le donne che morivano durante il parto, considerate dello stesso rango dei guerrieri.

Mictlán, che era destinato alle morti naturali. Questo posto era abitato da Mictlantecuhtli e Mictacacíhuatl, signore e signora della morte. 

Chichihuacuauhco, cioè il luogo dove arrivavano i bambini morti, nel quale si trovava un albero dai cui rami gocciolava latte. I bambini sarebbero rimasti in questo luogo fino alla fine della razza umana, e successivamente rimandati sulla terra per ripopolarla.

Oggi le commemorazioni sono dense di riti e significati. Durante questi giorni si fa visita ai cimiteri e si adornano le tombe dei propri cari con candele, fiori, pane, vino e piatti speciali in onore degli antenati. 

Un elemento molto importante è l’altare che deve essere allestito facendo attenzione a rappresentare i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco e viene solitamente collocato in salotto o sala da pranzo per la condivisione con tutta la famiglia. Sull’altare vengono posti diversi elementi importanti, alcuni variano da città a città,  e si tende a creare più livelli, dove ogni livello rappresenta un elemento e un passo dal cammino tra la terra e il cielo. Requisito fondamentale perché i defunti possano raggiungere la Terra è esporre sull’altare una loro foto da vivi.

I simboli più conosciuti di questa festa sono i teschi colorati, i calaveras. Le calaveras si vedono in tutto il Messico e sono ricorrenti nei disegni e nelle incisioni delle rovine preispaniche degli  Aztechi e dei Maya fino ad oggi dove vengono rappresentati in graffiti, in vestiti, in gioielli e nei tattoo.

I calaveras ci ricordano di celebrare la nostra  vita e la nostra mortalità, di guardare al passato e al futuro, ma rimanendo nel presente, e sono un modo per riconoscere che la vita è sacra, e che la morte è solo un altro rito di passaggio, non meno  sacro della vita stessa.

“i calaveras sono anche caramelle a forma di teschio. Sono  originariamente fatti di zucchero, ma oggi se ne trovano anche a base di cioccolato o di qualsiasi altra cosa dolce. Questi dolci vengono posti anche come offerta sull’altare dei defunti”

Non è la prima volta che noi di Emidio de Florentiis vi facciamo scoprire curiosità riguardanti la commemorazione della morte nelle varie parti del mondo. Ogni cultura ha i suoi riti, le sue tradizioni e il suo folklore. Celebrare la morte per celebrare la vita, potremmo riassumere così la dias de los muertos.

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sulla tematica della morte, continua e seguire il nostro blog.

Antropologia della morte

I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati.
(Luigi Pirandello, 1951, Colloquii coi personaggi)

La morte è per antonomasia la metafora del confine, del limite raggiungibile solo nel momento in cui non siamo più e ci troviamo perciò impossibilitati a raccontarlo. 

Come ebbe modo di evidenziare Martin Heidegger nel secolo scorso, la morte è l’unica esperienza della vita che coinvolge ineluttabilmente tutti ma che tutti possono conoscere solo attraverso l’esperienza degli altri. Gli altri, infatti, potranno dire e raccontare di noi che non ci siamo più e rendere conto del modo in cui hanno percepito la nostra realtà e contestualmente di come hanno percepito se stessi attraverso noi. 

Sebbene siamo tutti consapevoli del significato che a livello personale assume la perdita di una persona cara, spesso ai più sfugge come le esequie siano un fatto sociale prima ancora che individuale. La morte, infatti, implica anche una rottura dello status sociale, una sorta di passaggio da una condizione all’altra. 

Con la morte, atto personale e sociale insieme, ci troviamo improvvisamente di fronte a quello che in antropologia è definito rito di passaggio, il quale decreta l’assegnazione della nostra ultima denominazione: il fu. Nel momento della morte l’individuo smette di esistere nella società, anche se il suo lascito può essere eterno e celebrato, come nel caso di uomini di cultura o sport.

L’antropologia ha cercato di definire i momenti legati all’origine e alla formazione delle credenze e degli atteggiamenti relativi alla morte. Secondo Edward Burnett Tylor, uno dei primi studiosi dei momenti culturali e comportamentali legati alla morte, la cultura relativa ad essa non sarebbe stata semplicemente acquisita ma, invece, appresa attraverso un lungo apprendistato. 

Lo sappiamo, tutte le culture, dalle più arcaiche e primitive, alle più moderne, celebrano questo passaggio, attraverso riti, usanze e sepolture che si sono evoluti nel tempo. 

Avvicinarsi e parlare della morte è una delle paure più forti degli esseri umani, tanto che, nelle civiltà industrializzate del XX secolo, si tende quasi a evitare il contatto con essa.

Infatti, sempre di più si cerca di non essere presenti nel momento della dipartita e, in certi casi, i nostri cari vengono affidati alle cure amorevoli, ma impersonali, di istituti per le cure palliative. Analogamente i medici, spesso con la connivenza dei familiari, cercano di nascondere al moribondo l’imminenza della morte, e ciò a volte dà luogo a complicate finzioni in cui tutti sanno come stanno realmente le cose, ma nessuno lo ammette. 

Storicamente e antropologicamente i funerali sono dei riti di passaggio da una condizione, appunto quella di vivo, ad un altra, quella di defunto. Questi riti esistono per diversi motivi, da quello più biologico, cioè allontanare il corpo che tende a deteriorarsi dalla comunità, a quelli di aggregazione: infatti, dopo le varie fasi di un funerale, smesso il lutto, i parenti del defunto escono dallo stato di isolamento in cui il decesso li aveva confinati e le normali relazioni sociali sono ripristinate. Tale è il fine dei banchetti e delle cerimonie commemorative che seguono i funerali, in alcune società, contribuendo a rinsaldare i legami tra i membri della comunità. 

Oggi, nella società contemporanea, si assiste a un rifiuto delle emozioni: bisogna quanto prima accantonare e dimenticare il lutto. La morte di una persona cara può far precipitare i familiari superstiti in una condizione di crisi; a questa crisi bisogna reagire attraverso modelli di comportamento che la cultura ha determinato, attraverso i quali si può trascendere la crisi individuale trasformandola in valore per la sopravvivenza. 

Ora, come si è già detto, non si può sfuggire dalla morte accantonandola: bisogna assumerla, darle significato, senso, bisogna elaborare delle tecniche di difesa perché la vita deve continuare.

Il ruolo più importante, dopo la morte di una persona, è quello dell’agenzia di pompe funebri alla quale si decide di rivolgersi. 

Questa, saprà soddisfare le diverse richieste, facendo molte volte da tramite tra il defunto e la famiglia, organizzando i trasporti, preparandolo per un eventuale ultimo saluto, sbrigando la parte burocratica. Lo sappiamo, il funerale migliore è quello veloce, senza intoppi, che sappia celebrare al meglio la persona e che, in qualche modo, come attraverso la scelta dei fiori, ricordi il suo essere. La discrezione, la capacità e la possibilità di esaudire le richieste della famiglia o dei cari del defunto, contribuisce a dare un nuovo significato alla morte, rendendola più socialmente accettata.

Salutare con un fiore

I fiori per funerali e condoglianze portano con sé un messaggio di cordoglio estremamente riguardoso e vogliono significare la vicinanza a chi sta soffrendo per la perdita. Per la sua stessa essenza e la sua carica espressiva, il fiore è un elemento ricco di significato, che indica un’immediata sensibilità, assolutamente necessaria in caso di lutto. 

Tuttavia, sono necessarie alcune accortezze sia nella scelta che nella modalità d’invio del mazzo di fiori: secondo la tradizione, infatti, i fiori non vanno consegnati di persona a chi soffre per la perdita di una persona cara, ma devono essere recapitati ai familiari prima del funerale.

Ma quali fiori scegliere?

Abbiamo già parlato di quali sono i fiori migliori da scegliere durante le varie stagioni dell’anno (qui gli articoli) e della loro incredibile importanza nel dare bellezza all’ultimo viaggio del nostro caro.

Poiché i fiori veicolano messaggi ben precisi, è importante sceglierli con cautela e criterio, affinché risultino appropriati e discreti. Nel linguaggio dei fiori, in Italia, a rappresentare prevalentemente il lutto è il crisantemo, ma bucaneve e ciclamino veicolano vicinanza, rassegnazione e danno un messaggio discreto. È inoltre molto importante aver presente chi andranno a ricordare e celebrare i fiori e la composizione che sceglieremo. Per questo motivo, si consiglia di tenere presente la personalità del defunto per la scelta, che potrà essere più splendente, nel caso di una persona molto vivace e sgargiante, o più discreta, qualora il defunto fosse al contrario piuttosto riservato. In questo caso, è possibile optare per colori dal significato universale, come il bianco, simbolo di pace, o il blu, simbolo di conforto, o qualunque altro fiore che rispecchi i gusti del deceduto.

Tra le composizioni più comuni  si trovano le classiche corone di rose rosse e i tradizionali cuscini e corone con crisantemi e garofani rigorosamente bianchi. Qualora il defunto fosse una persona molto giovane, è consigliabile optare per gigli e gladioli bianchi, mentre, nel caso di una persona prestigiosa con la quale, però, il rapporto non era di massima confidenza, consigliamo un’elegante composizione di piante.

I fiori rosa, generalmente, sono maggiormente indicati e utilizzati nel caso in cui la persona scomparsa sia una donna, mentre quelli gialli, raccolti in un cuscino, sono la scelta migliore per un uomo. In alcune circostanze, come ad esempio in questi anni segnati dal covid, può capitare che sia impossibile prendere parte al rito funebre di una persona conosciuta; in tal caso è consigliabile procedere con l’invio di un mazzo di fiori sui toni del viola, una scelta discreta e che sarà sicuramente gradita. (tgfuneral24.it)

Un funerale non è una festa, quindi è sempre meglio mantenere un’aria di riserbo, decoro e semplicità estrema, puntare all’essenziale senza fronzoli. È buona educazione evitare assolutamente di aggiungere ai mazzi o alle corone decorazioni che non siano puramente floreali. Mai regalare un mazzo di fiori avvolto in una carta vistosa, mai regalare corone di fiori con forme strane o particolari. Le forme delle composizioni possono mutare in base all’età del defunto, prediligendo fiori bianchi e composizioni poco articolate in caso di bambini o adolescenti, o composizioni più eleganti in base allo status del dipartito. In ogni caso, ripetiamo, la parola d’ordine deve essere sobrietà.

In quei momenti di concitazione e dolore è sempre difficile fare la scelta giusta. Affidarsi all’esperienza di un’agenzia funebre, come la Emidio e Alfredo De Florentiis, può rivelarsi la scelta migliore. L’esperienza e la conoscenza dei fiori, per ogni periodo dell’anno, permetteranno di non sfigurare e di dare un degno omaggio al caro scomparso.

Non solo sepolture

Noi siamo un’impresa funebre. Curiamo con minuziosità ogni particolare del funerale, dalla scelta del rito, al luogo di sepoltura, alla burocrazia.
Negli anni abbiamo vissuto tanti cambiamenti riguardanti il nostro lavoro; sono cambiati i mezzi di trasporto, è cambiata la scelta dei fiori, abbiamo una vasta gamma di bauli tra i quali scegliere affianco a quelli tradizionali, abbiamo vissuto l’aumento della richiesta delle cremazioni e ci siamo attrezzati per soddisfare qualunque ultimo desiderio.
I tempi corrono e anche il nostro mestiere muta e, noi, dobbiamo essere sempre pronti a soddisfare le richieste in un momento così delicato della vita di ognuno di noi.

Uno dei nostri compiti è quello di guardare avanti e informarci su tutte le nuove possibilità per ricordare, nella maniera più unica e personale, i nostri cari che non sono più con noi. Il futuro cambierà le nostre vite e, insieme a queste, anche il nostro rapporto con la morte. La sepoltura non sarà più l’unica alternativa. Abbiamo già affrontato il discorso della cremazione e della dispersione delle ceneri, ora vedremo qualche altra curiosa alternativa che il futuro potrebbe riservarci.

Tutte queste possibilità descritte in seguito, sono un esempio di ciò che potremmo avere in un futuro. Dobbiamo ricordare che sono possibilità esistenti in varie parti del mondo, ma che la legge italiana non permette.

Victor Tangermann su futurism ci fa conoscere 7 curiose alternative:

  • Dispersi nella stratosfera: per un appassionato di fisica o astronomia potrebbe essere una alternativa molto allietante. L’azienda statunitense mesoloft, grazie ai suoi palloni aerostatici offre già questo servizio. Le ceneri vengono portate a un altezza di circa 23000 metri e disperse nella stratosfera e successivamente “torneranno sulla terra e si adageranno sulla cima delle montagne, nelle dune del deserto, negli oceani, i fiumi e i laghi”. Il costo varia dai 6000$ del servizio base ai 12500$ del servizio più esclusivo (foto e video non inclusi).
  • Riposo buddista: Il Koukokuji Buddhist Temple, a Tokyo, offre la possibilità di conservare le ceneri dei defunti all’interno di una futuristica urna di vetro a forma di Buddha, illuminata da luci a led. I posti disponibili non sono tanti, circa 2000 e, al prezzo di 6.000 euro più 80 euro l’anno per le spese, permettono di avere un luogo di sepoltura tra i più suggestivi.
  • Farsi diamante: un autentico diamante creato dalle ceneri dei propri affetti defunti. Lifigem è un azienda statunitense che attraverso un processo di estrazione del carbonio dalle ceneri e macchinari in gradi di riprodurre la pressione terreste necessaria alla formazione delle gemme, vi permetterà di avere un ricordo durevole del vostro affetto. La scelta delle gemme è ampia e i prezzi variano dai 2000$ ai 24000$, in base alla caratura della gemma finale.
  • La sepoltura silvestre: Si tratta di tumulare la salma in boschi o di foreste destinate appositamente a questo scopo. Questi cimiteri silvestri si trovano spesso immersi in paesaggi molto belli, lontani dai centri abitati e privi della tetra sensazione che spesso provocano i soliti cimiteri. Non ci sono lapidi nel senso tradizionale anche se possono esserci delle targhette con il solo nome e le date di nascita e morte. Talvolta la presenza della fossa è indicata da un albero, talvolta invece le sepolture sono assolutamente non contrassegnate. Diventa quindi sempre più diffuso l’utilizzo di bare biodegradabili e di altri materiali ecologici. È consigliabile pianificare la sepoltura con largo anticipo; in tal modo sarà forse possibile scegliere addirittura il punto della propria sepoltura (ritolaico.com).
  • Diventare corallo: le ceneri vengono mischiate con una speciale miscela di cemento. Successivamente viene calata in mare, vicino a una barriera corallina, dove viene colonizzata dai microrganismi e creature varie, tra cui anche i coralli. Il progetto si chiama Eternal Reefs e, oltre a offrire una alternativa alla sepoltura tradizionale, vuole anche preservare l’ambiente marino per le generazioni future. I servizi offerti sono diversi e i costi variano da circa 4000$ per la struttura più piccola ai 7500$ per quella più grande.

Queste che abbiamo descritto sono alcune tra le più curiose e particolari alternative alle sepolture tradizionali. Come già detto, la legge italiana non consente queste possibilità. Inoltre, la nostra cultura, ci porta verso un culto dei morti meno futurista. Ma una cosa è certa: qualunque novità ci riservi il futuro, il nostro desiderio è dare l’ultimo saluto ai nostri cari nella maniera più personale e solenne possibile. Il nostro compito, come agenzia funebre, non muterà comunque. Saremo sempre a disposizione per organizzare al meglio l’ultimo saluto, con discrezione e serietà.

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Il 2 novembre, tra riti e tradizioni

“Una fornaia […] alzatasi assai di buon’ora, andava ad accendere il forno. Nel passare davanti a una chiesa, che vide illuminata, credette che vi uffiziassero, ed entrò. La chiesa era illuminata e piena di popolo. Inginocchiatasi, una sua comare, già morta, le si avvicina e dice: Comare, qui non stai bene; va’ via. Siamo tutti morti e questa è la messa che si dice per noi. Spenti i lumi, moriresti dalla paura a trovarti in mezzo a tanti morti. La comare ringraziò, e andò via via subito; ma per lo spavento perdette la voce.”

(Vocabolario dell’uso Abruzzese Finamore)

Come ogni anno, il 2 novembre, è il giorno dedicato a commemorare i nostri cari che non ci sono più. Questa commemorazione ha origini antiche ed è comune in quasi tutti i popoli o le religioni. Il rito della commemorazione dei defunti sopravvive alle epoche e ai culti: dall’antica Roma, alle civiltà celtiche, fino al Messico e alla Cina, è un proliferare di riti, dove il comune denominatore è consolare le anime dei defunti, perché siano propizie per i vivi.

La tradizione celtica fu quella che ebbe maggiore eco. La celebrazione più importante calendario celtico era la “notte di Samhain”, la notte di tutti i morti e di tutte le anime, che si festeggiava tra il 31 ottobre e il 1° novembre.

All’epoca dei primi cristiani, queste tradizioni erano ancora molto presenti: la Chiesa cattolica faticava a sradicare i culti pagani. Così, nel 835, Papa Gregorio II spostò la festa di “Tutti i Santi” dal 13 maggio al 1° novembre, pensando, in questo modo, di dare un nuovo significato ai culti pagani. Nel 998 Odilo, abate di Cluny, aggiungeva al calendario cristiano il 2 novembre, come data per commemorare i defunti. In memoria dei cari scomparsi, ci si mascherava da santi, da angeli e da diavoli; inoltre, si accendevano falò.

“Il 2 novembre, secondo il calendario liturgico romano è una festa solenne, e come tale ha precedenza sulla domenica. Se il 2 novembre cade di domenica, la commemorazione viene spostata al giorno successivo di lunedì 3 novembre”

La tradizione in Italia vuole che onoriamo la memoria dei nostri cari. Oltre alla messa in suffragio per tutti i defunti, è usanza recarsi al cimitero o nel luogo in cui riposa il nostro caro e, anche deponendo dei fiori autunnali, rendergli più confortevole il suo sepolcro. È un momento intimo e solenne nel quale stare vicino a un nostro affetto che purtroppo non c’è più.

Affianco alla commemorazione religiosa troviamo comunque, in tutte le zone d’Italia, altri riti che sono ancora legati alle tradizione pagane o alle credenze popolari. Passiamo dalle ricorrenze più intime, come accendere un lumino per ogni defunto in Abruzzo, preparare dei dolci e lasciare le ante della dispensa aperta, a riti più articolati come i sas animeddas in Sardegna, o la cerimonia di suffragio per i morti nel Tevere a Roma.

In qualunque caso, l’importante è rendere omaggio ai nostri cari in una giornata universalmente dedicata a loro. E non importa la tradizione, il rito o il simbolismo che usiamo. I nostri cari li omaggiamo ogni giorno, con il loro ricordo.

Oggi, lo sappiamo, c’è l’emergenza covid in corso, purtroppo gli ingressi nei luoghi di culto saranno limitati e i momenti di convivialità con i parenti comuni non ci potranno essere. Ma, oggi, con l’aiuto della tecnologia, possiamo metterci in contatto con le persone a noi care e, come fossimo tutti allo stesso tavolo a mangiare frutta secca e castagne, far rivivere ancora una volta il ricordo del nostro caro scomparso, raccontando aneddoti e ricordi e, per un momento, potremmo sentirlo ancora vicino a noi.

Elaborazione del lutto durante la pandemia

Un percorso doloroso che richiede aiuto e tempo

Dire addio a una persona cara non è mai facile, sapere ed avere la consapevolezza di non vederla e non sentirla più è devastante. Spesso non si supera, a volte servono anni.

Questo periodo, che speriamo sia alle spalle, non ha sicuramente aiutato a combattere questi stati d’animo negativi: la pandemia da Coronavirus ha annullato le vicinanze, gli abbracci, i baci, gli ultimi saluti.

Soli. Tanti italiani sono morti soli. Senza un bacio sulla bara, un fiore al cimitero, un’ultima carezza…

È stato il periodo più buio e triste anche per noi, già. Non è facile lavorare con una pandemia in corso:

“Parenti che da lontano piangono e pregano per i loro cari, e sempre più sono le richieste di evitare fiori ed aumentano le richieste di fare donazioni affinchè il momento di dolore si trasformi in un gesto di solidarietà e speranza. Speranza e aiuto verso i nuovi eroi: i medici, gli infermieri e tutto il personale ospedaliero che ogni giorno, senza sosta, aiutano le persone aggredite da un virus vigliacco, che a volte può rivelarsi letale. Purtroppo non sempre l’eroe vince e qualcuno si spegne tra le loro mani. No, non è facile in un momento così subentrare perché stai lavorando. Abbiamo scelto sì un lavoro spesso deriso, offeso… del quale faremmo a meno in certe circostanze, se il momento non richiedesse la nostra presenza ancora di più.”

Ecco, a tale proposito è molto interessante la riflessione di una laureanda in Scienze e tecniche psicologiche, cattolica, pubblicata su Cremona oggi:

“Di fronte alla morte basta liquidare l’argomento con la benedizione della salma e della tomba, sospendendo i funerali? […]  Non celebrare affatto i funerali, neanche in forma privata alla presenza dei parenti stretti, introduce a mio parere un elemento di disumanità e crudeltà intollerabile, lede i diritti umani. […] Quanto può essere devastante psicologicamente e che ripercussioni può avere l’impossibilità di vivere un rito per il caro estinto se lo si desidera fortemente? Questa decisione tiene conto del dolore e dello smarrimento di chi perde un caro?”.

Ed ecco il punto centrale: cosa è successo ad amici e parenti di queste persone scomparse durante il lockdown?

Quali sono le dinamiche che si scatenano? Un bell’articolo di Nicola Ferrari su Si può dire morte, le descrive così:

  • un intenso senso di colpa (avrei potuto cercare di vederlo, potevo pensare di fargli avere un cellulare per comunicare, dovevo mandargli un messaggio tramite un infermiere o un dottore…);
  • sensazione di sconforto dovuta al pensiero di avere mancato, di avere fallito umanamente nei confronti di chi è morto (non sono stato in grado di dirti che sono qui con te, di proteggerti, di consolarti);
  • pensieri frequentissimi, a volte snervanti e molto acuti, fortemente deprimenti e carichi di angoscia perché riferiti in maniera continua a ricostruire o immaginare come la persona deceduta avrà vissuto gli ultimi giorni (cosa avrà pensato? Come si sarà sentito restando da solo?);
  • ira e rabbia per il senso di ingiustizia che si prova dovuto proprio alla causa della morte (non è giusto che mio padre sia morto così, non si può morire di qualcosa che non si vede, di un virus che arriva da lontano, non è possibile morire perché la scienza non trova un vaccino…).

Elaborare un lutto, come dicevamo all’inizio, non è una cosa semplice; basti pensare che bisogna attraversare 5 fasi:

  1. Negazione,
  2. Rabbia,
  3. Contrattazione e patteggiamento,
  4. Depressione,
  5. Accettazione.

Alcuni studiosi hanno stimato che, per non aver portato a compimento le azioni rituali necessarie, i sopravvissuti potrebbero rimanere imprigionati nella prima fase, quella della negazione e non evolvere verso lo stato di accettazione.

Tutto all’improvviso. Per tanti è stato così: quanti anziani genitori sono entrati ospedale per operazioni di routine e poi… non si rivedono più.

Come fare a superare la prima fase, quella della negazione?

Oltremagazine.com mette in risalto alcuni metodi:

  • Condividere l’esperienza dolosa con i propri conoscenti, anche tramite i social network;
  • Individuare un tempo preciso durante la giornata, anche breve, da dedicare a chi abbiamo perso;
  • Allestire lo spazio da dedicare al ricordo. Non c’è bisogno di nulla di complesso, può essere sufficiente una candela o una luce particolare;
  • Narrare quello che si prova. Si può farlo ad alta voce o in forma scritta con lettere e messaggi da condividere o da custodire per sé;
  • Mantenere viva la memoria ricordando l’intera vita del nostro caro;
  • Creare rituali, anche semplici, per salutare e ringraziare il defunto. Si può farlo con l’accensione di una candela, l’omaggio di un fiore;
  • Progettare il futuro. Tutto ciò rappresenta da un lato una modalità per ‘continuare’ la vita e dall’altro la testimonianza concreta dell’amore per chi abbiamo perso prendendoci cura di tutte le conseguenze.

Per fortuna la situazione si è placata, la Fase 3 ha riaperto spiragli di luce. E’ possibile tornare nei cimiteri e portare un fiore ai propri defunti, è possibile celebrare funerali.

Certo, per chi ha perso un caro amico o un genitore nel corso della pandemia da Covid-19, la strada del recupero è lunga e difficile.

Ma noi ci siamo, anche per loro: in collaborazione con Enkyklios – Associazione di Promozione Sociale e Culturale, infatti offriamo gratuitamente ai nostri clienti uno spazio di ascolto protetto e qualificato, finalizzato al sostegno e all’elaborazione del lutto.

Siamo sempre vicini alle famiglie in un momento così difficile come la morte di una persona cara, lo abbiamo sempre fatto e lo facciamo ora più che mai.

La morte ai tempi del Coronavirus

Non è un momento facile per l’intera Italia, non è mai successo di vedere il nostro paese chiuso, limitato e bloccato.

Ma era una necessità, un dovere per dare ancora valore alla vita e far cessare questa emergenza che si chiama Coronavirus.

Un’ emergenza nazionale che vede coinvolte tutte le regioni e che mette davanti a un’allarmante situazione fatti di cifre che fanno paura; i dati della Protezione Civile (al momento della pubblicazione dell’articolo) parlano di 7.985 malati ha segnato un aumento di 1.598 rispetto a ieri; i guariti sono 724 in totale, 102 nelle ultime 24 ore. I decessi invece, arrivati a 463 in totale, sono 97 in più di ieri.

Di questi, riferisce Borrelli: “L’1% si trova nella fascia di età tra 50 e 59 anni, il 10% nella fascia tra 60 e 69 anni, 31% tra 70 e 79 anni, il 44% nella fascia 80-89 anni e il 14% è ultranovantenne”.

Morire di Coronavirus si può, purtroppo sì e a farne le spese, come notato, sono le persone anziane; quelle fasce di popolazione cioè in cui sono presenti patologie pregresse che, con la potenza di questo virus, danneggia irrimediabilmente il sistema immunitario.

Interessante è l’intervista fatta dal sito Si può dire Morte al medico Marco Lesca, che lavora da anni sul territorio piemontese.

Alla domanda come si affronta il lutto con i parenti, risponde:

“Negli anni ho compreso che ciò che mi spaventa nel vedere la morte è la certezza che prima o poi morirò anche io. Un buon medico deve fare i conti con la propria morte per stare accanto a chi perde qualcuno e a chi sta per morire, ma anche per non essere schiacciato dalla sensazione d’impotenza. Ho imparato che con i familiari e i pazienti bisogna comunicare come si fa con i bambini, senza dare la possibilità di fraintendimenti, e che è necessario, soprattutto in caso di rianimazione, dare frequenti resoconti del nostro operato, per permettere alle persone di comprendere cosa sta accadendo in tempo reale.”

Non facile per chi fa il nostro lavoro sentire parlare di cifre così, di vivere una situazione così pesante, di stare vicini a famiglie colpite da un tale dolore.

Molti infatti non possono nemmeno salutare per l’ultima volta i loro cari perché il Coronavirus ti lascia solo magari in isolamento, più probabile in ospedale nel reparto di Terapia Intensiva.

E’ questo il dolore più grande che ci portiamo dentro in queste ore drammatiche; ma è il nostro lavoro e noi non ci tiriamo indietro, siamo lì, anche di fronte alle difficoltà.

Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare.

Sicuramente un lavoro difficile, molte volte ci sentiamo ripetere che non tutti ne sarebbero capaci, ma lo amiamo.

Abbiamo scelto di stare accanto alle famiglie in un momento delicato e di grande fragilità emotiva. Ogni persona affronta il lutto in modo diverso: chi rimane distaccato, chi invece segue e cura ogni dettaglio, chi sceglie di raccontare e chi si chiude in un “assordante” silenzio.

Ma noi siamo lì, rispettando le reazioni di ognuno, perché come dice un nostro amico sacerdote: abbiamo scelto una “professione che è caratterizzata per il suo servizio alla sofferenza dell’uomo”.

Non è un momento facile ma ce la faremo, tutti insieme avendo sempre un pensiero per chi non c’è più magari semplicemente portando un fiore sulla tomba dei nostri cari…

 “I fiori sanno ridere, i fiori sanno sorridere, i fiori sanno anche assumere un’aria triste, giungendo persino alla disperazione – ma nessun fiore sa piangere. La natura è totalmente stoica; per questo ci offre il più sublime esempio di coraggio ed è la nostra maggiore consolatrice. (Malcolm de Chazal)

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