Il ricordo positivo per affrontare il lutto

La morte è un momento difficile per tutti noi, costituito da varie situazioni che generano diverse e forti emozioni. In quel momento tutto diventa frenetico, nonostante ci sembri che il mondo si stia fermando. Ma cosa rimane dopo del nostro caro defunto? Quale è il ricordo e l’eredità che ci lasciano le persone che non ci sono più? E noi, come possiamo onorare la memoria di queste persone?  

Già, la morte ci lascia sempre molti interrogativi, che perdurano, anche quando il nostro caro è ormai scomparso da tempo. Sappiamo che tra le fasi dell’elaborazione del lutto l’ultima è quella del ricordo e, in alcuni casi, è anche la più difficile da affrontare: infatti questa può avere una duplice valenza, quella positiva e quella negativa. 

Per alcuni rimanere legati a chi non c’è più è sinonimo di una mancanza di accettazione della nuova situazione, di un legame quasi morboso col defunto.  

Ma, non c’è solo l’aspetto negativo, anzi, in molti casi possiamo individuare anche degli aspetti positivi legati al ricordo. Molti credono che il ricordo generi sofferenza, ma quella sofferenza era già presente in noi, non è qualcosa che il ricordo può generare all’improvviso. Nessuno può dimenticare la perdita di una figura importante, come un genitore o un affetto stretto, e questo ricordo si ripropone soprattutto nelle feste e nelle ricorrenze. E lo stesso vale per tutti i giorni dell’anno, nessuno dimentica nulla.

Il modo migliore è cercare di vivere questa sofferenza nella maniera più dolce possibile e portare dentro, e fuori, di noi solo i ricordi positivi, in modo da vivere meglio queste situazioni, e permetterci di fare pace col nostro passato, riuscendo ad accettare e a dare un senso alla nostra perdita. I ricordi gioiosi, gli insegnamenti di vita, le esperienze condivise che ci hanno permesso di crescere, saranno la nostra arma in più per rendere il tutto meno doloroso, e al contempo onorare il nostro caro. 

In questa fase diventa importante che anche chi sta per andarsene lasci qualcosa per chi rimane. Infatti, in quei momenti, si pensa di non aver fatto abbastanza per i nostri cari che rimarranno. Per questo, lasciare un ricordo tangibile, come un video o una lettera con dei consigli su come affrontare diverse situazioni della vita, o un’eredità storica e morale, rappresenterà un piccolo ultimo regalo per chi si è amato in vita. Tutto questo, per quanto possa sembrare doloroso, aiuterà chi rimane e chi sta andando via, a donare e conservare un ricordo che possa sostenere nel tempo e nella vita. 

Elaborare il lutto è sempre un percorso difficile e pieno di ostacoli, oltre che molto triste. Questa visione positiva che noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis vi abbiamo descritto, questa consapevolezza di poter lasciare anche un’eredità morale e storica ai nostri cari, il sapere di non essere dimenticato dopo la morte, e l’essere consapevoli che la fase del ricordo può essere vissuta anche in toni positivi, e non solo tristi, sicuramente sarà uno strumento in più per poter affrontare più serenamente questi momenti.

La morte, un’analisi sociologica

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Un lettore attento potrebbe chiedersi, cosa c’entra la sociologia con la morte? 

Infatti si nasce e si muore da soli, e la sociologia è la disciplina che studia i gruppi sociali, per quanto piccoli possano essere, e le classi che ritroviamo in una società.
Il pensiero della morte inevitabile, che possiedono solamente gli esseri umani, ha però una conseguenza sociologicamente molto importante: la paura.

Non potrebbero essere degli istinti a consentirci di assolvere a questo compito – di contrastare cioè, o neutralizzare, quella «paura secondaria», la paura che non viene dall’arrivo della morte, ma trasuda dalla nostra consapevolezza che sicuramente prima o poi essa arriverà. La soluzione di tale compito dev’essere trovata e attuata, se mai possibile, dagli uomini stessi. Ed è questo ciò che bene o male accade, con maggiore o minor successo. Tutte le culture umane possono essere decodificate come ingegnosi congegni che rendono la vita vivibile, nonostante la consapevolezza della morte» ( Zigmunt Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma, ed. Digitale 2017, cap. Paura della morte). 

In queste righe, l’accademico polacco, ci descrive come la nostra società si impegni giornalmente a contrastare la paura della morte e come non ci sia ancora riuscita e mai ci riuscirà. Abbiamo tanti esempi di gestione della morte in giro per il mondo, più o meno allegri, ma il timore di lasciare questo mondo comunque pervade tutti. Senza entrare assolutamente nel merito, e ben consci delle grandi responsabilità che comporta questa analisi, per capire questa paura basti pensare a questi ultimi due anni flagellati dal covid. 

Infatti, comunicando quotidianamente il numero di morti, agitando queste statistiche corredate di opportune immagini e immancabili pareri di specialisti medici, agitando in sostanza la paura della morte, non è stato, per lo più, necessario l’utilizzo massiccio delle forze armate e della polizia.
Attraverso questa paura si sono temporaneamente annullati dei diritti individuali ritenuti inviolabili nella maggioranza dei paesi occidentali, con le uniche eccezioni dei casi definiti dalla legge e dietro un cosiddetto giusto processo, come le libertà di movimento, di decidere dove andare e chi frequentare. Si sono modificate anche modalità di interazione da sempre ritenute essenziali al buon funzionamento della società applicando il famoso o famigerato ”distanziamento sociale”. Si sono interrotti servizi fondamentali per la società come l’istruzione.

Ed è bastato mostrare la pericolosità del covid, poche immagini emblematiche, per far capire la pericolosità di questa malattia e convincerli ad accettare restrizioni e regole. 

C’è un altro aspetto di interesse sociologico nella morte: come la società decide di tramandare il ricordo di un proprio caro o di celebrare quello di una personalità importante.

I cimiteri sono storicamente i luoghi nei quali allontaniamo i morti dai vivi ma anche i luoghi funzionali del ricordo. La natura del cimitero, e delle sepolture in generale, è mutata nel corso degli anni, assumendo sempre più caratteristiche legate al ricordo e alla celebrazione dei nostri cari e allontanando la mera funzione sanitaria per la quale originariamente erano stati pensati: consideriamo ad esempio le urne cinerarie che ci permettono di tenere il nostro caro vicino a noi.

Anche il nostro lavoro è mutato nel tempo. Le onoranze funebri hanno acquisito sempre più una rilevanza sociale, svolgendo sia il compito di trasporto della salma, sia quello di tramite tra la società nel quale abitava il defunto e il suo ultimo viaggio.  

Ci sono ancora domande senza risposta e che hanno bisogno di essere indagate; è sempre difficile tramandare il ricordo di una persona in modo che non si dimentichi nel tempo, ma la società moderna si sta muovendo in questa direzione e, noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, siamo orgogliosi di poter essere attori partecipi di questa trasformazione. 

La bellezza dell’acqua: il crematorio di Hofheide

È passato un altro anno, un altro anno segnato dalla pandemia e da nuove restrizioni. È stato un anno nel quale vi abbiamo portato in viaggio con noi, facendovi scoprire sempre nuove curiosità sul nostro lavoro e facendovi visitare, attraverso le nostre parole, tradizioni, riti e culti di altre popolazioni e altre parti del mondo. Abbiamo visitato cimiteri monumentali stupendi, abbiamo raccontato come la morte possa anche essere gioiosa, abbiamo affrontato le dinamiche più nascoste e tristi legate al lutto. 

Questo è l’ultimo articolo di quest’anno, e abbiamo deciso, visto il periodo di festa, di farvi conoscere un posto, un posto nel quale il concetto di morte vuole assumere un altro significato.  Parliamo del crematorio di Hofheide in Belgio. Questo edificio, inaugurato nel 2013 e con una dimensione complessiva di circa 3800 mq, è nato per soddisfare il bisogno crescente della popolazione fiamminga di un luogo in cui poter svolgere il rito del commiato e al contempo la cremazione della salma. Le richieste di cremazione infatti sono notevolmente aumentate nell’ultimo decennio e risultano ad oggi in aumento costante.

Questo aumento, come abbiamo già visto,è anche dovuto all’eccesso di mortalità causato dal covid e si ritrova in quasi tutti i Paesi del mondo. Per questo e, soprattutto, per dare un posto carico di significato nel quale dare l’ultimo saluto a un nostro caro, gli studi di architettura Coussée & Goris Architecten e RCR Arquitectes, hanno pensato a questo edificio particolare, seguendo la linea dell’approccio integrato tra architettura e natura e dando vita ad uno spazio che si fonde completamente con il paesaggio circostante. Sembra infatti che l’edificio sia incastonato tra l’acqua della palude che lo circonda e il cielo che lo sovrasta. Grande attenzione è rivolta all’impatto ambientale: l’Hofheide è riscaldato tramite il recupero del calore dei gas dei forni crematori cercando di impattare il meno possibile sull’ambiente e le acque grigie vengono trattate e convogliate nella palude antistante. Ogni elemento di questo spazio architettonico complesso è stato pensato per mantenere una continuità con l’aspetto simbolico della morte.

L’acqua è vista come il simbolo di rigenerazione e la struttura riflette un gioco infinito di riflessi e colori. I materiali e le finiture della costruzione sono contemporanee e vogliono, da un punto di vista visivo, dare forte continuità con il paesaggio circostante. La facciata è un involucro in cemento colorato che ricorda la pietra locale e l’intero edificio si confonde con il panorama degli alberi che fanno da sfondo sulla collina. Questo è un luogo in cui celebrare la funzione funebre ed accompagnare nel passaggio il defunto in un processo rituale completo che va dalla veglia alla cremazione come elemento di congiunzione del cerchio della vita che si chiude.

Il crematorio Hofheide offre una gamma di servizi per ogni tipo di cerimonia. E’ possibile richiedere la diretta streaming di tutte le celebrazioni per consentire a chiunque di partecipare anche a distanza. Le cerimonie disponibili sono di diverso tipo: il crematorio offre la possibilità di richiedere celebrazioni civili, liberali, cattoliche romane e di altre filosofie di vita. I parenti e gli amici dei defunti possono inoltre decidere come salutare i propri cari seguendo le loro ultime volontà: c’è la possibilità di lasciare una targhetta con il loro nome sull’albero della vita o sulle colonne della rimembranza; si possono spargere le ceneri sul prato di diffusione attrezzato; si possono lasciare le urne all’interno del colombario in nicchie che ospitano anche fiori o seppellirle nel campo delle urne. Infine c’è un campo stellato con il memoriale per i bambini fino ai 12 anni.

Questo è un progetto molto interessante e apre a una nuova concezione della morte, non più solo momento di riflessione interiore e del lutto ma momento di passaggio, di condivisione e di continuità con la vita terrena. E’ una visione molto romantica e adulta del lutto, ma anche un modo per elaborarlo più velocemente e rendere onore alle volontà del nostro caro che non c’è più. Questo luogo è unico al mondo, ma non è detto che in futuro l’idea non venga ripresa anche in altri paesi, compreso il nostro. 

Foto: TIM VAN DE VELDE

Le concessioni cimiteriali

In questi anni abbiamo analizzato la morte nelle sue sfaccettature più differenti, abbiamo analizzato le dinamiche del lutto e vi abbiamo fatto conoscere sempre di più, anche attraverso delle piccole curiosità, la nostra professione. 

Quando una persona a noi cara viene a mancare il primo sentimento è il lutto, dopo pensiamo al funerale e alla sepoltura. Ma cosa accade dopo le esequie? La burocrazia del mondo dei vivi ci da diverse opzioni, vediamole.

Il defunto può essere tumulato all’interno di uno spazio libero del cimitero o, nel caso se ne sia in possesso, nella cappella della famiglia, o ancora si può optare per la cremazione. In quest’ultimo caso l’urna con le ceneri può essere riposta all’interno di uno spazio cimiteriale o può essere restituita alla famiglia che deciderà, sempre nel rispetto delle norme vigenti, cosa farne anche in base alle volontà del defunto. 

Nel caso la volontà del defunto sia quella di essere inumato o custodito in un loculo nel cimitero, si va incontro alla concessione cimiteriale, che viene regolamentata dalle norme della polizia mortuaria.

Quando si parla di polizia mortuaria, come abbiamo accennato, interviene inevitabilmente la domanda sui limiti e le prerogative dell’uso privato di spazi interni al cimitero, ovvero:

per quanto tempo è possibile “affittare” uno spazio nel terreno o un loculo cimiteriale per il defunto? Dopo quanti anni la salma verrà riesumata e lo spazio affittato tornerà a disposizione del cimitero per altri defunti? Per quanto tempo si può rinnovare la concessione?

Il regime che disciplina questo diritto è quello delle concessioni cimiteriali, ovverosia, del prestito di un diritto proprio dell’ente pubblico (la proprietà dei cimiteri è parte del demanio necessario 832 codice civile), ad un altro soggetto, privato, sia esso persona fisica od ente, affinché questi vi destini il proprio sepolcro per sé o per i suoi parenti.

Il cimitero riveste una funzione pubblica. La concessione in particolare è un diritto del privato in deroga al diritto del pubblico. Esso basa la sua regolamentazione fin già nell’articolo 100 del R. d. n. 448/1892, il quale, istituendo le concessioni cimiteriali, ne creava il doppio macro genus, definendo il limite temporale delle medesime, che potevano essere a tempo determinato ovvero perpetue.

Le norme recenti in materia di concessione cimiteriale sono contenute all’interno del D.P.R. 285/1990, cioè il già ampiamente citato regolamento di polizia mortuaria.

Le modalità per il rilascio di una concessione cimiteriale sono stabilite dal regolamento comunale cimiteriale. Di norma, il richiedente, che potrebbe essere anche il futuro utilizzatore, presenta un’istanza all’ufficio competente, alla quale fare seguito il pagamento della relativa tariffa. Tale pagamento può essere dimostrato anche al momento della presentazione dell’istanza allegando alla stessa la relativa ricevuta. Con il rilascio della concessione, il titolare della stessa ha il diritto di usare la sepoltura per un periodo di tempo determinato alle condizioni stabilite dal regolamento comunale, ma rimane integro per il comune il diritto di proprietà dello spazio cimiteriale.

La durata delle concessioni è a tempo determinato. A richiesta degli interessati è consentita la proroga delle concessioni di loculi e cellette. La proroga della concessione si effettua per una sola volta e per un uguale periodo di tempo, entro i sei mesi dalla scadenza, dietro il pagamento del canone di concessione di cui in tariffa, decisa da ogni comune.

Nel caso non venga rinnovata la concessione, l’esumazione o l’estumulazione vengono effettuate d’ufficio qualora la famiglia, in tempo utile rispetto alla data delle operazioni, non prenda contatti con gli uffici e disponga altrimenti. In questo caso le spoglie vengono conservate in perpetuo nei depositi cimiteriali (non accessibili alle visite), restando a disposizione dei familiari che volessero in seguito scegliere una nuova destinazione per il defunto.

È una disciplina molto complicata: Le regole sono tante ma sono ben gestite dai comuni. Il nostro lavoro come agenzia funebre, lo abbiamo sempre ricordato, consiste anche nell’aiutarti nella parte più burocratica della sepoltura, in modo che il vostro caro possa riposare in pace e voi possiate essere liberati dal peso delle norme che, in quei momenti, può risultare insopportabile. 

Il post pandemia. Quali novità per il futuro dei funerali?

Ormai sono due anni che il mondo è martoriato dalla piaga del covid. Ora, grazie ai vaccini e a una consapevolezza acquisita da quasi tutti, possiamo finalmente pensare a un futuro senza pandemia e senza le limitazioni che ne conseguono. 

In questi due anni abbiamo conosciuto diversi metodi per celebrare i funerali, resi necessari dai divieti di assembramento, soprattutto nel primo lockdown. 

Ma quale sarà il futuro dei funerali?
Torneranno a essere i classici riti pre-covid o ci saranno novità?

Di sicuro in questo periodo abbiamo conosciuto diversi modi di celebrare i funerali e, nonostante tutto il dolore e la sofferenza che abbiamo e stiamo vivendo, una pandemia globale ci offre anche una possibilità: guardare agli altri Paesi, per vedere quali strategie hanno adottato per garantire un addio decorso ai nostri cari defunti, trovando spunti e idee per rivedere il modo in cui si celebrano i funerali, per offrire nuovi servizi e per sfruttare meglio e di più il mondo online.

Essere online

Nel periodo pandemico abbiamo scoperto come il mondo del web possa rivelarsi un valido alleato per poter rendere onore ai nostri cari anche se non possiamo essere fisicamente al funerale, oltre ad essere un metodo ormai consolidato per pubblicare le epigrafi. Ma, sulla scia degli acquisti online, in sempre più persone si aspettano una maggiore informazione sui prezzi e sui servizi delle agenzie funebri, consultabili magari sui siti web delle stesse. Vero, il mondo virtuale non si sostituirà a quello reale, ma comunque diventerà un valido aiuto per le persone che per lontananza, anzianità, condizioni fisiche o di salute, non possono recarsi alla funzione funebre personalmente. 

Il funerale all’aperto

Una altra tendenza che abbiamo visto durante la pandemia è stata quella del funerale all’aperto. Infatti i virus respiratori, come il covid, trovano terreno fertile per diffondersi negli spazi chiusi, e un rito celebrato all’aria aperta riduce il rischio di contagio e permette una più ampia partecipazione di persone alla funzione. Vero, in questo caso una grande incognita è data dal tempo e dalle stagioni, anche se celebrare un rito all’aperto, magari in un posto suggestivo e importante per il nostro caro, sicuramente sarà di grande valore simbolico.

Una curiosità, il funerale drive-in

Un servizio che in Giappone esiste dal 2017, e che in periodo di pandemia è risultato molto utile, è il funerale drive-in. Le persone arrivano in auto, si avvicinano a una finestrella, scrivono nome e indirizzo su un tablet, lasciano un’offerta e dicono una preghiera verso l’altare bruciando incenso (come previsto dal rito funebre buddista). Tutto questo senza scendere dall’auto e senza entrare in contatto con nessuno. Uno schermo installato nella sala del funerale rimanda le immagini di chi si presenta in auto, così i presenti sanno chi ha partecipato.

Il funerale virtuale

Anche se è sicuramente un metodo che risulta impersonale, in certi casi un funerale in streaming permette di far partecipare più persone all’ultimo saluto di un caro. La presenza, naturalmente, è sicuramente il modo migliore di omaggiare chi ci ha lasciato ma, in caso di difficoltà dettate dalla lontananza, o da condizioni di forza maggiore, è una soluzione valida, e, purtroppo, lo abbiamo sperimentato durante quest’ultimo periodo. 

Questi sono solo alcuni esempi delle nuove opportunità che il nostro lavoro potrebbe offrire in futuro. Naturalmente in nessun modo andranno a sostituire la ritualità di quel momento: il funerale non diventerà mai un qualcosa di impersonale. Ma, se dovesse esserci bisogno, noi delle Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis, siamo pronti a offrire qualunque opportunità per poter salutare un’ultima volta il vostro caro.

Tra paganesimo e cristianesimo: Ognissanti e il Giorno dei morti

Come ogni anno, quando arriva novembre, non possiamo dimenticarci delle due ricorrenze con le quali si apre il mese, cioè la festa di Ognissanti e il Giorno dei morti. Anche se cadono in giorni successivi queste sono due feste separate, sono festeggiate per diversi motivi e hanno al loro interno diversi riti.

La Festa di Ognissanti o di Tutti i Santi cade il 1° novembre di ogni anno. Le origini di questa ricorrenza sono lontanissime e si possono rintracciare al tempo dell’antica cultura delle popolazioni celtiche. I processi storici e culturali che hanno portato questo giorno ad avere un’importanza assoluta nel mondo cattolico, sono molti. In alcuni testi, però, appaiono controversi e discordanti.

Tutto sembrerebbe risalire alla cultura celtica la cui tradizione divideva l’anno solare in due periodi. Quello in cui c’era la nascita e il rigoglio della natura e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza.

“Se il vostro nome non ha un santo corrispondente nel calendario, oggi è la giornata migliore per festeggiare, ci sono tutti.”

Nel VII secolo, con l’avvento al soglio pontificio di Papa Bonifacio IV si tentò di andare oltre, ovvero di cambiare la festa pagana in festa cristiana dandone così un significato puramente religioso. Per togliere ogni residuo di paganesimo, l’idea originale fu quella di abolire la festa pagana. Questa decisione, però, avrebbe scatenato le ire del popolo ancora molto ancorato alle antiche tradizioni. Si optò quindi per la compensazione e il giorno di festa religioso venne chiamato Tutti i Santi, giorno in cui poter onorare i santi e che cadeva il 13 di maggio.

La conseguenza di questa decisione fu quella di avere due feste affiancate, una pagana e una cristiana. Circa due secoli più tardi, e più precisamente nell’835, Papa Gregorio IV fece coincidere la data della festa cristiana con quella pagana per diminuire ancor di più il peso dell’antico culto precristiano. Il giorno della festa di Tutti i Santi da quel momento sarebbe stata quindi il 1° novembre di ogni anno. 

Ma anche questo non bastò a sradicare del tutto il culto pagano. La Chiesa, così, introdusse nel X secolo una nuova festa, quella dedicata ai morti, che cadeva il 2 novembre. Questo diventa così il giorno dedicato a commemorare i nostri cari che non ci sono più. Secondo il calendario liturgico romano è considerata alla stregua di una solennità e ha precedenza sulla domenica; prima della riforma liturgica, invece, quando il 2 novembre cadeva di domenica la commemorazione dei defunti veniva spostata al giorno successivo, lunedì 3 novembre.

La ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e preghiera in suffragio dei defunti della durata di nove giorni: la cosiddetta novena dei morti, che incomincia il giorno 24 ottobre. Alla commemorazione dei defunti è connessa la possibilità di acquistare un’indulgenza, parziale o plenaria, secondo le indicazioni della Chiesa cattolica. In Italia, benché molti lo considerino come un giorno festivo, la commemorazione dei defunti non è mai stata ufficialmente istituita come festività civile.

In tutti i paesi di tradizione cattolica ci sono feste nel giorno dei santi e in quello dei morti e anche in quelli che precedono, come, ad esempio, las dias de los muertos in Messico o quella di San Simone in Guatemala (ma anche in  Nicaragua e molti altri paesi dell’America Centrale) che hanno preso questo nome con la conquista cristiana, ma erano comunque già presenti nei riti delle popolazioni precolombiane. 

Non possiamo negarlo, col cristianesimo molte tradizioni precristiane sono mutate e sono state sostituite da riti più vicini alla chiesa. Fortunatamente, questi riti, non sono stati dimenticati del tutto e hanno continuato a esistere parallelamente ai nuovi riti cristiani. Grazie a questo oggi abbiamo un insieme di riti e tradizioni che si intrecciano tra di loro, rendendo questi due giorni densi di significato e storia.

Per altre curiosità sul nostro lavoro e sul nostro mondo, continua a seguire il blog delle  Onoranze Funebri Emidio e Alfredo De Florentiis.

Antropologia della morte

I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati.
(Luigi Pirandello, 1951, Colloquii coi personaggi)

La morte è per antonomasia la metafora del confine, del limite raggiungibile solo nel momento in cui non siamo più e ci troviamo perciò impossibilitati a raccontarlo. 

Come ebbe modo di evidenziare Martin Heidegger nel secolo scorso, la morte è l’unica esperienza della vita che coinvolge ineluttabilmente tutti ma che tutti possono conoscere solo attraverso l’esperienza degli altri. Gli altri, infatti, potranno dire e raccontare di noi che non ci siamo più e rendere conto del modo in cui hanno percepito la nostra realtà e contestualmente di come hanno percepito se stessi attraverso noi. 

Sebbene siamo tutti consapevoli del significato che a livello personale assume la perdita di una persona cara, spesso ai più sfugge come le esequie siano un fatto sociale prima ancora che individuale. La morte, infatti, implica anche una rottura dello status sociale, una sorta di passaggio da una condizione all’altra. 

Con la morte, atto personale e sociale insieme, ci troviamo improvvisamente di fronte a quello che in antropologia è definito rito di passaggio, il quale decreta l’assegnazione della nostra ultima denominazione: il fu. Nel momento della morte l’individuo smette di esistere nella società, anche se il suo lascito può essere eterno e celebrato, come nel caso di uomini di cultura o sport.

L’antropologia ha cercato di definire i momenti legati all’origine e alla formazione delle credenze e degli atteggiamenti relativi alla morte. Secondo Edward Burnett Tylor, uno dei primi studiosi dei momenti culturali e comportamentali legati alla morte, la cultura relativa ad essa non sarebbe stata semplicemente acquisita ma, invece, appresa attraverso un lungo apprendistato. 

Lo sappiamo, tutte le culture, dalle più arcaiche e primitive, alle più moderne, celebrano questo passaggio, attraverso riti, usanze e sepolture che si sono evoluti nel tempo. 

Avvicinarsi e parlare della morte è una delle paure più forti degli esseri umani, tanto che, nelle civiltà industrializzate del XX secolo, si tende quasi a evitare il contatto con essa.

Infatti, sempre di più si cerca di non essere presenti nel momento della dipartita e, in certi casi, i nostri cari vengono affidati alle cure amorevoli, ma impersonali, di istituti per le cure palliative. Analogamente i medici, spesso con la connivenza dei familiari, cercano di nascondere al moribondo l’imminenza della morte, e ciò a volte dà luogo a complicate finzioni in cui tutti sanno come stanno realmente le cose, ma nessuno lo ammette. 

Storicamente e antropologicamente i funerali sono dei riti di passaggio da una condizione, appunto quella di vivo, ad un altra, quella di defunto. Questi riti esistono per diversi motivi, da quello più biologico, cioè allontanare il corpo che tende a deteriorarsi dalla comunità, a quelli di aggregazione: infatti, dopo le varie fasi di un funerale, smesso il lutto, i parenti del defunto escono dallo stato di isolamento in cui il decesso li aveva confinati e le normali relazioni sociali sono ripristinate. Tale è il fine dei banchetti e delle cerimonie commemorative che seguono i funerali, in alcune società, contribuendo a rinsaldare i legami tra i membri della comunità. 

Oggi, nella società contemporanea, si assiste a un rifiuto delle emozioni: bisogna quanto prima accantonare e dimenticare il lutto. La morte di una persona cara può far precipitare i familiari superstiti in una condizione di crisi; a questa crisi bisogna reagire attraverso modelli di comportamento che la cultura ha determinato, attraverso i quali si può trascendere la crisi individuale trasformandola in valore per la sopravvivenza. 

Ora, come si è già detto, non si può sfuggire dalla morte accantonandola: bisogna assumerla, darle significato, senso, bisogna elaborare delle tecniche di difesa perché la vita deve continuare.

Il ruolo più importante, dopo la morte di una persona, è quello dell’agenzia di pompe funebri alla quale si decide di rivolgersi. 

Questa, saprà soddisfare le diverse richieste, facendo molte volte da tramite tra il defunto e la famiglia, organizzando i trasporti, preparandolo per un eventuale ultimo saluto, sbrigando la parte burocratica. Lo sappiamo, il funerale migliore è quello veloce, senza intoppi, che sappia celebrare al meglio la persona e che, in qualche modo, come attraverso la scelta dei fiori, ricordi il suo essere. La discrezione, la capacità e la possibilità di esaudire le richieste della famiglia o dei cari del defunto, contribuisce a dare un nuovo significato alla morte, rendendola più socialmente accettata.

Salutare con un fiore

I fiori per funerali e condoglianze portano con sé un messaggio di cordoglio estremamente riguardoso e vogliono significare la vicinanza a chi sta soffrendo per la perdita. Per la sua stessa essenza e la sua carica espressiva, il fiore è un elemento ricco di significato, che indica un’immediata sensibilità, assolutamente necessaria in caso di lutto. 

Tuttavia, sono necessarie alcune accortezze sia nella scelta che nella modalità d’invio del mazzo di fiori: secondo la tradizione, infatti, i fiori non vanno consegnati di persona a chi soffre per la perdita di una persona cara, ma devono essere recapitati ai familiari prima del funerale.

Ma quali fiori scegliere?

Abbiamo già parlato di quali sono i fiori migliori da scegliere durante le varie stagioni dell’anno (qui gli articoli) e della loro incredibile importanza nel dare bellezza all’ultimo viaggio del nostro caro.

Poiché i fiori veicolano messaggi ben precisi, è importante sceglierli con cautela e criterio, affinché risultino appropriati e discreti. Nel linguaggio dei fiori, in Italia, a rappresentare prevalentemente il lutto è il crisantemo, ma bucaneve e ciclamino veicolano vicinanza, rassegnazione e danno un messaggio discreto. È inoltre molto importante aver presente chi andranno a ricordare e celebrare i fiori e la composizione che sceglieremo. Per questo motivo, si consiglia di tenere presente la personalità del defunto per la scelta, che potrà essere più splendente, nel caso di una persona molto vivace e sgargiante, o più discreta, qualora il defunto fosse al contrario piuttosto riservato. In questo caso, è possibile optare per colori dal significato universale, come il bianco, simbolo di pace, o il blu, simbolo di conforto, o qualunque altro fiore che rispecchi i gusti del deceduto.

Tra le composizioni più comuni  si trovano le classiche corone di rose rosse e i tradizionali cuscini e corone con crisantemi e garofani rigorosamente bianchi. Qualora il defunto fosse una persona molto giovane, è consigliabile optare per gigli e gladioli bianchi, mentre, nel caso di una persona prestigiosa con la quale, però, il rapporto non era di massima confidenza, consigliamo un’elegante composizione di piante.

I fiori rosa, generalmente, sono maggiormente indicati e utilizzati nel caso in cui la persona scomparsa sia una donna, mentre quelli gialli, raccolti in un cuscino, sono la scelta migliore per un uomo. In alcune circostanze, come ad esempio in questi anni segnati dal covid, può capitare che sia impossibile prendere parte al rito funebre di una persona conosciuta; in tal caso è consigliabile procedere con l’invio di un mazzo di fiori sui toni del viola, una scelta discreta e che sarà sicuramente gradita. (tgfuneral24.it)

Un funerale non è una festa, quindi è sempre meglio mantenere un’aria di riserbo, decoro e semplicità estrema, puntare all’essenziale senza fronzoli. È buona educazione evitare assolutamente di aggiungere ai mazzi o alle corone decorazioni che non siano puramente floreali. Mai regalare un mazzo di fiori avvolto in una carta vistosa, mai regalare corone di fiori con forme strane o particolari. Le forme delle composizioni possono mutare in base all’età del defunto, prediligendo fiori bianchi e composizioni poco articolate in caso di bambini o adolescenti, o composizioni più eleganti in base allo status del dipartito. In ogni caso, ripetiamo, la parola d’ordine deve essere sobrietà.

In quei momenti di concitazione e dolore è sempre difficile fare la scelta giusta. Affidarsi all’esperienza di un’agenzia funebre, come la Emidio e Alfredo De Florentiis, può rivelarsi la scelta migliore. L’esperienza e la conoscenza dei fiori, per ogni periodo dell’anno, permetteranno di non sfigurare e di dare un degno omaggio al caro scomparso.

Non solo sepolture

Noi siamo un’impresa funebre. Curiamo con minuziosità ogni particolare del funerale, dalla scelta del rito, al luogo di sepoltura, alla burocrazia.
Negli anni abbiamo vissuto tanti cambiamenti riguardanti il nostro lavoro; sono cambiati i mezzi di trasporto, è cambiata la scelta dei fiori, abbiamo una vasta gamma di bauli tra i quali scegliere affianco a quelli tradizionali, abbiamo vissuto l’aumento della richiesta delle cremazioni e ci siamo attrezzati per soddisfare qualunque ultimo desiderio.
I tempi corrono e anche il nostro mestiere muta e, noi, dobbiamo essere sempre pronti a soddisfare le richieste in un momento così delicato della vita di ognuno di noi.

Uno dei nostri compiti è quello di guardare avanti e informarci su tutte le nuove possibilità per ricordare, nella maniera più unica e personale, i nostri cari che non sono più con noi. Il futuro cambierà le nostre vite e, insieme a queste, anche il nostro rapporto con la morte. La sepoltura non sarà più l’unica alternativa. Abbiamo già affrontato il discorso della cremazione e della dispersione delle ceneri, ora vedremo qualche altra curiosa alternativa che il futuro potrebbe riservarci.

Tutte queste possibilità descritte in seguito, sono un esempio di ciò che potremmo avere in un futuro. Dobbiamo ricordare che sono possibilità esistenti in varie parti del mondo, ma che la legge italiana non permette.

Victor Tangermann su futurism ci fa conoscere 7 curiose alternative:

  • Dispersi nella stratosfera: per un appassionato di fisica o astronomia potrebbe essere una alternativa molto allietante. L’azienda statunitense mesoloft, grazie ai suoi palloni aerostatici offre già questo servizio. Le ceneri vengono portate a un altezza di circa 23000 metri e disperse nella stratosfera e successivamente “torneranno sulla terra e si adageranno sulla cima delle montagne, nelle dune del deserto, negli oceani, i fiumi e i laghi”. Il costo varia dai 6000$ del servizio base ai 12500$ del servizio più esclusivo (foto e video non inclusi).
  • Riposo buddista: Il Koukokuji Buddhist Temple, a Tokyo, offre la possibilità di conservare le ceneri dei defunti all’interno di una futuristica urna di vetro a forma di Buddha, illuminata da luci a led. I posti disponibili non sono tanti, circa 2000 e, al prezzo di 6.000 euro più 80 euro l’anno per le spese, permettono di avere un luogo di sepoltura tra i più suggestivi.
  • Farsi diamante: un autentico diamante creato dalle ceneri dei propri affetti defunti. Lifigem è un azienda statunitense che attraverso un processo di estrazione del carbonio dalle ceneri e macchinari in gradi di riprodurre la pressione terreste necessaria alla formazione delle gemme, vi permetterà di avere un ricordo durevole del vostro affetto. La scelta delle gemme è ampia e i prezzi variano dai 2000$ ai 24000$, in base alla caratura della gemma finale.
  • La sepoltura silvestre: Si tratta di tumulare la salma in boschi o di foreste destinate appositamente a questo scopo. Questi cimiteri silvestri si trovano spesso immersi in paesaggi molto belli, lontani dai centri abitati e privi della tetra sensazione che spesso provocano i soliti cimiteri. Non ci sono lapidi nel senso tradizionale anche se possono esserci delle targhette con il solo nome e le date di nascita e morte. Talvolta la presenza della fossa è indicata da un albero, talvolta invece le sepolture sono assolutamente non contrassegnate. Diventa quindi sempre più diffuso l’utilizzo di bare biodegradabili e di altri materiali ecologici. È consigliabile pianificare la sepoltura con largo anticipo; in tal modo sarà forse possibile scegliere addirittura il punto della propria sepoltura (ritolaico.com).
  • Diventare corallo: le ceneri vengono mischiate con una speciale miscela di cemento. Successivamente viene calata in mare, vicino a una barriera corallina, dove viene colonizzata dai microrganismi e creature varie, tra cui anche i coralli. Il progetto si chiama Eternal Reefs e, oltre a offrire una alternativa alla sepoltura tradizionale, vuole anche preservare l’ambiente marino per le generazioni future. I servizi offerti sono diversi e i costi variano da circa 4000$ per la struttura più piccola ai 7500$ per quella più grande.

Queste che abbiamo descritto sono alcune tra le più curiose e particolari alternative alle sepolture tradizionali. Come già detto, la legge italiana non consente queste possibilità. Inoltre, la nostra cultura, ci porta verso un culto dei morti meno futurista. Ma una cosa è certa: qualunque novità ci riservi il futuro, il nostro desiderio è dare l’ultimo saluto ai nostri cari nella maniera più personale e solenne possibile. Il nostro compito, come agenzia funebre, non muterà comunque. Saremo sempre a disposizione per organizzare al meglio l’ultimo saluto, con discrezione e serietà.

Per altre curiosità sul nostro lavoro, continuate a seguire il nostro blog!

Il funerale da Codiv-19: alcune regole da rispettare

Dire addio alla persona cara con una preghiera, senza poterle dare l’ultimo saluto, senza poter partecipare al rito funebre.

Tutto questo è il nostro lavoro in piena pandemia da Codiv-19:

“Le imprese di onoranze funebri – in tutto questo – che compito hanno? Quello di 

consigliare ai parenti dei defunti di non far partecipare alle esequie troppa gente, e tutti rispettano le regole. Il rischio di contagio si evita abolendo di fatto i minuti di raccoglimento, le condoglianze, la possibilità di rimanere uniti nel ricordo e nel dolore. I cortei funebri non esistono più.”

È questo il nostro mestiere in tempi di Coronavirus:

“Ci esponiamo ai rischi, anche di un contagio, ritenendo che la dignità di una persona debba essere rispettata anche dopo la morte. Per noi i defunti sono persone da onorare e non merce da smaltire, come troppo spesso vediamo fare.”

Un mestiere che il virus ha modificato a livello di regole da tenere proprio per evitare contagi ma sempre nel pieno rispetto dal defunto/a.

Oggi quindi ti facciamo entrare in quelli che sono gli aspetti di legge, le regole da tenere per chi fa il nostro lavoro.

Dunque, tutto è cambiato con la nuova ordinanza della Protezione civile in data 25 marzo 2020; ordinanza n. 000655 che, all’art. 4 comma 2, stabilisce:

“Al fine di superare le criticità, dovute al crescente numero di decessi, ed all’accumulo straordinario di feretri in giacenza, contenenti salme di defunti positivi al COVID-19, con la conseguente saturazione dei cimiteri e degli impianti di cremazione, è autorizzata, anche in deroga alle procedure ordinarie previste dal D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, la tumulazione o l’inumazione del feretro in apposito campo a prato verde nei cimiteri in tutti i casi in cui entro 48 ore dal decesso non vi sia manifestazione di volontà da parte dei famigliari dei defunti in ordine alla sepoltura,  ovvero non sia possibile dare seguito alla volontà di cremazione del defunto entro tre giorni, nel caso in cui risultino saturi gli impianti di cremazione della Provincia”.

Nuove regole da seguire, nuovo modo di eseguire il nostro lavoro come, per esempio, la rimozione della salma e il confezionamento del feretro.

Due passaggi che devono comunque avvenire cercando di evitare forme di contagio in quanto, nel caso si tratti di salma positiva al Codiv-19, gli elementi presenti (specie in casa) restano contaminati; si potrebbe trattare di un comodino, del letto e altro ancora.

Sul sito funerali.org si legge altresì:

“Qualora ai termini dell’art. 31 del D.P.R. 285/1990, sia ammesso l’uso della plastica biodegradabile, succedanea della cassa metallica, per i tragitti verso il crematorio e per il deposito temporaneo in camera mortuaria, in attesa di cremazione e se il feretro è predisposto per defunto portatore di malattia infettivo-diffusiva, è suggerito l’impiego aggiuntivo, interno o esterno al feretro di elemento rigido o flessibile impermeabile e utilizzo di abbondante strato assorbente sul fondo della cassa, nella considerazione delle possibili interazioni nocive di tale materiale plastico con il disinfettante, di cui è imbevuto il lenzuolo che avvolge il defunto.”

Cimitero o cremazione? Al di là della volontà espressa in vita ai famigliari, è questa la scelta per chi è malato di Coronavirus e non è riuscito a superare la malattia.

Anche in questo caso noi operatori abbiamo delle regole da seguire. Se si tratta di tumulazione al cimitero, ma quest’ultimo ha richieste che eccedano la sua portata, sarà necessario:

  1. La camera mortuaria sarà sede provvisoria della custodia dei feretri provenienti dai cimiteri saturi;
  2. Sono comunque consentite, in caso di sepoltura di morto in presenza di malattia infettivo-diffusiva, sia la inumazione sia la tumulazione (solo stagna);
  3. Predisporre procedure per la gestione di materiali potenzialmente infetti derivanti da attività svolte nel cimitero, nel crematorio, in obitorio, deposito di osservazione;
  4. Sono ovviamente sospese i riti religiosi legati alla sepoltura;
  5. Si dà precedenza ai riti di sepoltura e cremazione subito dopo il funerale, mentre le attività non urgenti (esumazioni ordinarie ed estumulazioni non collegate a funerale) dovrebbero essere riprogrammate alla fine del periodo emergenziale.

Nei casi in cui si proceda alla cremazione, è necessario:

  • Provvedere all’igienizzazione del feretro, prima dell’asportazione degli elementi metallici esterni;
  • Ampliare gli orari di effettuazione delle cremazioni elaborando le opportune turnazioni del personale a disposizione;
  • Potenziare le scorte dei materiali di consumo e piccola manutenzione dell’impianto crematorio.

Insomma, non è facile lavorare quando c’è una pandemia in atto; non lo è per nessuno tanto meno per noi.

Ecco perché vogliamo chiudere con il pensiero del presidente di Assocofani Marco Ghirardotti:

Tv, giornali, Web, hanno fatto i plausi a tutti, camionisti, dipendenti dei supermercati, infermieri, dottori, volontari etc. d’accordissimo con voi e unito a voi… più che mai.
Ma alle agenzie di onoranze funebri ed agli operatori del settore, che da giorni continuano a dare la loro disponibilità e si sono messi al servizio delle famiglie e dei dolenti per organizzare nonostante tutto dei funerali dignitosi ai loro cari deceduti in questo triste periodo?
Hanno dovuto affrontare situazioni pericolose e tutt’ora le affrontano con il rischio di essere contagiati anche loro …. ma nessuno li ha ancora citati…
Alle aziende funebri del settore produttivo che stanno facendo turni doppi per sostenere ed affiancare i loro clienti rifornendoli di tutto il necessario per l’espletamento del loro indispensabile lavoro?
A questo punto oggi lo voglio fare io!
Quindi un grande applauso a tutta la categoria, con l’augurio che presto tutto torni alla normalità.

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